L’UE CONTRO IL LAVORO, IL LAVORO CONTRO L’UE

L’UE CONTRO IL LAVORO, IL LAVORO CONTRO L’UE

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“Nella zona UE ci sono quasi 30 milioni di disoccupati, nella sola area Euro 19 milioni. Il tasso di disoccupazione oscilla dal 3,8% della Germania al 21,7% della Grecia. La disoccupazione giovanile under 25 colpisce il 16,5% di quella fetta della popolazione europea, il 18,7% nei paesi dell’Euro ed anche qui si vedono le caratteristiche dell’impero coloniale (6,5% in Germania, 35% in Italia, 23% in Francia, il 44% in Grecia). In Gran Bretagna si attesta sul 12%. Studenti e inoccupati non vengono neanche conteggiati.
Le politiche dei singoli governi obbediscono a un unico disegno europeo.
In Italia il Jobs Act cancella ogni diritto del lavoratore, per anni lo rende totalmente ricattabile con il contratto a tutele crescenti e nel momento dell’agognato contratto a tempo indeterminato lo rende impotente in caso di licenziamento, dato che il reintegro sul posto di lavoro è un miraggio. La svalutazione della contrattazione collettiva è stata il passo preliminare alle politiche di Renzi.
In Francia la recente Loi Travail dà priorità all’accordo aziendale a discapito di quello collettivo, permette di variare le ore di lavoro, di aumentare il monte ore di lavoro settimanale a 46 e a 12 giornaliere con un semplice accordo aziendale. Vengono facilitati i licenziamenti economici. Se il licenziamento è giudicato non corretto il lavoratore ha diritto al reintegro o al risarcimento di 6 mesi di salario e non più di 12 mesi. Il potere decisionale dei sindacati è quasi annullato.
In Gran Bretagna l’Employment Right Act 1996, completata dall’European Work Directive, regola il licenziamento senza giusta causa lasciando ampio margine al datore di lavoro, che potrà licenziare se l’impiegato non è bravo nel suo lavoro, non è una persona piacevole con cui lavorare, sta andando in pensione, è in esubero o il datore è obbligato a licenziare qualcuno a causa di una legge. Resta da verificare quali saranno gli effetti della Brexit sulla situazione.
L’obiettivo perseguito a livello europeo è chiaro: asservire il lavoratore europeo alle logiche del padronato. Il convegno che proponiamo serve a far luce su questi tentativi, sul ruolo e sui metodi di lotta che possono sviluppare le organizzazioni di classe per combattere le politiche europee del lavoro e preparare la rottura della gabbia dell’UE.”

(dalla pagina Facebook dell’evento di Fronte Popolare)

 

Questo era il tema dell’incontro organizzato da Fronte Popolare a cui abbiamo partecipato il 17 febbraio scorso.
Qui sotto il video dell’intervento di Ivana Fabris, Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

 

 

GORIZIA, LA DECIMA MAS E LE ELEZIONI

GORIZIA, LA DECIMA MAS E LE ELEZIONI

Proponiamo e caldeggiamo la lettura di questo articolo di Internazionale dove l’analisi del reportage che leggerete su Gorizia, non solo tratteggia un quadro preciso su una realtà locale, ma proprio consente di comprendere quali meccanismi usi la politica per strumentalizzare la presenza degli immigrati sui territori italiani, per ottenere più voti.

Il tutto condito con una bella dose di revisionismo storico e di normalizzazione di movimenti neolfascisti.
Che a Gorizia si sia celebrata la X MAS e sia stato consentito ai reduci e ai loro seguaci di entrare in consiglio comunale, grazie ad un consigliere noto per essere colui il quale risponde alle chiamate facendo il saluto romano, dice comunque che il sistema si sta servendo di questi fenomeni ma altresì risulta evidente che il neofascismo ne trae ampi benefici.

L’articolo sarà copiato solo parzialmente in quanto Internazionale non consente la riproduzione integrale del testo.

 

 

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Gorizia, febbraio 2018. Un tendone di 240 metri allestito dall’arcidiocesi della città con sessanta posti letto, chiuderà il 28 febbraio. (Fabrizio Giraldi e Manuela Schirra per Internazionale)

 

 

da INTERNAZIONALE

La campagna elettorale nel nordest anticipa il futuro dell’Italia

“Quando pareva vinta Roma antica, sorse l’invitta decima legione, vinse sul campo il barbaro nemico, Roma riebbe pace con onore”. Le parole della marcetta della decima flottiglia Mas – un corpo militare della Repubblica sociale italiana (Rsi) – sono scandite da una trentina di reduci e simpatizzanti: sono tutti avanti con l’età e sono venuti nel municipio di Gorizia per celebrare il 73° anniversario della battaglia di Tarnova della Selva contro l’esercito jugoslavo. È la prima volta che gli è concesso entrare nella sala della giunta comunale.

È il 20 gennaio, un sabato mattina: è freddo, ma c’è il sole. Un gruppo di militanti di CasaPound in picchetto sotto al municipio è venuto a sostenere quelli della Decima Mas, mentre un centinaio di antifascisti che protestano contro l’evento sono tenuti a distanza dalle forze dell’ordine. “Onore a chi non ha tradito”, c’è scritto in fasciofont sullo striscione tenuto da alcuni ragazzi di CasaPound.

I cappelli grigioverdi da combattenti calzati sulla testa e in mano i vessilli dell’Rsi: una bandiera con al centro un’aquila che artiglia un fascio, all’apice un fiocco azzurro, il colore della Decima Mas. I reduci del battaglione fascista che collaborò con la Germania nazista sono accolti nel municipio di Gorizia dal consigliere di Forza Italia Fabio Gentile, famoso perché risponde all’appello del consiglio comunale alla maniera fascista: alzando il braccio destro.

L’epica neofascista
Il sindaco Rodolfo Ziberna, di Forza Italia, non assiste alla celebrazione, al suo posto c’è il vicesindaco Stefano Ceretta, della Lega, che intona l’inno della Decima Mas. “Gorizia è italiana perché la Decima l’ha difesa. I nostri caduti si sono sacrificati per la sua difesa”, dice Fiamma Marini, presidente dell’Associazione dei combattenti, durante la commemorazione.

Nell’epica della Repubblica sociale italiana, la battaglia di Tarnova ha un posto speciale: i fascisti sostengono che il battaglione della Decima Mas nel 1945 abbia difeso “l’italianità” di Gorizia dall’invasione dell’esercito jugoslavo, ma la ricostruzione è contestata da molti storici, perché all’epoca la città era occupata dai nazisti, che combattevano al fianco del battaglione fascista.

Il vicesindaco Ceretta ha risposto alle critiche sollevate sulla sua partecipazione alla commemorazione (che hanno portato anche a un’interrogazione parlamentare) dicendo che “i morti sono tutti uguali”. Per la storica Anna Di Gianantonio, presidente dell’Anpi di Gorizia, il fatto che le istituzioni locali abbiano commemorato con i reduci la battaglia di Tarnova è un affronto alla città che è stata medaglia d’oro della resistenza.

I reduci arrivarono al punto di inventarsi di sana pianta una battaglia

A Gorizia, soprattutto in provincia, il fascismo coincise con una violenta “italianizzazione”, che passò anche dalla persecuzione di migliaia di cittadini di origine slovena. Lorenzo Filipaz ha provato a sfatare il mito della battaglia di Tarnova e sul tema pubblicherà nel 2018 il libro Prigionieri del ricordo.

Su Giap, Filipaz ha scritto: “Per documentare il loro alquanto dubbio apporto alla difesa dell’italianità al confine orientale i reduci arrivarono al punto di inventarsi di sana pianta una battaglia epica contro gli ‘slavocomunisti’ – la presunta battaglia di Tarnova – non riconosciuta da nessun altro, mentre le proteste contro i comandi tedeschi per le scarse forniture di armi si tramutarono in prove incontestabili di opposizione al nazismo”.

 

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