GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: COMINCIAMO DA QUI

GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: COMINCIAMO DA QUI

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

Domani, 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne e come al solito su tutte le bacheche social fioriranno capolavori di post in cui troveremo paladini della battaglia delle donne, in ognidove.

Sarebbe però opportuno fare in modo che questa giornata non si traducesse nella solita rappresentazione ipocrita ma divenisse motivo di discussione a sostegno di una lotta fondamentale per un’autentica trasformazione di tutta la società. Inoltre le commemorazioni NON ci piacciono, sono solo la rappresentazione di un pensiero che poi non prende mai forma nella realtà, salvo qualche raro caso, purtroppo.

Il grottesco per non dire paradossale, di questo fenomeno, è che tra le millemila bacheche di Facebook in cui ci si sperticherà a gridare contro la violenza, ci saranno anche quelle dove si continua a scrivere che le denunce tardive contro abusi, molesti e stupri, sono unicamente espressione di mero opportunismo ed egocentrismo.

Parlando di recente di quanto avviene sui socialdalla denuncia di Asia Argento, con mia figlia di 22 anni e nessun onanismo mentale, mi ha detto qualcosa che mi ha molto colpito nella sua essenzialità e nella sua concretezza ossia:

che cosa importa che le denunce siano tardive? La molestia e l’abuso ci sono stati? SÌ, allora OCCUPIAMOCI di quello perchè se è diffuso significa che il male è profondo ed è OVUNQUE.

Già di mio non avevo dubbi sulle molestie denunciate tardivamente e sono cosciente che far parlare così tanto i social, come sta avvenendo, rischia di annullare la percezione del problema in quanto tale, ma SI DEVE PARLARNE e parlarne nel merito ponendo con chiarezza il problema e dettagliandone cause ed effetti, così da non togliere evidenza e valore all’importanza della denuncia.

Ritengo però che si debba parlare anche di ABUSO PSICOLOGICO delle donne, per favore, poichè abusi, molestie, ricatti e coercizione, a qualunque livello, quindi pure economico, appartengono ANCHE a questa violenza.

Violenza di cui indirettamente siamo coinvolti in tanti, più di quanto pensiamo.
Un esempio su tutti? Pensare che la prostituzione sia insanabile e che quindi vada “statalizzata” o che, in alcuni casi, sia una libera scelta malgrado sappiamo TUTTI che QUALUNQUE rapporto regolato dal denaro, direttamente o indirettamente è SFRUTTAMENTO.


Mi auguro un’ampia e partecipata discussione ma prima di argomentare contro questo ultimo concetto, prego tutti e tutte di rileggere quanto affermava Marx proprio in merito alla madre di tutte le violenze, ovvero la prostituzione.
VENEZUELA: DIRITTI DELLE DONNE E PARITÀ DI GENERE

VENEZUELA: DIRITTI DELLE DONNE E PARITÀ DI GENERE

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

Il Venezuela potrebbe essere definito sicuramente il paese più avanzato per i diritti sociali e di conseguenza civili, al mondo.
Infatti è l’unico paese che sancisce, inserendoli addirittura nel testo della costituzione, alcuni diritti fondamentali come il riconoscimento del valore sociale del lavoro domestico e altre misure fondamentali sulle libertà femminili.

Ora con la nuova Assemblea Nazionale Costituente si sta tentando di inserire tutti i diritti sociali sanciti dai governi socialisti di Chavez e Maduro nel nuovo testo costituzionale per rendere difficile, in caso di vittoria elettorale neoliberista, lo smantellamento veloce dello stato sociale come purtroppo sta avvenendo nell’Argentina di Macri e nel Brasile di Temer.

L’ANC, discuterà infatti un progetto di legge per la creazione dell’Istituto Nazionale per la Difesa dei Diritti della Donna con facoltà di punire la violenza di genere, considerata un problema sociale di Stato e di interesse pubblico.

Il presidente, Nicolas Maduro, ha presentato la proposta di includere nella nuova costituzione un capitolo completo dedicato alle donne, alla protezione e garanzia dello sviluppo integrale della loro vita.

Infatti, in questi anni di governo bolivariano, le donne hanno ottenuto moltissimo sia come conquiste sociali sia di potere ma non hanno ancora ottenuto una legge sull’interruzione di gravidanza, sempre rimandata o boicottata anche per la forte presenza delle chiese cattolica ed evangelica.

Le donne, dalla costituzione del 1999, hanno ottenuto altri diritti fondamentali come quelli sanciti dalla Ley Orgánica del Trabajo, Trabajadores y Trabajadoras, la quale stabilisce che le lavoratrici in stato interessante hanno diritto ad un riposo di sei settimane prima del parto e venti settimane dopo, durante le quali conservano il salario e il lavoro. Si prevedono inoltre orari flessibili per l’allattamento durante la giornata di lavoro.

Inoltre molti sono i progetti e le missioni del governo bolivariano a sostegno delle donne che spesso sono a capo della famiglia, con interventi quindi a sostegno di donne con figli.

Per lo sviluppo integrale della donna sono stati creati programmi e misiones sociales come il Banco de la Mujer, la Misión Madres del Barrio, Hogares de la Patria, il programma di finanziamento Soy Mujer, il Plan Nacional de Parto Humanizado.

Le donne hanno anche diritto per legge a metà delle cariche politiche elettive.

Esiste una legge contro la violenza di genere fin dal 2007 poi riformata nel 2014, per inserire come reato il femminicidio ma vi sono problemi applicativi e boicottaggi.
Anche per questo, a partire dal 1° Novembre, ha preso il via la campagna per il diritto delle donne ad una vita libera dalla violenza. La campagna durerà fino al 10 dicembre, Giornata Internazionale dei Diritti Umani, e sarà accompagnata dallo slogan: “La pace comincia in casa, basta violenza contro le donne“.
Per l’occasione, il Panteon Nazionale ed altri edifici storici, a Caracas, si sono illuminati di viola, il colore che rappresenta la lotta contro la violenza di genere.

Inaugurando l’iniziativa, la ministra del Poder Popular para la Mujer y la Igualdad de Género, Blanca Eekhout, ha detto che “non può esserci socialismo se la metà della popolazione è esclusa o maltrattata ed ha lanciato un appello agli uomini e alle donne venezuelani a sradicare la discriminazione di genere che contrasta con i valori di convivenza e di unità, propri del “socialismo femminista bolivariano”.

Ora è sempre più chiaro perchè il Venezuela chavista e bolivariano che riconosce i diritti dell’essere umano e particolarmente delle donne, dà tanto fastidio all’imperialismo e al neoliberismo imperante.

 

 

 

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