2 AGOSTO 1980: LE IMMAGINI DELLO STRAZIO

2 AGOSTO 1980: LE IMMAGINI DELLO STRAZIO

Devastazione strage Bologna

Le prime immagini della strage di Bologna che fecero gridare di orrore tutta l’Italia. Un’Italia che stava andando in vacanza, e vide arrivare l’inverno più nero.

Una cappa nera che ci ha condotto verso il dominio neoliberista che inizio dieci anni dopo.

ENTRO L’ 86 CHIUDEREMO LE NOSTRE INCHIESTE SULLE GRANDI STRAGI

ENTRO L’ 86 CHIUDEREMO LE NOSTRE INCHIESTE SULLE GRANDI STRAGI

di Sandra BONSANTI

Ieri si sono trovati tutti insieme, per confrontare i risultati del loro lavoro: i magistrati di Brescia (strage di piazza della Loggia, 1974), di Bologna (strage della stazione, 1980), di Firenze (attentati ‘ 74-75 e strage di Natale, 1984), di Napoli (strage di Natale).

Un vertice preparato in silenzio, così come in silenzio si sono incontrati altre volte nel corso di questi ultimi mesi, da quando è stato deciso che solo indagando insieme sarebbe stato possibile imboccare la via giusta. Un incontro che dura anche oggi, e del quale sono protagonisti, questa volta, i giudici venuti da Bologna.

Le cose da dirsi sono tante.

Dispersi nelle carceri di mezza Italia, quei giovani che furono il braccio armato del vertice del complotto, continuano a offrire spiegazioni, a raccontare le loro storie.

Il quadro che si va delineando acquista contorni sempre più nitidi. Alcuni magistrati promettono: “Entro l’ ’86 riusciremo a chiudere”.

Mancano però le confessioni dei grandi capi, dei leader che tenevano i contatti con Gelli e coi servizi segreti deviati, e potrebbero ritardare ancora.

Quello che si sa di loro è stato fatto mettere a verbale dai molti gregari che si sono pentiti. Poi le confessioni sono state affidate a un computer, attraverso il quale sono stati elaborati anche i dati delle molte inchieste e dei processi legati all’ eversione nera.

I risultati a cui sono arrivati i magistrati di Bologna nascono anche da questo esame tecnico degli anni del terrore. Vediamo dunque quali sono i vari filoni di indagine dei magistrati che si occupano delle stragi “nere” e come e in qual misura essi indicano una strategia unitaria sia dal punto di vista politico che operativo.

Prendiamo il via da Bologna. I magistrati hanno individuato una struttura occulta e clandestina, definita di “sicurezza”, che nasce negli anni sessanta (convegno sulla strategia della tensione all’ hotel Parco dei Principi), e che si ritrova nel 1980 “pressochè intatta nelle sue finalità” nel gruppo di Musumeci, GelllipFilii e Pazienza.

A questo “livello superiore occulto” insieme al Venerabile ci sarebbe anche un certo Fabio De Felice, già inquisito per il golpe Borghese, ex deputato del Msi (fu espulso nel ‘ 53 per aver votato a favore di Segni) e poi entrato nell’ entourage di Filippo De Jorio, consigliere regionale della Dc. Dicono a Bologna: “De Felice si presenta come centrale per la sua funzione di collegamento tra eversione di destra, servizi segreti e P2”.

Secondo molti pentiti infatti De Felice appartiene anche, insieme a Paolo Signorelli e Massimiliano Fachini, al vertice operativo “capace di ricondurre a unità strategica le attività illegali, esercitate sotto varie denominazioni”. Punto di riferimento operativo delle attività eversive, “delle istanze golpiste e stragiste” fu il gruppo di “Lotta di Popolo” nel quale confluirono Delle Chiaie, Signorelli, De Felice, Fachini.

Dunque unità operativa tra i neofascisti del Lazio (Signorelli) e del Veneto (Fachini).

Di Fabio De Felice ha parlato soprattutto il pentito Aleandri, che fu interrogato anche dalla commissione P2. All’ origine erano due i fratelli De Felice: Fabio e Alfredo erano noti negli ambienti di destra come “i fratelli Karamazoff”. Nella loro villa al Terminillo si riunivano i congiurati del “Fronte Nazionale”: appena le indagini sul golpe Borghese puntarono su di loro, fuggirono insieme al De Jorio.

I De Felice a Londra. De Jorio a Montecarlo: sempre in contatto con Licio Gelli attraverso il giovane Aleandri, che faceva da staffetta e che adesso ha raccontato tutto per filo e per segno. E veniamo a Firenze. Le inchieste principali sono due: il giudice istruttore Rosario Minna si occupa degli attentati “neri” dal ‘ 74 in poi; mentre i sostituti procuratori Vigna e Chelazzi indagano (in collaborazione con la magistratura di Napoli) sulla strage di Natale. Minna ha già emesso diversi mandati di cattura e due di questi sono significativi: Augusto Cauchi (legato a Licio Gelli) e Stefano Delle Chiaie, latitante dal ‘ 75, e forse rifugiato in Spagna.

“Il gruppo che operava in Toscana” ha detto il capo della Digos fiorentina Mario Fasano “non era isolato ma agiva in una strategia più ampia”: la strategia delle stragi. Armi ed esplosivo furono acquistati a Rimini nell’ aprile del ‘ 74. In quello stesso mese Augusto Cauchi aveva ricevuto da Gelli un finanziamento di venti milioni. “Cauchi ci raccontò” ha detto un testimone “che era un finanziamento da usare nel caso i comunisti avessero vinto il referendum sul divorzio”.

Alle Fonti del Clitumno il carico di armi fu diviso in due: una parte finì a Mario Tuti e l’ altra a Giancarlo Esposti ucciso nel giugno di quell’ anno a Pian di Rascino.

Del trasporto di quelle armi sono stati accusati anche due neofascisti, Fabrizio Zani e Cesare Ferri, coinvolti nella strage di Brescia. Un teste racconta che i soldi di Gelli servirono per acquistare quell’ arsenale, ma non è stata trovata la prova che Gelli li abbia sborsati per quello scopo.

Anche i sostituti Vigna e Chelazzi che si occupano della bomba sul Napoli-Milano hanno inviato dodici comunicazioni giudiziarie, di cui sette a mafiosi (tra i quali il grande “boss” Pippo Calò) e quattro alla camorra. Una è stata notificata al deputato missino Massimo Abbatangelo.

Mercoledì prossimo il Parlamento dovrà dunque prendere atto di tutti i segnali che indicano nella P2 il principale centro eversivo di questi anni.

Ieri Giovanni Spadolini è tornato a ripetere con risolutezza un concetto già apparso sulla Voce repubblicana di giovedì: “Siamo sempre stati tra coloro che hanno combattuto la P2 a viso aperto. Abbiamo avuto qualche parte non secondaria nello scioglimento della loggia segreta nell’ estate di quattro anni fa e non abbiamo nulla, proprio nulla, da temere da un accertamento rigoroso e completo della verità, senza ombre nè reticenze. In questa ansia di giustizia non ci animano calcoli strumentali od obiettivi che non coincidano con la salvezza delle istituzioni democratiche”.

I radicali, col segretario Negri, insistono affinchè il dibattito sulla P2 non venga “strangolato” in 36 ore.

E con Massimo Teodori commentano i mandati di cattura di Bologna: “Si ha a che fare o con un teorema deduttivo che fa risalire la strage a Gelli oppure serve una impostazione giudiziaria che voglia riesaminare i collegamenti e le connivenze in cui si inserirebbe Gelli”. Non ci si può fermare a Gelli – dice Teodori – ma si devono chiamare in causa “i presidenti del Consiglio, i ministri, le alte sfere militari, le alte sfere dei servizi segreti…“.

 

Fonte: La Repubblica

IL VENEZUELA, L’INFORMAZIONE E NOI

IL VENEZUELA, L’INFORMAZIONE E NOI

Giovanna Botteri
di Nico MACCENTELLI

Ma secondo voi, cosa avrebbero fatto le forze dell’ordine e l’esercito in una giornata elettorale in un paese come l’Italia, la Gran Bretagna o la Germania, davanti a gruppi organizzati che tirano bombe per strada e contro i seggi, che bloccano le strade, che entrano nelle case e freddano a colpi di pistola i candidati?

Cosa sarebbe successo? Altro che dieci morti! I giornali avrebbero titolato a sei colonne: ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA NEL GIORNO DELLE ELEZIONI. Avremmo avuto arresti di massa, perquisizioni e galere piene.

Ma di tutto questo, dell’attacco a un paese sovrano e alla sua democrazia da parte di gruppi terroristici non solo non v’è traccia nelle notizie dal Venezuela da parte dei nostri media embedded, ma c’è un sostegno aperto al terrorismo golpista e antidemocratico, nella falsificazione costruita ad arte dei fatti, attribuendo una scarsa partecipazione alle elezioni per l’Assemblea Costituente, legittimando lo squadrismo violento e vendendocelo come proteste di piazza.
Eppure l’abbiamo vista tutti la bomba esplosa contro i poliziotti!

La Botteri, martedì mattina, per far risultare fischi per fiaschi e continuare la sua storiella degli oppositori “buoni”, è arrivata a dire che l’assassinio del candidato chavista Pinera, a opera di un commando armato, non è stato altro che una rapina!

Anche qui si ripete la stessa pletora di menzogne avuta con Euromaidan durante il golpe nazista in Ucraina: cecchini che sparavano indistintamente su manifestanti e polizia, bulldozer e bombe di fuoco sulla polizia di un governo democraticamente eletto, mentre i media occidentali parlavano di rivolta civile.

Non sono un fissato sul Venezuela, sono fissato sulla verità dei fatti, cosa che i nostri giornalisti che paghiamo lautamente col canone RAI hanno buttato letteralmente nel cesso.

Sono fissato sul fatto che la democrazia si basa su una corretta informazione e non sulla sistematica e permanente menzogna.

E c’è da chiedersi: se stanno facendo questa sporca operazione sul Venezuela, vendendoci puttanate che non stanno né in cielo né in terra, se hanno fatto così con la Siria, inventandosi armi chimiche quando faceva comodo… cosa ci raccontano della realtà del nostro paese?

Non basta il pluralismo per definire un sistema come democratico, quando l’informazione è in mano al sistema di potere, ai gruppi finanziari, ai centri di comando e di intelligence che condizionano in questo modo la vita politica di una nazione.

Vorrei che tutti voi comprendeste che abbiamo preso una brutta china, una strada senza ritorno. Perché ogni pezzo di democrazia, di diritto a sapere, a un’informazione corretta che ci sottraggono costerà cento volte di più riottenerlo. E alla fine, come con il fascismo, si potrà ottenere un sistema realmente democratico solo con una guerra civile o di liberazione.

Non ci stiamo rendendo conto del processo autoritario che ci stanno imponendo?

Se restiamo inermi e non facciamo nulla per esercitare il nostro spirito critico, la nostra partecipazione alla politica nel suo senso più nobile: quello dal basso, quello consiliare, la strada democratica indicataci da Gramsci e che gli è costata la dura galera fascista e la vita, se non mettiamo in gioco i nostri corpi e le nostre menti esautorando questa casta di mentecatti e scontrandoci con questi mestieranti della falsificazione e della politica delle lobby e degli interessi privati, ebbene, sarà tutto perduto nel giro di pochi anni.

E il 4 dicembre sarà stato solo un canto del cigno.

Io sono comunista, lo sapete. Ma queste riflessioni valgono per qualsiasi credo politico. Hanno la cifra, il denominatore comune che ha messo insieme le forze dell’antifascismo e che con la Resistenza aspiravano a una società democratica, di giustizia sociale e pace.

Svegliatevi amici, compagni. Guardate a come giorno per giorno ci stanno trasformando da cittadini in sudditi. Di fronte a questo campo di battaglia fatto di barbarie, precarietà, terrorismo false flag, guerre d’aggressione, prepotenze dei gruppi di potere, dobbiamo essere in grado di creare una nuova Resistenza.

I popoli latinoamericani che si stanno affrancando dall’imperialismo yankee ci stanno indicando la via da seguire. Ma poi ogni esperienza ha la sua originalità in base alle condizioni storiche, politiche e sociali e alle peculiarità delle classi sociali, delle popolazioni, del loro esercizio democratico.
Ci vogliono distruggere la Costituzione. Ci riproveranno ben presto. Non glielo dobbiamo permettere.

 

UN COMITATO IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

UN COMITATO IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

Corte per la scuola pubblica

Il Comitato in difesa della Scuola Pubblica di Paderno Dugnano (C.S.P.) nasce contro ogni taglio alla scuola pubblica.

A livello italiano e a livello regionale stiamo assistendo ad un vero e proprio smantellamento del sistema scolastico pubblico. Smantellamento accompagnato dall’avanzare di una serie di progetti, di riforme, come appunto la “Buona Scuola”, che dietro il loro apparente dinamismo manageriale non nascondono altro che la privatizzazione dell’Istruzione popolare.

Si sta cercando di ricreare una vera e propria scuola dove possa studiare soltanto chi ha le disponibilità economiche per poterselo permettere.

L’aumento dei costi di studio, (costi dei libri, dei mezzi pubblici, delle tasse scolastiche, delle tariffe dei pasti, dei carichi imposti alle famiglie come i contributi “volontari”), la scarsa qualità del rapporto con la Scuola, programmi non sempre adeguati, integrazione della diversità e collaborazioni difficili sono problemi quotidiani che le famiglie padernesi sono costrette ad affrontare quotidianamente e che sono una diretta conseguenza del sistema che compromettendo il Diritto allo Studio, dequalifica con la privatizzazione la professione dell’Insegnante.

Vista la carenza di rappresentanza dei cittadini fruitori del Servizio Scolastico nel nostro comune, degli studenti/alunni e dei lavoratori del settore, come residenti a Paderno con 2 figli nelle nostre Scuole statali, abbiamo deciso di organizzarci in una struttura democratica con un programma che sia espressione delle necessità delle famiglie, degli studenti e dei lavoratori dell’Istruzione pubblica.

Il nostro appello è rivolto naturalmente a tutte le famiglie e a tutti gli insegnanti (educatori, lavoratori ATA) interessati perchè ci contattino, aderiscano e costruiscano il CSP.

Convinti che l’obiettivo di promuovere una scuola pubblica democratica, gratuita e libera non sia altro che una parte del processo generale per una società migliore dove cultura e istruzione non siano più la prerogativa di una minoranza privilegiata della società.

Dimensione carattere
Colors