di Claudio KHALED SER

 

Vi ricordate le motivazioni dell’intervento armato degli Usa in Afghanistan, nel quale è ancora impantanata anche l’Italia?
Pacificare il Paese; eliminare i talebani; liberare le donne; spazzare via le piantagioni di oppio e costruire una nuova economia.

A 16 anni dall’inizio di quella disastrosa e sanguinosa avventura avviata per vendicare l’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono da parte di sauditi Al Qaeda, l’Afghanistan è ancora in guerra, i talebani non sono mai stati così forti, le donne non sono mai state così oppresse e la produzione di’oppio afgano ha fatto un altro balzo dell’87% e ha raggiunto un nuovo record.

La produzione di oppio in Afghanistan è aumentata dell’87% fino a raggiungere un livello record di 9.000 tonnellate nel 2017 rispetto ai livelli del 2016 e l’area coltivata a papavero da oppio è aumentata fino a raggiungere il record di 328.000 ettari nel 2017, in aumento del 63% rispetto ai 201.000 ettari del 2016.

L’Afghanistan è il primo coltivatore al mondo del papavero da cui vengono prodotti l’oppio e l’eroina e i livelli record della produzione di oppio e della coltivazione del papavero pongono molteplici sfide all’Afghanistan, ai Paesi confinanti e ai molti altri paesi di transito o consumo degli oppiacei afghani.

Il boom della coltivazione del papavero da oppio rimpinguerà le casse dei talebani e dei loro concorrenti dello Stato Islamico, ma anche dei signori della guerra alleati del governo di Kabul.

La regione meridionale dell’Afghanistan – controllata dai talebani e dai loro alleati – ha la maggiore quota di produzione di oppio nazionale con il 57%, che equivale a circa 5.200 tonnellate.
La seconda regione di produzione di oppio più importante dell’Afghanistan è quella settentrionale – in mano alle milizie uzbeke e tagike spesso alleate del governo – con 1.400 tonnellate e il 16% della produzione afghana.
Al terzo posto c’è la regione occidentale con 1.200 tonnellate e il 13%.
Le restanti regioni orientali, nordorientali e centrali rappresentano insieme il 12% della produzione di oppio.

Queste cifre spaventose dovrebbero farci prendere una considerevole pausa di riflessione su come trovare una soluzione praticabile e realizzabile per fermare le droghe che fluiscono dall’Afghanistan.

E’ chiaro che un simile mercato, con flussi di milioni di dollari, faccia gola a tutti e che si ricorra ad ogni mezzo per accaparrarsi una fetta del mercato.

Ricapitolando, la Religione, il Terrorismo, la Jihad…. non c’entrano nulla.

E’ una guerra di droga, tra fabbricanti di droga, coltivatori di droga, venditori di droga.
Droga che finisce in tutte le città del Mondo, spedita con navi, aerei, treni.
Alla luce del sole.
Vi sembra facile far partire tre navi mercantili al mese da Kabul o 6 aerei cargo con destinazione Parigi – Londra – New York strapieni di eroina?

Ecco come è ridotto, dopo 16 anni di intervento “democratico” occidentale e italiano, un Paese come l’Afghanistan dove dovevamo portare la Democrazia, la Pace e la Libertà.
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