LICENZIAMENTI DISCIPLINARI, È SUCCESSO AD UN MAESTRO DISOBBEDIENTE

LICENZIAMENTI DISCIPLINARI, È SUCCESSO AD UN MAESTRO DISOBBEDIENTE

 

di Alessandro GIULIANI (da La Tecnica della Scuola)

I licenziamenti nella scuola sono casi rari: uno di questi riguarda il maestro Adriano Fontani, maestro senese licenziato dopo una serie di provvedimenti disciplinari.

Fontani, intervistato due anni fa dalla Tecnica della Scuola in qualità di presidente del Comitato nazionale contro il Mobbing-Bossing scolastico (CO.NA.M.BO.S), ha subìto nel corso della sua carriera un lungo elenco di sanzioni. L’ultima delle quali, la più pesante, gli ha fatto perdere il posto di lavoro, per decisione dell’Ufficio scolastico toscano.

Ora, in difesa del maestro contestatore, che non le mandava a dire e ha sempre rivendicato atti persecutori nei suoi confronti, si è venuto a schierare un comitato nazionale, formato soprattutto da colleghi di diverse città italiane.

Il comitato sostiene che quello che è accaduto a Fontani è “il più noto caso di persecuzione da parte della PA che si sia mai verificato nella scuola”.

L’insegnante, scrive l’Ansa, ha sempre fatto risalire l’inizio della vicenda alle pressioni di un gruppo di Testimoni di Geova dei quali faceva parte e dal quale è poi uscito. Da allora una serie di contestazioni che si sono succedute nel tempo fino al licenziamento e la sua vicenda è stata al centro anche di iniziative parlamentari.

Per il Comitato pro-Fontani, “l’insegnante è comprovatamente da sempre molto amato e rispettato per le sue doti umane e professionali, non solo dagli alunni e rispettive famiglie, ma perfino stavolta dalla dirigenza” della sua scuola e, “da tutti loro è stato difeso più volte nel corso di questi anni”, ma l’istituzione scolastica “non ha mai voluto considerare queste testimonianze mentre ha sempre usato contro di lui quelle delle sole 3-4 colleghe su 100, che di volta in volta han cercato e trovato a suo carico, sempre mosse solo da gelosie ed invidie, personali e professionali”.

L’insegnante, dicono ancora gli estensori del comunicato, “è stato licenziato con l’unica motivazione di aver esternato gli abusi che subiva e vedeva impuniti nella sua scuola“.

La lunga persecuzione a suo carico in corso dal 2004 ed il licenziamento in tronco con cui ora essa è culminata, vogliono essere a nostro avviso solo un monito esemplare, un atto di intimidazione per tutti coloro che non accettano i soprusi e le ingiustizie di un’istituzione feudale“, conclude il Comitato.

 

fonte: http://m.tecnicadellascuola.it/item/32311-maestro-contestatore-licenziato-diversi-colleghi-lo-difendono-tradito-dalla-scuola.html

AUTOBUS PER TORNARE UMANI. E PENSANTI

AUTOBUS PER TORNARE UMANI. E PENSANTI

 

di Mario FERRAGUTI

Stavo leggendo il giornale il primo giorno, di questo autista dell’autobus picchiato così, senza motivo, e mi veniva la rabbia, saliva dallo stomaco fino a toccare la testa; ma quella rabbia istintiva e un po’ da vendetta di chi pensa: “no, non è possibile, non è davvero più possibile; tu sei tranquillo che fai il tuo mestiere, oppure sei lì che cammini per strada e tutto a un tratto arriva qualcuno, qualcuno che magari dovrebbe anche comportarsi da ospite ben educato e all’improvviso ti picchia.”

Leggevo e pensavo che no, così non si fa, sarebbe potuto benissimo succedere a me, a uno dei miei figli.
E poi sono uscito e ho visto un immigrato e ho pensato: “Eccolo, magari è proprio lui quello che ha picchiato; che poi sembrano un po’ tutti uguali, su quelle biciclette lì a girovagare o a stare lì a telefonare sempre; magari hanno ragione quelli altri là a dire che son tutti spacciatori, tutti abusivi a vivere dentro gli alberghi alle nostre spalle e invece di ringraziarci cosa fanno? Ci picchiano.

Però mi sono trattenuto perché io, in fondo, a queste cose non ci credo, io non le ho mai pensate, sfiorate; credo sia stata la rabbia per la notizia che ho letto sul giornale, lei mi ha portato a questo, a non essere più lucido, capace di pensare.

Poi, il secondo giorno, ho aperto internet e ho letto tutta un’altra storia, tanto diversa che pensavo non fosse nemmeno la stessa; di questo autista dell’autobus che prima di essere malmenato aveva quasi investito una persona, l’aveva fatto apposta, e mentre lo faceva lui rideva, come se avesse deciso di poter essere lui a dare vita e morte alle persone, un piccolo onnipotente dio arrogante seduto su un trono fatto a sedile d’autobus.

E mi è tornata la rabbia, però dall’altra parte: “Allora se l’è proprio cercata, anzi gli è andata bene; fosse successo a me, che metti uno sull’autobus prova a investir mia figlia e intanto ride, be’ io salgo e vedi cosa gli succede.

Così, intanto che pensavo, è passato un autobus e mi è venuto in mente che in effetti questi guidatori d’autobus son prepotenti, che quante volte mi hanno stretto in macchina o, ancora peggio, mi hanno schivato in bicicletta e sono ripartiti proprio mentre li stavo superando con quella arroganza lì, di chi guida qualcosa di grosso e pericoloso.

Mi sono rovinato la giornata a pensare a queste cose e sì che prima, quando andavo a scuola, io agli autisti degli autobus mi mettevo vicino per riuscire a guardare da quel vetro gigante e sentire quanto fosse bello e nello stesso tempo così difficile da guidare per tutti quelli che si buttano sotto, si fermano all’improvviso o attraversano senza nemmeno un segno, un’intenzione.

Credo sia stata la rabbia per quello che avevo letto su internet a portarmi a pensare male di loro, degli autisti degli autobus, a generalizzare e non essere più capace di vedere le singole persone.

E mentre ero lì a pensare che forse allora sono i giornalisti a dover stare attenti, che quello che scrivono è capace di tirare fuori dalla gabbia questa bestia cattiva e senza testa che è la rabbia, sempre così maledettamente incline a creare degli eserciti, delle categorie dalle facce uguali, mentre ero lì a sentire la stessa aria pesante, quell’aria che c’è anche per i lupi di cercare a tutti i costi un incidente per poter dire finalmente: “ecco, vedete, noi lo dicevamo che son pericolosi e attaccano i guidatori degli autobus così come i lupi fanno con gli escursionisti” mi rimbalzavano intanto nelle orecchie le stesse cose per i lupi come per gli immigrati: “non siamo più padroni a casa nostra, ce ne sono troppi, ci limitano, sono pericolosi, spacciano, sbranano, non son dei nostri, sono diversi“…ho visto passare un autobus guidato da un uomo di colore che sorrideva.

 

(grazie a Gius Maggi per la proposta e per la foto che è di sua proprietà)

ENI & REGENI, PERCHÈ NON CI SARÀ MAI VERITÀ PER GIULIO

ENI & REGENI, PERCHÈ NON CI SARÀ MAI VERITÀ PER GIULIO

 

di Claudio KHALED SER

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano, in audizione alla Camera, ha detto senza mezzi termini qual è il motivo alla base delle difficili indagini sul caso Regeni: la partnership «ineludibile» tra Italia ed Egitto, troppo stretta e consistente (4,6 miliardi di euro di interscambi nel 2016) per fare la voce grossa e mettere a repentaglio un così imponente giro di affari.

Il 14 settembre, oltre un anno e mezzo dopo la morte del ricercatore italiano, l’ambasciatore Giampaolo Cantini tornerà al Cairo per curare «l’intero spettro dei rapporti con l’Egitto».
Più il tempo passa, più le relazioni col Paese del Maghreb tornano alla normalità.
E in Italia non manca chi accoglierà con sollievo il ritorno al business as usual con quello che è un cruciale sbocco dell’economia nazionale e mercato energetico.

“Vogliamo la verità su Regeni” ma…
Scoperto dall’Eni nel 2015, poco prima del rapimento di Regeni, davanti alle coste dell’Egitto, il giacimento Zhor presenta un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (5,5 miliardi di barili di olio equivalente) e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati (la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel mar Mediterraneo).
L’investimento complessivo della compagnia italiana sfiora i 6 miliardi di euro e può offrire un contributo fondamentale nel soddisfare la domanda egiziana di gas naturale per decenni.

“Vogliamo la verità su Regeni” ma…
L’ENI, Ente italiano per gli idrocarburi, inoltre, estrae gas dal giacimento di Nooros, nel delta del Nilo, e petrolio nel deserto occidentale. Un affare irrinunciabile per il Cane a sei zampe (spesso considerato il vero ministero degli Esteri italiano), in Egitto dal 1954 e con l’intenzione di puntare molto sull’area per accrescere il proprio peso.

“Vogliamo la verità su Regeni” ma…
Gli scambi commerciali tra Italia ed Egitto ammontano a circa 4,5 miliardi di euro: l’export nostrano vale più di 3 miliardi di euro. Roma, per il Cairo, è il terzo partner commerciale, il primo in Europa. Sono 130 le imprese italiane che operano nel Paese in diversi settori, dagli idrocarburi al tessile, dall’edilizia all’energia, passando dalla meccanica e dal settore bancario.
Tra i big figurano Pirelli, Eni, Saipem, Edison, Ansaldo Energia, Breda, Italcementi, Cementir, Danieli, Trevi, Tecnimont, Iveco, Technit, Carlo Gavazzi.

Tra i grandi affari degli ultimi anni, si ricordano in particolare l’acquisizione nel 2001 da parte di Italcementi del 25% di SuezCement (quota salita al 40% nel 2005) e l’incorporamento nel 2006 da parte di SanPaolo Imi della Bank of Alexandria per 1,6 miliardi di dollari. Il totale delle gare d’appalto per diversi progetti è stimato intorno i 2,5 miliardi di euro. L’interscambio è in continuo aumento, così come la popolazione egiziana (attualmente oltre 90 milioni), che rappresenta un potenziale mercato enorme per l’Italia.

“Vogliamo la verità su Regeni” ma…
Le esportazioni italiane di armamenti nel 2016 hanno raggiunto 14,6 miliardi di euro, con un aumento dell’85,7% rispetto ai 7,9 miliardi del 2015. Per uno dei mercati in cui la Penisola va più forte, la vendita di armi, l’Egitto è un ottimo acquirente.
Secondo quanto comunica l’Istat, recentemente, il Paese guidato dal regime di Abd al Fattah Al Sisi ha ricevuto dall’Italia 2.450 kg di armi e munizioni, per un valore totale di oltre 1 milione di euro. Stando a Rete Disarmo, il Cairo ha stipulato contratti con l’Italia per l’acquisto di armi leggere per un totale di 5.634.409 euro.

A ciò si aggiunge il finanziamento italiano alle missioni militari per il 2017, tra cui anche quella in Egitto per un costo pari a 3,9 milioni e 75 soldati impegnati.
ll business delle esportazioni di armi è proseguito nonostante diverse risoluzioni europee abbiano esortato la sospensione delle forniture di attrezzature che “potrebbero essere usate a fini di repressione interna” anche verso l’Egitto.

“Vogliamo la verità su Regeni” ma, se non potete dirla, non c’é problema, ci accontentiamo di una barzelletta sulla Giustizia egiziana e la loro ricerca della “verità a tutti i costi”

Beh proprio a tutti i costi, si fa per dire.

GIUSEPPE DI VITTORIO: LA DIGNITÀ POLITICA, LA MILITANZA E L’ONESTÀ

GIUSEPPE DI VITTORIO: LA DIGNITÀ POLITICA, LA MILITANZA E L’ONESTÀ

Giuseppe Di Vittorio: ritrovato un manoscritto inedito di la lettera in cui si dice costretto, a difesa della sua dignità politica, a rifiutare un omaggio natalizio inviatogli dal conte Giuseppe Pavoncelli.

Il documento è stato inviato dal Conte Stefano Pavoncelli al responsabile del Progetto Casa Di Vittorio, Giovanni Rinaldi. L’occasione è scaturita nell’ambito della visita fatta nell’azienda Santo Stefano (come sopralluogo per individuare possibili location) insieme allo scenografo Luciano Ricceri, che cura le ambientazioni della fiction su Di Vittorio, e a Flavio Tallone, direttore di produzione.

dal sito Casa Di Vittorio

 

Cerignola, li 24 Dicembre 1920

Egregio Sig. Preziuso.
In mia assenza, la mia signora ha ricevuto quel po’ di ben di Dio che mi ha mandato.
Io apprezzo al sommo grado la gentilezza del pensiero del suo Principale ed il nobile sentimento di disinteressata e superiore cortesia cui si è certamente ispirato.

Ma io sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perché – in gran parte – è fatta di esagerazioni e di insinuazioni, specialmente in un ambiente – come il nostro – ghiotto di pettegolezzi più o meno piccanti.

Io, Lei ed il Principale, siamo convinti della nostra personale onestà ma per la mia situazione politica non basta l’intima coscienza della propria onestà.
E’ necessaria – e Lei lo intende – anche l’onestà esteriore.
Se sul nulla si sono ricamati pettegolezzi repugnanti ad ogni coscienza di galantuomo, su d’una cortesia – sia pure nobilissima come quella in parola – si ricamerebbe chi sa che cosa.

Si che, io, a preventiva tutela della mia dignità politica e del buon nome di Giuseppe Pavoncelli, che stimo moltissimo come galantuomo, come studioso e come laborioso, sono costretto a non accettare il regalo, il cui solo pensiero mi è di pieno gradimento.
Vorrei spiegarmi più lungamente per dimostrarle e convincerla che la mia non è, non vuol essere superbia, ma credo di essere stato già chiaro. Il resto s’intuisce.
Perciò La prego di mandare qualcuno, possibilmente la stessa persona, a ritirare gli oggetti portati.

Ringrazio di cuore Lei ed il Principale e distintamente per gli auguri alla mia Signora.

 

Fonte: Casa Di Vittorio

I MEDICI CHE CURANO LE FERITE INVISIBILI DELLA TORTURA

I MEDICI CHE CURANO LE FERITE INVISIBILI DELLA TORTURA

di Annalisa CAMILLI per Internazionale

La prima cosa che fa quando si trova davanti un paziente che è stato torturato è cercare di capire il progetto che aveva in mente il suo torturatore. Lilian Pizzi, psicoterapeuta, ha una voce decisa mentre con un leggero accento toscano descrive le tecniche usate dall’équipe composta da medici, psicologi, fisioterapisti, operatori legali e assistenti sociali che dall’aprile del 2016 a Roma si occupa di curare decine di persone che hanno subìto violenze, abusi e tortura nelle carceri di mezzo mondo.

La stanza dove incontra i pazienti è semivuota: un tavolo bianco con due sedie grigie, un mobiletto che serve da schedario e, dietro al tavolo, una finestra che affaccia su una strada trafficata. Una luce fioca e qualche rumore di clacson filtrano attraverso una grata.

“La tortura ha lo scopo di mettere a tacere persone che sono considerate scomode in un determinato sistema di potere e in un certo contesto storico”, spiega Pizzi, che ha una lunga esperienza alle spalle. “Per questo bisogna chiedersi sempre a che serve la violenza, perché è stata praticata, perché lo stato l’ha tollerata o perché addirittura l’ha usata”.

I gruppi di potere hanno sempre usato la tortura per imprimere nel corpo della vittima il loro messaggio

 

Questo è un reportage che consigliamo a tutti di leggere.
Parla di una barbarie infinita, qualcosa che non è mai cessato per tutta la durata della storia dell’umanità.

È la tortura.
Un sistema che mira a destrutturare l’individuo, ad annientarne la volontà, a pentirsi di essere al mondo, a rinnegare se stesso.
Un sistema che lascia ferite che non si chiuderanno mai.

È un articolo che merita la lettura perchè ci racconta il dramma degli immigrati, dei profughi, dei rifugiati e aiuta a comprendere chi sono le persone che arrivano da noi, in molti casi, e cosa devono subire.

Giusto per comprendere che nessuno lascia volontariamente la sua terra, la sua casa, i suoi affetti, se le ragioni non sono così forti da costringerlo a tentare anche a costo del rischio di venire abusato e torturato, anche a costo di morire.

L’equipe di Medici contro la Tortura, di Roma, qui racconta il proprio lavoro e racconta cos’è veramente la tortura per un essere umano.

Per ragioni di copyright del sito di Internazionale, non ci è possibile riportarlo integralmente ma potete leggerlo a questo link: I MEDICI CHE CURANO LE FERITE INVISIBILI DELLA TORTURA.

 

 

 

Dimensione carattere
Colors