GOVERNO, BANCHE, SCUOLA E IL MANCATO TALLONE DI ACHILLE

GOVERNO, BANCHE, SCUOLA E IL MANCATO TALLONE DI ACHILLE

 

Questo testo è del gennaio 2016 ma merita la lettura per l’analisi veritiera che fa sulle condizioni della scuola in merito alle azioni da compiersi e alle aspettative che ne conseguono.

Perchè è attuale nelle domande che pone e ci pone.

di Alexandra DMITRENKO

Vogliamo parlare chiaro? A nessuno nel paese importa di noi, della scuola, della legge 107, e ci hanno completamente dimenticati.

Il governo ha commesso però un grave ERRORE POLITICO: nel suo menefreghismo e la sua megalomania ha rovinato decine di migliaia di persone per salvare le banche degli amici e del padre della Boschi.

Questo potrebbe essere il TALLONE di ACHILLE del dittatorello, perché la gente NON dimentica e non dimenticherà chi l’ha rovinata. E questo malcontento grave NON si placherà.

La prova? I diversi tentativi delle ultime settimane per distogliere l’attenzione e insabbiare la faccenda, mostrano che è in ovvie difficoltà:

1. L’idiozia come la Leopolda in stile vecchio Congresso del Partito sovietico
2. L’abbaiare come un chihuahua contro un cane San Bernardo del Cazzaro contro la Merkel, per camuffare lo scandalo delle banche e della (presunta? mica tanto) amante Boschi.
3. Varie dichiarazioni maldestre sulla colpa da attribuire all’UE: è colpa dell’ Europa, ovviamente, se il governo italiano ha fatto il decreto in tempi rapidissimi per salvare le banche in bancarotta (sembra fraudolenta).
4. Tante promesse fasulle che la gente verrà risarcita (in parte). Se lo fanno per alcuni escludendo altri, sarà ancora peggio.
5. Il dispiegamento della propaganda a tutti i livelli (ahaha, vogliono persino mandare la Mummia del Faraone a fare proselitismo a Palermo, capeggiato dalla CGIL!)

Mi direte, ma che c’entriamo noi? C’entriamo, eccome.
Rimangono due anni prima delle elezioni nel 2018, ma il governo pianifica per quest’anno l’instaurazione della più grande infamia, cioè gli Ambiti territoriali, ovvero la consacrazione dell’asservimento totale dei docenti. Inutile tornare sui dettagli.

Inoltre parla delle assunzioni TRIENNALI degli insegnanti. Ma dato che la matematica non è una opinione, 2016 + 3 = ci porta al 2019!!
Che ottimismo, sono veramente convinti di esserci ancora?

Come converrebbe quindi procedere?
Per esempio su due livelli:

1. Inutile appellarsi a TUTTI i docenti, molti sono collaborazionisti e hanno avvallato la 107 facendo la domanda, molti lo sono per natura e per convenienza, qualcuno farà anche il concorso fasullo che produrrà nuovi schiavi. Una parte degli irriducibili però rimane e conviene individuarla bene. Certamente bisogna sabotare e ritardare il più possibile i tentativi di instaurare gli ambiti, boicottando il concorso e negando la collaborazione.

2. Allearsi con le forze scontente nel paese, inutile pensare che quegli irriducibili docenti siano sufficienti da soli: la gente truffata, i pensionati truffati, gli operai che hanno già subito le delizie del Job Act, gli Universitari sotto attacco, la Sanità, ecc..

Fomentare lo scontento tra la gente è sicuramente una misura essenziale.
Sarebbe imperativo fare delle manifestazioni oceaniche, ma conoscendo l’Italia e la scuola, è fantascienza.

Chiedere lo sciopero ad oltranza a scuola, delle occupazioni vere nel paese, sarebbe indispensabile ma pura utopia.
Fare delle azioncine alla Fantozzi che ci piacciono tanto e ci danno la soddisfazione fasulla di fare qualcosa, è inefficace e inutile, come volevasi dimostrare in estate. Certo, va mostrato il nostro scontento, ma non ci illudiamo che diano dei risultati.

Dobbiamo preparare le forze da mettere in atto DOPO, con alcune forze politiche, questo sarebbe imperativo.

Non possiamo sapere quando arriverà il DOPO. Renzie e la sua cricca sono stati messi là dai loro mandanti, la TREELLE (le lobby della Confindustria) per realizzare la privatizzazione del paese. In parte lo hanno fatto e saranno tenuti lì finché serviranno.
Ma non sono insostituibili, perché non devono far perdere troppi consensi. Se la TREELLE deciderà che diventano dannosi (lo vedremo alle elezioni di quest’anno), potrebbe sostituirli con altre marionette per evitare di perdere il potere.

Potrebbe essere questo il momento del DOPO. Comunque, il nostro scopo dovrebbe essere quello di essere pronti per esigere le elezioni anticipate. E se no, almeno per essere pronti per le elezioni del 2018.
Se no, ci terremo la schiforma minimo due anni ancora.
O forse in eterno?

 

 

NoG20 Hamburg: LETTERA DI ALESSANDRO DAL CARCERE DI BILLWERDER

NoG20 Hamburg: LETTERA DI ALESSANDRO DAL CARCERE DI BILLWERDER

Da più di un mese i sei italiani, si trovano nelle carceri di Amburgo. Uno di loro, Alessandro, in risposta alle decine, alle lettere e cartoline di supporto e solidarietà ricevute, ha inviato una lettera dal carcere di Billwerder

Car* Compagn*,
Oggi ho chiuso la quarta stanghetta (IIII). Sono infatti passati già 20 giorni da quando sono stato vigliaccamente e brutalmente preso e atterrato alle spalle da una delle unità speciali tedesche della Polizei ad Amburgo. Una volta fermato, hanno iniziato subito a frapporsi tra i tanti solidali che si avvicinavano per strada e a disturbare la comunicazione con chi si affacciava dai balconi, mentre iniziavano a perquisirmi gettando tutto per terra, dispiaciuti di non aver trovato niente se non un classico k-way quechua, per altro appeso esternamente allo zaino. Innervosito, un energumeno di due metri è arrivato persino a recuperare una bottiglia ed un casco, pur di provare ad estorcermi una confessione davanti alla telecamera.

Da lì è iniziato il valzer delle camionette, la prima perquisizione corporale in una caserma e poi il GeSa, prigione speciale costruita appositamente per il G20 e costata 5 milioni. Si trattava di un vecchio magazzino con all’esterno diversi container e all’interno di questi, unicamente illuminati con la luce artificiale dei neon, un innumerevole numero di celle prefabbricate.

Entrato lì, sono stato prima denudato totalmente, hanno controllato anche le cuciture delle mutande e mi hanno tolto orologio e felpa, in nome della mia sicurezza; poi è arrivato il turno dell’alcool test; infine mi hanno fotografato e due poliziotti mi hanno condotto in cella, prendendomi a destra e a sinistra e piegandomi le braccia dietro la schiena (modalità di accompagnamento che poi hanno utilizzato per ogni spostamento).

Prima di chiudermi in cella, mi hanno anche tolto scarpe e occhiali da vista, sempre in nome della mia sicurezza. La cella era buia, insonorizzata, addobbata con una strettissima panca di legno e un bottone per le necessità. Non mi è stato concesso di chiamare un avvocato fino alle 4.30 circa del mattino, avvocato che ho visto molte ore dopo.

Diversi gli abusi e la pressione psicologica esercitata in quel posto. Alcuni di noi sono stati chiamati in udienza dal giudice senza nemmeno che gli venisse concessa la presenza di un avvocato. Presenza che, loro malgrado, si è rivelata inutile dinnanzi a giudici, il cui unico interesse era sentire se ammettevi o no il tuo reato. Dopo molte altre ore al GeSa hanno iniziato i trasferimenti in carcere.

Prima sosta Billwerder. Ci sono rimasto 2/3 ore prima di essere rimpacchettato e trasferito ad un altro carcere, un carcere minorile chiuso ed aperto solo per una decina di noi. Stanze singole, un’ora d’aria e socializzazione al giorno, il resto delle 23 ore chiusi dentro (per concederci di più, il “capo” doveva prima accertarsi che ce lo meritassimo).

Ci hanno permesso di chiamare l’avvocato dopo ben quattro giorni e dopo continue richieste.

Avendo iniziato a liberare i compagni tedeschi, dopo sei giorni ci hanno riportati tutti a Billwerder, dove ho trovato Orazio (ero venuto a conoscenza del suo arresto uno/due giorni prima) e conosciuto gli altri compagni italiani e non. Anche qui, dopo la prima notte in un’ala ci hanno trasferiti in un’altra il giorno dopo, dove siamo stabili da una decina di giorni.

Durante questa permanenza, tutti a giro, abbiamo presenziato al siparietto messo in scena per il riesame. A giudicarci, dei giovani giudici, uomini e donne, bramosi di far carriera sulle nostre spalle.

Ci hanno confermato, ad uno ad uno (gli internazionali), la permanenza in carcere. A testa china, per non incrociare i nostri sguardi, leggevano verdetti già scritti in perfetto accordo con i PM.

Nel mio caso, nello specifico, non sono nemmeno stati letti i motivi per cui veniva rifiutato il ricorso, essendo il mio caso uguale al precedente. E dire che in tempi “normali” al reato che ci viene contestato ai più, ovvero il lancio di una o più bottiglie, corrisponde una sanzione pecuniaria.

Ma certi che avremmo raccolto la provocazione di un summit organizzato in via del tutto provocatoria ad Amburgo (dopo che la città si era già rifiutata con un referendum di ospitare le olimpiadi), a ridosso di quartieri sempre resistenti e insopprimibili (ST. Pauli, Altona, Sternschanze), le autorità tedesche si sono premurate di irrigidire le pene.

La pessima gestione “dell’ordine pubblico” tenuta da Dudde (capo della polizia di Amburgo) e i suoi sgherri nei giorni precedenti al summit, quando sono stati attaccati e manganellati degli attivisti che pernottavano in una decina di tende in campo tra l’altro autorizzato, doveva già lasciare intendere qualcosa circa quello che sarebbe accaduto nei giorni del summit. In ogni caso, quell’attacco ingiustificato non ha sortito l’effetto desiderato, non ha spaventato nessuno.

Ed ecco che arrivati al giorno 6 luglio, giornata in cui la stampa tedesca preannunciava da giorni, mesi, l’arrivo del “più grande blocco nero della storia”, ad Amburgo è esplosa la rivolta. In molti eravamo presenti quando la manovalanza di Dudde, dopo aver ricevuto i suoi nervosi e urlati ordini dall’altoparlante, ha attaccato con manganellate, idranti e spray urticanti un corteo non ancora partito. Forse davvero pensavano, si illudevano, che i 15.000 uomini impiegati sarebbero riusciti a mantenere l’ordine delle strade di Amburgo.

Ciò che invece è realmente accaduto l’avete visto tutti. La violenza praticata dalla polizei tedesca non ha fatto altro che rimuovere la linguetta a quella granata a frammentazione pronta ad esplodere. E come tante schegge schizzate ovunque, diversi focolai di rivolta si sono accesi un po’ ovunque.

Le continue invasioni della zona rossa hanno ridotto le aree protette e attaccato gli hotel che avrebbero dovuto ospitare i potenti, costretti a spostare con gli elicotteri e con la metropolitana le loro delegazioni mentre nel resto della città di Amburgo regnava l’inferno. Ad ogni tentativo di esacerbare la situazione, la rabbia collettiva si è ritorta contro.

Alla clamorosa sconfitta subita è inutile dirvi che la polizei ha risposto attivando i più infami mezzi di repressione: fermi di massa, ingenti posto di blocco in tutte le città tedesche e detenzioni ingiustificate. Ad oggi i dati parlano di circa 35 compagni in galera e una cinquantina di denunce per abuso di potere per gli uomini di Dudde.

Aver partecipato al G20 di Amburgo sarà per noi un’esperienza che ci porteremo dietro a lungo, non tanto per la detenzione, che non ha neppure intaccato minimamente i nostri ideali, quanto per la gioia di aver rovinato la festa ai potenti del mondo, che dietro i baluardi dello “sviluppo” e della democrazia, continuano a uccidere e imprigionare quanti si oppongono alle loro politiche, continuano a decidere sulla vita dei nostri fratelli e sorelle migranti.

Convinti di essere nel giusto e con il vostro sostegno terremo duro fino alla fine. In molti detenuti, in questi giorni, ci hanno fermato e chiesto se fossimo qui per il G20, rispondendoci poi con sorrisi e strette di mano. D’altronde, cos’è un ladro per necessità se non una vittima dell’andamento dei cicli del capitale? E a cosa servono le galere se non a difendere i ricchi?

Complici e solidali con gli altri compagni nelle galere del mondo e vicini a quanti danno la vita giornalmente, mossi dagli stessi ideali.

Con l’augurio di riabbracciarvi tutt* presto.
A pugno chiuso,
Ale

22 luglio 2017

Ps. A molti dei professori ed estimatori dell’Unione Europea vorrei chiedere a cosa serve la supremazia del diritto europeo su quello degli stati e a cosa serve esserne cittadini se poi ne hai in cambio disparità di trattamenti, se creano problemi per le visite in carcere ai tuoi amici quando come documento presentano “solo” la carta d’identità e la patente e gli viene chiesto il passaporto. Noi la nostra risposta ce la siamo già data da tempo.

Ricordiamo qui il crowdfunding per sostenere gli arrestati. e la campagna “scrivimi”

 

fonte: Osservatorio Repressione

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