SOLVAY CHIMICA RADDOPPIA I VELENI

SOLVAY CHIMICA RADDOPPIA I VELENI

 

da una MEDICINA DEMOCRATICA –
Nota Inviata in Regione Toscana e in Comune di Rosignano Marittimo

 

Solvay intende raddoppiare il trattamento dei rifiuti tossici, nel silenzio generale
Ricordiamo innanzitutto che l’impianto Solval che Solvay intende raddoppiare è quello più vicino alle abitazioni dei “palazzoni”, lato mare rispetto all’Aurelia.
Su quel bicarbonato, Solvay guadagna due volte: quando lo vende “vergine” ai vari inceneritori e quando lo riprende inquinato dagli stessi.

Solvay Chimica Italia Spa ha presentato un progetto di raddoppio da 21.000 a 50.000 tonnellate l’anno di trattamento dei prodotti sodici derivanti dal trattamento dei fumi degli inceneritori, delle centrali elettriche a carbone, degli impianti siderurgici e di altre attività ad elevato impatto. Parliamo di rifiuti con elevate contaminazioni di metalli pesanti e microinquinanti organici (tra cui possibili diossine e furani), nel caso dei residui delle centrali a carbone e degli inceneritori con il rischio di singole partite con radioattività.

I rifiuti uscenti dall’impianto dopo il trattamento sono di due tipi: 1- bicarbonato depurato che alimenta la sodiera per la produzione di altro bicarbonato di sodio, 2- e un concentrato di inquinanti tossici.

Il progetto è stato presentato il 21 novembre, di conseguenza il termine per presentare osservazioni (45 gg) era il 5 gennaio, giusto il periodo natalizio, durante il quale Solvay ci ha deliziato con la proiezione di stelline di Natale su una delle torri Hamon lungo l’Aurelia, una novità assoluta, che cambia radicalmente il rapporto con la popolazione della zona ….

A parte le battute, anche se oltre il tempo imposto per le osservazioni in merito alla procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, risulta evidente, per elementari ragioni di precauzione (e di buon senso) che il progetto va sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale e ad una rigorosa procedura di modifica sostanziale della autorizzazione integrata ambientale per le seguenti ragioni.

1- Pesante incremento dei rifiuti pericolosi prodotti da avviare a smaltimento (in particolare i residui di filtrazione) In quale discarica vanno a finire i metalli pesanti estratti dal bicarbonato usato nei filtri, ritirati da “una ditta esterna”? Qual è, visti i recenti sviluppi attenzionati dalla Magistratura, questa ditta ? con quali garanzie e trattamenti, nel trasporto e prima della messa a dimora?

2- Pesante incremento dei reagenti necessari per raggiungere la capacità richiesta, raddoppio dei grossi camion in arrivo (pieni) e partenza (vuoti).

3- Maggiori probabilità di anomalie nel funzionamento con i relativi rischi di rilasci di sostanze pericolose o pulverulente.

4- Alle miscelazioni già in atto si aggiungerebbe la miscelazione di un nuovo rifiuto (Sali sodici liquidi) pertanto ogni valutazione su tale attività va rivista anche rispetto a quanto (a nostro avviso impropriamente) già autorizzato.

5- Oltre all’incremento quantitativo viene anche proposta l’estensione (per 23.000 t/a) ad un nuovo rifiuto, in aggiunta a quelli già autorizzati.

6- Le attività di miscelazione possono “falsare” la opportunità e l’efficacia di trattamenti su rifiuti di diversa pericolosità, vi è il rischio che la diluizione sia il reale “trattamento” considerato anche che il nuovo rifiuto in entrata ha il medesimo codice dell’attuale rifiuto prodotto dal trattamento in essere avviato alla sodiera.

Le ragioni per porre attenzione al progetto ci sono, ci aspettiamo una seria considerazione da parte degli enti preposti alla tutela ambientale e della salute collettiva a partire dalla scelta di imporre una valutazione di impatto ambientale alla richiesta di Solvay Chimica Italia Spa. Oltre a chiarire altri aspetti “di contorno”.

 

 

AFGHANISTAN, UNA GUERRA DI DROGA

AFGHANISTAN, UNA GUERRA DI DROGA

 

di Claudio KHALED SER

 

Vi ricordate le motivazioni dell’intervento armato degli Usa in Afghanistan, nel quale è ancora impantanata anche l’Italia?
Pacificare il Paese; eliminare i talebani; liberare le donne; spazzare via le piantagioni di oppio e costruire una nuova economia.

A 16 anni dall’inizio di quella disastrosa e sanguinosa avventura avviata per vendicare l’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono da parte di sauditi Al Qaeda, l’Afghanistan è ancora in guerra, i talebani non sono mai stati così forti, le donne non sono mai state così oppresse e la produzione di’oppio afgano ha fatto un altro balzo dell’87% e ha raggiunto un nuovo record.

La produzione di oppio in Afghanistan è aumentata dell’87% fino a raggiungere un livello record di 9.000 tonnellate nel 2017 rispetto ai livelli del 2016 e l’area coltivata a papavero da oppio è aumentata fino a raggiungere il record di 328.000 ettari nel 2017, in aumento del 63% rispetto ai 201.000 ettari del 2016.

L’Afghanistan è il primo coltivatore al mondo del papavero da cui vengono prodotti l’oppio e l’eroina e i livelli record della produzione di oppio e della coltivazione del papavero pongono molteplici sfide all’Afghanistan, ai Paesi confinanti e ai molti altri paesi di transito o consumo degli oppiacei afghani.

Il boom della coltivazione del papavero da oppio rimpinguerà le casse dei talebani e dei loro concorrenti dello Stato Islamico, ma anche dei signori della guerra alleati del governo di Kabul.

La regione meridionale dell’Afghanistan – controllata dai talebani e dai loro alleati – ha la maggiore quota di produzione di oppio nazionale con il 57%, che equivale a circa 5.200 tonnellate.
La seconda regione di produzione di oppio più importante dell’Afghanistan è quella settentrionale – in mano alle milizie uzbeke e tagike spesso alleate del governo – con 1.400 tonnellate e il 16% della produzione afghana.
Al terzo posto c’è la regione occidentale con 1.200 tonnellate e il 13%.
Le restanti regioni orientali, nordorientali e centrali rappresentano insieme il 12% della produzione di oppio.

Queste cifre spaventose dovrebbero farci prendere una considerevole pausa di riflessione su come trovare una soluzione praticabile e realizzabile per fermare le droghe che fluiscono dall’Afghanistan.

E’ chiaro che un simile mercato, con flussi di milioni di dollari, faccia gola a tutti e che si ricorra ad ogni mezzo per accaparrarsi una fetta del mercato.

Ricapitolando, la Religione, il Terrorismo, la Jihad…. non c’entrano nulla.

E’ una guerra di droga, tra fabbricanti di droga, coltivatori di droga, venditori di droga.
Droga che finisce in tutte le città del Mondo, spedita con navi, aerei, treni.
Alla luce del sole.
Vi sembra facile far partire tre navi mercantili al mese da Kabul o 6 aerei cargo con destinazione Parigi – Londra – New York strapieni di eroina?

Ecco come è ridotto, dopo 16 anni di intervento “democratico” occidentale e italiano, un Paese come l’Afghanistan dove dovevamo portare la Democrazia, la Pace e la Libertà.
GERMANIA 1918, DA WEIMAR AL NAZISMO

GERMANIA 1918, DA WEIMAR AL NAZISMO

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del Movimento Essere Sinistra MovES

 

La Germania del 1918 era all’inizio di quel percorso che conosciamo tristemente tutti: il nazismo, la Shoah.

Era uscita dalla I guerra mondiale in condizioni drammatiche.
La attraversavano momenti di grande confusione.
Momenti in cui i movimenti politici ebbero un ruolo preciso in termini di equilibri che non si crearono mai.
Momenti di tentate rivoluzioni soffocate nel sangue e con gli omicidi di Karl Liebknecht e di Rosa Luxemburg. Di interessi particolari della socialdemocrazia e divisioni di partiti comunisti e socialisti.
Di accuse e tensioni reciproche continue tra comunisti e socialdemocratici.
Di rapporti di forze dominati dal potere borghese e dalla protervia del sistema capitalistico.

In quel primo dopoguerra la Germania era segnata dalla disoccupazione, dal debito economico, dall’essere stata sconfitta nel conflitto bellico.
Umiliata da Francia e Inghilterra col Trattato di Versailles, per anni fu preda di sconquassi che trovarono un equilibrio solo qualche anno dopo la nascita sofferta e difficoltosa della Repubblica di Weimar.
Fu proprio quell’umiliazione imposta al popolo tedesco, per aver perso la guerra, a far radicare profondamente il germe del nazionalismo.

Un passaggio storico importantissimo, la nascita della Repubblica, che vide la Germania dotarsi della prima Costituzione scritta in un paese europeo e contenente articoli che vedevano il riconoscimento e l’istituzione di principi democratici adottati poi in tutta Europa, ma conteneva anche un articolo che avrebbe dovuto preservare la democrazia da eversione e reazione ma che non venne mai applicato: l’articolo 48.

Ottenere la Costituzione e proclamare la Repubblica fu un passaggio inviso alla nobiltà e alla grande borghesia. In quegli anni nacquero anche i Freikorps, una sorta di gruppi estremistici di destra militarizzati

Tra il 1919 e il 1923, in soli 4 anni dalla nascita della Repubblica di Weimar, la Germania visse 2 tentativi di colpo di stato uno dei quali proprio per mano di Hitler – andato fallito – che vide l’arresto e la condanna di lui stesso a cinque anni ma che comunque non scontò se non per pochissimi mesi. Si verificarono centinaia e centinaia di omicidi politici, si susseguirono fasi economicamente drammatiche, tra queste un’inflazione spaventosa mai vista nella storia e il collasso del marco.

Nel clima di quegli anni difficili e tumultuosi quanto confusi, Monaco divenne il centro del nazionalismo più estremo.
Infatti fu proprio a Monaco che nel 1919 nacque il Partito dei lavoratori tedeschi – capeggiato da Hitler – che in seguito prese il nome di Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (NSDAP), ma venne chiamato da tutti semplicemente partito “nazista”.

L’umiliazione di veder occupata la Ruhr da parte della Francia per il mancato pagamento del debito di guerra da parte della Germania oltre a quanto sopra espresso, furono buona parte delle cause che generarono un terreno fertile che stimolò l’espansione delle ideologie razziste in tutto il paese e diedero una grossa spinta alla crescita del partito nazista.
La propaganda hitleriana cominciò a sostenere che tradire l’esercito tedesco fossero stati i comunisti e gli ebrei.

Il paese era profondamente lacerato e le forme di lotta politica, a destra e a sinistra si inasprirono ed estremizzarono in una contrapposizione netta.
Al popolo tedesco quasi non importava di quanto la democrazia avesse concesso loro, perchè economicamente, in quel passaggio, le condizioni di vita erano spaventosamente peggiori di prima della guerra.

Scioperi ad oltranza, scontri e tumulti erano all’ordine del giorno.
La Germania era di nuovo in mezzo ad una grave crisi economica.

Fu solo grazie al governo di Gustav Stresemann, capo del Partito Popolare divenuto cancelliere, che la Germania riuscì a trovare un periodo di più ampio respiro poichè, proprio per merito della politica estera del cancelliere, gli U.S.A concedettero un ingente prestito che finalmente servì a pagare il debito di guerra a condizioni più vantaggiose. Così, la Germania riuscì a vedere una ripresa economica unitamente ad un fiorire di tutte le arti che permisero al popolo tedesco di immaginare il proprio futuro.

Furono solo cinque, gli anni di stabilità e di crescita che conobbe la Repubblica di Weimar.
Infatti, con la crisi economica americana del ’29, quello che poteva essere l’inizio di una era per il popolo tedesco, divenne un altro incubo.
La ripresa tedesca era legata a filo doppio all’economia americana e a seguito del venerdì nero di Wall Street, anche quello che doveva essere il boom economico tedesco, si rivelò essere solo una bolla.
In poco tempo fallirono le banche, tutti ceti sociali risentirono della pressione che la crisi economica imponeva a tutti.
I ceti meno abbienti tornarono a vivere la condizione della miseria e della disoccupazione.

Ma soprattutto la sofferenza fu della classe media che cominciò a guardare con interesse a Hitler che nel frattempo stava emergendo sempre più anche grazie ad un sistema propagandistico che fece leva sul protezionismo più integralista, sulla difesa dei beni del popolo tedesco minacciati dalla presenza degli ebrei, sulla narrazione della conservazione della razza germanica pura.

Fino a quel momento i nazisti erano ancora un piccolo partito, ma grazie alla crisi economica e quindi al profondo scontento creato dal crescente numero dei disoccupati, si rafforzarono in maniera impressionante e si presentarono alle elezioni politiche del 1930 come l’unica forza politica capace di proporre un governo nazionale.
Promisero di ristabilire la sovranità militare tedesca e dichiararono di voler riarmare il Paese in sprezzo ai trattati di Versailles

Le responsabilità del consenso che ottenne Hitler, sono da ascriversi però, anche all’incapacità delle forze di sinistra di trovare coesione e di unirsi contro la minaccia incombente del nazionalismo hitleriano.

La democrazia tedesca, giovanissima, aveva generato rifiuto nella popolazione per tutto ciò che aveva negativamente creato e la pessima risposta della politica chiuse il cerchio.
Basti solo pensare che in 14 anni, la Repubblica di Weimar vide avvicendarsi 20 governi e il verificarsi di 5 elezioni politiche solo negli ultimi 6 anni.
La sfiducia era totale per la povertà ingravescente e dilagante e il caos per le strade. Questo era procurato soprattutto dallo scontro continuo che ogni giorno lasciava morti e feriti dietro a sè, tra comunisti e nazisti.
Questi ultimi si stavano espandendo e crescendo sempre più, fecero il resto sul precipitare degli eventi.

Proprio in questa fase, anche grazie al fatto che, quel famoso art. 48 della Costituzione che dava ampi e straordinari poteri al presidente per contrastare una possibile presa del potere, non venne mai applicato alla nascita del nazismo.
L’articolo 48, infatti, era scaturito soprattutto dalla paura di una rivoluzione comunista, aspetto più temuto dai governi e dalla borghesia capitalista di quegli anni.
Fu così che Hitler iniziò la sua ascesa al potere e tutto avvenne tragicamente in maniera almeno apparentemente democratica.

Il 30 gennaio 1930, infatti, Hitler fu proprio democraticamente eletto.

La storia tedesca ci lascia una traccia su cui riflettere.
Tante sono le analogie che riscontriamo su quanto avvenne allora.

Dalla crisi economica e quello che rappresentò per il popolo tedesco, all’indebitamento e quindi la perdita di sovranità.
Dal bisogno del popolo tedesco di vedersi garantito un conservatorismo e un protezionismo radicali, proprio in risposta alla crisi.
Dal veicolare un razzismo che in poco tempo, proprio date le condizioni, dilagò contro chi poteva rappresentare una minaccia.
Dall’uso di un sistema di informazione totalmente piegato ai voleri del potere.
Da una propaganda capillare e feroce che istigava all’odio contro ebrei, comunisti, omosessuali e tutti i diversi del mondo.

Dal mancato rispetto della Costituzione.
Dall’incapacità di trovare un punto di dialogo e unitarietà delle forze comuniste e socialiste.
Dalla socialdemocrazia che si contrappose nettamente ad una possibile avanzata dei comunisti per non perdere l’occasione di ottenere consenso elettorale, dopo aver aspettato per anni il momento.
Da tutto questo possiamo possiamo trovare spunto di immedesimazione specialmente perchè allora, come oggi, la crisi era mondiale.

Da ciò che fu il nazismo.
Da tutto questo possiamo anche fare un passo in più: IMPARARE.
ARMI NUCLEARI E ITALIA IN PRIMA LINEA

ARMI NUCLEARI E ITALIA IN PRIMA LINEA

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

Il rapporto sulle armi nucleari del Pentagono “Nuclear Posture Review 2018” prevede l’Italia coinvolta in prima linea.

Il documento è attualmente in fase di revisione alla Casa Bianca e si attende che la versione definitiva venga firmata dal presidente Trump, ma una bozza è stata fatta filtrare dal Pentagono.

Nel rapporto viene descritto un mondo pieno di minacce per la sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Dice il Pentagono che mentre gli USA avrebbero continuato a ridurre le loro forze nucleari, Russia e Cina sarebbero dotate di nuove forze nucleari con nuove capacità tecnologiche e assumerebbero, si legge, “un comportamento sempre più aggressivo anche nello spazio esterno e nel cyberspazio“.

Inoltre la Corea del Nord continuerebbe illecitamente a dotarsi di armi nucleari e l’Iran, nonostante l’accordo che gli impedirebbe di continuare un progetto di proliferazione nucleare manterrebbe “la capacità tecnologica di costruire un’arma nucleare nel giro di un anno“.

Nel rapporto, il Pentagono, anche utilizzando dati palesemente falsificati, cerca di dimostrare che le armi nucleari statunitensi sono obsolete e necessitano di radicale ristrutturazione ma non fa menzione al fatto che gli USA, nel 2014, hanno già avviato un programma di riarmo nucleare con una spesa di oltre 1000 milioni di dollari, il più imponente dalla fine della guerra fredda.

Quel programma ha permesso agli Stati Uniti di triplicare la capacità distruttiva dei loro missili balistici.
Il nuovo programma di ristrutturazione consentirebbe, in realtà, di acquisire “capacità nucleari flessibili“, con lo sviluppo di “armi nucleari di bassa potenza” da utilizzare anche in conflitti regionali o per rispondere a un attacco di hacker ai sistemi informatici.

Nel 2020, secondo il rapporto, le forze armate statunitensi saranno dotate della principale arma di questo tipo, la bomba B61-12.
Questa bomba sostituirà le B61 attualmente schierate in Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia e, dice ancora il Pentagono, costituirà “un chiaro segnale di deterrenza a qualsiasi potenziale avversario”, in quanto gli Stati Uniti: “posseggono la capacità di rispondere da basi avanzate alla escalation“.

 

 

Questa bomba non sarebbe solo la versione ammodernata della attuale B61 ma sarebbe una nuova arma con una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, un sistema di guida che permetterebbe di sganciarla da distanza sull’obiettivo, la capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando.

Sempre secondo il rapporto, dal 2021, questa nuova arma sarà disponibile anche per i caccia dei paesi alleati, tra cui i Tornado italiani PA-200 del 6° Stormo di stanza a Ghedi. Ma, per sfruttarne a pieno le potenzialità e per guidarle sull’obiettivo e sfruttarne le capacità anti-bunker, occorrono i caccia F-35A.

Questi caccia di nuova generazione, continua il rapporto, manterranno la forza di deterrenza della Nato e la capacità di schierare armi nucleari in posizioni avanzate, se necessario per la sicurezza.

Il Pentagono annuncia quindi il piano di schierare F-35A, armati di B61-12, a ridosso dei confini con la Russia. Naturalmente per la “sicurezza” dell’Europa.

L’italia, come si evince da questo rapporto, si troverebbe ancora di più in prima linea.
Se qualche forza politica che si presenta alle elezioni 2018 intende prendere posizione, magari anche spiegando bene il come, batta un colpo. Grazie.

Noi, che siamo contrari al riarmo, alla continua produzione di armi e alla permanenza dell’Italia nella NATO, siamo disponibili a qualsiasi iniziativa di protesta e di proposta seria e non elettoralistica che vada in questa direzione.

 

IL LUSSO DI CURARSI E LA SFIGA DI AMMALARSI

IL LUSSO DI CURARSI E LA SFIGA DI AMMALARSI

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra MovES

 

Dinnanzi alla malattia tutti diventiamo vulnerabili ma non tutti siamo uguali, come ben sappiamo da sempre, solo che oggi, quando si tratta di curarsi, lo sappiamo meglio. A nostre spese.
Quella verso la salute e al benessere è l’altra tra le più vili e incostituzionali violazioni di un diritto fondamentale.

I tempi d’attesa sono a dir poco biblici e sappiamo che la media nazionale è fatta di un nord in cui ancora si sopravvive anche alla tempistica del SSN e di un sud che invece sprofonda nell’abbandono più totale.

Chi può ancora permetterselo, ricorre alle prestazioni presso il privato. Chi non può, non si cura.
Pertanto è destinato vivere peggio e a crepare prima.

La vulgata, però, parla ancora di malcostume degli italiani nell’abusare delle prestazioni del SSN che, per carità, ci saranno anche state, ma il fatto che balza all’occhio è che in ogni contesto che riguardi lo Stato, quindi il pubblico, la narrazione è quella di 40/50 anni fa, ossia che per definizione il pubblico in Italia non funziona e che gli italiani sono un popolo di lazzaroni furbi e profittatori levantini.

Peccato che le cose non stiano così, poichè quello che ha fatto crollare su se stessa la sanità pubblica, negli ultimi 7-8 anni, sono stati i tagli imposti dalle politiche dell’austerità europee.
Tagli, persino inutile ricordarlo, che sono serviti a mandare parecchie risorse in UE e per sanare la piaga del debito pubblico creata dall’euro e dall’altrettanto famosa messa in sicurezza di quei pozzi senza fondo che sono le banche d’affari.

In Grecia accadde la stessa cosa: per la propaganda UE, quel popolo era composto di cicale ed era un popolo che non faceva bene i famigerati compiti.
E ci sono cascati in moltissimi, non solo in Italia, in questa messa in scena creata ad arte da chi doveva poi macellare i greci, tanto che sin dal 2015 e ancora oggi la frase che “se si sperpera il denaro prestato, poi i debiti si devono pagare” è tristemente ancora in auge.

A questo proposito, nel MovES ci rendiamo conto che parlare di euro fa paura e un po’ stufa, ma se non vogliamo ricorrere a San Gennaro (o a chi per esso) nella speranza che ci protegga da quella che ormai è considerata come la sfiga di ammalarsi, bisognerà che cominciamo a parlare un po’ più spesso e un po’ più seriamente dell’euro, rispetto a come fa chi propone riforme che poi non potrà mai attuare non avendo la possibilità di stampare denaro e di investirlo per i bisogni degli italiani.

La malattia è una condizione umana dell’esistenza e uno Stato degno di definirsi tale, non può prescindere dal diritto alla salute, quindi anche al vivere sani, e al dare a tutti la possibilità di curarsi.

Soprattutto tenuto conto che, data la scarsità di mezzi economici delle famiglie, il modo di alimentarsi è ulteriormente scaduto e che questo avrà delle pesanti conseguenze per le quali vedremo un numeroso aumento di patologie e quindi anche di costi sociali, per giunta in un paese con un altissimo numero di anziani rispetto a giovani e nuovi nati, per le cause che conosciamo tutti.

Quindi, se non vogliamo che il diritto alla cura diventi uno dei premi in palio alla Lotteria Italia del 6 gennaio, quando voteremo non solo ci toccherà capire bene le ragioni per cui l’incidenza delle malattie non piove dal cielo come una tegola che cade da un cornicione, ma soprattutto capire chi davvero avrà la possibilità di garantirlo.

Perchè a dire “vogliamo applicare la Costituzione e garantire il diritto alla salute” siamo capaci tutti, ma farlo sapendo come fare e dove trovare le risorse, è parecchio più difficile, specie quando si devono raccogliere voti.
A meno che, appunto, anche in questo caso si abbia una linea telefonica diretta con San Gennaro.

.

Dimensione carattere
Colors