MIGRANTI: LE GRANDI COLPE DELL’EUROPA

MIGRANTI: LE GRANDI COLPE DELL’EUROPA

Gino Strada

di Gino STRADA

L’Unione Europea ancora una volta dimostra di non capire la crisi umanitaria di fronte alla quale si trova.

Le proposte per gestire il flusso dei migranti in arrivo dal nord Africa vanno verso la militarizzazione del Mediterraneo e dei Paesi attraverso cui transitano i migranti.

Finanziare i centri di raccolta dei migranti in Libia, che sono a tutti gli effetti campi di detenzione e di tortura, investire per controllare i confini dei paesi di transito, dove vengono sistematicamente violati i diritti umani, impedire alle navi delle Ong l’attracco nei porti italiani sono tutte facce di una politica repressiva delle migrazioni, che ignora la sofferenza di milioni di esseri umani.

L’Europa si sta tirando indietro. Ai muri si sono aggiunti i carri armati.

L’Italia, che ha dimostrato fin dall’operazione Mare Nostrum, i suoi principi di umanità e solidarietà deve farsi portatrice presso l’Unione Europea di altre proposte per l’accoglienza di chi scappa dalla guerra e dalla povertà.

Solo l’apertura di canali legali e sicuri di accesso all’Europa – i corridoi umanitari e la concessione di visti per ragioni di lavoro e studio – e solo la condivisione dell’accoglienza e di politiche comuni di integrazione possono permettere di regolare i flussi nel rispetto dei diritti e della sicurezza di tutti.

E se anche l’Italia si ritroverà inizialmente sola in questo compito non rinunci a praticare il rispetto della vita e della dignità umana.

 

Adalet, eşitlik ve ekmek: GIUSTIZIA, UGUAGLIANZA E PANE. POPULISMO ANCHE IN TURCHIA?

Adalet, eşitlik ve ekmek: GIUSTIZIA, UGUAGLIANZA E PANE. POPULISMO ANCHE IN TURCHIA?

Kemal Kılıçdaroğlu

di Maria MORIGI 

«Questo 9 luglio è un primo passo e una rinascita per la Turchia». Accolto a Istanbul da centinaia di migliaia di sostenitori, in un tripudio di vessilli turchi e bandiere con il volto di Ataturk, Kemal Kılıçdaroğlu apre così la più grande manifestazione dell’opposizione turca degli ultimi anni. Una distesa umana si staglia lungo il mar di Marmara, nella grande piazza di Maltepe, ultima tappa dei 430 km della ‘marcia per la giustizia’ iniziata 25 giorni fa ad Ankara.

Kemal Kılıçdaroğlu è nato a Nazimiye nel 1948.

Laureato all’Accademia delle Scienze Economiche e Commerciali di Ankara, entra nel Ministero delle Finanze come vice direttore alla Direzione Generale dei Redditi. Nel 1991 è direttore generale dell’Organizzazione per la sicurezza sociale degli artigiani e dei lavoratori autonomi (SSK), quindi diventa vice-segretario del Ministero del Lavoro e della Sicurezza Sociale e poi presiede la Commissione per i lavori dell’ottavo piano di sviluppo quinquennale.

Nel 2002 viene eletto deputato del Partito Popolare Repubblicano, CHP, Cumhuriyet Halk Partisi (oggi principale partito di opposizione) nel seggio di Istanbul. Le sue attività ispettive e le sue denunce contro finanziamenti illeciti, malversazioni, corruzione di membri del partito al governo, hanno dato seri problemi di immagine alla Turchia allontanando la prospettiva di entrare nell’UE.

Dal 2010 è leader del Partito Popolare Repubblicano, portandolo dal 21% al 25% in un quinquennio.

Nel 2012 viene eletto vicepresidente dell’Internazionale Socialista.

Dai suoi seguaci è detto “Gandhi indiano”, mentre i suoi nemici lo considerano un fiacco e “oscuro buracrate” che ha già rotto abbastanza…Kemal non è un leader carismatico, anzi appare come una persona fragile, troppo cedevole, poco “politica”.
La sua ideologia è considerata confusa e ambivalente, poiché si destreggia tra i valori laici dello Stato repubblicano indipendente di Ataturk (che per i Turchi sono ‘conservazione di princìpi’), i valori socialisti (difficili da definire nel marasma odierno), le necessità di traguardi economici e la forma particolare che ha il Nazionalismo in Turchia (I Curdi devono essere integrati o spazzati via?).
“Ambivalenza” significa che nel CHP coabitano – non senza frizioni – tutte queste anime del Popolo Turco.
Sappiamo che al presunto colpo di stato di luglio 2016, seguì una feroce repressione: 50mila turchi arrestati, 140mila persone licenziate per presunti legami con la cerchia di Fethullah Gulen, accusato da Erdogan di essere l’artefice del tentato colpo di Stato.
Sappiamo che il 14 giugno viene arrestato Enis Berberoglu, noto giornalista e numero due del CHP condannato a 25 anni di carcere per “rivelazione di segreto di Stato” (aveva fornito nel 2014 al quotidiano Cumhuriyet un video che mostra un tir carico di armi – destinate ai ribelli siriani – oltrepassare il confine con la Siria scortato dai servizi segreti turchi. Per quel video ancora oggi sono dietro le sbarre undici dipendenti del giornale).
Kemal Kılıçdaroğlu, l’oscuro burocrate, decide quindi di fare opposizione fuori dal Parlamento e si rivolge direttamente al Popolo.

Nel giugno 2017 proclama e guida una marcia pacifica da Ankara ad Istanbul.

Adalet - Marcia in Turchia

Il loro cammino simbolico – 430 km in tutto – terminerà domenica 9 luglio sotto la prigione di Maltepe dove è detenuto Berberoglu.
Tutto è iniziato con qualche decina di manifestanti, poi il fiume si è ingrossato e adesso sono decine di migliaia. Il corteo ha il timore costante di attacchi e provocazioni. Ogni tanto le macchine che li incrociano, lungo la strada D-100, rallentano per scaricare insulti. Qualche giorno fa, accanto al campeggio dove dormivano i marciatori, un furgone ha riversato qualche chilo di letame. Ma Kılıçdaroğlu invita i suoi a rispondere sorridendo, ha anche distribuito un manuale in 12 punti che raccomanda di non cedere alle provocazioni. .. Il presidente Erdogan li accusa di fiancheggiare i terroristi … La polizia ha arrestato due giorni fa 6 militanti dell’Isis che sarebbero stati pronti a fare una strage alla marcia… la parola ADALET, GIUSTIZIA, campeggia su migliaia di magliette e cappellini bianchi.
“Per un sistema giudiziario in cui la legge non venga utilizzata come strumento di oppressione“… “dobbiamo unire questo Paese così lacerato attorno al diritto alla giustizia e a valori democratici”“i militanti marciano sotto 37 gradi di temperatura con un solo slogan: “diritti, legge, giustizia”… “questa marcia ha suscitato consapevolezza nella società. Ora le persone possono facilmente parlare dei loro guai. In questo contesto che abbiamo creato è emerso il problema che chi subisce ingiustizia non ha accesso al sistema giudiziario. La loro via è bloccata. Questa marcia ha l’obiettivo di iniziare un processo per il superamento di questo blocco”.
Domenica saremo un milione”, si augurano i marciatori, “In questa marcia non c’entrano i partiti, ma solo la giustizia. Se vuole, può venire anche il presidente Erdogan”.
Un anziano se ne va in giro con un cartello al collo: “Un giorno anche tu avrai bisogno di questa giustizia”.
Per concludere: è mai possibile che l’Europa non capisca assolutamente da che parte stare?
Chi va aiutato e chi no? Che dietro i pessimi governi e le pessime politiche, le alleanze e le strategie, gli interessi delle imprese e delle banche… dietro, ma anche sopra, c’è un POPOLO con il bisogno di Giustizia.
Il CILE: OGGI COME IERI. E COME NOI.

Il CILE: OGGI COME IERI. E COME NOI.

Terciera Valparaiso

di Claudio RAVELI

Sono stato circa sei mesi in Cile, in due riprese: tre nel 2016 e i restanti nell’anno in corso.

I miei soggiorni, non essendo prevalentemente a carattere turistico, mi hanno stimolato alcune riflessioni che mi piace condividere.

Il Cile è l’esperimento in vitro, ovvero l’applicazione sperimentale della teoria economica di Milton Friedman, quella della cosiddetta della scuola di Chicago, imposta, dopo il tentativo di Allende di costruire una sua via al socialismo, dagli USA con il golpe attuato da Pinochet.

Nonostante, siano passati 27-28 anni dalla fine della dittatura (fine orchestrata allorché il compito assegnato al dittatore era ormai stato eseguito e completato), la struttura economica è rimasta invariata e in nulla differisce da quella in atto in quei circa 20 anni che vanno dal 1973 al 1989.

Scriverò, in forma sintetica, per prima cosa, su come funzionano e sono organizzati i tre servizi pubblici che sono essenziali e caratteristici per uno stato moderno: l’Istruzione, la sanità e la previdenza sociale.

Perché badate bene, mentre negli sessanta ebbe un discreto successo un film di Bellocchio “La Cina è vicina”, continuando in Italia con le politiche attuali, oggi, è vicinissimo il CILE.

A) ISTRUZIONE.
L’istruzione è prevalentemente privata e molto costosa, a immagine di quella anglosassone e, a partire dalla scuola materna per arrivare all’università, è indirizzata più a operazioni di marketing verso l’esterno, ritenute più importanti, che non verso la qualità dell’ insegnamento.

La pubblica, pure quella a pagamento, è assai meno considerata e prestigiosa di quella privata: tutte le università, in particolare quelle pubbliche, ma anche le private, furono normalizzate con l’espulsione dei docenti di fede politica anche sospetta, sostituiti con personaggi magari di scarsa capacità e competenza, purché fedeli al regime e disposti a controllare e riferire le opinioni dei colleghi.

Di questo stato di cose, mi dicono, se ne ha ancora sentore anche se assai più nelle facoltà umanistiche che non in quelle scientifiche.

In questi ultimi due anni si comincia a parlare di gratuità che, comunque, è per fasce limitatissime di studenti.

B) SANITÀ
La sanità è gestita da compagnie di assicurazione private, sempre sul modello Americano e, nonostante questo, è meno efficiente della nostra pubblica (per ora), quella pubblica cilena esiste ma è diretta agli estremamente poveri e derelitti ed è sostanzialmente priva di risorse.

Chiaramente ,nel caso di malattia o infermità di qualsiasi genere, uno sarà indirizzato verso le cliniche convenzionate con la compagnia presso la quale è assicurato; per risparmiare molti prevedono contratti a copertura parziale, escludendo, per esempio, le malattie cardiache; non esiste il medico di base come non esistono le visite domiciliari o, meglio, alcuni medici le fanno, ma vogliono essere pagati anticipatamente e profumatamente, senza che sia previsto nessun tipo di rimborso ( su questo ho verificato di persona l’anno scorso).
Naturalmente le medicine vanno pagate al momento dell’acquisto in farmacia.

C)PREVIDENZA SOCIALE E LAVORO

Non esiste nessun tipo di sostegno simile alla nostra cassa integrazione, nessuna
garanzia di sicurezza del posto di lavoro: all’occorrenza ti licenziano senza alcuna tutela.

Per quanto riguarda le pensioni sono interamente calcolate con il metodo contributivo (meno che per forze armate, polizia e carabineros che hanno mantenuto la gestione retributiva), gestite da fondi privati misti cileno-USA, mediamente ammontano all’equivalente di 315 $ (250 €); in merito do sotto un link al N.Y. Times che si riferisce ad una manifestazione del 2016 a Santiago perché i lavoratori si stanno cominciando a muovere e anche quest’anno ve ne son state di simili e ad un corteo ho potuto assistere anche io a Valparaiso.

I pensionati, come ho potuto verificare sia di persona che per sentito dire da persone degne di fede, hanno 3 possibilità:
-se posseggono una casetta l’affittano e si trasferiscono in una capanna situata nelle
poblaciones, come la si chiamano le favelas, situate nelle periferie delle città.
– altrimenti si arrangiano facendo i lustrascarpe o vendendo cibo e chincaglieria da strada
– se non hanno nessuna possibilità di cui sopra, magari per infermità gravi o salute malferma, chiedono l’elemosina.

D) CONSIDERAZIONI GENERALI

Sostanzialmente la piccola e media borghesia è individualista e filistea, assai classista, campa molto sul debito, i POS per l’utilizzo delle carte di credito e dei bancomat, hanno due opzioni con quotas (a rate) sin quotas (pagamento in unica soluzione).

La catena più diffusa di supermercati è di proprietà dell’americana Wallmart, mentre tutto il mercato delle bibite e delle acque minerali è in mano a Nestlè e Coca Cola.

I mutui, i finanziamenti, le rate di assicurazione sociale e in qualche caso addirittura i fitti, vengono pagati in UFM (Unidad de Fomento) che è una moneta di conto collegata all’inflazione, l’importo da restituire, quindi, di questa deve tenere conto, oltre agli interessi.

Elettricità, acqua, gas e trasporti sono pure questi privati e la morosità comporta il distacco dell’utenza nel giro di pochi giorni (verificato di persona).

Circa 30 anni di governo nominalmente democratico di fatto non hanno modificato, si può dire, di una virgola il tipo di approccio all’economia che è restato in tutto uguale a quello praticato durante la dittatura: il capitalismo neoliberista non ha più necessità di servi violenti e dalla faccia feroce, riesce a manipolare molto bene le masse servendosi dell’informazione e creando false emergenze che non sto qui ad elencare, ché tutti sappiamo bene quali sono.

La panoramica che ho fatto deriva da osservazioni personali e non per sentito dire, alcune informazioni mi sono state fornite in via diretta da persone che mi sono molto vicine e che la vivono ed operano.

Come notizia finale vi comunico che José Piñera Echenique, il ministro del lavoro di Pinochet che attuò la riforma delle pensioni passandole dal retributivo al contributivo, è stato ricevuto con tutti gli onori da Scelta Civica alcuni mesi fa a Roma.

n.b. Alcune note

1 € = circa 750 pesos cileni ad oggi.

Comunque il tasso di cambio è assai variabile.

Manifestazione a Santiago per le pensioni settembre 2016

https://www.nytimes.com/2016/09/11/world/americas/with-pensions-like-this-315-a-month-chileans-wonder-how-theyll-ever-retire.html

Unidad de Fomento: (il valore per il calcolo delle rate viene aggiornato mensilmente)

https://en.wikipedia.org/wiki/Unidad_de_Fomento

Poblaciones a Valparaiso:

https://didacticaproyectual.files.wordpress.com/2011/10/imagen-la-tercera1.jpg

Qualche informazione sugli squilibri e la disuguaglianza in Cile.

http://mqltv.com/desigualdad-la-herida-mas-sangrienta-de-chile/

Non ci siamo poi molto lontani e ognuno tragga le proprie conclusioni.

IL VIAGGIO DEGLI SCHIAVI

IL VIAGGIO DEGLI SCHIAVI

barconi migranti

di Luigi CAPPELLETTI

Il viaggio degli schiavi comincia nel Paese d’origine, quasi sempre “ex” colonie europee, dove gli “ex” padroni ancora controllano risorse e governi “indipendenti”.

Gang miliardarie organizzano i “viaggi della speranza”, funestati da violenza e morte fin dalla partenza.

L’arrivo sulle nostre coste è drammatico, ancora violenza e morte, poi la difficile accoglienza e qui “l’indignazione” raggiunge l’acme, per poi spegnersi, in attesa del prossimo carico di “merce umana”.

Ma cosa succede dopo? I visibili per un giorno, tornano invisibili.

I “fortunati” (una minoranza) salgono il gradino più basso del lavoro salariato.

Senza diritti, senza protezioni, abbattono ogni speranza di resistenza operaia.

Gli altri semplicemente si accampano, vivacchiando come “ricambi”, in attesa di un’opportunità, in un mercato del lavoro sempre più selvaggio.

Ovviamente mi astengo dal citare l’uso che le potentissime organizzazioni criminali italiane fanno di questa “carne da cannone” quasi gratuita.

Ecco, se “l’indignazione” non si fermasse sulla battigia e nei centri di accoglienza, ma si estendesse al “dopo”, alle durissime lotte necessarie per garantire dignità al lavoro ed alla vita di italiani e migranti, sarebbe finalmente credibile.

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