di Bruno DELL’ORTO

La vostra gente stima gli uomini quando sono ricchi (…) Ma quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.
[ Toro Seduto ]

Uno scritto semplice, dettato dal buon senso ed ammantato di dolore per aver ben compreso quel cambiamento epocale, caratterizzato dallo stravolgimento dei rapporti tra uomo ed ambiente, che avrebbe determinato estinzione e morte per innumerevoli specie animali ed un decadimento della qualità del vivere ad opera dei nuovi, arroganti padroni del mondo.

La corsa all’industrializzazione forsennata, lo sfruttamento indiscriminato del territorio ha fatto sì che l’uomo perpetrasse, durante il secolo scorso, scempi mai provocati nei precedenti miliardi di anni di storia del pianeta.

Quando si comprese il valore della questione ecologica, sulla spinta di movimenti di opinione creatisi grazie ad associazioni e comitati ambientalisti, il grosso del danno era oramai fatto, ma con l’istituzione di aree protette e di ripopolamento si decise di salvare il salvabile.

Nel nostro paese, con quella legge Ceruti-Cederna, la 394 del 1991, si istituirono in brevissimo tempo, fino al 2007, ben 22 nuovi parchi, messi sotto tutela diretta dello Stato e con normative assolutamente restrittive relativamente allo sfruttamento sia dei territori specifici delle zone protette, sia, più blandamente, di quelli immediatamente attigui.

Dopo aver eliminato il corpo della Guardia Forestale, che era il più stretto presidio dei territori e degli ambienti protetti, ora, con l’approvazione della legge Caleo e con il bene placido del Presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, si snatura fortemente quella sopra citata 394 introducendo modifiche che penalizzano fortemente quel concetto di rigorosa tutela del patrimonio arboreo e faunistico di dette aree.

In pratica, avendo eliminato solo la norma vergognosa presente nella proposta che prevedeva la possibilità di rendere libera l’attività venatoria nelle zone confinanti coi parchi, rimangono nella legge approvata:

a) l’affidamento della gestione dei parchi ad enti locali

b) la possibilità da parte degli stessi di percepire royalties da privati per lo sfruttamento delle aree stesse

c) la presenza di agricoltori nei consigli

Si capisce bene come tutto questo, unito alla possibilità che la scelta dei direttori dei parchi passi dal Ministero al Cda degli stessi, rischierà di subordinare la tutela del patrimonio agli interessi delle varie lobby locali, prime tra tutte quelle di cacciatori, costruttori, cavatori, petrolieri ecc..

Continua in tutti i settori quindi l’applicazione di quel malcelato principio che vuole ridurre a mero corollario l’interesse comune rispetto a quello di pochi, privilegiando l’accumulo alla tutela dell’ambiente e, più in generale, alla qualità della vita, alla salute, alla bellezza delle cose comuni.

Scrive un non meglio identificato Marco in un blog che si occupa di ecologia:

L’uomo sta lentamente distruggendo la natura: disbosca le foreste, inquina i mari e i fiumi, rende l’aria tossica e irrespirabile.
Tutto ciò viene fatto per avidità, per guadagno; coloro che compiono questi atti non hanno minimamente a cuore il bene dell’umanità, ma pensano unicamente al loro benessere economico, a diventare sempre più ricchi.

Purtroppo siamo tutti figli di una società basata sul consumismo, sull’accumulare beni; una società che ci ha fatto dimenticare invece quali sono le cose realmente importanti nella vita, che non ha senso vivere in un bel palazzo se poi attorno ci sono giusto tre o quattro alberelli rinchiusi in delle minuscole aiuole, che a stare sempre in mezzo allo smog e al traffico ci ammaliamo e stressiamo, che i bambini dovrebbero giocare nei prati e non rincretinirsi davanti alla tv e al computer.

Coloro che governano, dovrebbero avere maggiormente a cuore la salute del loro stesso pianeta e di tutte le creature che lo popolano e rendersi conto che se non verrà fermato questo processo di distruzione, a pagarne le conseguenze maggiori saranno le generazioni future, che troveranno un ambiente sempre peggiore ed invivibile.

Quando Luciano Gallino scrive che il neo-capitalismo sta facendo proprio questo, e cioè, non contento delle risorse conseguenti alla ricchezza prodotta nel mondo intero, è riuscito, con complesse architetture finanziarie, a drenare fin le ricchezze future, quelle ancora da creare e che dovrebbero essere appannaggio delle nuove generazioni, sta esprimendo un concetto perfettamente assimilabile a quello esposto da Marco.

Con una differenza: una volta morto un ecosistema è morto, una specie estinta non calcherà mai più il suolo del pianeta, e se non agiremo tempestivamente opponendoci a questo disastro annuncianto, quando finiremo di mangiarci i soldi, come tristemente spesso sono uso dire, allora, si ricomincerà dai batteri.