SMARTPHONE IN CLASSE, SOLUZIONE FINALE DELLA DIDATTICA

SMARTPHONE IN CLASSE, SOLUZIONE FINALE DELLA DIDATTICA

 

di Sandra ZINGARETTI

Gli articoli favorevoli all’uso dello smartphone in classe: elementi di arrampicata sugli specchi.

1. Partiamo dal titolo dell’articolo: “Smartphone e didattica: ecco perché è un binomio che funziona“.
Uno lo legge sperando di trovare il benedetto “perché“, ma no, non c’è.
Perfettamente in linea con la testata che lo ha pubblicato.

2. L’articolista (mi auguro non un giornalista professionista) pur di avvalorare la sua tesi (che poi però non sviluppa) usa come incipit solo i commenti più beceri degli insegnanti sui social, prendendoli da gruppi Facebook che, com’è noto, sono infestati da troll, blaster, fake, provocatori. Praticamente come fare una tesi di laurea usando Wikipedia come unica fonte. Non sia mai che menzioni quelli in cui si argomenta il perché del no agli smartphone.
Taccio poi sul gruppo “La classe capovolta” i cui prodotti video, spacciati per risultati didattici, sono qualcosa di aberrante. Peraltro l’amministratore banna dal gruppo chi ne fa notare le incongruenze o non mostra entusiasmo e ottimismo nel flipparsi.

3. L’articolista sostiene che “…per manifestare tutta la loro rabbia, questi docenti utilizzano proprio un social network, e lo fanno per confrontarsi, ragionare, trovare soluzioni a problemi. Proprio le stesse motivazioni che sono alla base dell’invito della Ministra“.
In sintesi si vuole far passare il messaggio che:
A) i docenti contrari all’uso dello smartphone vomitano rabbia sui social;
B) quelli che usano i social per ragionare e risolvere problemi, alla fine seguono solo i dettami della Ministra;
C) a scuola gli alunni dovrebbero usare i social per “ragionare” e “risolvere problemi”;
…dimentica però che se i docenti sfogano rabbia e/o ragionano sui social, lo fanno nel loro tempo libero, non a scuola.

4. L’articolista sentenzia: “Partiamo da un dato di fatto scontato. L’uso dei cellulari, intesi come strumento didattico, deve essere considerato come una possibilità, un’opzione possibile e non l’unica strada”. Ecco, per quello dovevano esserci i tanto sbandierati tablet forniti dalle scuole… in fondo hanno le stesse app degli smartphone, ma senza i medesimi rischi.
Ma vuoi mettere finanziare a livello statale un progetto serio, quando invece si può scroccare dalle famiglie?

5. L’articolista consiglia: “Imparare a scegliere la strada migliore, quella in grado di non lasciare indietro nessuno, è forse questa la sfida principale della scuola italiana. Perché allora non partire da ciò che tutti gli studenti hanno in tasca?“.
Ecco, in tasca alcuni alunni hanno smartphone sgangherati, col vetro rotto, senza Internet (altra nota dolente visto che nella maggior parte delle Scuole la linea è traballante e il WiFi un sogno). Oltretutto lo smartphone per i ragazzi è uno status symbol, ovvero il simbolo lampante del loro divario sociale, motivo di vanto oppure di dileggio e presa in giro, molto peggio che “lasciare indietro” qualcuno. Ma chi non frequenta le aule di ogni ordine e grado, non può saperlo.

6. L’articolista ci spiega che: “Attraverso i loro cellulari i nostri alunni si incontrano, si fidanzano, si innamorano (…) è necessario che ci sia un’educazione e un’attenzione della scuola, verso un uso corretto e adeguato. La scuola può tirarsi indietro da questa sfida?“…
E che c’entra con la DIDATTICA? Non dicevate che lo smartphone in classe deve avere un fine didattico? Dovremmo insegnare loro le tecniche di approccio e la netiquette? Oppure dovremmo entrare nella loro sfera personale?
Si parla già abbastanza di cyberbullismo a scuola o dei rischi legati ad un uso scorretto dei media.

7. L’articolista ci spiega che: “Ciò che forse maggiormente spaventa i docenti è forse il fatto di non avere il controllo sui loro alunni, il rischio di perdere la loro attenzione. (…) manca nel nostro paese una formazione capillare sull’uso delle nuove tecnologie ed i docenti, nel dubbio di fallire, preferiscono non rischiare“.
In parole povere, con ben due “forse” (ma forse non ha riletto l’articolo) l’articolista ci spiega che quelli contrari agli smartphone in classe sono docenti insicuri, paurosi, vigliacchi, ma soprattutto incompetenti.

8. E infine, la profondissima conclusione dell’articolista: “Partiamo da loro e con loro. E se c’è campo, mandiamogli anche un invito tramite WhatsApp“.
Ora, passi l’errore grammaticale del “mandiamogli” e l’arroganza con cui pensa che i docenti contrari non partano sempre da loro, dagli studenti… Ma l’invito tramite WhatsApp??? Ah.
Quindi WhatsApp è didattico, è moderno, è innovativo, è ggiovane? Lo usa pure mi’ madre in effetti…

E poi in fondo che c’è di meglio di un bel gruppo WhatsApp con gli studenti? Magari uno per ogni classe?

L’articolista ne ignora i risvolti… Ignora che gli studenti per primi, sapendo di poter scrivere in chat all’insegnante in ogni momento del giorno e della notte, tendono a considerarlo uno senza una vita privata, sempre obbligato a leggere e a rispondere in tempo reale alle loro mille domande… mille domande per 70 alunni circa. E oltre a non essere etico, non è certo educativo. Diventa solo un altro modo per deresponsabilizzarli ulteriormente.

Non una parola su ciò che realmente fanno i ragazzi con gli smartphone in classe e che quindi con una legalizzazione potrebbe solo peggiorare: video girati di nascosto in aula, nei bagni, durante le assemblee e pubblicati su YouTube.

Video di bulli che prendono in giro un compagno disabile e divulgati su WhatsApp; foto scattate sotto la gonna dalla docente mentre passa tra i banchi e postate sui social; video osceni condivisi durante le lezioni; scopiazzamenti da Internet durante le verifiche scritte o gli esami; suggerimenti tramite WhatsApp da casa… e chiunque lavora in scuole di ogni ordine e grado o nei Professionali come me, potrebbe continuare all’infinito.

Ma vuoi mettere quant’è al passo coi tempi lo smartphone in classe?

 

fonte dell’articolo citato: https://www.tuttoscuola.com/smartphone-didattica-perche-si-puo/

NOTIZIE DI POLITICA E PESCI ALL’AMO

NOTIZIE DI POLITICA E PESCI ALL’AMO

di Ivana FABRIS

Scorrendo le prime pagine dei quotidiani, quello che colpisce è la totale assenza di notizie rilevanti.
Solo gossip politico.
È così che alla fine tutto diventa fake news, a conti fatti, rispetto a quelli che sono i disastri di questo paese.

Partendo dall’affare sulla Lega Nord finendo alle “primarie” del M5s, le notizie che riceviamo e su cui discutiamo, ormai mirano solo a guidare la rabbia verso i soliti feticci impendendo alla massa di informarsi e ragionare nel merito dei problemi reali.

D’altro canto il sistema sa che la rabbia da qualche parte prima o poi deve tracimare, quindi sempre meglio creare delle valvole di sfogo, così da non correre seri rischi di ribellioni, specialmente avendo contezza del fatto che presto o tardi, una rappresentanza politica che intercetti quella rabbia e la organizzi, nascerà e non sarà un organismo politico di poco conto.
È lecito e logico pensare che accadrà perchè questo dice la Storia e quindi il pensiero appena esposto, di certo non è illusorio entusiasmo unito ad una speranza che da tempo cerca ragione.

Quindi, avanti tutta, sotto con lo sfogo per tanti anni di angherie e insulti verso la Lega e il discredito privo di concretezza politica nel MERITO per ciò che attiene al Movimento 5 stelle.

Sì, poi certamente le questioni di cui sopra riguardano anche la politica, in parte. Ma appunto, anche.
Di sicuro non sono però le notizie sulle questioni centrali di cui un popolo che viaggia a velocità sostenuta verso il baratro, dovrebbe preoccuparsi.

Infatti che la Lega non fosse quel mostro di legalità e trasparenza, era noto da anni e che il M5s al suo interno pecchi di democrazia rispetto a quanto proclama, non è un problema che riguarda l’Italia ma eventualmente chi vi ha aderito e chi lo vota. Un problema di democrazia INTERNA al Movimento, perciò, ma che coi problemi più urgenti del paese, ben poco ha a che fare.

Dovrebbe invece far riflettere che ruolo giocherà la Lega Nord alle prossime elezioni politiche, con chi si alleerà, in che modo cercherà di diventare l’ago della bilancia e soprattutto per chi.
Del M5s, invece, dovrebbe preoccupare che si prepara a diventare una forza di governo, quindi si dovrebbe insistere per capire BENE quali siano i suoi programmi POLITICI riguardanti il paese.

Le notizie dei media vertono tutte a farci ragionare di facezie, rendendoci tutti pesci all’amo, ma nessuno ci dice QUOTIDIANAMENTE che la condizione della scuola pubblica è GRAVISSIMA, con situazioni che si ripetono ovunque di assoluto caos, di iniquità, di diritti costituzionali negati.

Quelle stesse notizie dovrebbero parlarci INSISTENTEMENTE del problema dell’occupazione e invece parlano sistematicamente della disoccupazione ma proponendoci cifre e dati poco attendibili che portano la massa a dire “sì sì, vabbè, tanto…
E la rassegnazione, l’assuefazione e la totale disillusione, serpeggiano, radicano e si strutturano nella testa delle persone. Il sistema di potere è così che dà scacco matto ai bisogni di un intero popolo.

Ma ci sarebbe da parlare anche di sanità (sempre più privatizzata), di pensioni (sempre più esigue), di ambiente (sempre più violentato insieme alle nostre vite), di acqua pubblica e di servizi (sempre più abusati dal privato a danno del pubblico), dell’Africa saccheggiata dal prossimo EPA, un contratto di partenariato voluto dalla UE che il CETA e il TTIP al confronto sembrano un vero pranzo di nozze e con quello che conseguirà…

C’è un mare magnum di argomenti tutti scottanti di cui discutere, di cui informarsi e documentarsi, su cui ragionare in un confronto civile per proporre soluzioni.
E invece no. Anche nella scelta degli argomenti, sono le notizie del mainstream a guidarci.

Ma non solo.
Ormai l’informazione è tale per cui le notizie che riceve la massa, sono anche quelle che, usate come un martello che non smette di colpire i cervelli di tutti giorno dopo giorno, ora dopo ora, determinano anche l’agenda delle nostre preoccupazioni, facendo sì che mentre stiamo per morire di fame ci preoccupiamo di come verrà cucinato il cibo che neanche abbiamo.

Caro popolo italiano, ancora una volta il potere ti sta vendendo un prodotto avariato attraverso le notizie del suo sistema d’informazione e tu, drogato di propaganda, non sai più discernere il vero dal falso, come  con Berlusconi e la sua era, non sai distinguere il fantoccio del luna park a cui tirare la palle di pezza, dal nemico su cui mirare da cecchino.

Ma ancor più che il popolo italiano, caro utente medio dei social media come Facebook, fa attenzione perchè ancora una volta il social ti fa diventare a-social poichè ti isola nel suo recinto e sul fondale fa scorrere un film di notizie che non sono aderenti alla realtà, notizie relative a falsi problemi oggettivi.

Occhio dunque, che la trappola è scattata e se vogliamo davvero cambiare questo paese, allora è urgente e necessario, strappare il sipario e affinare non solo la vista per poter mirare bene il nemico, ma proprio tutti i sensi.

Ma più ancora, allertare sensibilità, intelligenza e sapere politico di cui tutti siamo capaci, specialmente frequentando un po’ meno Facebook e buttandoci su articoli, notizie e informazione in generale attinta da siti autorevoli.

E, perchè no, anche su un buon libro dove poter capire il nostro tempo e aver chiaro chi sia il nostro REALE nemico, al di là delle notizie che il sistema ci spinge a leggere e sentire.

Queste sono le armi, questa è ribellione, questo è spezzare le catene. Questa è libertà.
Il resto è solo un bisogno indotto e informazione guidata.

 

 

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