di Elia MERCAZIN

Ricordate i vostri genitori negli anni ’70 e ’80 mettere un po’ di risparmi nei famosi CCT o titoli di stato?

Perché lo facevano, pur non essendo maghi della finanza? Perché di base era risaputo che lo stato monopolista della propria moneta non poteva fallire. Avrebbe sempre trovato i soldi da restituire. Come? Creandoli dal nulla. Stampandoli o accreditando conti correnti elettronicamente. Era una sicurezza per il futuro, un modo sano con cui lo stato garantiva i risparmi e i sacrifici delle famiglie.

Era debito pubblico che corrispondeva a ricchezza privata e servizi per la popolazione.

Questo valeva per l’Italia ma anche per la Grecia ad esempio. 

L’€uro, invece, è per gli Stati che lo adottano a tutti gli effetti una moneta straniera, che non possono creare in autonomia.

Una moneta da prendere a prestito, indebitandosi con il sistema bancario.

Ecco perché improvvisamente il risparmio in titoli di stato non è più sicuro: perché hanno messo i governi sullo stesso piano dei cittadini, in concorrenza tra loro per procurarsi la moneta necessaria, “rubandola” l’uno agli altri.

Lo Stato non potendo creare moneta per conto proprio deve procurarsela con le tasse, sempre più tasse, tagliando investimenti e spese oppure chiedendola a prestito a qualcun altro. Avere l’€uro è come avere il Dollaro, lo Yen o qualsiasi altra moneta.

Secondo voi lo stato italiano può stampare Dollari? No. E nemmeno €uro.

Banalissima realtà. Ciò che prima era (e sarebbe anche oggi) disponibile tecnicamente in misura illimitata – la moneta – è diventata scarsa, limitata, controllata da organismi privati che gestiscono questa scarsità traendone profitto e scaraventando intere nazioni nell’insicurezza, nella competizione sfrenata e nella povertà.

Lo stesso vale per qualsiasi spesa dello stato: non ha senso dire “non ci sono i soldi, bisogna tagliare”.

Ha senso con l’€uro, non in generale.

Capito questo semplice concetto non si può essere a favore della moneta unica e nemmeno dell’UE che la difende.

Esserlo è accettare come condizione naturale l’avere un guinzaglio al collo che qualcuno può stringere o mollare a piacimento, senza alcuna logica macro-economica.

Accettare questa “normalità” significa accettare la schiavitù.

Vi piace essere schiavi?

Se non si risolve questa distorsione voluta a tavolino, accanirsi contro altri problemi (corruzione, burocrazia, ecc.) sarà ininfluente, se non inutile.

Sarà come ridipingere di fresco le pareti delle baracche di Auschwitz: per carità, migliora un po’ l’ambiente, ma sempre ad Auschwitz si rimane.

Chi non vi spiega questa verità di base distraendovi con stupidaggini e supercazzole vi sta ingannando. 

Semplicissimo.