NON CIRCOLA PIU’ MONETA? LO STATO MUORE, COME MUORE UN CORPO UMANO SENZA SANGUE

NON CIRCOLA PIU’ MONETA? LO STATO MUORE, COME MUORE UN CORPO UMANO SENZA SANGUE

Globuli rossi

di Edoardo Maria CALVI

Molte persone mi hanno detto che spesso non capiscono quello che scrivo.

Cercherò di rendere la cosa più semplice possibile.

Le cellule di un organismo sono assimilabili alle persone, gli organi alle istituzioni e l’ organismo stesso può essere considerato come uno Stato e quindi un sistema macroeconomico.

Continuando con questa similitudine: il cervello è il Parlamento, i reni l’Agenzia delle Entrate (drenano l’ eccesso di liquidità), il sistema circolatorio è il Ministero delle Infrastrutture e trasporti, il sistema immune l’ Esercito, e così via.

Chiaramente i soldi a questo punto sono il sangue che va a tutti gli organi e ne permette il funzionamento.

Le malattie per cui un organismo non riesce a produrre il proprio sangue sono tutte più o meno gravi, la più nota è la leucemia.

Bene, la disfunzione per cui uno stato non può produrre i sui soldi si chiama UE e porta alle stesse conseguenze della leucemia, indebolimento del soggetto complicazioni varie ad un po’ tutti gli organi, e nei casi peggiori decesso del paziente stesso.

Messa così le conclusioni mi sembrano ovvie.

P.S. Nell’ “organismo-stato” i vitalizi incidono come una taglietto su un dito. Quindi come sarebbe stupido pensare di guarire un leucemico curando il taglietto è altrettanto stupido pensare di guarire l’ “organismo stato” con il ricalcolo dei vitalizi. 

ATTACCO ALLE URNE, MA LA COSTITUENTE NON SI FERMA

ATTACCO ALLE URNE, MA LA COSTITUENTE NON SI FERMA

Maduro con gli operai. Venezuela

di Geraldina COLOTTI – da Caracas

Un sistema elettorale a prova di frodi, certificato nel corso degli anni e di 20 elezioni (questa la 21ma), da centinaia e centinaia di osservatori internazionali.

Lo abbiamo visto da vicino partecipando alla messa a punto delle macchine e del sistema di sicurezza informatico gestito da server locali. Soprattutto, abbiamo toccato con mano quanto tutto questo sia vicino alle persone, qualcosa di tangibile che rende concreto e pieno il concetto di “democrazia partecipata e protagonista”.

Nelle numerose sale di controllo, il personale – specializzato e motivato – è composto soprattutto da giovani, che hanno studiato – del tutto gratuitamente – in questi 18 anni di “rivoluzione bolivariana”: nessun feticismo delle forme, per tutti la consapevolezza di essere “una rivoluzione pacifica ma anche armata”.

Negli occhi del ragazzo che ci spiega come funziona il meccanismo informatico e che dirige tutto questo, c’è una scintilla diversa da quella che brucia e devasta, al soldo dei grandi poteri internazionali, e che in tre mesi ha provocato 110 morti.

Qui c’è una nuova maniera di concepire le relazioni di lavoro.

I responsabili spiegano come sono disposti i turni di lavoro, le competenze, le rotazioni, concepite in modo che nessuno subisca il peso, nessuno ne ponga uno troppo grande sulle spalle e sulla mente del singolo o della squadra che deve reggere una situazione di stress e far fronte con prontezza all’imprevisto.

“Il personale è stato selezionato in base alla competenza e alla motivazione, sperimentato nelle situazioni che richiedono un apporto addizionale”, dice il giovanissimo dirigente, e poi aggiunge: “quando ho iniziato gli studi non pensavo potessi arrivare qui, ma abbiamo realizzato tutto questo, e dobbiamo esserne all’altezza”.

La partita, adesso, è ardita.

Si tratta di rimodellare, di mettere in forma, di liberare dalle scorie quel che si è ottenuto a vantaggio degli ultimi, dei settori popolari, ma anche delle cosiddette “classi medie” che sono diventate tali proprio grazie al chavismo e che ora gli voltano le spalle, come sempre avviene nella storia delle rivoluzioni.

Dall’Assemblea Nazionale Costituente, che verrà votata domani 30 luglio, emergeranno anche rappresentanti degli imprenditori, sui 537 costituenti, a cui vanno aggiunti gli 8 rappresentanti indigeni, che i nativi voteranno secondo i propri usi e costumi e che concluderanno le loro assemblee il 1 di agosto.

Si voteranno candidati territoriali (364) e settoriali (163).

Non vi sono candidature di partiti, tutti verranno espressi dalla società, dal ruolo che esercitano, sia nel territorio (consigli comunali, comunas) sia nei posti di lavoro (contadini, pescatori, lavoratori dei distinti settori, pensionati, studenti, sia delle scuole pubbliche che delle misiones che delle scuole private). Sono abilitati al voto 19.477.388 venezuelani, su oltre 30. 600.000 abitanti.

Le destre hanno respinto l’invito al dialogo, insistendo in una “presa del Venezuela” che finora non c’è stata, perché per dare l’assalto a un paese ci vuole per lo meno un sostegno di massa, ci vogliono le forze armate.

Elementi che mancano alla Mesa de la Unidad Democratica (Mud), che ha preferito affidare la destabilizzazione del paese ai “guarimberos” e alla “comunità internazionale” subalterna ai voleri degli Usa.

Qui non c’è una “guerra”, ma una prova di forza violenta organizzata da alcuni settori della borghesia legata agli interessi transnazionali.

Stanotte c’è stata una “camminata notturna” organizzata nella capitale dalle componenti libertarie e creative, dagli artisti, dai collettivi territoriali. La musica è risuonata dappertutto, salvo in alcuni quartieri devastati dalla “rivolta dei ricchi”.

Molti compagni che ci abitano, dopo aver concluso coraggiosamente la campagna elettorale nei quartieri dell’est della capitale, hanno dormito fuori per potersi recare alle urne senza incidenti.

Certo, dopo le sanzioni che gli Usa promettono di estendere, potrebbe anche esserci un’invasione armata.

In ogni caso, le destre contano su un “modello siriano”, con tanto di “governo parallelo” riconosciuto da fuori, illegittimo in loco. E la partita è aperta. L’isolamento del paese continua. Anche Air France ha deciso di interrompere i voli, lasciando nell’incertezza quelli che – come chi scrive – hanno il biglietto di ritorno con quella compagnia.

E domani non ci saranno voli da Madrid.

“L’opposizione ha deciso di segnare con la violenza questa giornata elettorale – ci spiega la vicepresidente del Cne, Sandra Oblitas – per questo il Cne, insieme ad altre istituzioni, ha previsto misure di sicurezza addizionali rispetto a un normale processo elettorale”.

Quali? “E’ stato ampliato a 500 metri il perimetro di sicurezza, lo stesso Cne è stato dichiarato obiettivo sensibile, dopo gli attacchi ricevuti in questi mesi. Inoltre sono stati istituiti centri di voto addizionali perché gli elettori che vivono nelle zone di violenza possono esercitare il proprio diritto in sicurezza. In Venezuela il voto è un diritto, non è obbligatorio, ma chi cerca di impedirlo commette un reato grave, attenta contro la libertà individuale”.

Molte famiglie sono state minacciate, in altre zone del paese gli è stata bruciata la casa, la macchina…

Ci sarà la “presa del Venezuela” annunciata dall’opposizione? “Le violenze sono forti ma molto circoscritte. Per avere un’idea: i focolai si verificano in 76 delle 114 circoscrizioni. Tuttavia, occorre combatterle con rigore e con misure adatte a una situazione inusuale”.

Arriva intanto la presidente del Cne, Tibisay Lucena, presa a bersaglio dalle destre che hanno tentato di bruciarla viva insieme alla sua famiglia al grido di :”Brucia, strega” e hanno speculato sulla sua malattia, un tumore da cui si sta riprendendo.

“Per tutto il 2016 – ci conferma Tibisay – sono stata oggetto di un attacco feroce, una campagna molto personalizzata contro di me e la mia famiglia. Questo non ha impedito al Cne di svolgere il suo lavoro di garanzia, e di esaminare la richiesta di referendum revocatorio presentata dall’opposizione contro il presidente Maduro.

Una violazione dei miei diritti umani che ha avuto un carattere di genere: un gran disprezzo per la donna, per la malattia, che non si sarebbe presentato in quei termini se vi fosse stato un uomo al mio posto. La violenza politica è stata brutale, barbarica contro il Cne.

Una campagna orchestrata dai media privati, che mi hanno data per morta almeno tre volte, si sono insinuati nella mia vita personale, e così è avvenuto con le reti sociali. Non posso dire che mi sono abituata alla violenza perché non ci deve abituare, ma ora sono preparata, siamo preparati”.

La presidenta del Cne è una delle venezuelane sanzionate dagli Stati uniti. Come l’ha presa?

“Si tratta di misure finanziarie contro le mie presunte proprietà negli Stati uniti, che non ho, il blocco dei miei conti, ma io non possiedo conti. In realtà sono sanzioni che, colpendo la mia persona, mirano a screditare l’autorità che presiedo. Ma noi continuiamo a lavorare, non ci fermeranno. Se mi sanzionano per garantire i diritti dei venezuelani, ben venga”.

Sono misure finanziarie contro proprietà conti, non ne ho, non ho la visa, non mi colpiscono però più di tutto è diretta a demoralizzare

Non posso entrare negli Usa perché non ho Visa, ma se è visita di carattere ufficiale non possono, sono sanzioni che cercano di demoralizzare, non a titolo personale, è contro l’istituzione e contro l’Anc e continuiamo a lavorare, questo non ci colpisce né morale né etica, se ci sanzionano per garantire i diritti dei venezuelani, ben venga.

Intanto, contro l’Assemblea Costituente, piovono minacce e ingiunzioni a livello internazionale.

Il governo colombiano ha anticipato che non riconoscerà comunque i risultati del voto per l’Anc.

Anche quello svizzero ha chiesto a Maduro di recedere dal voto.

Il capo dei mediatori, l’ex presidente spagnolo Zapatero, ha invece chiesto il rispetto del voto. E così ha fatto l’Onu a Ginevra. La Mud ha confermato blocchi stradali in ogni Stato e una manifestazione a Caracas, che partirà da sei punti della capitale.

Nel Merida, un centinaio di incappucciati ha fatto irruzione in un centro di votazione del Cne sequestrando i presenti e ha bruciato le urne per le schede.

COME SI ELIMINA LA STORIA DI UN POPOLO

COME SI ELIMINA LA STORIA DI UN POPOLO

Casone valligiano

dal Coordinamento Nazionale MovES

Le razze non esistono, mentre la storia di un popolo, il suo cammino di civiltà e di emancipazione, si. Esistono.

Quindi, i presunti difensori dei valori della nazione e della razza italica, prima di inveire contro invasioni non pervenute, dovrebbero preoccuparsi, e molto, della scomparsa, per opera di leggi che favoriscono un processo liberista omologante, dei fabbricati rurali, (che porterà poi alla vendita della terra), delle testimonianze vive del lavoro contadino, quello che ha reso enormi ricchezze per l’Italia e ora riceve un colpo di spugna perché sia dimenticato, eliminato dalla nostra mente.

Perchè l’agricoltura sarà un lavoro per schiavi meglio eliminare le tracce di quando i contadini possedevano i loro terreni, costruivano i loro piccoli fabbricati e conquistavano dignità umana col sudore della propria fronte.

Cari sovranisti, che volete solo essere liberisti a casa vostra, pensate a questo.

Perché la vera ricchezza di un popolo, che lo fa essere sovrano democratico delle sue scelte, risiede nella sua storia, che è storia del suo lavoro, dell’opera creatrice e civilizzatrice di masse di lavoratori della terra che seppero conquistarsi la dignità di esseri umani. Contadini che ora sono costretti a perdere tutto, proprio tutto perchè perdono la loro terra e la loro storia, che ora gli viene strappata dalle mani così.

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da Primocanale.it Il suicidio dei fabbricati rurali

La questione è terribilmente seria anche se rischia di passare sotto silenzio. È sintomo della perdita di memoria, fatiche e identità per intere comunità valligiane. A inquadrare la questione è un agricoltore di Val d’Aveto, Fabrizio Bottari, che esasperato dalle testimonianze raccolte intorno ai suoi terreni, ha scritto poche righe assai chiare su come sia concreto il rischio di perdere molti edifici rurali testimoni di attività passate, talvolta secolari in cui emerge la necessità di un’inversione di rotta più celere possibile. Primocanale.it pubblica lo sfogo nella speranza di un intervento del mondo politico per una chiarezza che non può più attendere.

Cari amici, stamattina mentre rincalzavo nel mio campo di patate ho visto passare un anziano del paese con un piede di porco e un martello in mano. Mi ha detto che andava a tirare giù il tetto del suo casone perché non ha i soldi per accatastarlo e ha paura che gli facciano la multa; prima di rimettersi in cammino ha aggiunto che il suo vicino lo ha già distrutto qualche giorno fa.

Mentre i professionisti alimentano spesso i timori di sanzioni agli inadempienti e i sindaci non muovono un dito nella speranza di raccogliere qualche spicciolo in più di tasse, i vecchi ripercorrono in silenzio i sentieri dell’alpeggio e distruggono quel che resta ancora in piedi della loro memoria. Privati del tetto, in pochi anni dei casoni resteranno soltanto i ruderi.

Per il catasto saranno solo edifici collabenti, per i quali gli ignari proprietari dovranno comunque pagare i geometri anche per censirli come tali. “Quando ho finito bisogna farci la fotografia e portarla al geometra”, diceva l’anziano. L’ho salutato e ho ripreso a zappare per non farmi vedere piangere di rabbia.

SCIENZA NON È OMNISCIENZA: IL VERO PROGRESSO NASCE SEMPRE DAL DUBBIO

SCIENZA NON È OMNISCIENZA: IL VERO PROGRESSO NASCE SEMPRE DAL DUBBIO

Charlie Gard

di Antonio CAPUANO

28 Luglio 2017, Charlie se ne è andato.

Ora, comunque la si pensi, questo bambino è stato tragicamente e paradossalmente vittima del progresso.

Qualche anno fa avremmo avuto solo due strade:sarebbe morto o ce l’avrebbe fatta, punto. E nel frattempo avremmo sperato.

Oggi invece possiamo permetterci il lusso di fare la più ardua delle scelte, chi e come può vivere o morire.

Quindi abbiamo deciso che al mondo non c’era posto per Charlie, un bambino che forse avrebbe preferito lottare per il suo posto, come era capitato a me prima di lui.

Charlie non lo meritava e io si? Questo io non lo crederò mai è mai avrei avuto il coraggio di fare giurisprudenza di tale convinzione.

Perché ci sono momenti come disse Socrate in cui l’uomo deve riconoscere che “sa di non sapere”, fare un passo indietro e preferite il dubbio autentico alla verità artefatta.

Soffriva da vivo?

Possibile, ma certamente non era allegro nemmeno mentre moriva, chi ha deciso non saprà mai se poteva avere torto e questo resterà eternamente l’errore più grande.

Dobbiamo ricordarci che Scienza, non è Omniscienza: altrimenti si inizia con il “blastare” la gente su Facebook etichettando tutti superficialmente e senza distinzioni come “NO VAX” e si finisce a giocare a fare le divinità sulla pelle di un bambino e della sua famiglia.

Non c’è progresso, senza coscienza e nessuna macchina può fare il bene, se a muoverla non è il buon senso dell’uomo e la sua capacità di porsi domande anziché limitarsi a dettare risposte.

Se c’è una cosa che può salvare il mondo, ecco, quella è proprio il DUBBIO con il suo patrimonio costruttivo, umile e illuminate, statene certi.

Scusaci piccolo perché siamo sempre certi di avere ragione, ma nel dubbio che potessimo avere torto, io ti chiedo perdono.

Che la terra ti sia lieve e che i tuoi genitori possano presto tornare a vivere.
Riposa in pace…

IL MECCANISMO PERFETTO DEL CAPITALE FINANZIARIO

IL MECCANISMO PERFETTO DEL CAPITALE FINANZIARIO

Buco nero finanziario

di Jean DE MILLE

Un meccanismo perverso e criminale, che permette al capitale finanziario di perseguire i propri interessi, di realizzare enormi profitti, di piegare alle proprie esigenze l’intera economia nazionale e con essa l’esistenza di milioni di persone.

Le banche speculano, privatizzano i guadagni, li rendono invisibili, e continuano in questo modo la loro attività, sistematicamente, finchè le dinamiche stesse della speculazione finanziaria e dell’occultamento di capitale producono una perdita, con conseguente erosione dei risparmi degli azionisti e dei correntisti.

Il fallimento di una banca non è un incidente di percorso, è parte integrante di una strategia a costo zero: quando una banca fallisce lo Stato è costretto a intervenire, a trasferire risorse pubbliche in favore degli istituti privati per evitare il tracollo complessivo dell’economia, legata in maniera ormai indissolubile al destino della finanza.

E il gioco si ripete, immutabile, e tornerà a ripetersi in una spirale devastante.

Recentemente il governo Gentiloni ha regalato la parte sana delle banche venete a Intesa San Paolo: la quale è stata “risarcita” del dono ricevuto con 5 miliardi di euro, prima tranche di quei 20 miliardi messi a disposizione per il salvataggio.
Sono cifre significative, anche per il bilancio di una nazione.

Sono risorse sottratte alla sanità, all’istruzione, alla previdenza sociale.

Sono letti in meno negli ospedali, sono cure negate, sono farmaci non rimborsabili: sono morti in più, una trascurabile variazione statistica di cui non si occuperanno gli economisti, e che non turberà il sonno degli squali della finanza e dei loro valletti seduti al governo e in parlamento.

Sono incentivi per l’occupazione che spariscono, sussidi per i poveri che vanno a farsi fottere, magari insieme agli stessi poveri, materiale di scarto delle nostre società fondate sulla disuguaglianza.

Ciò che è avvenuto nell’ultimo decennio a partire dal fallimento della Lehman Brothers nel 2008, considerato da molti analisti come la causa principale della successiva recessione mondiale, mostra con chiarezza e con abbondanza di riscontri fattuali che il sistema non è riformabile.

Un sistema fondato sul dominio del capitale finanziario non potrà imporre vincoli a quello stesso capitale, sottoporlo a controlli ed a regolamentazioni: non ne ha la convenienza, né i mezzi, né l’opportunità.

I provvedimenti presi in favore delle banche, se ancora ci fosse bisogno di dimostrazioni, indicano la totale inutilità dei piccoli aggiustamenti di rotta, delle riforme di facciata che monopolizzano con la loro vacuità il dibattito quotidiano.

Ciò che occorre è una trasformazione radicale della struttura economica e della sua rappresentanza politica: tutto il resto, gli accordi elettorali, le alchimie di governo, non è che chiacchiera da bar ed elemento ingombrante di distrazione.

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