liberazione cuba

Ernesto Che Guevara

Non vi è altra definizione del socialismo, valida per noi, che l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

Fintanto che ciò non avvenga, si sta nel periodo di costruzione della società socialista e, se invece di verificarsi un tale fenomeno, il compito della soppressione dello sfruttamento ristagna o addirittura si fanno dei passi indietro, non è giusto nemmeno parlare della costruzione del socialismo.

Il socialismo si basa sulla fabbrica, il socialismo poggia su di una società sviluppata tecnicamente; non può esistere in condizioni feudali, in condizioni pastorali: si sviluppa sulla tecnica.

E noi dobbiamo procedere lungo queste due vie dell’aumento della produzione e dell’approfondimento della coscienza.

E vogliate perdonarmi se insisto una volta di più su queste cose, ma il fatto è che bisogna fissarsele bene nella mente per poter giungere ad acquisire la nuova categoria di paese socialista in cui si cancelli ormai totalmente lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, in cui tutti i mezzi di produzione siano in potere dello Stato e dove si dia inizio al gran balzo, l’ultimo e definitivo balzo avvistato finora dall’umanità, che è quello della società comunista, società senza classi.

Già dobbiamo pensare – anche se è come un futuro lontano – al comunismo, che è la società perfetta, che è l’aspirazione basilare dei primi uomini che seppero vedere più in là del tempo presente e predire il destino dell’umanità.

Nella società socialista o nella costruzione del socialismo il lavoratore lavora perché questo è il suo dovere sociale, perché deve compiere il suo dovere sociale.

Questo dovere sociale consiste nel fare uno sforzo medio, conformemente alla sua qualifica e pertanto ricevere un salario individualizzato, conformemente a quella qualifica, in questa fase di costruzione, in questo periodo di transizione e, allo stesso tempo, tutti i benefici che la società gli concede.