AUFSTEHEN: IN EUROPA SI STA ALZANDO UN VENTO NUOVO

AUFSTEHEN: IN EUROPA SI STA ALZANDO UN VENTO NUOVO

aufstehen

 

 

di Dario BIANZANI – [Coordinatore Nazionale MovES]

 

Europa: a sinistra e fuori dagli schemi di quel socialismo e di quelle socialdemocrazie ormai completamente distrutte dalla contaminazione neoliberista, sembra che qualcosa si muova, con un nuovo soggetto politico il cui nome sarà “Aufstehen“.

 

Infatti, Die Linke il partito tradizionale della sinistra tedesca, di quella pseudosinistra che ritiene l’Unione Europea modificabile dall’interno e che continua a ritenere Syriza, nonostante il disastro della situazione greca, un partito di sinistra, va verso una importante scissione.


Aufstehen (Alzarsi) è il nome del nuovo soggetto politico alla cui guida ci sarà la pasionaria tedesca Sahra Wagenknecht, ormai conosciutissima anche in Italia tra i più politicizzati, per i suoi interventi al parlamento tedesco in cui non ha esitato a fronteggiare e zittire la cancelliera Merkel.
La scelta politica di Aufstehen, invece, sarà lontana dai compromessi della sinistra tradizionale e molto vicina, invece, a France Insoumise di Melénchon.


Uno dei grossi nodi che hanno portato a questa divisione, è stata la denuncia dell’immigrazione incontrollata come ostacolo alla costruzione di uno stato più sociale con stipendi più alti e giusti e una politica estera autonoma.

Più in generale la nuova formazione si prefigge di puntare verso “uno Stato che difenda la gente dal capitalismo sfrenato, da una mondializzazione pilotata dalle multinazionali a da una concorrenza acuita dal dumping sociale: vogliamo uno stato che porti avanti una politica più attiva per la parte più svantaggiata della popolazione, un’Europa che riunisca democrazie sovrane e che si appresti alla crisi dell’euro ordoliberista con un nuovo sistema che permetta una svalutazione delle monete per offrire una maggiore flessibilità”.


Quella di Sahra Wagenknecht è una figura di rottura con la politica che, la sinistra liberal europea, ha portato avanti in tutti questi anni. Da tempo la posizione della Wagenknecht è critica verso la Linke.

Anche in Germania la condizione politica di chi appartiene al pensiero socialista e antiliberista, è identico a quello italiano: atomizzazione e dispersione, impossibilità di identificarsi in un soggetto politico. Non a caso sembra che Aufstehen in cinque giorni abbia già avuto 50 mila adesioni.

La scissione non è ancora ufficialmente avvenuta ma, oltre al fatto che esiste già un possibile nome a questo movimento, di certo 2 anime così diverse non potranno convivere a lungo nello stesso partito.

La nascita di Aufstehen, dichiara in ogni caso che sta davvero soffiando un nuovo vento in Europa e che finalmente comincia a definirsi un nuovo orizzonte in cui le sinistra anticapitaliste e antiliberiste stanno tornando se stesse e di nuovo in grado di accogliere le istanze delle fasce deboli della società per una politica di cambiamento e di giustizia sociale.

Manchiamo solo noi italiani, ma ci stiamo lavorando.
Restate collegati…

ARGENTINA DI MACRÌ, PROVE DI REGIME?

ARGENTINA DI MACRÌ, PROVE DI REGIME?

Macrì

 

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

 

Argentina: Il Governo neoliberista di Macrì fa sempre più ricordare i tempi bui della dittatura. Prove di regime?

 

Dopo aver autorizzato l’utilizzo delle forze armate nella gestione dell’ordine pubblico, dopo che episodi inquietanti come la distruzione di un teatro da parte di non specificati uomini incappucciati senza nessun intervento della polizia e nello stesso teatro poco dopo doveva tenersi il ricordo a un anno dal fatto del primo desaparecido, Santiago Maldonado, del nuovo corso neoliberista argentino, dopo la repressione persino delle manifestazioni delle madri e delle nonne di “Plaza de Majo” contro l’oblio che si tenta di restaurare sulle vicende dei desaparecidos e delle giunte militari degli anni ’70 e ’80, con il recente blocco del traffico aereo per la segnalazione della presenza di ordigni, per ora non trovati, in tre aereoporti del paese viene spontaneo concludere che in Argentina si va nuovamente verso la strategia della tensione.

Ci permettiamo di ricordare e non solo agli argentini, con alcune note al seguito che sono la chiave di lettura del testo, una canzone di un cantautore argentino, Leon Gieco, dal titolo appunto “La Memoria” che recita così:

“I vecchi amori che non ci sono più
le illusioni di coloro che hanno perso
tutte le promesse che se ne vanno
e coloro che caddero in qualche guerra.

Tutto è conservato nella memoria
sogno della vita e della storia.

L’inganno e la complicità
dei genocidi che ora stanno assolti.
l’indulto come termine finale
alle bestie di quell’inferno.

Tutto è conservato nella memoria
sogno della vita e della storia.

La memoria si sveglia per ferire
i popoli addormentati
che non la lasciano vivere
libera come il vento.

I desaparecidos cercati
con il colore delle loro nascite
la fame e l’abbondanza che si uniscono
il malo modo col suo brutto ricordo.

Tutto è inchiodato nella memoria
spina della vita e della storia.

Mangerebbero in duemila per un anno
con quel che costa un minuto di militare
quanti non sarebbero più schiavi
con il prezzo di una bomba in mare.

Tutto resta inchiodato nella memoria
spina della vita e della storia.

La memoria punge fino a fare sanguinare
quei popoli che la tengono legata
e non la lasciano andare
libera come il vento.

Tutti i morti della A.M.I.A. (1)
e quelli dell’Ambasciata Israeliana
il potere segreto delle armi
la giustizia che guarda e non vede.

Tutto è nascosto nella memoria
rifugio della vita e della storia.

Fu quando tacquero le chiese
fu quando il futbòl si mangiò ogni cosa (2)
che i Padri Pallottini e Angelelli (3)
lasciarono il loro sangue nel fango.

Tutto è nascosto nella memoria
rifugio della vita e della storia.

La memoria scoppia fino a vincere
quei popoli che la schiacciano
e che non la lasciano essere
libera come il vento.

La pallottola a Chico Mendes in Brasile
150.000 guatemaltechi
i minatori che affrontano i fucili
repressione degli studenti in Messico.

Tutto è caricato nella memoria
arma della vita e della storia.

America con anime distrutte
i bambini uccisi dallo squadrone della morte
supplizio delle ragazzine nei quartieri
dignità di Rodolfo Walsh. (4)

Tutto è caricato nella memoria
arma della vita e della storia. (5)

La memoria punta fino a uccidere
i popoli che la mettono a tacere
e non la fanno volare
libera come il vento”.

Note:

(1) A.M.I.A.: “Asociaciòn Mutual Israelita Argentina” fu bersaglio di un attentato nei primi anni ’80, qualche anno dopo di un analogo attentato all’Ambasciata di Israele a Buenos Aires. Poco attendibili le rivendicazioni da parte della Jihad islamica, Il periodo è quello del pieno clima di destabilizzazione e terrorismo sociale e sul regime militare cresce l’ostilità internazionale, ormai si sa dei desaparecidos, il regime capisce che non durerà a lungo e tenta gli ultimi colpi di coda.

(2) Il Futbòl: il riferimento è chiaramente ai mondiali di calcio in Argentina del 1978, in piena dittatura militare. Vinse 3 a 1 l’Argentina di Mario Kempes contro l’Olanda priva del suo asso, Johan Cruijff, che si rifiutò di giocare in un paese in mano ai fascisti. Kempes si rifiutò di stringere la mano ai rappresentanti del governo.

(3) Padri Pallottini: sono i 5 preti cattolici che furono assassinati per il loro sostegno all’opposizione al regime militale argentino nella metà degli anni ’70, Monsignor Enrique Angelelli, vescovo cattolico fu assassinato per lo stesso motivo. Cercarono di attribuire questi assassinii, che coincidenze, a gruppi guerriglieri, definiti “terroristi”, di opposizione al regime militare, ma, ovviamente, senza credibilità, tutti sapevano, anche il Vaticano, chi e perché fece uccidere questi preti. La Chiesa argentina, schierata al 80% col regime, tacque, e avallò la tesi dell’assassinio da parte di terroristi.

(4) Rodolfo Walsh: inizialmente un autore di libri gialli. Intercettò e decodificò un telex della CIA sull’invasione della Baia dei Porci a Cuba. Grazie alle sue informazioni, l’esercito cubano si preparò a difendersi dall’invasione. A Cuba Walsh aveva fondato, insieme a Gabriel Garcia Marquez, l’agenzia giornalistica Prensa Latina tuttora attiva e molto importante. Scrisse il libro Operación Masacre per testimoniare un brutale e singolare episodio del periodo che vide il tentativo da parte dei peronisti di prendere di nuovo il potere: un gruppo di giovani che stavano seguendo la radiocronaca di un incontro di boxe fu trascinato via e fucilato in un immondezzaio; il fatto è singolare perchè in quel evento sette dei dodici sopravvissero persino ai colpi di grazia. L’episodio colpì profondamente il giornalista, che scrisse il suo libro capolavoro.
Si unì al movimento armato dei Montoneros come esperto di intelligence, quando il peronismo fu bandito. Lo scrittore combatté in prima linea la feroce dittatura dei generali, durante la quale perse la vita in uno scontro a fuoco anche la figlia ventiseienne Vicki. Divenne un super ricercato, cambiò identità, andò a vivere con la compagna Lilia Ferrerya in un piccolo villaggio fuori Buenos Aires.
Nel marzo del ’77 scrisse una lettera aperta al generale Videla e alla sua giunta (la Carta Abierta de un Escritor a la Junta Militar), lettera in cui denunciava e chiedeva conto dei crimini perpetrati: compilò liste di morti e desaparecidos, risalenti alle fosse comuni e ai centri di tortura; non tacque della depravazione in cui il paese era caduto, descrivendo l’uso estremo della tortura e il coinvolgimento della CIA nell’addestramento della polizia argentina; non ultimo, denunciò la fallimentare politica economica simile a quella attuale, che avrebbe portato povertà e condizioni di lavoro prossime allo schiavismo. Venne catturato in un’imboscata a Buenos Aires mentre diffondeva la sua lettera, spedendone alcune copie per posta alle redazioni dei giornali argentini e a corrispondenti stranieri. Fu ucciso lo stesso giorno della sua cattura e il corpo bruciato e buttato in un fiume. Nessuno, all’epoca, pubblicò il suo scritto. Oggi viene ripubblicato Operazione Massacro, che contiene a chiusura il testo che costò infine la vita a Rodolfo Walsh.

(5) Nell’originale “Todo està cargado en la memoria, arma de la vida y de la historia” il termine ‘caricato’ ha un’evidente allusione all’immagine di caricare un’arma, come poi evidenzia il testo “la memoria arma della vita e della storia” è un implicito consenso del cantautore alla resistenza armata alla dittatura militare.

BORGO PANIGALE: VIVERE E MORIRE DI CISTERNA

BORGO PANIGALE: VIVERE E MORIRE DI CISTERNA

cisterna

 

 

di Fabio BARGAGNA – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

Andrea Anzolin questo il nome di un altro morto sul lavoro…faceva l’autista di cisterna.
La sua vita si è fermata a Bologna Borgo Panigale, su una tangenziale, a 42 anni.

 

Autista esperto e professionalmente preparato, forse lui l’esame per l’ADR (patentino necessario per trasportare liquidi pericolosi) lo aveva studiato veramente (a differenza di molti che spendono € 1.500 e lo ottengono in due giorni in Croazia).

Conosco bene queste realtà e voglio raccontare la vita di un cisternista oggi, con l’Europa che legifera a vanvera senza tener conto della situazione dei singoli Stati e, soprattutto dell’Italia.

Le norme sul cronotachigrafo impongono rigidamente il numero delle ore di guida, delle ore di riposo, etc., ma chi le ha imposte proveniva dalla Spagna, una nazione, perlopiù, geograficamente “piatta” come la Francia e la Germania.

L’italia invece, stretta e lunga, ha l’Appennino e, per andare da nord a sud e viceversa, si sale e si scende da quell’Appennino.
Per un’auto non è un problema ma, per un mezzo pesante 40 tonnellate, lo è eccome.
In termini di consumo di carburante ed in termini di tempi di guida.
Il tutto, però, è subordinato al numero di consegne, alla puntualità, ad una tempistica disumana che garantisce solo il profitto.
Funziona così a livello generale, ma per i cisternisti?

Questa categoria è ancora più penalizzata rispetto alle altre perchè avendo una cisterna (nel caso di un autoarticolato), o due cisterne (nel caso di un autotreno), tra un carico e l’altro c’è anche da effettuare la sanificazione della cisterna che non sempre trasporta lo stesso tipo di liquido.
Altri tempi che incidono sulla quantità di consegne.

Così, simili “lavaggi”, con alcuni trucchi del mestiere, si traducono nel riposo dell’autista e diventano spazi di riposo dalla fatica della guida, inesistenti.
Considerando, poi, che le soste per il carico o lo scarico, trattandosi di liquidi pericolosi o a rischio esplosione, sono lunghissime.

Il tutto unito alla percorrenza media mensile, mai inferiore ai 12/14.000 km e anche più.
Ed ecco che fanno la causa dei “colpi di sonno”.

In ultimo la calamita posizionata sul cambio che fa “dormire” il cronotachigrafo e tutto questo solo per mantenere il posto di lavoro che quasi sempre è rappresentato da una cooperativa che non paga l’IVA e non paga i contributi, intestata ad un romeno/a o ad un bulgaro/a che chiude dopo 2/3 anni di attività.

Una realtà, questa di chi lavora con una cisterna e non solo, conosciuta dai sindacati di categoria, dal Ministero dei trasporti, dalla Polizia.

Ma tant’è…la vita umana non ha mai contato poco come oggi. Quella del lavoratore e di coloro i quali finiscono coinvolti in incidenti come quello di pochi giorni fa a Bologna.
Va tutto bene se ce lo chiede l’Europa…

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