Su questa legge elettorale, che chiamano “tedesca”, c’è da porsi alcune domande e fare riflessioni che rivelano la sua vera natura incostituzionale e specchio dell'”italietta” partitocratica.

 

di Simone ZAGAROLO

1) Cosa succede se i seggi eventualmente conquistati nella parte uninominale da partiti che in quella proporzionale non superano la soglia del 5%? Questi seggi se li spartiscono i maggiori partiti in Italia.

2) Vi è la possibilità di candidature indipendenti nei collegi uninominali, non legate a liste presenti nella quota proporzionale? Questione irrisolta.

3) La chiamano legge “alla tedesca”, ma in Germania le candidature nei collegi uninominali avviene, attraverso il voto segreto degli iscritti ai partiti riuniti collegio per collegio in assemblea. In Italia le stesse candidature vengono decise dai segretari di partito

4) In Germania vige l’istituto della sfiducia costruttiva. Insomma: non si può far cadere un governo se non ne è già pronto un altro.

5) Intanto in Italia viene confermata l’impossibilità del voto disgiunto tra uninominale e proporzionale.

6) Ogni candidato, a discrezione assoluta del segretario del partito (colui che ha il potere di convalida sulle candidature) potrà candidarsi in un collegio uninominale e, per sicurezza, come capolista in tre circoscrizioni nel listino proporzionale.

…di questioni ce ne sarebbero mille altre ancora.

Insomma, in questo “accrocchio”, di tedesco e di costituzionale c’è solo il fascino discreto.