Il bambino e l'avvoltoio

del Coordinamento Nazionale del MovES

QUESTA IMMAGINE HA FATTO IL GIRO DEL MONDO e, in un solo scatto, ci ha sbattuto in faccia chi siamo, tutti, nessuno escluso, che per la vita che facciamo, DROGATA di iperconsumismo, ogni giorno MILIONI di bambini muoiono.

Siamo tutti noi, consumatori dell’inutile, a determinare più o meno inconsapevolmente chi vive e chi muore.

Il nostro benessere gronda del sangue di queste vite spezzate.

I nostri governi hanno sfruttato e sfruttano TUTTO il possibile.

Sono organismi rapaci come quell’avvoltoio che aspetta il suo pasto.

Noi che cosa abbiamo fatto per impedirlo?
Cosa facciamo QUOTIDIANAMENTE per essere responsabili di quelle vite?

A parte lo stracciarci le vesti o inveire contro i migranti, applicando una forma subdola di razzismo quando definiamo che i migranti economici non li vogliamo – come se non ne fossimo responsabili – che altro facciamo?

Il fotografo che scattò questa foto, Kevin Carter, morì suicida.

Non solo per l’orrore visto coi propri occhi ma anche per le pressioni ricevute da ognidove per come ci sbatteva in faccia la nostra avidità.

Il colonialismo non è MAI MORTO.

A noi piace raccontarci di non essere uguali a quegli schiavisti che sin dal 1700 deportarono in America i neri, ma di fatto non siamo diversi in nulla.

Oggi che i migranti economici siamo anche noi, dopo aver depredato e sfruttato tutto il possibile di molti paesi, dopo aver partecipato attivamente alle guerre che ne destabilizzano la vita nella sua essenza, ci sentiamo privati (giustamente) del diritto all’esistenza.

Ma quando siamo noi a toglierlo ad altri?