VESUVIO: COMPLIMENTI, UN IMMANE DISASTRO

VESUVIO: COMPLIMENTI, UN IMMANE DISASTRO

Vincenzo De Luca

di Giuseppe SERRELLI – Salerno, 15/07/2017

Coraggio, non disperiamo. I disastri ambientali sono e resteranno SPESA PUBBLICA. Rallegriamoci!

Passata l’angoscia è forse il caso di capire il ‘contesto’. Partiamo da non troppo lontano: dal terremoto in Irpinia del novembre 1980 che fornì l’occasione per l’approvazione di una legge storica, la Legge 219/81.

Qualche studioso malfidato l’ha definita ‘criminogena’. In effetti, consentì una spesa totale di circa 50 mila miliardi di lire, ma non è questo il punto cruciale.

La ‘219’ è stata una delle colonne portanti di un sistema vasto e integrato di interessi che tengono insieme enti locali, politici di tutte le razze e dimensioni, burocrazia statale, imprese, studi tecnici, criminalità organizzata in un felice e inestricabile connubio, alimentato dal flusso costante, e ingente, di danaro pubblico.

Il terremoto è finito, le basi organizzative, la forma mentis si sono consolidate e affinate.

Questo meccanismo e queste dinamiche hanno ‘formato’ la generazione dei politici che sono nati, in quanto tali, negli anni ‘80, hanno superato la ‘selezione’ di tangentopoli, più o meno indenni, ed hanno plasmato la cultura politica dei ‘nuovi’ partiti: dal Mose veneziano, ai forestali che incendiavano i boschi per andarli a spegnere, alle amministrazioni locali che gonfiano i progetti per avere più sovvenzioni, è tutta una filiera creativa in cui conta chi la spara più grossa rispetto a chi volesse davvero utilizzare i soldi pubblici secondo criteri di razionalità e lungimiranza.

Tutta una classe politica, specialmente meridionale, è cresciuta e si è consolidata in questo humus.

Sotto questo profilo la lotta alla criminalità organizzata è, per certi versi, una fatica di Sisifo, ancorché, spesa pubblica anch’essa: quanto frutta a poche società private il business delle intercettazioni? Politici, poliziotti e magistrati sanno benissimo che a Sud come a Nord la criminalità è interna a questi processi attraverso prestanome e sub appaltatori, che garantiscono ‘prezzi bassi’ (e quindi enormi ricavi alle grandi imprese affidatarie), pace sociale sul versante del lavoro, e remunerazione ‘adeguata’ sotto il profilo politico-clientelare.

Su questi presupposti soltanto un illuso può supporre che possano funzionare in zone disastrate come la Campania (dove la classe politica auspica il consenso attraverso le fritture di pesce) sistemi di prevenzione efficienti che ci pongano al riparo dalle calamità.

Se ci fossero, qualcuno (sia ben chiaro, nell’interesse generale) penserebbe a come disarticolarle.

Infatti, nella stagione più calda del secolo, con molte avvisaglie su quel che poteva accadere, mentre le fiamme già avvolgono il Vesuvio: “mancano le squadre a terra, il personale addestrato per gli avvistamenti e il primo intervento. Non c’è traccia dei piani contro gli incendi boschivi (Aib), che dovrebbero essere preparati dagli assessorati all’agricoltura e alla protezione civile. Né la Regione, quando divampano i roghi, ha ancora firmato la convenzione con i vigili del fuoco per aumentare i controlli estivi e prevenire il disastro. Lo farà dopo. L’intero quadro di riferimento politico non è chiaro, nella Campania in cui una sola persona – De Luca stesso – riunisce nelle sue mani tutti i poteri in tema di salvaguardia dell’ambiente.
Ovvero le deleghe all’agricoltura, ai lavori pubblici, al governo del territorio, alla protezione civile.
” (Dall’editoriale di Ottavio Ragone su Repubblica Napoli del 14 Luglio).

Ma non c’è problema.

Il governatore della Campania, irato come sempre, senza spendere una sola parola su ciò che è accaduto, salvo inveire contro ‘sciacalli politici e turisti dei disastri’, annuncia che sta facendo il calcolo dei danni e presenterà il conto al più presto.

fonte: http://www.dilontano.it/modules.php?name=News&file=article&sid=599

CONFORMISMO TROPICALE: DANDY AFRICANI COME TAMARRI DI PERIFERIA

CONFORMISMO TROPICALE: DANDY AFRICANI COME TAMARRI DI PERIFERIA

Sapeurs

di Potnia THERON

Che strana “scienza” l’antropologia…

Eppure sto imparando tante cose. Vengo a sapere dell’esistenza dei sapeurs africani, giovani dandy di grandi metropoli come Brazzaville e Kinshasa.

Si tratta di giovani modaioli che sono disposti a qualunque sacrificio pur di vestire alla moda con abiti firmati.

Interessante poi la distinzione tra quelli di Brazzaville, eleganti e sobri, e quelli di Kinshasa, eccentrici e stravaganti

La differenza dipende dal diverso contesto storico: l’ideologia di Mobutu nello Zaire imponeva un abbigliamento specifico, consistente in una sobria divisa. Ecco che la stravaganza degli abbinamenti eccentrici si spiega come reazione. Giungono a indebitarsi per ottenere le griffes italiane e francesi e indossano persino le giacche al contrario perché le firme possano meglio essere viste.

Tutto ciò è interpretato come una forma di iniziazione, in cui l’abito assumerebbe il potere araldico di trasformare il corpo in qualcosa di diverso, di ricrearlo. Gli abiti e gli accessori diverrebbero sacri oggetti di un culto iniziatico capace di antropogenesi, di fabbricare uomini nuovi.

Mi sorge però un dubbio: perché non si ammanta ugualmente di un’aura quasi religiosa e nobilitante l’esperienza dei burini, dei coatti di borgata? Perché si parla spesso dei giovani di periferia, dei tamarri dediti alle firme, in termini di impoverimento e di perdita della cultura?

Dandy africani

Perché non sono anch’essi sollevati dalla triste miseria umana di un’emulazione penosa e eteroimposta?

Perché non si denuncia il dandysmo africano come aberrazione del capitalismo, tale e quale a quella del truzzo con le gonnelle alla Abarth? Tutto mi sa ancora una volta di fardello dell’uomo bianco! Tutto mi sa così tanto di giustificazionismo, di un rimorso dell’occidente che ha inventato le scienze e che, finché resta rimorso, è sempre inadeguato, è sempre troppo poco di fronte alla mostruosità di una non cultura come la nostra.

Del resto i nostri telegiornali lo ripetono ogni giorno: di che cosa mai si parla in Europa, ai vertici, ai tavoli, ai summit se non sempre e soltanto di soldi? Che tristezza!

Che si lascino finalmente questi tristi tropici, ma ahimè è troppo tardi…. I tropici bruciano ora al Gratosoglio, ad Affori, alla Magliana…

POVERTA’ E DISUGUAGLIANZA. GLI ITALIANI SANNO CHE LA SITUAZIONE STA PEGGIORANDO

POVERTA’ E DISUGUAGLIANZA. GLI ITALIANI SANNO CHE LA SITUAZIONE STA PEGGIORANDO

povertà-assoluta

Dati e analisi di Fondazione Di Vittorio e Techné

 

La crescita di diseguaglianze e povertà è in continuo aumento in Italia.

Anche avere un lavoro non protegge più dal rischio povertà.

Per 3 italiani su 10 la situazione economica personale è peggiorata rispetto a un anno fa. E’ lo scenario tratteggiato da un’analisi effettuata da Fondazione Di Vittorio della Cgil e Tecnè su ”Fiducia economica, diseguaglianze e vulnerabilità sociale” aggiornata al 2° trimestre 2017.

Un indice, quello della fiducia economica, che costituisce, ha sottolineato lo studio, un fondamentale indicatore dello stato di salute del Paese che aiuta a decifrare i problemi e più in generale della condizione delle persone.

Una fotografia, quella scattata dallo studio, che non sorprende visti i livelli ancora elevati di disoccupazione, il numero altissimo delle persone in povertà o che rinunciano a curarsi per mancanza di mezzi.

Ma a tutto questo si aggiunge quell’area di ”fragilità economica e sociale”, prevalentemente composta di persone che hanno un reddito appena sufficiente a tirare avanti e che rischiano di scivolare verso condizioni di povertà o semi-povertà di fronte a eventi improvvisi come una separazione o una grave malattia.

Il 32% degli italiani giudica, dunque, peggiorata la propria situazione economica e il 24% si sente più vulnerabile di un anno fa.

La forbice economica si allarga e avere un lavoro non protegge più dai rischi di povertà.

Nonostante il miglioramento di alcuni parametri macro economici, si legge nello studio, il 62% degli intervistati dichiara che la situazione economica personale non è cambiata rispetto ai 12 mesi precedenti. Il 32% dichiara, invece, un peggioramento a fronte del 6% che giudica migliorate le proprie condizioni.

E dopo un periodo così lungo di crisi, il permanere di condizioni difficili per una consistente quota di popolazione, non può che portare a un pessimismo sulle attese per i prossimi 12 mesi.

Infatti, il 20% degli intervistati, infatti, teme un ulteriore peggioramento delle proprie condizioni economiche nel prossimo futuro, il 70% pensa che non cambierà nulla e solo il 10% si attende un miglioramento.

Secondo lo studio Fondazione Di Vittorio e Tecnè, la crisi economica non ha fatto soltanto crescere il numero delle famiglie povere, ma ha prodotto un crescente sentimento di vulnerabilità che il miglioramento dei parametri macro economici sembra attenuare solo in parte e soprattutto in quella quota di popolazione a più alto reddito.

In questo quadro solo il 4% si sente economicamente e socialmente più sicuro rispetto a un anno fa, mentre il 24% si sente più vulnerabile e fragile e il rimanente 72% si sente come prima.

Nel complesso, sottolinea lo studio, solo il 22% vive una condizione di serenità economica e sociale, il 46% dichiara di trovarsi in una condizione di equilibrio instabile e il 32% vive costanti o gravi difficoltà economiche.

Il lavoro svolge ancora un effetto positivo, ma in modo meno accentuato rispetto al passato.

Se, infatti, fra i lavoratori dipendenti scende al 20% la quota di chi si ritiene con difficoltà economiche, sale invece al 58% la percentuale di coloro che dichiarano di sentirsi poco tranquilli o in equilibrio instabile.

Si tratta, evidenzia ancora lo studio, di un fenomeno più volte denunciato ma che trova un’ennesima ed evidente conferma in questi dati di un lavoro che si impoverisce e si precarizza contribuendo, sulla base di questa condizione reale, a creare un generale effetto di scarsa fiducia fortemente basato anche sul crescere delle diseguaglianze.

Infine, evidenzia lo studio, ”l’ascensore sociale rispetto al periodo pre-crisi si è bloccato per il 55% delle persone. Sale per un ristretto 7%, che dichiara di aver migliorato la propria condizione, ma scende per il 38% degli intervistati”.

 

fonte: http://www.globalist.it/news/articolo/2008956/poverta-e-diseguaglianza-per-1-italiano-su-3-la-situazione-a-peggiorata.html

LA MATURITA’ DI DONNARUMMA

LA MATURITA’ DI DONNARUMMA

Gigi Donnarumma e Alessia Elefante

di Matteo SAUDINO

Care studentesse e cari studenti che nelle scorse settimane avete sostenuto l’esame di stato, se per qualche secondo avete invidiato la scelta di Gigio Donnarumma di non sostenere la maturità e di volare ad Ibiza con la fidanzata per godersi le meritate vacanze dopo gli impegni calcistici con l’Under 21, sappiate che non siete degli stupidi, dei lavativi, degli ignoranti o dei menefreghisti. Non avete nulla di cui vergognarvi. Se avete fatto questo pensiero è semplicemente perché siete figli del vostro tempo e non siete ipocriti come gli adulti.

Nella società di mercato che noi grandi vi abbiamo costruito, sono le sacre regole economiche della domanda e dell’offerta a stabilire chi vale e quanto vale, chi è libero e chi è schiavo, chi merita di vivere o di annegare in mare.

Tutto è una variabile del profitto, istruzione e formazione compresa. Vi abbiamo insegnato e ripetuto che bisogna studiare per prendere i voti, per avere un diploma, per superare i test a numero chiuso, per andare all’università e per lavorare.

Dunque, perché mai, dopo aver firmato un contratto quinquennale a sei milioni l’anno, il giovane portiere del Milan dovrebbe impegnarsi a sostenere l’esame di stato? Per l’amore della conoscenza? A cosa gli serve oggettivamente un diploma se il sistema scolastico è finalizzato ad avere successo nella vita? Mal che vada, un domani, avrà sempre tempo e denaro per ottenerne uno. Non nascondiamoci in queste occasioni dietro il valore educativo e formativo dell’istruzione e del sapere.

Viviamo in un Paese in cui l’arte è finanziata dal super-enalotto, in cui i governi costantemente tagliano le spese per teatro, cinema, musica, in cui ci sono soldi per salvare le banche ma non per mettere in sicurezza gli istituti scolastici, in cui la cultura è presentata e percepita come elitaria, noiosa e superflua a meno che non sia veicolata sotto forma di quiz, reality e talent da personaggi più o meno famosi o abbinata ad eventi mondani culinari o sportivi che siano.

Perché in una società che ha come unici criteri di giudizio della realtà il denaro, il successo e l’utilità privata, un diciottenne plurimilionario dovrebbe faticare per conseguire un diploma? La scuola e l’istruzione sono quotidianamente offese e derise da politici, giornalisti, cantanti, stilisti e opinionisti di ogni sorta: i professori sono un branco di incapaci fannulloni, chi studia e legge è uno sfigato, le lauree e i diplomi servono a poco o a nulla.

Care studentesse e cari studenti che state sostenendo l’esame di stato, in realtà io prima mi sbagliavo.

Probabilmente di quelle giornate vi rimarranno le notti insonni, gli in bocca al lupo dei nonni, le paure di aver sbagliato tutto e di non valere niente, le telefonate e i messaggi con gli amici per carpire informazioni sui commissari o per consolarvi a vicenda; probabilmente vi rimarranno i baci e gli abbracci prima di entrare agli orali, le delusioni e le gioie per il tema sulla Natura, per la versione di latino su Seneca o per il quesito di matematica sulla bici con le ruote quadrate; o forse vi rimarranno nella memoria la tesina assemblata negli ultimi giorni, il 60 raggiunto per miracolo o il 90 ottenuto con caparbietà e impegno.

Qualunque cosa vi rimarrà, però sarà stata vissuta in modo autentico e profondo e nessuno potrà togliervi la bellezza di quei sacrifici, di quei successi o di quelle delusioni.

Prima mi sbagliavo perché anche se vi daranno dei moralisti o peggio degli idealisti, dovete indignarvi per un mondo che ha mercificato il sapere sino a renderlo inutile, superfluo o funzionale solo al lavoro e al denaro. Dovete incazzarvi perché 6 milioni l’anno ad un diciottenne saranno giusti per le regole del calciomercato, ma non per quelle dell’etica.

Dovete arrabbiarvi perché la spavalderia con cui Donnarumma non è andato a sostenere l’esame di maturità va di pari passo con la boria di chi paga decine di migliaia di euro per frequentare Università esclusive che ti rendono uno studente più prestigioso e dunque oggi più appetibile e domani più ricco nel mercato del lavoro e della vita trasformata in merce.

Si studia o non si studia per essere merci più pregiate in grado di dominare le merci più scadenti. Tutto ciò non ha nulla a che fare con lo studiare e il crescere come uomini e donne liberi in una comunità che voglia collaborare.

L’arroganza del denaro apre sempre la porta dell’ignoranza, varcata la quale viene meno la bellezza del sapere ed ogni felicità è meramente illusoria perché fugace e fondata sull’esclusione e sul dolore degli altri.

Siamo di fronte ad uno scontro tra paradigmi educativi senza precedenti nella storia.

EX OPG OCCUPATO: CONTROLLO POPOLARE SUI TERRITORI PER FERMARE LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE A NAPOLI

EX OPG OCCUPATO: CONTROLLO POPOLARE SUI TERRITORI PER FERMARE LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE A NAPOLI

Fermiamo il biocidio

da EX OPG OCCUPATO – Je so pazzo

Oggi [14 giugno ndr] a Napoli in centinaia abbiamo manifestato contro i roghi e la devastazione ambientale, che stanno distruggendo il nostro patrimonio naturale e la nostra salute.

Siamo scesi in piazza perché non si può assistere in silenzio a incendi come quello del Vesuvio o ai tanti roghi tossici dell’hinterland, perché è assurdo che il Governo del PD compri cacciabombardieri e non Canadair, che tagli su prevenzione e cura del territorio, che spenda 5 miliardi per le banche e nemmeno un euro per i comuni cittadini!

Siamo scesi in piazza perché il comportamento della Regione a guida De Luca è stato del tutto inadeguato a fronteggiare questa emergenza, perché vogliamo sapere cosa stanno facendo, visto che la Regione è un ente che le risorse le ha…

Ex OPG

Siamo scesi in piazza per denunciare pubblicamente i loschi poteri, i camorristi, l’imprenditoria criminale – che va dai colletti bianchi al piromane di turno – che appiccano il fuoco incuranti dei nostri destini.

ORA BASTA! CONTROLLO POPOLARE SUI TERRITORI, DENTRO LE ISTITUZIONI! NOI VOGLIAMO CAMPARE!

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