di Roberta MAGGIALI

Ora. Ora è ora.

Forse mi servivano due bicchieri in più di vinello di festeggiamento di compleanno in ufficio per avere ben chiara la situation e per mollare retaggi e ancoraggi sempre più flebili, fortunatamente, di un’educazione mista ricevuta di chiesa cattolica e chiesa comunista.

Le chiese, le varie chiese di pensiero ci han saccagnate. C’era sempre qualcosa che veniva prima. Prima del dunque, prima di me, di te, di noi. Anche durante l’io sono mia. In un continuo Myself-my fiction che ha impedito di realizzare spazio pubblico proprio.

Trovo davvero delinquente il tam tam quotidiano di informazione che deforma nel pregiudizio e violenta donna già violentata e prosegue di fatto uno stupro che addirittura diviene in questo modo partecipato. Condiviso.

La violenza sulle donne ha radici e tradizioni e ninne nanne storiche. La violenza è sui testi e nelle teste che ogni giorno uccidono spazi di consapevolezza e peculiarità femminista.

Come posso io donna subire quotidianamente il sopruso di un sindaco, un prete, un uomo che mi spiega violenza subita da una donna.

Come posso sopportare il pugno che si aggiunge con parole che definiscono stupro “bambinata”.

Come posso guardare donne che reggono ombrelli a chi decide della nostra vita senza interpellarci e conducendo politiche che nulla hanno a che fare con percorsi di difesa, protezione e partecipazione delle donne stesse.

E soprattutto come posso anche lontanamente immaginare un mondo dove radio Maria si immette con forza sulla mia frequenza d’onda per ricordarmi che Maria Goretti di cui ricorre in questi giorni l’anniversario della  morte per stupro, stupro e non aggressione come voleva spiegarmi Padre Tal dei Tali, sia stata santificata perchè ha perdonato il suo stupratore.

Questo continuo scambio di ruoli e responsabilità che confondono carnefice e vittima.Il carnefice maschio e la vittima donna.

Lo stupro e il femminicidio questo sono e contemplano pene non perdono, condanna e non assoluzione. Come qualsiasi reato di assassinio.

Perchè una cosa deve essere chiara finchè il femminicidio e lo stupro e la prevaricazione maschile non diverranno chiaramente e politicamente e pubblicamente ed emotivamente e socialmente atto orrendo da condannare sempre, senza se e senza ma, noi saremo tutti e tutte complici di ogni stupro e ogni violenza subita da una donna.

Non permetteremo che le parole assolvano o perdonino.

Non lo permetteremo. Non lo permetteremo più.