VERTICE A QINGDAO DELLA SCO

VERTICE A QINGDAO DELLA SCO

SCO

 

di Maria MORIGI – MovES

 

Il 9 e il 10 giugno a Qingdao, località costiera della Repubblica popolare cinese nello Shandong, si è svolto il summit della Shanghai Cooperation Organization (SCO): alleanza eurasiatica che dal 2001, sotto la leadership cinese e russa, riunisce nella cooperazione politica, economica e di sicurezza, Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan.

Dal 9 giugno, la SCO annovera tra gli Stati membri anche India e Pakistan, facendo del gruppo di Shanghai un organo che rappresenta più della metà della popolazione del pianeta Terra. L’allargamento a India e Pakistan, già formalizzato durante il meeting di Astana dello scorso anno, segna un risultato in termini di influenza e maturità del meccanismo della SCO, candidata a diventare davvero la sede dove possono essere prese le grandi decisioni del futuro, se i Paesi industrializzati del G7 non sapranno trovare linee e intenti comuni, come purtroppo è successo al G7 del Canada.

Oltre ai paesi membri, nella SCO ci sono i paesi osservatori (Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia) e i paesi dialoganti (Armenia, Azerbaijan, Cambogia, Nepal, Sri Lanka).

L’iniziativa e il timone della SCO sono sempre stati saldi nelle mani di Pechino e Mosca

Xi Jinping, da Qingdao, ha pronunciato parole che l’opinione pubblica occidentale, qualche anno fa, si sarebbe aspettata di sentir uscire dalla bocca dei propri rappresentanti al G7: mettendo in guardia dalle nuove forme che stanno assumendo «l’unilateralismo, il protezionismo commerciale e le risposte anti-globalizzazione», per Xi la comunità internazionale dovrebbe “respingere questa mentalità da Guerra Fredda e blocchi contrapposti, opporsi alla pratica di cercare la sicurezza assoluta per se stessi a discapito di tutti gli altri, ponendosi invece come obiettivo la sicurezza per tutti”. Le parole d’ordine del Presidente Xi, sono “cooperazione, armonia e mutuo beneficio”. Come hanno riferito gli osservatori cinesi, il summit darà nuovo slancio alle relazioni bilaterali, e sostanzialmente porterà avanti i progetti della Nuova Via della Seta e dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU),

Le ombre tuttavia non mancano perché India e Pakistan, sostanzialmente su fronti opposti da una settantina d’anni ancora oggi sono invischiate in un conflitto a bassa intensità lungo il confine kashmiro. Per il ministro degli esteri cinese Wang Yi,, New Delhi e Islamabad potrebbero trovare nella SCO una piattaforma dove risolvere le proprie faide: “Sappiamo che ci sono dei conflitti storici irrisolti tra Pakistan e India. Ma credo che con la partecipazione alla SCO, forse possiamo fornire una piattaforma e opportunità migliori per la costruzione di relazioni tra di loro”. Gli scambi di cortesie tra il premier indiano Narendra Modi e il presidente pachistano Mamnoon Hussain durante il summit di Qingdao si sono limitati a due fugaci strette di mano, mentre dal documento finale del meeting si può già iniziare a pesare meglio l’effetto che la SCO potrebbe avere sui rapporti indo-pachistani.

E in realtà un grande passo in avanti, dall’alto valore simbolico, è rappresentato dall’adesione di New Delhi e Islamabad alle esercitazioni militari congiunte che gli eserciti degli Stati membri della SCO terranno tra agosto e settembre in Russia.

Più complesso unire Pakistan e India nella lotta al terrorismo internazionale, uno dei valori fondanti della SCO: da un lato, New Delhi da anni accusa Islamabad di sovvenzionare, ospitare e addestrare terroristi islamici poi fatti infiltrare oltreconfine per destabilizzare il Paese; dall’altro, Islamabad da sempre rimanda le accuse al mittente – anche, a onor del vero, in presenza di prove talvolta schiaccianti – e anzi magnifica le battaglie condotte dal proprio esercito per debellare il terrorismo islamico transnazionale. La formula adottata nel documento finale del meeting di Qingdao riafferma la condanna al terrorismo transnazionale e incoraggia a aumentare gli sforzi per “l’individuazione e l’eliminazione di fattori e condizioni che facilitino il terrorismo e l’estremismo”.

Ma si legge in una postilla aggiunta: “Gli Stati membri notano che l’interferenza negli affari interni di altri Stati con la pretesa di combattere il terrorismo e l’estremismo sono inaccettabili, come lo è l’uso del terrorismo, dell’estremismo e dei gruppi radicali per i propri propositi”.

RUSSIA-U.S.A.: QUALCOSA È CAMBIATO

RUSSIA-U.S.A.: QUALCOSA È CAMBIATO

U.S.A.-RUSSIA

 

di Giuseppe MASALA

Mentre tutti i riflettori internazionali erano puntati sul vertice di Singapore tra Kim e Trump che ha sancito l’inizio di un percorso di pace in estremo oriente ieri in Europa si sono incontrati in territorio neutrale (in Finlandia) il Maresciallo Valery Vasilyevich Gerasimov delle Forze Armate Russe e il Generale Joseph Dunford Chairman of the Joint Chiefs of Staff (U.S.A., ndr).

I due sono comandanti in capo rispettivamente delle Forze Armate Russe e di quelle Americane. I dettagli dell’incontro pochissimo pubblicizzato sono coperti da segreto di stato. Però si accompagnano alle dichiarazioni di Trump sul reinserimento della Russia nel G7 e sul riconoscimento della Crimea come parte della Russia.

Pare evidente che siamo al completo ribaltamento di postura diplomatica e militare degli U.S.A. che dialogano con quelli che negli ultimi anni erano i nemici giurati in attesa del confronto militare. Trump in sostanza sta dicendo che non vuole svenarsi per contenere la Russia e la Cina (per interposta Korea del Nord).

Gli unici che non hanno capito l’enormità di quanto sta succedendo sembrano gli europei, completamente spiazzati e forse incapaci di comprendere il ribaltamento di fronte.

Forse pensano di essere ancora sotto l’universo orwelliano obamiano, fatto di guerre (ben 7 quelle combattute dal Premio Nobel per la Pace più guerrafondaio della storia) mascherate da operazioni di pace.
Epoca che prometteva continua crisi economica e stagnazione e continua vessazione dei più deboli. E tutto questo ammantato di delirio ideologico genderista e tutto il resto.

La cecità e la miopia strategica dell’Europa porterà alla sua completa disintegrazione se non ci sarà da parte delle opinioni pubbliche europee (con relativa svolta nelle cabine elettorali) un’immediata comprensione e accettazione del totale cambiamento di postura fatto dagli U.S.A. di Trump.

Con un po’ di fortuna l’epoca buia e infernale di Obama e di tutti i suoi lacchè europei tra un po’ sarà solo un triste ricordo.

 

(a corredo l’unica foto divulgata dell’incontro finlandese tra i due generali)

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