Sepolti in mare

di Daniela PERRONE

Quando sento dire che bisogna respingere i migranti perché tra loro ci sono anche terroristi, quando leggo che non possiamo fidarci dei musulmani perché tra loro ci sono anche dei fanatici, quando mi dicono che però non dobbiamo avere paura e continuare a vivere secondo i nostri valori occidentali, è allora che mi siedo sulla riva di quel Mar Mediterraneo in cui da anni non riesco a fare più il bagno e mi chiedo se solo io avverta il senso di responsabilità “da occidentale” per tutto quello che ci sta accadendo.

O meglio, che ci sta ritornando, come un onda di risacca della globalizzazione che abbiamo esportato ed imposto al mondo intero “noi occidentali”.

Non riuscire a vedere questa responsabilità acceca e rende fragili di fronte all’aggressore, qualunque esso sia.

La stessa responsabilità che, seduta sul bagnasciuga non mi consente di sollazzarmi al mare, tomba di migliaia di migranti africani e mediorentali vittime di fame, guerra, carestie, malattie di cui, come occidentali, siamo direttamente o indirettamente responsabili:

la legge dell’occhio per occhio non ammette ignoranza.