STIAMO DESERTIFICANDO IL MONDO

STIAMO DESERTIFICANDO IL MONDO

Amazon

 

Queste due riflessioni risalgono a 5 anni fa ma abbiamo voluto proporle perchè sono molto ben argomentate nella sintesi fatta dall’autore.

Drammaticamente è quanto il sistema capitalistico vuole fare oggi con il centro Italia.

Per quanto riguarda l’Amazzonia, oggi il quadro è ben più drammatico ma già leggere quanto evidenziato qui di seguito, aiuterà a porsi qualche interrogativo.
E di sicuro anche a riappacificarsi con vegetariani e vegani che, al di là della scelta animalista più o meno condivisibile, non hanno torto visto cosa comporta il consumo di carne
.

di Matteo SINISCALCO

Le conseguenze più drammatiche del consumo di latte e carne si verificano nel Terzo Mondo: il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di bovini destinati a fornire proteine animali all’Occidente ha distrutto in pochi anni milioni di ettari di foresta pluviale.

Ogni anno scompaiono 17 milioni di ettari di foreste tropicali.

L’allevamento intensivo non ne è la sola causa, ma ne è la principale: nella foresta Amazzonica l’88% dei terreni disboscati è stato adibito a pascolo e circa il 70 % delle zone disboscate del Costa Rica e del Panama sono state trasformate in pascoli. A partire dal 1960, in Brasile, Bolivia, Colombia, America Centrale sono stati bruciati o rasi al suolo decine di milioni di ettari di foresta, oltre un quarto dell’intera estensione delle foreste centroamericane, per far posto a pascoli per bovini.

Per dare un’idea delle dimensioni del problema, si pensi che ogni hamburger importato dall’America Centrale comporta l’abbattimento e la trasformazione a pascolo di sei metri quadrati di foresta.

Paradossalmente, questa terra non è affatto adatta al pascolo: nell’ecosistema tropicale lo strato superficiale del suolo contiene poco nutrimento, ed è molto sottile e fragile.

Dopo pochi anni di pascolo il suolo diventa sterile, e gli allevatori passano ad abbattere un’altra regione di foresta.

Gli alberi abbattuti non vengono commercializzati, risulta più conveniente bruciarli sul posto.

La geografa Susanna Hecht racconta che il 90% degli allevamenti di bestiame nella ex-foresta amazzonica cessa l’attività dopo circa otto anni, per ricominciare in altre zone. Si possono percorrere centinaia di chilometri di strada nella foresta amazzonica senza trovare altro che terre abbandonate dove cresce una vegetazione secondaria.

In totale, la metà della foresta pluviale dell’America centrale e meridionale è stata abbattuta per l’allevamento.

E il ritmo del disboscamento è in continua crescita.

Secondo i dati del CIFOR (Centro per la Ricerca Forestale Internazionale) e dell’INPE (l’Istituto di Ricerca Spaziale del governo Brasiliano):

Tra il 1997 e il 2003 (6 anni) c’è stato un incremento del 600% di carne bovina esportata (soprattutto in Europa). L’incremento di popolazione bovina si è avuto per l’80% nella foresta amazzonica.

Nel 2003 c’è stata una crescita del 40% della deforestazione rispetto all’anno precedente.

In soli 10 anni, la regione ha perso un’area pari a due volte il Portogallo. Gran parte di essa è diventata terra da pascolo.

(Fonte: “Hamburger connection Fuels Amazon Destruction“, Kaimowitz D., Mertens B., Wunder S., Pacheco P., April 2003, Center for International Forestry Research – CIFOR)

La combustione di milioni di ettari di foresta produce milioni di tonnellate di carbonio. L’elevato consumo di energia nelle varie fasi della produzione di carni produce grandi quantità di anidride carbonica, che contribuisce all’effetto serra.

Per quanto riguarda le terre adibite alla coltivazione di cereali per l’alimentazione animale, il continuo accorciamento dei maggesi non lascia al suolo il tempo di rigenerarsi, accentuandone l’erosione.

Ne conseguono sia frane ed inondazioni, sia una diminuzione dell’approvvigionamento delle falde, il che provoca desertificazione, disarticolazioni idrogeologiche e siccità ricorrenti.

Nelle zone semiaride, come l’Africa, lo sfruttamento dei suoli per l’allevamento estensivo (i cui prodotti vengono esportati nei paesi ricchi) porta alla desertificazione, cioè alla riduzione a zero della produttività di queste terre.

Le Nazioni Unite stimano che il 70% dei terreni ora adibiti a pascolo siano in via di desertificazione.

Anche alcune parti delle Grandi Pianure del “West” americano si stanno trasformando in deserto. Ampi fiumi sono diventati ruscelli o si sono prosciugati del tutto lasciando spazio a distese di fango.

Dove prima vi erano vegetazione ed animali selvatici di ogni specie, oggi non cresce più nulla e non vi è più vita animale.

L’allevamento estensivo di bovini è stato, e continua a essere, la causa di tutto questo.

 

 

 

CAPITALISTI FINANZIARI, CRIMINALI IN DOPPIOPETTO

CAPITALISTI FINANZIARI, CRIMINALI IN DOPPIOPETTO

 

La crisi è il capitalismo

di Jean DE MILLE

Il meccanismo è perfetto.

Un meccanismo perverso e criminale, che permette al capitale finanziario di perseguire i propri interessi, di realizzare enormi profitti, di piegare alle proprie esigenze l’intera economia nazionale e con essa l’esistenza di milioni di persone.

Le banche speculano, privatizzano i guadagni, li rendono invisibili, e continuano in questo modo la loro attività, sistematicamente, finchè le dinamiche stesse della speculazione finanziaria e dell’occultamento di capitale producono una perdita, con conseguente erosione dei risparmi degli azionisti e dei correntisti.

Il fallimento di una banca non è un incidente di percorso, è parte integrante di una strategia a costo zero: quando una banca fallisce lo Stato è costretto a intervenire, a trasferire risorse pubbliche in favore degli istituti privati per evitare il tracollo complessivo dell’economia, legata in maniera ormai indissolubile al destino della finanza.

E il gioco si ripete, immutabile, e tornerà a ripetersi in una spirale devastante.

Ieri il governo Gentilioni ha regalato la parte sana delle banche venete a Intesa San Paolo: la quale è stata “risarcita” del dono ricevuto con 5 miliardi di euro, prima tranche di quei 20 miliardi messi a disposizione per il salvataggio.

Sono cifre significative, anche per il bilancio di una nazione.

Sono risorse sottratte alla sanità, all’istruzione, alla previdenza sociale.

Sono letti in meno negli ospedali, sono cure negate, sono farmaci non rimborsabili: sono morti in più, una trascurabile variazione statistica di cui non si occuperanno gli economisti, e che non turberà il sonno degli squali della finanza e dei loro valletti seduti al governo e in parlamento.

Sono incentivi per l’occupazione che spariscono, sussidi per i poveri che vanno a farsi fottere, magari insieme agli stessi poveri, materiale di scarto delle nostre società fondate sulla disuguaglianza.

Ciò che è avvenuto nell’ultimo decennio a partire dal fallimento della Lehman Brothers nel 2008, considerato da molti analisti come la causa principale della successiva recessione mondiale, mostra con chiarezza e con abbondanza di riscontri fattuali che il sistema non è riformabile.

Un sistema fondato sul dominio del capitale finanziario non potrà imporre vincoli a quello stesso capitale, sottoporlo a controlli ed a regolamentazioni: non ne ha la convenienza, né i mezzi, né l’opportunità.

I provvedimenti di sulle banche venete, se ancora ci fosse bisogno di dimostrazioni, indicano la totale inutilità dei piccoli aggiustamenti di rotta, delle riforme di facciata che monopolizzano con la loro vacuità il dibattito quotidiano.

Ciò che occorre è una trasformazione radicale della struttura economica e della sua rappresentanza politica: tutto il resto, gli accordi elettorali, le alchimie di governo, non è che chiacchiera da bar ed elemento ingombrante di distrazione.

ELEZIONI AMMINISTRATIVE. TRA LE DUE DESTRE, VINCE L’ORIGINALE.

ELEZIONI AMMINISTRATIVE. TRA LE DUE DESTRE, VINCE L’ORIGINALE.

Siolvio Berlusconi-Matteo Salvini

di Antonio CAPUANO

Dove si è presentata la sinistra vera, questa ha vinto benissimo, penso ad esempio a Lecce.

Dove si è presentata la vera politica fatta con coraggio, trasparenza, competenza, questa ha ri-vinto alla grande, anche staccandosi dall’urlato becerume a 5 Stelle. Penso a Pizzarotti.

I dati politici sono essenzialmente due:

La Sinistra non ha perso, è scomparsa, dato che per perdere avresti dovuto quantomeno partecipare.

Se invece in corsa ci sono due destre, è ovvio che l’elettore a quella brutta copia chiamata PD, preferisca l’originale e intramontabile Silvio che, come Andreotti, rientra nel turbinio dell’eterno ritorno Nietzschiano, in salsa politica.

Il ballottaggio non ci dice che il popolo è pigro, semplicemente fallisce perché è un’innaturale e inefficiente metodologia politologica nata per limitare l’atomizzazione politica nonché l’astensionismo e che invece finisce puntualmente, Francia prima e Italia poi parlano chiarissimo, con l’incrementarli entrambi.

Perché a rigor di logica, se al primo turno ho votato per un candidato, l’ho fatto nella piena consapevolezza che esso mi rappresentasse (se per logiche clientelari o politiche, è un’altra storia…).

Quindi se al secondo turno non c’è chi mi rappresenta, io giustamente non voto (che è fatto consapevole e ovviamente ben diverso dall’astensione a priori).

Chiudo con questo mito del “voto utile” che mi fa davvero imbestialire: il “voto utile” è un inganno alla democrazia.

Nel senso che, a meno che uno dei candidati al ballottaggio non sia Hitler senza baffi, è molto più utile e coerente che un elettore non voti per qualcuno in cui non crede piuttosto che spingerlo a sforzarsi nel farsene piacere uno o a prestarsi a logiche clientelari, non credete?

Certo, è più facile dire che il popolo è inadeguato piuttosto che ammettere e provare a correggere i propri errori, ma non è certamente continuando a raccontarci le favole che salveremo questo Paese.

È tempo di rifondare il sistema politico e il modo in cui si fa Politica in Italia e ciò va fatto presto, bene e con competenza.

Perché il tempo stringe e questo Paese non può assolutamente essere lasciato morire così dopo decenni di interminabile agonia sociale e politica: agonia a cui solo la vera Politica e la vera Sinistra possono davvero mettere fine…

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