di Maria CAFFARRA TORTORELLI

Sono lontana da tredici anni dalla scuola.
Ricordo ancora con tanta nostalgia quei visi di giovani e le emozioni che mi regalavano.
Mi pare che negli ultimi tempi molte cose siano, ormai, cambiate e peggiorate.
Sembra che la collettività riconosca e apprezzi sempre meno il ruolo della cultura.

Deduco questo soprattutto quando sento di genitori che si pongono quasi in conflitto con i docenti, atteggiamento che toglie autorevolezza agli occhi degli studenti.
Con la “Buona Scuola”, che sembrava essere una priorità dell’agenda politica del Governo, questa condizione di perdita di qualità, si sta aggravando sempre più..
Le proposte di riforma, mancando di seri progetti pedagogici per la elaborazione di una scuola del futuro, rendono piu fragile l’impalcatura scolastica.

Non voglio entrare nel meccanismo complicato e confuso delle assunzioni, desidero, invece,
sottolineare alcuni aspetti che mi hanno colpito.

Regalare notevole potere decisionale ai dirigenti scolastici, espone la scuola al forte pericolo di autoritarismo e al clientelismo, anche con i premi ai docenti, valutati nella diverse discipline, non si sa con quale criterio e da chi, forse, da un essere onnisciente.

L’alternanza scuola-lavoro pone enormi problemi di applicazione in quanto le scuole hanno difficoltà a trovare enti e imprese disponibili ad accogliere studenti.
C’è il pericolo che le imprese che li ospitano possano far diventare la scuola un centro di pubblicità per ditte private, perdendo, essa, il ruolo di istituzione pubblica.
Sotto il profilo didattico, tale alternanza, si rivela un vero disastro soprattutto nei licei, perchè toglie ore di studio e accresce il lavoro nero e non retribuito, ai danni degli studenti indirizzati in mansioni che non riguardano affatto il loro percorso scolastico.

– Altra vergogna sono le scuole paritarie che ottengono ingiusti finanziamenti mentre la scuola pubblica si affossa sempre più, nel degrado dell’edilizia scolastica con soffitti che crollano o che non vengono bonificati per la presenza di amianto nelle vecchie costruzioni prefabbricate.

Temo anche il risultato della sperimentazione di 4 anni di studio anzichè di 5 che porterà, a classi che già alternano scuola e lavoro, un maggior impoverimento del sapere fino al peggioramento di uno sviluppo logico e critico del pensiero.

– Ultima novità è l’uso dello smartphone.
Questo strumento potrebbe apparire positivo in una scuola che non vuole restare indietro rispetto ai cambiamenti sociali, ma senza una seria programmazione che faccia prendere coscienza di come servirsene, non per gioco, ma per fini didattici, a ragazzi che lo conoscono meglio degli adulti, potrebbe diventare dispersivo e molto pericoloso.
Lo smartphone non è controllabile come lo era il computer in laboratorio ove il docente, con un sistema operativo particolare dalla sua consolle principale, poteva tenere sotto controllo le postazioni degli studenti e il loro lavoro in rete.
Mi chiedo, il momento di ricerca, riflessione critica, lo potrà dare lo smartphone o basterà solo un copia e incolla, di ciò che si dovrebbe studiare, come spesso si fa su Facebook?

 

 

(vignetta di Bertolotti e De Pirro per Prugna)

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