di Jean DE MILLE

E così in questo paese di merda è possibile che un Brunetta chieda di equiparare comunismo e nazifascismo, e di pretendere che per entrambi sussista lo stesso reato di apologia.

Questo accade nella nostra terra che i partigiani comunisti hanno contribuito a liberare dall’orrore di chi massacrava e sterminava, in questa misera Italia che nel dopoguerra i militanti del PCI hanno salvato dalle tentazioni golpiste provenienti da un apparato statale e da una borghesia più sudamericani che europei.

Non stupisce affatto, nella desolazione generale, che questa proposta giunga da un ex-appartenente al PSI craxiano, del cui viscerale anticomunismo poteva non accorgersi soltanto una mente lungimirante come quella di Napolitano, con la sua consorteria migliorista.

Prima del “pronunciamiento” di Brunetta erano stati i 5Stelle ad opporsi al progetto di legge Fiano volto a contrastare l’apologia del regime fascista e neonazista.

I seguaci del Comico hanno affermato di opporsi ad una legge liberticida, considerando in tutta evidenza che il diritto di propaganda nazifascista rientri a pieno titolo nella sfera delle libertà. E mostrando, con altrettanta evidenza, come il loro concetto di libertà sia basato sul nulla: un nulla etico, filosofico, antropologico.

Un nulla che svuota gli intelletti e le coscienze, e che precipita l’idea di libertà in quella, aberrante, di indifferenza ai valori ed alla storia.

Indigna, ma non stupisce affatto, che anche all’interno di una certa sinistra radical-nonsoché la necessità di opporsi ad una legge “liberticida” abbia immediatamente fatto breccia, trovando i suoi cantori.

Il disastro della sinistra post-classista è fatto di queste smemoratezze e di queste levate d’ingegno, che permettono di considerare l’apologia dei campi di sterminio come un’opinione, appena un po’ più sgradevole di un’altra. Che permettono di infilare la testa nella sabbia e di recitare massime zen, davanti al riaffacciarsi di ideologie criminali sul nostro orizzonte politico.

Restiamo noi, coloro per i quali l’antifascismo non è lo slogan per raccogliere tre voti a sinistra, ma una assoluta priorità.

E noi, ora più che mai, abbiamo il dovere di non fare da spettatori.