reggio

 

di Michele Josie Wales Becchi e Alessandro Fontanesi

 

Accade sottotraccia, in sordina, accade nella nostra città, Reggio Emilia (ndr), presso l’Hotel Le Notarie, non nuovo a eventi del genere: il 10 novembre prossimo è in programma la presentazione di un libro dal titolo “Compagno Mitra, saggio storico sulle atrocità partigiane”.

Autore ne è quel Gianfranco Stella (che si autodefinisce “di area cattolica”) già condannato per diffamazione (nei confronti di Carlo Boldrini, figlio di Arrigo, medaglia d’Oro al Valor Militare e deputato della Repubblica, e nei confronti del reggiano Nemesio Crotti, ex comandante partigiano e scrittore), assolto in un caso e prescritto in altri. Il libro, si legge nel retrocopertina, si prefigge di descrivere (testuale) “le efferatezze SCOPERTE dall’autore”, gli “episodi di forte criminalità” commessi da partigiani, membri di “quella resistenza di cui si aveva vergogna già all’indomani della liberazione”.

Sia nella pagina Facebook dell’autore, che in quella dall’evocativo nome di “partigiani con le mani rosso sangue” vi sono diversi estratti del libro, in cui sono citati (con commenti vari, che vanno dal negativo al vero e proprio epiteto infamante) diversi esponenti della resistenza reggiana, come Reclus Malaguti, Armando Attolini, Fausto Pattacini, o come Didimo Ferrari “Eros”, definito “il Boia della provincia reggiana”.

Seguono poi commenti in cui l’Anpi in particolare e i resistenti in generale vengono definiti con epiteti quali “Assassini”, “Criminali”, ”Traditori della Patria”, o altri meno “intellettuali” tipo “merde rosse”, “zecche”, o con un generalistico “figli di puttana”…

Potrebbe essere INUTILE ricordare allo Stella e ai suoi fedeli estimatori, che questi episodi ormai DA ANNI sono stati riportati, sviscerati ed analizzati su numerose pubblicazioni, fra cui vorremmo ricordare quelle del reggiano Massimo Storchi “Combattere si può vincere bisogna” (sulla violenza fra guerra e dopoguerra), o “Il Sangue dei Vincitori” (sui crimini fascisti e relativi processi), e quelle di tanti altri autori scientificamente rigorosi. Niente altro che epiteti, odio e livore sembrano invece trasparire dal lavoro dello Stella e dai commenti dei suoi estimatori.

Uno di questi (…a proposito di verità, rigore scentifico e onestà intellettuale…) descrive la “ricerca” come effettuata “…sul campo, in casa del <nemico> magari sotto mentite spoglie come mi ha raccontato personalmente il dott. Stella”. INUTILE anche ricordargli il lavoro dei vari Istituti Storici della Resistenza, in quanto definiti in retrocopertina “squallide espressioni dell’egemonia culturale della Sinistra” capaci solo di generare “imponente pubblicistica settaria”, a cui però i numerosi epigoni di Pansa sembrano non disdegnare di attingere, almeno per quanto gli è comodo, disdegnando il resto.

L’intento delle pubblicazioni come questa è sempre il medesimo, equiparare i partigiani ai fascisti, l’antifascismo al fascismo, proprio per indulgere il fascismo stesso, derubricandone il devastante portato storico e polico non solo per il nostro Paese, ma per l’intera Europa e questo anche dopo la fine della guerra.

E’ sempre bene ricordare che, lasciando da parte le vittime e i soprusi accumulati in 20 anni di regime, lasciando da parte i caduti nelle guerre coloniali e nella Guerra Civile Spagnola, lasciando da parte i caduti nella guerra 1940-1945, lasciando da parte i caduti Partigiani (in quella Guerra di Liberazione che proprio A CAUSA dei Fascisti Repubblicani ebbe ANCHE carattere di guerra civile), è sempre bene ricordare che Reggio Emilia e la sua provincia subirono, nel solo periodo 1943-1945, la perdita di circa 1600 caduti CIVILI (fonte Albi della Memoria di Istoreco), vittime incolpevoli sia di operazioni nazifasciste, che di deportazioni verso la Germania, in cui i fascisti repubblicani ebbero parte attiva.

Di contro, è storicamente accertato che gli scomparsi in provincia di Reggio (che Stella attribuisce alla presunta “mattanza marxista”) sono circa 500, la cui morte, secondo le citate pubblicazioni, è in parte sì attribuibile a violenza politica di pochi e identificati elementi, ma anche a diffuso risentimento popolare (per i motivi sopra accennati), a vendette personali o di “semplice” criminalità, caratteristiche comuni a tutti i dopoguerra e frutto avvelenato che ogni guerra lascia come lunga e pesante eredità, come ampliamente illustrato nelle ricerche sopra citate. E bene anche ricordare che, a fronte di 259 condanne a morte pronunciate in Italia contro criminali fascisti, ben 168 NON vennero eseguite, che dei 5.594 condannati, ben 5.328 furono liberati, amnistiati o graziati, e che dei 1.200 criminali di guerra italiani presenti nelle liste delle Nazioni Unite, non uno venne consegnato o perseguito.

Al contrario, ad essere perseguiti e incarcerati nel periodo della Guerra Fredda, furono i partigiani di ogni colore, tuttavia con particolare predilezione per quelli comunisti, spesso con motivazioni pretestuose e artatamente costruite, come nel caso di Nicolini e di Baraldi, che solo dopo molti anni sono stati pienamente riabilitati e assolti da quelle che furono invece vere e proprie macchinazioni politico giudiziarie. Altro che il “conformismo culturale” evocato da Stella.

Questa forzatamente lunga introduzione è necessaria per esprimere, con le dovute motivazioni, (come cittadini reggiani e cittadini di questa Repubblica, di cui la Resistenza era e rimane uno degli ATTI FONDATIVI) il nostro sdegno per le frasi riportate, per il loro contenuto diffamatorio nei confronti del nostro territorio e dei suoi abitanti, e per l’insulto che il chiaro intento propagandistico dei contenuti visionati (lungi dal potersi chiamare saggio storico) comporta nei confronti delle istituzioni, di tutte le Associazioni Partigiane, dei familiari dei resistenti chiamati in causa, e di tutti i caduti di una guerra IMPOSTA, nel reiterato e puerile tentativo di ribaltare responsabilità storicamente accertate.

Per gli stessi motivi, esprimiamo anche il senso di INOPPORTUNITA’ che proprio a REGGIO EMILIA, città insignita di Medaglia d’Oro al Valore della Resistenza, vengano ospitati simili eventi.
Qualora si riterranno diffamati, i familiari dei resistenti citati e le Associazioni procederanno autonomamente nel muovere i passi necessari nel confronto dell’autore. Riteniamo però che sia necessaria, se non altro, almeno una presa di distanza da parte delle Istituzioni.

Lo scorso 25 aprile, nel corso delle celebrazioni a Reggio, il Presidente della Regione Bonaccini ha affermato: “Qualcuno dice che la storia la scrivono i vincitori: quello che è certo, è che è profondamente sbagliato non riconoscere che c’era chi combatteva dalla parte di fascisti e nazisti, contro ogni forma di democrazia, e c’era chi combatteva per la libertà e per la democrazia. E da loro, dalla loro scelta di campo e dal loro sacrificio, non da altro, è nata la Costituzione repubblicana, l’Italia libera e democratica”.

Ha proseguito il Sindaco Vecchi: “Oggi, nel commemorare quei fatti – contro ogni forma di revisionismo e di dimenticanza – abbiamo molti motivi per celebrare il 25 aprile con spirito attento e con coscienza vigile. E’ sufficiente non voltare lo sguardo colpevolmente davanti a episodi sempre più frequenti in Italia, ma anche in Europa, per dover constatare come i ‘sostenitori’ di nuove forme di discriminazione, razzismo e fascismo abbiano rialzato la testa e cerchino di imporsi nel dibattito pubblico. Contro tutti costoro Reggio Emilia, città Medaglia d’oro della Resistenza, non abbasserà mai gli occhi. Un impegno, il nostro, che si sostanzia tutto l’anno, attraverso i Viaggi della Memoria, il lavoro nelle scuole e nei luoghi di confronto politico e democratico, nell’attività quotidiana dell’istituzione pubblica”.

Oggi, se i discorsi del 25 aprile hanno davvero un valore e un peso, e non sono solo parte di un rito svuotato di ogni contenuto, chiediamo ai nostri amministratori di dare un seguito concreto a quelle parole stigmatizzando chiaramente l’evento, atto più che mai necessario nel momento politico che stiamo vivendo, e di fronte a una così esplicita provocazione antistorica e revisionista. Restiamo in attesa.

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