SOLO UN UOMO

SOLO UN UOMO

 

di Bruno DELL’ORTO

Siamo in tre, comodamente seduti al tavolo di un ristorante situato all’aperto, in prossimità della stazione Termini a Roma. L’aria settembrina dei colli stempera ulteriormente un caldo di per sé già sopportabilissimo, rendendo l’atmosfera davvero gradevole.

La compagnia è piacevole, il cibo ottimo e la conversazione scivola rapida, senza intoppi.
Presi dai discorsi, dal nostro reciproco dire ed ascoltare, allontaniamo tutto ciò che ci circonda relegandolo a sfondo, lasciando che assuma contorni sempre più sfumati.

Un richiamo improvviso, un suono leggero e sordo prodotto da una nocca che colpisce adagio il legno attraverso la tovaglia, ci riporta quello sfondo in primo piano: davanti a noi un uomo di mezza età, di aspetto mediorientale, decorosamente abbigliato, che ci chiede aiuto portandosi la mano alla bocca, mimando il gesto di mangiare.

Ha una grande tristezza negli occhi, quest’uomo, si muove lentamente, perfino la posizione delle spalle trasmette una sensazione di grande rassegnazione e dolore.

Immediatamente avvertiamo un leggero senso di colpa, sempre presente a ben guardare, ma accompagnato pure dalla soluzione più facile ed immediata per allontanarlo almeno in parte: una veloce esplorazione del contenuto delle tasche e qualche moneta cambia di mano.

Si riprende velocemente il filo dei discorsi, di nuovo calati in quel cerchio di attenzione quasi palpabile, come generato da un compasso immaginario che potrebbe essere stato puntato tra la bottiglia e la saliera.

Non dura molto però: l’uomo ripassa, si arresta di nuovo, tra le mani regge una vaschetta di alluminio, di quelle impiegate dalle rosticcerie per porzionare le vivande, contenente del cibo caldo.
Con un sorriso triste ci dice: “Grazie” e senz’altro aggiungere se ne va.

Rimaniamo di nuovo soli, seduti davanti ai nostri piatti di porcellana, coi nostri tovaglioli di cotone in grembo.
Il clima è sempre piacevole e la compagnia anche.
Solo il cibo, ora, ha un sapore diverso…

 

LA RABBIA DEI PROF PERDENTI IL POSTO

LA RABBIA DEI PROF PERDENTI IL POSTO

 

di Alessandro GIULIANI (da La Tecnica della Scuola)

La rabbia dei prof perdenti posto: la Schiforma Renzi ci ha sbattuti negli ambiti a fare curriculum.
Cosa prova un prof docente di ruolo da trent’anni che perde la cattedra, scivola negli ambiti territoriali e deve produrre il curriculum al preside per essere accettato?

Sicuramente tanta rabbia. Lo testimoniano le lettere che periodicamente riceviamo dai nostri lettori, che nell’ultimo biennio hanno perso posto e sono incappati nella procedura introdotta dal comma 66 della Legge 107/2015.

Ecco l’ennesima testimonianza, di un prof docente quasi 60enne, nativo della Calabria, che insegna Storia dell’Arte a Roma.

Finire trasferito negli ambiti: ecco cosa può capitare ad un docente con trent’anni di servizio. Doversi sottoporre alla dimostrazione tramite curriculum ai presidi. Orribile…non lo auguro a nessuno”.

Il prof, collocato d’ufficio questa estate nell’Ambito territoriale 5 della capitale, se la prende con “ministri, deputati, senatori, sostenitori della Schiforma della scuola”.

Non l’ha presa bene: “Sono veramente disperato. Non so cosa fare. Perché il destino mi riserva questo dispiacere: sono un modesto insegnante che ha fatto il suo lavoro onestamente per 30 anni dopo aver studiato una vita e continua a farlo, aggiornandomi e dare il meglio”.

Poi il prof spiega il perché del suo malessere: “Provate a immaginare; dopo esserti laureato, aver acquisito l’abilitazione all’insegnamento, aver lavorato, veramente, a scuola per trent’anni, tredici di precariato, al Nord, al Sud, al Centro, aver autoprodotto libri di testo, didattiche controcorrente, successi formativi, ti dicono sei senza posto, sei trasferito nell’ambito e devi produrre un curriculum e competere con neolaureati e giovani docenti che non hanno mai insegnato in vita loro”.

Ma quello che più fa male è il pericolo, continua il docente, di finire “davanti a dirigenti che dovranno sceglierti o mandarti a casa, proponendoti dei progetti ‘fantasma’ o 18 ore di materia alternativa o 18 ore da tappabuchi”.

La conclusione, o meglio lo sfogo finale del prof, è contro chi ha introdotto la procedura degli ambiti territoriali e la chiamata diretta: “Tutto questo grazie a Renzi e alla buona scuola. Grazie a tutti quelli che lo condividono e lo lodano”.

 

fonte: http://m.tecnicadellascuola.it/item/32308-la-rabbia-dei-prof-perdenti-posto-la-schiforma-renzi-ci-ha-sbattuti-negli-ambiti-a-fare-curriculum.html

LA SETTIMANA CORTA: DA STUDENTE A FUNZIONARIO DI BANCA

LA SETTIMANA CORTA: DA STUDENTE A FUNZIONARIO DI BANCA


di Pietro GALANTE

Storico liceo classico milanese. Di gran carriera il dirigente scolastico ha un’interessante novità da proporre. Cinque giorni di lezioni e non più sei, per tutti.
Che bella cosa la settimana corta anche al liceo! Già il venerdì sera ci si sente in vacanza.
Cosa sarà mai un’ora in più ogni giorno?

Qualcuno nel collegio docenti fa notare che forse è troppo pretendere di spiegare a degli adolescenti fisica o greco alle 14.00 o alle 15, dopo che sono sui banchi dalle 8.00.
Quale sarà la loro attenzione e quale, dunque, la loro comprensione? Poi non tutti abitano vicino alla scuola; c’è chi ci mette più di un’ora a tornare a casa.

Oltretutto, non si capisce bene perché, pare che la redistribuzione del monte ore del vecchio e scomodo sabato non sarà omogenea: le cinque ore incriminate non saranno spalmate dal lunedì al venerdì, ma ci saranno alcuni giorni che rimarranno con il vecchio orario, mentre altri incrementeranno fino a sette, o anche otto ore di lezione.

Pian piano, si capisce che tutta questa architettura taglia, copia e incolla dipende – così dice il plenipotenziario dirigente – dalla necessità di ottimizzare il riscaldamento dell’istituto.

Esatto, avete letto bene. In barba a qualità della didattica e benessere psicofisico degli studenti (perché voglio vedere in che stato uscirano da scuola quei poveretti e come affronteranno il pomeriggio).

E quando si studierà? Quando si farà sport? Quando si andrà a ripetizioni?

Ma quante storie! C’è la settimana corta apposta, c’è persino il weekend libero apposta, così finalmente si può partire il venerdì sera!
E se uno non abita in zona 1, non ci mette un quarto d’ora da casa a scuola, non ha una casa vacanza, beh…cazzi suoi!
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