di Ivana FABRIS

Grande la confusione sotto al cielo dell’unità della sinistra e si resta sconcertati perchè proprio si comprende che si parla di sinistra ma si fa riferimento a forze politiche che di sinistra non hanno che il nome o che unicamente ne parlano come fosse un’entità astratta priva di fondamenti identitari.

Non si riesce neanche a capire, in fase di confronto, se sia una questione meramente legata al lessico ormai mistificato quando non addirittura perduto o se invece tutto nasca dalla consistente perdita di coscienza storica e politica di ciò che rappresenti, di come sia strutturata, a cosa tenda e come agisca una sinistra antisistema.

Ed è proprio sull’agire che vorrei porre uno spunto di riflessione.

La sconfitta della sinistra nasce UNICAMENTE dall’aver perso il contatto con i territori ossia con i BISOGNI delle persone.

Nella mutazione genetica subita a livello dirigenziale, si è scelto di abbandonare le sezioni e i circoli come centri di intensa attività che comportavano anche CRESCITA POLITICA E SAPERE POLITICO della base, al fine di trasformare TUTTO l’agire della sinistra, in attività pre-elettorale.
Quindi da centri di politica attiva, i presidi sul territorio sono diventati unicamente COMITATI ELETTORALI PERMANENTI che si attivano esclusivamente allo scopo.

Dovremmo ormai sapere tutti che la sinistra ha perso terreno così, andando incontro ad una sconfitta spaventosa che ha permesso al neoliberismo di infiltrare il sistema-paese, eppure si evince che si insiste con il voler basare tutta la ripartenza NON dal tornare a fare politica sul territorio, ma dalle famigerate fusioni a freddo basate solo su sondaggi e calcoli statistici.
Fusioni che sono ovviamente decise dai vertici dei partiti e a prescindere dalla volontà espressa dalla base di ciascuno di essi.
Spiace dirlo, ma questa non è sinistra, è un’altra cosa, è un pacchetto all-inclusive di tipo mercantilistico solo che non vogliamo ammetterlo.

Infatti, stante la realtà oggettiva, a questo punto è tragicamente vero che 30 anni di CENTRO sinistra hanno alienato il patrimonio storico di un secolo di lotte e di conquiste, portando molti a dimenticarsi che sinistra e centrosinistra hanno DIFFERENZE POLITICHE SOSTANZIALI e che volere un’autentica sinistra NON è vagheggiare la purezza ma ritornare a dare, in primis, RISPOSTE a chi vive ormai al margine.

Senza mai dimenticare, inoltre, che sia INDISPENSABILE ridare un assetto democratico a questo paese.
A meno che crediamo non ci riguardi il fatto che in Francia – ma anche in alcuni comuni italiani per le recenti amministrative – si son confrontate ai ballottaggi due DESTRE.

Voler creare una sinistra antiliberista, significa avviare la lotta di Liberazione del nostro tempo per sconfiggere il colonialismo ordoliberista tedesco che presto ci ridurrà come la Grecia e questo implica necessariamente una serie di prese di posizione coraggiose e l’ammissione di verità scomode.

Intanto, però, mentre il MovES non recede dalla sua volontà di fare del voto la FINE del percorso e non l’inizio e di riportare la politica della sinistra tra la gente che soffre la disperazione, da ogni parte ci giunge l’invocazione all’unità della sinistra quasi come se dovessero convincerci che ci voglia.

Ma chi lo ha mai negato?

Il punto però è un altro: COS’È L’UNITÀ della sinistra?
Su cosa si fonda?
Da che cosa deve partire?
Di cosa deve occuparsi sin dai primi incontri tra le varie parti in causa?

Si deve partire sapendo cosa si voglia e come ottenerlo, oppure si crede realmente che basti fare un cospicuo drappello di formazioni di sinistra?
Si crede davvero che basti questo acchè chi è nell’astensione torni a votare?
E perchè mai, di grazia, dovrebbe?

La visione sull’unità, però, attinge anche ad una discrepanza della conoscenza tra ciò che era ieri la politica e ciò che è oggi, da parte di chi era di sinistra ieri e continua a sentirsi tale pensando che anche le dirigenze ragionino come noi tutti comuni mortali.

NON È così.
La politica è cambiata radicalmente.
Alla platea, agli elettori, a chiunque ascolti, i vertici dicono esattamente tutte le cose che devono essere dette, quelle cioè che la base vuol sentir dire.
Pura demagogia ed è superfluo dire perché.

NESSUNO oggi, a certi livelli della politica, fonda un partito e si muove senza PRIMA sapere quali percentuali di voto potrebbe raggiungere.

NESSUNO oggi, a certi livelli della politica, andrebbe a coalizzarsi con altre formazioni se non sapesse che i sondaggi a monte delle elezioni politiche, danno esito insoddisfacente presentandosi da soli.

Ovvio, tra la base non si vuole mai credere a questo scenario e il primo pensiero è che noi che lo affermiamo ci riteniamo quelli con la verità in tasca, gli unici e i soli.
Sbagliato.
Semplicemente ci siamo passati e abbiamo già elaborato il nostro bel lutto accettando che quella che un tempo era l’etica della politica, oggi sono semplici regole d’ingaggio.

Inoltre è difficile accettare che i propri segretari non siano quell’esempio di appassionata partecipazione alla politica perché il fideismo nelle dirigenze gode ancora di ottima salute, perchè il culto della personalità ha ormai intaccato anche la sinistra.

Da che sono spariti i contenuti e l’azione politica, anche a sinistra le dirigenze hanno spinto sull’acceleratore del leaderismo: se non vinciamo perchè non abbiamo più contenuti e la prassi, facciamo in modo di vincere col carisma.
Questo è ciò che per anni si sono detti. Questa è ormai la regola.

Ma tornando all’unità. Per quanto riguarda noi come MovES, CERTO che siamo interessati ad unirci ad altri ma NON SIAMO INTERESSATI all’elettoralismo e a fare accordi al ribasso sulla pelle di chi sta pagando amaramente gli esiti di una crisi ormai senza fine.

Noi pensiamo che PRIMA debba venire l’impegno politico.
Voglio ribadirlo: strada per strada, casa per casa, per far sì che ogni persona che vive il dramma che il neoliberalismo sta progressivamente generando per milioni di esseri umani, sappia di non essere più isolato e lasciato da solo nella sua disperazione.

Il popolo errante della sinistra continua a non voler comprendere che la strada delle fusioni a freddo crea solo ulteriori sofferenze al paese.

Continua a non voler vedere che la politica dei numeri NON PORTA RISULTATI se non per un pugno di senatori e deputati che verranno eletti.

A nostro modo di vedere, dunque, il problema nasce a monte ma è anche vero (e lo diciamo con affetto) che a valle questo fiume in piena di residui tossici per la sinistra e per i bisogni del popolo italiano – che non sono certo il verticismo e il dirigismo, unitamente alle alchimie e le ingnegnerie elettoralistiche ma programmi e azioni – viene accolto in un bacino ancora troppo capiente, ancora troppo disponibile ad accoglierlo e finisce col permettergli di avvelenare ulteriormente, ogni possibile pozzo rimasto.