LA RIFLESSIONE DI UN PRESIDE SUI LICEI BREVI

LA RIFLESSIONE DI UN PRESIDE SUI LICEI BREVI

di Raimondo Rosario GIUNTA

Da preside mai e poi mai chiederei la sperimentazione dei licei brevi; trovo tante cose brutte dentro questa proposta, che peraltro non riguarda tutti gli indirizzi delle secondarie, ma guarda caso quelle scuole in cui vanno molti pargoli, i cui genitori pensano di saperne di più degli insegnanti, che non vedono l’ora che termini la scuola per mandare i figli all’estero, che non stimano la scuola nel suo complesso e come mondo. Parola d’ordine: meno ci si sta e meglio è.

Mi sembra un cedimento ai gusti, alle pretese e ai giudizi di gente che per censo, possibilità e risorse potrebbe fare a meno di mandare i figli a scuola. Saprebbero come istruirli e sistemarli… Una versione penosa di condiscendenza sociale.

Chi conosce la scuola sa che va riqualificata, riassettata, stabilizzata, rasserenata, sostenuta e sa che gli alunni, tutti, hanno bisogno di tempi lunghi e non di didattiche brevi per maturare sul piano umano e intellettuale.

Questa storia dei quattro anni delle superiori o quella dell’età di uscita dalla scuola, di un anno in più rispetto alle scuole europee, è una miserabile scusa per ridurre le spese sull’istruzione. Insensata, anche perchè è più che nota l’ampiezza della disoccupazione giovanile e perchè noto dovrebbe essere che queste generazioni in pensione ci andranno a 70 anni.

E allora, cui prodest?

Dimensione carattere
Colors