SOVRANITÀ AL POPOLO ITALIANO

SOVRANITÀ AL POPOLO ITALIANO


di Giovanni NUSCIS

Non c’è mafia, lobby, consorteria che non pratichi una lezioncina elementare proprio grazie alla strutturazione neoliberista che il nostro paese, come gli altri, si è data: che l’arricchimento, la vampirizzazione delle risorse pubbliche non può che avvenire col pretesto della tutela dei diritti, dell’erogazione di un servizio pubblico, dell’esercizio di un compito istituzionale.

La tutela della salute, la creazione di infrastrutture, la difesa della nazione, l’approvvigionamento di beni strumentali e, da ultimo, l’accoglienza dei migranti sono, attraverso il sistema degli appalti e dell’esternalizzazione dei servizi pubblici, gli ambiti della corruzione e le cause dell’impoverimento più scandaloso.

Ribaltare completamente questo sistema, restituendo le immense risorse sottratte ai cittadini, è condizione imprescindibile per la ricostruzione di questo paese, per restituire alle persone dignità, benessere, giustizia sociale, gioia e slancio per reinventare il mondo intorno.

DE BREVITATE LYCAEI. IL LICEO BREVE E L’ELOGIO DELLA LENTEZZA

DE BREVITATE LYCAEI. IL LICEO BREVE E L’ELOGIO DELLA LENTEZZA

di Cinzia D’ERAMO

Liceo breve. Ci rifletto e mi chiedo:
da quando la brevità è un valore?

Vogliono creare un liceo in cui si va spediti, a passi forzati, sparati alla meta? Un liceo in cui il programma è zippato e compresso? Ci metteranno all’interno direttamente un McDonald’s così i ragazzi non perderanno tempo per l’alternanza scuola/lavoro? La ricreazione durerà 5 minuti e tutto il resto del giorno occorrerà correre? Li vogliono abituare a non pensare così diventeranno perfetti dipendenti, acritici, proni e ossequiosi futuri lavoratori? Vogliono macchine non persone i cui obiettivi sono e saranno efficienza e produttività? Vogliono distruggere gli anni belli dei nostri ragazzi, quelli di studio, amori, amici, feste, letture, crescita e maturità?

«La calma nell’azione. Come una cascata diventa nella caduta più lenta e sospesa, così il grande uomo d’azione suole agire con più calma di quanto il suo impetuoso desiderio facesse prevedere prima dell’azione.» diceva Fredrich Nietzsche in “Umano, troppo umano”.

Paul Valery, fedele ammiratore dell’agile levigatezza della danza, teme la frenesia concatenata alla perdita di sensibilità del moto senza tregua.
Lo spazio libero e il tempo libero sono soltanto dei ricordi…(…) Stiamo perdendo quella pace essenziale della profondità dell’essere, quell’assenza senza prezzo durante la quale gli elementi più delicati della vita si ravvivano e si esaltano, durante la quale l’essere, in un certo qual modo, si lava dal passato e dal futuro, dalla coscienza presente, dagli obblighi interrotti e dalle attese latenti… Non più preoccupazioni, non più domani, non più pressioni internet; ma una specie di riposo nell’assenza, una benefica vacanza che riporta il pensiero alla propria libertà” (da La crisi del pensiero e altri saggi «quasi politici»).

Ne “L’elogio della lentezza” Lamberto Maffei, medico e scienziato italiano, già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR, che è stato presidente dell’Accademia dei Lincei scrive:
«Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi, a differenza del cervello che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione». E aggiunge: «La netta prevalenza del pensiero rapido, a partire da quello che esprimiamo attraverso l’uso degli strumenti digitali, può comportare soluzioni sbagliate, danni all’educazione e perfino al vivere civile».

Riportando i risultati di ricerche recenti, nel libro si evidenzia come, in un mondo che cambia vorticosamente, il nostro cervello geneticamente sia programmato per costruirsi, invecchiare e morire lentamente. Il nostro cervello naturale può fare da argine alle macchine artificiali, al vivere di corsa, ai meccanismi stritolanti e spersonalizzanti imposti dalla cultura economica contemporanea.

Da mamma e da docente sono fermamente contraria a questa follia del liceo breve. Ai miei figli, ai miei alunni voglio trasmettere l’amore per la poesia,
il valore della lettura solitaria. Vorrei insegnare ad essere e non apparire, a gustare un cibo riconoscendone profumi e sapori, a centellinare un vino pregiato, a cucinare ascoltando la musica, a guardare il mare, a immergersi in luoghi e culture diverse, a restare stupiti davanti all’alba, a un quadro, a un dono ricevuto.
Vorrei insegnare loro a vivere il presente, a contemplare la bellezza, a godersi un abbraccio.
A innamorarsi, a praticare uno sport, a suonare cantare ascoltare la musica.
A vivere anziché esistere.

Tutto ciò che è squisito matura lentamente.
(Arthur Schopenhauer)

SALDI DI FINE SCUOLA

SALDI DI FINE SCUOLA

di Antonella CURRÒ

Che ormai la cultura sia in saldo a prezzi di realizzo è sotto gli occhi di tutti e trovo superfluo spendervi altre parole…

Quello che questa volta vorrei è che studenti e famiglie fossero al nostro fianco nella difesa della loro Scuola, del loro cervello, del loro futuro.

Vorrei che nessuna scuola presentasse progetti di autodistruzione e nessuna famiglia iscrivesse i propri figli nelle sezioni in offerta speciale.

Vorrei che nessuno pensasse che diventare disoccupati un anno prima possa essere un vantaggio come non lo sarà essere farciti di un condensato di nozioni come oche all’ingrasso…il cervello di un ragazzo ha bisogno dei suoi tempi per assimilare rielaborare e maturare conoscenze e un docente non può essere ridotto a ingozzatore di polli da spennare!

Vorrei tanto che la gente si fermasse un attimo a riflettere e chiedersi quale può essere il vantaggio di finire la scuola un anno prima in un paese che abbandona i suoi figli in un limbo di nulla fino a età matura o li costringe a cercare altrove ciò che dovrebbe garantire.

Vorrei che si capisse che è l’ennesimo criminale taglio alle risorse umane e intellettuali di un Paese che si vuole acritico e asservito.

Vorrei che fra gli ombrelloni si sollevasse un moto di sdegno e un corale consapevole liberatorio BASTA!
Vorrei…

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