di Claudio KHALED SER

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà la verità“, cosi’ teorizzava il dottor Goebbels.
Per i politici italiani vale l’aforisma contrario: possono ripetere una verità cento, mille, un milione di volte e sembra sempre una bugia.
Ce ne hanno dette sempre cosi’ tante, negli ultimi 70 anni, che ormai solo un demente potrebbe accordar fiducia alle loro parole.

Se poi il politico è Paolo Gentiloni, qualunque cosa dica, vera o falsa che sia, sembra un ritornello noioso e retorico.
Quindi suona falso come una campana rotta.
L’affermazione enunciata all’inaugurazione del Meeting di CL: «I terroristi non ci costringeranno a rinunciare alla nostra libertà», frase sentita non so quante volte, pronunciata da varie autorevoli ed insulse bocche, dal 2001 in poi.

Ma ci fate o ci siete ?

Certo, a 16 anni dalle Torri Gemelle, in Occidente, le donne non girano tutte col burqa e i campanili non sono diventati minareti, e a diminuire la nostra propensione allo shopping non sono stati gli Osama bin Laden o gli uomini in nero del Califfo, ma la crisi economica che ci ha ridotti “agli stracci”.

Chi veramente, per quanto assurdo vi possa sembrare, è stato costretto a rinunciare concretamente a una parte della propria libertà sono gli uomini dalla carnagione olivastra, arabi o indonesiani che siano, cubani o brasiliani pure, che negli aeroporti vengono controllati più scrupolosamente degli altri viaggiatori e guardati con sospetto (nonché odio e terrore) sui treni e negli alberghi.

Vittime di equivoci nelle ultime settimane, un rapper libanese, un comico francese che ripassava un copione ad alta voce, un turista sardo in Austria e perfino un cosplayer in Canada
Pure Magic é finito nelle bocche di fuoco dei soliti idioti che mica l’avevano riconosciuto..
L’anno scorso era toccato al calciatore Nainggolan in Belgio. Vedendolo tutto ricoperto di tattoo con quella faccia un po’ cosi’, alcuni integerrimi clienti dell’hotel avevano chiamato la Polizia.

Diciamoci la verità, oggi il vicino se non ci terrorizza, quanto meno ci infastidisce.

Nessuno di noi è più libero come prima, a parte i razzisti e gli xenofobi, che grazie alle orrende gesta dei degenerati dell’ISIS finalmente possono vomitare senza vergogna i loro pregiudizi, spacciandoli per analisi ragionevoli.
Proverbio milanese:
Qand la merda la munta in scran, o la spussa o la fa dann
(traduzione: quando la merda monta sulla sedia, o puzza o fa danno)
E a destra son tutti seduti comodamente.

Inutile mentire e fare i gradassi, siamo più paurosi, guardinghi e diffidenti e ci sentiamo meno sicuri: tutti i camion guidati dai fanatici dell’ISIS messi insieme hanno fatto meno vittime dei veicoli guidati da laicissimi imbecilli con l’occhio fisso allo smartphone, ma questo non sarà mai il titolo di apertura di un telegiornale.

E se oggi vediamo un onesto camionista nato a Rabat anziché a Casalmaggiore, incrociamo le dita e chiamiamo la Madonna.
E che dire di quello strano tipo, simil arabo, che con una borsa stretta tra le mani che sale sull’autobus 99?
Col cavolo che resto lì, me la faccio a piedi!

La verità, con buona pace di Gentiloni, è che non siamo gatti, la nostra vita é una e pure di pelle ne abbiamo una sola.
Saremmo tutti disposti a rinunciare almeno in parte alle nostre libertà se questo ci garantisse davvero la sicurezza.

Ma siccome la sicurezza non può garantircela nessuno, un po’ per la natura pulviscolare di questo terrorismo e un po’ per la mancanza di collaborazione fra Paesi europei, come ha sottolineato il premier spagnolo Mariano Rajoy all’indomani della strage di Barcellona, teniamoci la libertà e cerchiamo di farne il miglior uso possibile.

Ad esempio, criticando questo pseudo governo per il suo atteggiamento sul caso Regeni: se il terrorismo è di Stato, e di uno Stato partner in affari, la vita e la libertà di un cittadino italiano per lui (governo) non contano nulla.
E questo, cari ometti di Montecitorio, non é ammissibile.
Gridate tanto quando un extra comunitario piscia nei giardinetti della stazione e non ve ne frega una beata minchia quando lo fa sui diritti umani ?
Ah già ma questo ha la divisa e fa il generale.
E soprattutto ha i soldi.

Per i soldi si fa questo e altro” mi diceva l’illustre filosofa Ginetta che lavorava tra Via Pirelli e Piazza Duca d’Aosta.