Jeroen Dijssembloem

Al di là di quello che sul piano personale può pensare uno come Mr. Jeroen Dijsselbloem, sul nostro paese che, appunto, non rileva, non bisognerebbe dimenticare che non è preoccupante solo il fatto che, come logico, la UE non abbia chiesto le sue dimissioni, ma proprio che quanto toccò alla Grecia, se ricordate, dalla UE partirono strali di ogni genere contro quello che venne definito un popolo sprecone che aveva dilapidato un patrimonio e che col suo comportamento irresponsabile metteva a rischio la sopravvivenza della zona euro.

Forse qualcuno lo ricorderà che venivano derisi perché erano stati cicale e non brave formichine e che venivano tacciati da tutti i popoli dell’Eurozona, come ladri e falsificatori di bilancio.

Poco conta che di quei bilanci falsi tutta la UE fosse a conoscenza e che, anzi, abbia fatto un gran comodo per poter speculare ulteriormente soprattutto immaginando quanto avrebbero spolpato in seguito, cosa che in Grecia ormai si verifica day by day.

Conta invece che quella campagna di diffamazione del popolo greco aveva il compito di formare una certa opinione pubblica a livello europeo (e mondiale) che non si levasse contro il guinzaglio a strozzo che lor signori della Troika avrebbero messo subito dopo intorno al collo della Grecia.

Pertanto, se uno come Dijsselbloem, si permette un’affermazione tanto infame contro di noi, considerando che se siamo indebitati fino al collo è solo a causa loro – e lui lo sa benissimo – e la UE fa finta di niente, forse il dubbio che sia iniziata la propaganda contro l’Italia con uno scopo preciso, non è poi così fuoriluogo.

Spero di sbagliarmi ma, in ogni caso, buona fortuna a tutti noi, eh?

Ivana Fabris