PIAZZA FONTANA, FASCISMO DI IERI E DI OGGI

PIAZZA FONTANA, FASCISMO DI IERI E DI OGGI

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra MovES

 

Oggi è l’anniversario della strage di Piazza Fontana.
Oggi, ancora una volta, è un anniversario di tristezza ma anche di rabbia.
La rabbia per una strage che non ha MAI conosciuto la parola GIUSTIZIA.
La rabbia della volontà di uno Stato corrotto dal potere fascista in ogni epoca.
La rabbia di una Resistenza continuata per oltre 30 anni contro l’aggressione fascista poi rinnegata e negata dal ripiegamento della sinistra storica al potere delle oligarchie finanziarie, al globalismo economico del capitalismo finanziario.

La rabbia verso un sistema di potere che con la forza dei mezzi che ha a sua disposizione, sta conducendo l’umanità al baratro.
La rabbia dell’impotenza di non essere più rappresentati politicamente e del potersi OPPORRE con forza a chi ci vuole per sempre schiavi.

La rabbia verso chi, all’interno del sistema, opera per generare il caos al fine di condurre, non più solo una certa borghesia, ma proprio le masse a volere ‘ordine’ che storicamente tradotto, significa solo REPRESSIONE, significa più potere ad UN SOLO UOMO, significa FASCISMO.

In questo Paese l’antifascismo è più vivo di quanto ci vogliono far credere i media al servizio del sistema.
Il problema vero è che per vent’anni le masse sono state indottrinate con una falsa narrazione mentre quel potere si riorganizzava e pasceva un fascismo strisciante che ha generato fame, miseria e caos e che, perciò, oggi porta alla richiesta di ordine e stabilità.

Avessimo visto negli ultimi due decenni, la ripresa di un fascismo terrorista come quello di Piazza Fontana e squadrista come sta avvenendo oggi, allora avremmo la certezza che l’antifascismo è ancora se stesso al pari di com’era ancora negli anni ’90.

Mentre la sinistra storica si liquefaceva ritirandosi dai territori e terminando così anche il processo di divulgazione della cultura politica, del concetto di egemonia di Gramsci, di acquisizione della coscienza di sfruttati; mentre rinnegava la sua identità storica e la sua capacità di rappresentanza per le masse popolari, per andare verso la socialdemocrazia sul modello neoliberista, il fascismo non ha mai smesso di covare sotto la cenere, pronto per essere riutilizzato allo scopo, come sempre è avvenuto nella Storia di questo Paese.

Sono passati 48 anni, da quel pomeriggio nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, da tutte quelle vittime innocenti, dalla violenza e dalla barbarie fascista che si è mossa con l’appoggio di parti dello Stato e oggi siamo dinnanzi a fatti di squadrismo sempre più evidenti, sempre più incalzanti.

Le responsabilità di tutto questo risiedono anche nel fatto che NESSUNO ha mai pagato per ogni morto, nel fatto che NESSUNO è mai stato chiamato a rispondere e a pagare, per aver commesso il reato di fascismo sancito dalla Costituzione.
Troppe volte il sistema attraverso l’informazione, ha etichettato come reati comuni, i fatti legati all’eversione nera, allo squadrismo e oggi tutto è semplice e banale, tutto è fattibile come mai prima d’ora nella Storia dell’Italia Repubblicana.

Normalizzare e legittimare il fascismo, poi, è diventato un fenomeno lecito all’interno del sistema mediatico: giornalisti come Enrico Mentana e Corrado Formigli che vanno nelle sedi dell’estrema destra ad intervistare esponenti di Casa Pound, è persino aberrante.

Ma tutto è considerato normale da una certa fascia di popolazione che sposa la narrazione del sistema e fraintende e insulta il senso della parola democrazia e proprio perchè la coscienza antifascista si è dilavata grazie a chi doveva invece mantenerla più viva che mai.

Noi oggi abbiamo il compito, anzi, il DOVERE di ritornare all’antifascismo militante, al creare coscienza politica, all’abbattere la narrazione che è funzionale al sistema del dichiarare la morte della Politica.

QUESTA politica che abbiamo conosciuto nel corso degli ultimi venti-trent’anni, DEVE morire, ma SOLO per tornare ad una politica capace di confronto, dialettica, proposta, accoglimento delle istanze popolari, dove il nemico SIA PALESEMENTE dichiarato e dove le posizioni siano francamente IDENTITARIE.

Se non opereremo in tal senso, è CERTO che lo spazio che lascerà vuoto la sinistra, verrà prontamente occupato dal neofascismo e, considerato che è proprio l’estrema destra ad essere sui territori a dare risposte ai bisogni di chi sta maggiormente pagando la crisi sistemica, possiamo solo tristemente dire che sta già accadendo.

Se non opereremo per ridare forza e voce alle fasce più deboli, se non opereremo per dare vita ad una sinistra francamente anticapitalista e antiliberista, quindi per forza anche fermamente e dichiaratamente antifascista, allora è inutile che oggi e per gli anni a venire, ricordiamo i morti di Piazza Fontana perchè, a questo modo, di fatto li stiamo seppellendo un’altra volta.
LA NUOVA UNIONE EUROPEA INIZIA NEL SEGNO DEL RIGORE

LA NUOVA UNIONE EUROPEA INIZIA NEL SEGNO DEL RIGORE

 

di Luca FANTUZZI

 

La nuova UE inizia a prendere forma… nel segno del rigore

Lo scoop lo ha fatto, qualche giorno fa, El País. Domani la Commissione discuterà di possibili modifiche strutturali dell’architettura dell’Euro. Su due binari: la trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un vero e proprio Fondo Monetario Europeo e l’individuazione di un Ministro delle finanze europeo.

L’ESM, per chi non lo sapesse, è una organizzazione internazionale istituita con un trattato diverso da quelli che fondano la UE, attivo dal 2012, che garantisce assistenza finanziaria a Paesi in difficoltà sotto vincoli di condizionalità (che, ai sensi dell’art. 12 del trattato istitutivo, “possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite”). I prestiti, a tasso variabile o fisso, sono spesso concessi in accordo con Banca Centrale Europea (BCE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI); pertanto lo Stato assistito firma un Memorandum di intesa con questi tre soggetti – ESM, BCE, FMI – congiuntamente noti alle cronache come Troika. L’ESM è gestito da un Consiglio dei governatori, formato dai ministri finanziari dell’Eurozona, e da un Consiglio di amministrazione nominato dal Consiglio dei governatori: le decisioni sono prese ora a maggioranza semplice, ora a maggioranza qualificata; quest’ultima, di fatto, si traduce in un diritto di veto per gli Stati che hanno versato oltre il 20% delle risorse del Fondo; cioè, ovviamente, Germania e Francia.

Il Ministro delle finanze europeo è, invece, un’araba fenice, nel senso che (come vedremo) sono anni che ne parlano un po’ tutti, e tutti in modo diverso. In Germania, si immagina il sacerdote dell’austerità, che – nel quadro di una “condivisione di sovranità” – monitora il livello di debito dei Paesi membri e pone veti sulle politiche fiscali di questo o quello Stato; in Francia, un gestore di risorse comuni (pro domo Galliae) che – all’interno di una per ora inafferrabile “solidarietà europea” – riduce gli shock asimmetrici con strumenti ad hoc (più o meno ampi a seconda delle diverse posizioni politiche).

Ma da dove viene questa proposta così “rivoluzionaria” come quella che martedì discuterà la Commissione? Facciamo un passo indietro.

Il 22 febbraio 2016 il governo italiano pubblica un position paper che riporta una “Proposta strategica dell’Italia per il futuro dell’Unione Europea: crescita, lavoro e stabilità”.

Verso la fine del lungo testo, si legge un peana nei confronti dell’Unione bancaria: “per rendere l’Unione monetaria davvero irreversibile, dobbiamo gestire la comune casa europea con l’adozione di una visione sistemica comune. Un’unione monetaria più forte ha bisogno di istituzioni comuni più forti istituzioni… L’istituzione del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) è stato un importante passo avanti per la gestione delle crisi dei debiti sovrani, attraverso l’utilizzo delle risorse messe in comune… Un obiettivo ambizioso sarebbe trasformare l’ESM in un Fondo monetario europeo. Nel breve termine, l’ESM dovrebbe diventare una garanzia per il Fondo Unico di Risoluzione [una specie di fondo interbancario di tutela dei depositi su scala europeo, talmente unico che resterà diviso in comparti – uno per ciascun Stato membro – fino al 2023, N.d.R.], onde salvaguardare efficacemente la stabilità finanziaria nell’Unione…”.

E subito dopo: “a lungo termine, l’Unione monetaria deve essere dotata di una capacità fiscale correlata ai compiti di promozione degli investimenti e riduzione degli impatti del ciclo economico… Queste funzioni possono essere gestite da un Ministro delle Finanze dell’Eurozona. Il valore aggiunto di un Ministro dell’Eurozona potrebbe essere quella di eseguire una politica fiscale comune e di assicurare che una politica fiscale coerente ed equilibrata sia perseguito a livello aggregato. A questa fine, si renderebbe necessario un bilancio dell’Eurozona, con risorse adeguate. Naturalmente, un tale ministro dovrebbe essere politicamente attrezzato per svolgere questo ruolo. Anche se questa figura potrebbe essere costituita in seno alla Commissione europea…, sarebbe importante che avesse un forte legame anche con il Parlamento europeo”.

A maggio 2017, anche a seguito del suicidio in diretta di Marine Le Pen, è eletto Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, il quale – già a fine estate – lancia un ampio piano di riforma dell’Unione europea che va nel senso di una sempre maggiore integrazione fra gli Stati membri. Tra i punti qualificanti del piano, proprio l’elezione di un Ministro europeo delle Finanze, che addirittura dovrebbe gestire un bilancio separato per la sola Eurozona. Juncker, nel suo discorso sullo stato dell’Unione europea (calco provincialotto di quello, omonimo, annualmente pronunciato dai Presidenti USA), a settembre riprende le idee di Macron, seppure reintroducendo le competenze di questo Ministro nel quadro del bilancio dell’intera UE, cosa che richiederebbe alcuna modifica dei Trattati.

A ottobre (notare come i tempi si fanno sempre più stringenti: come una valanga, si ingrossa e prende velocità man mano che scende a valle) Wolfgang Schäuble – lasciando la propria carica di ministro delle finanze tedesco e di membro dell’Eurogruppo – fa circolare il c.d. non paper (qui il testo originale, qui una mia traduzione), nel quale detta il proprio testamento ideale: mantenimento dell’ESM su un piano intergovernativo al fine di conservare la posizione di preminenza garantita alla Germania dall’attuale statuto del Fondo; attribuzione al medesimo sia di un potere di intervento per la prevenzione delle crisi finanziarie degli Stati membri (e non solo, come oggi, per la risoluzione di crisi già conclamate), sia della competenza relativa al monitoraggio del rispetto, da parte degli Stati membri, delle regole del Fiscal Compact (oggi tale competenza è attribuita alla Commissione che, nell’ottica di Schäuble, ha un atteggiamento troppo morbido in quanto parzialmente inquinato da logiche politiche); previsione di un sistema di dissesto controllato delle finanze statali simile al bail-in attualmente in vigore per gli Istituti di credito (“i seguenti elementi dovrebbero essere inseriti nel Trattato ESM: a) la posticipazione automatica delle scadenze dei Titoli di Stato nel caso in cui sia stato concesso un programma ESM; b) l’obbligo di effettuare una ristrutturazione completa del debito se ciò è necessario per garantire la sostenibilità del debito; c) al fine di prevenire resistenze…”, l’introduzione di un sistema per cui basta un solo voto per la ristrutturazione dell’intero debito dello Stato, senza necessità di ulteriori votazioni sulle singole serie di obbligazioni).

Ecco che ora la Commissione – forse approfittando di un momento di eccezionale debolezza (relativa) del governo tedesco – cerca di trovare una sintesi che venga incontro alle esigenze dei due principali azionisti di questa Unione di figli e figliastri.

In effetti, secondo El País il testo della Commissione può essere inquadrato come un accordo di compromesso fra la posizione francese (Ministro delle finanze UE, inserimento dell’ESM nei Trattati dell’Unione, ampliamento del budget in funzione anti-ciclica) e la posizione tedesca (ben descritta da Schäuble che anzi, con la sua consueta franchezza, mostra come l’ampliamento dei poteri dell’ESM e l’elezione di un Ministro delle finanze siano due proposte inconciliabili), ma con significative aperture a favore della visione che del futuro dell’Unione ha Macron.

Il Superministro delle finanze sarà non solo vicepresidente della Commissione stessa, ma anche presidente dell’Eurogruppo, rappresentante dell’Unione presso il G-20, nel Fondo Monetario Internazionale e, in generale, in tutte le organizzazioni che trattano temi economici su scala globale; oltre a questo, probabilmente gestirà il Fondo monetario europeo e il futuro bilancio dei fondi di sostegno per le riforme (il bastone per i Paesi dell’Euro) e per la convergenza (la carota per quelli non appartenenti all’UEM). Di contro, l’ESM trasformato in FME dovrebbe rimanere su un piano intergovernativo (all’Italia, per aver avuto il ruolo di ventriloquo che introduce in tempi non sospetti temi cari ai potenti, dovrebbe schiudersi la porta del diritto di veto nel Fondo), ma per il momento non dovrebbe vedersi attribuire competenze che sono proprie della Commissione (che, evidentemente, non vuole perderle).

Ma la battaglia, da questo punto di vista, sarà in sede di discussione innanzi il Consiglio dell’Unione Europea. Per quell’epoca, la Germania avrà un nuovo governo, noi probabilmente saremo nel mezzo di una nuova crisi finanziaria, ci consoleremo che a calare dal nord non sarà più la Troika (il marketing non lo permette) ma il ben più spendibile FME.

 

FONTE: IL FORMAT

FOGLIOLINE E BRAVE BAMBINE: COSÌ CI VUOLE LIBERI E UGUALI

FOGLIOLINE E BRAVE BAMBINE: COSÌ CI VUOLE LIBERI E UGUALI

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra MovES

 

Insomma, la montagna ha generato il topolino.
Un topolino vecchio di millenni, ovvero come Liberi e Uguali considera le donne.
Foglioline…eh già, giusto un abbellimento all’albero, al patriarca, al padre, padrone e padreterno, qualcosa che origina da qualcosa, magari dalla solita vecchia costola, niente di più, niente di meno.

Siamo passate dall’essere la foglia di fico di un sistema partitico e politico cattolico di centrosinistra, quando è servito raccattare voti usando le lotte femministe, all’essere semplici, adorabili, tenere foglioline.

Son soddisfazioni, non c’è che dire, specie quando la forma delle foglie ricorda molto quelle dell’Ulivo.
Toh, che combinazione, che caso strano…

Questi politici di una certa area di sedicente sinistra, non cambiano mai, non cambiano proprio mai.
Come si possa pensare proprio oggi ad una simile simbologia e supportarla pure dalle scoranti dichiarazioni di Piero Grasso, proprio risulta assurdo, ad una prima lettura.
Poi pensandoci su, risulta chiara la riconferma della motivazione: riportarci indietro quanto più possibile, dominare e controllare la patrte più forte e determinante del paese.

Infatti, ecco come veniamo descritte nell’intervista di Grasso: “saranno le madri, le mogli, le sorelle…”.
A questo punto non ci stupiremmo se come inno dovessere scegliere “Profumi e balocchi“.

Un bel ritorno al passato, alle icone cattoliche di 60/70 anni fa.
Spose, sorelle, madri…

Vien voglia di mettere lorsignori sullo stesso piano, giusto per togliere un po’ di aura e valore alla loro identità di PERSONE.
Le conquiste ottenute dalle donne, per questi uomini del Paleolitico, sono finite tutte appese come abbellimento dell’albero del patriarcato molto ben rappresentato da Liberi e Uguali.

In fondo non c’è da stupirsi che gente simile consideri le donne a questo modo.
Da decenni il ruolo della donna è confinato nel recinto dello sfruttamento ad ogni livello.
Prima crescevamo solo i figli e prevvedevamo alla casa, alle cure parentali, poi han pensato bene di regalarci (!) una presunta parità facendoci fare DUE lavori: in casa e fuori casa, il tutto pagandone uno solo.
Probabile che si sia ispirato a questo metodo di sfruttamento chi nel marketing della grande distribuzione ha inventato il ‘paghi 1 e prendi 2‘.

Non contenti ci hanno indotto a pensare di dover rinunciare anche al viverci la maternità, da un lato, come sarebbe nostro diritto, ci hanno conformato al sistema maschile della competitività e dell’assoggettarsi ad un sistema che toglie identità e bisogni per conservare lavoro, professionalità e carriera.
Dall’altro ci vietano in ogni modo la maternità consapevole, come scelta voluta, negandoci l’applicazione della 194.

E chi ha permesso questo tipo di sfruttamento, se non ancora gli stessi che oggi ci disegnano come foglioline?

Insomma la retorica è sempre la stessa – fulgido esempio di quella che è la politica italiana di chi si definisce di centrosinistra verso le questioni legate alla condizione femminile in Italiaed è sempre più repressiva, retrograda e discriminante, soprattutto per il tempo che viviamo che vede le donne ad essere le prime usate dal neoliberismo per sopperire all’assenza dello Stato, cui impone tagli profondi al welfare e le prime ad esser sacrificate a livello occupazionale.

Il concetto che esprime Liberi e Uguali, perciò è semplice: fate le brave, bambine, e tornate al focolare domestico e a subire l’autoritarismo e lo sfruttamento famigliare e sociale.
Accettate di buon grado di essere solo fattrici anche per altri, accettate che lo Stato faccia cassa sui corpi delle donne che si prostituiscono, accettate il medioevo che vi stiamo preparando.
In fondo siete solo spose, madri e sorelle…

Siamo spiacenti. INDIETRO NON SI TORNA.
Foglioline o non foglioline, se era vero negli anni ’70 che le brave bambine vanno in paradiso ma quelle cattive vanno dappertutto‘, oggi lo è ancora di più e della consapevolezza di ciò che siamo e di quanto valiamo, della libertà soggettiva che ognuna di noi si è conquistata, sentirete parlare molto presto.

 

 

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