EUROPARLAMENTARI: AUSTERITÀ A SENSO UNICO

EUROPARLAMENTARI: AUSTERITÀ A SENSO UNICO

Gli sprechi della UE

di Giuseppe SALERNO

E POI SCOPRI CHE L’UE HA ORGANIZZATO UNA “CONFERENZA” IN UN HOTEL DI LUSSO ALLE ISOLE FIJI. E CHIEDONO A TE L’AUSTERITÀ.

Gli europarlamentari, se da un lato impongono a tutti i cittadini UE le loro politiche di austerità, dall’altro lato non badano a spese, quando si tratta di avere privilegi che i comuni mortali possono solo sognare. E’ per tale motivo usiamo il termine parassiti per descriverli.

A tale proposito è interessante notare come l’anno scorso gli europarlamentari hanno speso la bellezza di 10,4 milioni di sterline (12 milioni di euro) per viaggi in prima classe più 1,2 milioni di sterline (1,5 milioni di euro) per i loro assistenti e tale spesa corrisponde a una cifra media per ogni europarlamentare di 26.500 sterline (29mila euro).

Ovviamente questa è solo la punta dell’iceberg visto che le spese di questi parassiti non finiscono qui.

Infatti l’anno scorso 45 eurodeputati hanno speso 853mila sterline (1 milione di euro) per una conferenza di tre giorni alle isole Fiji tenuta al Grand Pacific Hotel in Suva, un albergo 5 stelle con vista mare e pranzo vicino alla piscina.

Un caso isolato?

Naturalmente no, visto che lo stesso anno 46 europarlamentari hanno speso 355.409 sterline (400mila euro) per una conferenza a Panama, 25 sono andati in Armenia a Yerevan spendendo 176,729 sterline (200 mila euro), 11 sono andati a Città del Messico per un costo di 124,765 sterline (140mila euro) e 17 sono andati a Washington spendendo 96.968 sterline (110mila euro).

Tutto questo è avvenuto nonostante i parlamentari europei siano strapagati visto che hanno uno stipendio annuo di 69mila sterline (77mila euro) più generosi rimborsi spese, più laute pensioni e anche 268 sterline (290 euro) al giorno di diaria che si riceve sono per essere presenti ai vari dibattiti.

Se questo non fosse già abbastanza grave la proposta di bilancio europeo fatta per l’anno successivo prevede aumenti di spesa per i burocrati europei (ma non per gli europarlamentari).

Questa notizia è stata riportata dal Daily Mail il quale non ha nascosti il suo disgusto per questo colossale spreco di denaro e gli euroscettici britannici non hanno perso occasione per usare questa storia come giustificazione per uscire dalla UE.

RICCARDO LOMBARDI, TRAVAGLIO E IL PLI

RICCARDO LOMBARDI, TRAVAGLIO E IL PLI

Riccardo Lombardi

(PLI – il Partito dei livorosi italiani)

 

di Turi COMITO

Tocca, ogni tanto e con dispiacere, tornare ad occuparsi di quel grande partito che è il PLI. Il Partito dei livorosi italiani.

Soprattutto del suo principe incontrastato. Un tale dalla penna veloce, la vocina stridula, lo sguardo perennemente terreo con su scolpita una smorfia che vorrebbe essere un sorrisino di disprezzo per il genere umano tutto e che si crede la reincarnazione del suo maestro.

Un tale che ondeggia sempre tra il sarcasmo più ovvio e la pedanteria virgolettara tipica di chi spacca un capello in quattro per non cavare un ragno dal buco.

Un tale che si sente sempre tradito da personaggi in cui ha riposto fiducia e che, tenendo perennemente altissima la bandiera dell’indipendenza del giornalismo, non fa passare giorno che dio manda in terra senza bacchettare, correggere, denunciare, stigmatizzare tutti nel nome del dio del qualunquismo destrorso per eccellenza: l’onestà/legalità.

Che, come i più avvertiti sanno, in politica non è una categoria eternamente praticabile.

E’ semplicemente il rispetto delle leggi.

Che non sempre sono, come ovvio che sia, né giuste né ragionevoli né serie.

Tanto per dire: era onesto e legale commerciare gli schiavi e disonesto e illegale ribellarsi ai negrieri. Era onesto e legale tenere fuori dal voto le donne e disonesto e illegale manifestare per ottenere questo diritto.

Era onesto e legale il latifondo e disonesto e illegale occupare le terre dei latifondisti. Eccetera. Eccetera. Eccetera.

Ma sto allontanandomi dall’oggetto della riflessione che volevo fare.

Dicevo che tocca occuparsi del Pli e del suo principe.
Perché?

Perché qualche giorno fa mi è capitato di leggere uno dei puntutissimi editoriali del principe del Pli, cioè a dire l’inesausto Marco Travaglio.

Il quale col solito livore giallognolo che gli piglia ogniqualvolta le cose non gli vanno come lui desidera se la prende col capro espiatorio di turno.

In questo caso il duo CasalGrillo padrone del partitello di neo qualunquisti tutti onestà e scontrini che va sotto il nome di Movimento grand hotel cinque stelle cum laude.

La reprimenda (si veda qui) è lunghissima e il nocciolo della questione è il dolore intensissimo che ha provato nel sapere che il suo movimento preferito non solo non ha eletto manco un sindaco ma neppure è andato al ballottaggio in una miserabile circoscrizione di un paesello di montagna addebitando la colpa dell’insuccesso storico alla scarsezza politica del duo.

Non gli passa manco per l’anticamera del cervello pensare che, per esempio, la “colpa” potrebbe essere degli elettori che sono identici al gruppo dirigente: cioè inconsistenti, ondivaghi, volubili e modaioli.

Ma, insomma, sono cazzi suoi, del suo movimento di riferimento e dei lettori del suo giornale.

La cosa in sé non sarebbe manco degna di commento se non fosse per un particolare.

E cioè che nell’articolessa, l’inquisitore di Torino, cita il suo maestro, Indro Montanelli, che fa il ritratto del socialista Riccardo Lombardi accostando quest’ultimo a quella cosa inutile di Grillo.

Il ritratto che fa il vate del giornalismo anarco-individualista-conservatore-democristiano-col-naso-turato per la paura ossessiva dei “comunisti” che vedeva pure sotto il letto scambiando gli acari per agenti del Kgb, cioè Montanelli, è il seguente:

“Più che il potere, amava la catastrofe, per la quale sembrava che madre natura lo avesse confezionato… con un volto che il Carducci avrebbe definito ‘piovorno’, e di cui nessun pittore sarebbe riuscito a riprodurre le notturne fattezze senza ritrarlo su uno sfondo di cielo livido, solcato da voli di corvi e stormi di procellarie: questo era Lombardi, e così sempre mi apparve. In cosa consistesse il suo alto pensiero politico, non so. Ma non credo che sia la cosa, di lui, più importante”.

Un accostamento degno di un cretino. Anzi di due cretini.

Perché il non conoscere il pensiero, e soprattutto l’azione politica di Riccardo Lombardi, non è da ignoranti se si sta a dirigere un giornale: è da cretini.

Perché a differenza di Montanelli – il cui pensiero politico era sconosciuto a lui prima ancora che agli altri e la cui azione politica era quella di scrivere di tutto su tutto con la sola ossessione del “mamma arrivano i comunisti” – Riccardo Lombardi un pensiero politico ce l’aveva.

E a questo è seguita una azione politica esemplare.

Quella che ha portato al primo centro sinistra che ha significato portare un minimo di progresso umano di e diritti sociali in questo paese. Ovvero:
– nazionalizzazione delle imprese di energia elettrica (capito? na-zio-na-liz-za-zio-ne) nel 1962
– aumento delle pensioni per i morti di fame;
– piano delle case popolari
– obbligo scolastico fino a 14 anni
– statuto dei lavoratori
– divorzio
– aborto

Di ciascuna di queste battaglie di civiltà (e di mille altre) Lombardi è stato protagonista tra i maggiori, di quella sulla nazionalizzazione dell’energia elettrica è stato instancabile ideatore e artefice.

L’eredità di Lombardi è questa.

Quella di Montanelli, non duole dirlo, è Travaglio.
E il Partito dei livorosi italiani.

CON CORBYN CROLLA UN ALTRO MITO: IL NUOVISMO GIOVANILISTA

CON CORBYN CROLLA UN ALTRO MITO: IL NUOVISMO GIOVANILISTA

di Ivana FABRIS

Il voto inglese ha smentito perentoriamente pure un altro mantra neoliberista tanto caro anche ad una certa sinistra: il giovanilismo.

Per non parlare di quell’altro famosissimo e versatile mantra, che sosterrebbe che i giovani non sono attratti da un programma francamente di sinistra.

Corbyn ha 68 anni e i giovani che hanno votato per il suo Labour sono una moltitudine che fa impressione.

Un pezzo alla volta le balle con cui il sistema ha infarcito tante teste (troppe e a tutte le latitudini della sedicente sinistra) vanno GIÙ come un castello di carte su cui ha preso a soffiare un vento potente che si chiama SINISTRA ANTILIBERISTA E POPOLARE.

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE È VIOLENZA CONTRO TUTTA LA SOCIETÀ

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE È VIOLENZA CONTRO TUTTA LA SOCIETÀ

La gabbia della violenza psicologica

di Ivana FABRIS

Non passa giorno che nel nostro paese non si venga a sapere di violenze e abusi contro le donne.

Nel nostro immaginario, l’idea del corpo di una donna che viene picchiato selvaggiamente, che viene stuprato, che viene trafitto ripetutamente da una lama o quella di un corpo dato alle fiamme che brucia, fa orrore.

Logico, normale, umano soprattutto.

È una violenta fotografia istantanea che violenta, quella che ci si forma nella mente appena ne veniamo a conoscenza.

È un abuso che abusa non solo di quel corpo violato ma anche dei pensieri e dei sentimenti di chi riceve la notizia. La nostra mente per qualche istante pare precipitare in un gorgo.

La violenza ci viene sbattuta in faccia crea immagini mentali immediate che non lasciano vie di fuga.

E rimaniamo sconvolti. Azione-reazione. Subitanea, repentina.

Ma è altro che invece ci investe di continuo e che ignoriamo, ma che proprio per questo bisognerebbe provare ad immaginare.

Qualcosa come una tortura lenta, inesorabile, quotidiana, sistemica e sistematica: l’abuso psicologico.

È il lavoro dell’ANNIENTAMENTO di una personalità, quindi la cancellazione totale dell’ESSERE UMANO in tutta la sua dimensione.

È quello che avviene QUOTIDIANAMENTE non solo all’interno di un rapporto di coppia o di una realtà famigliare, ma in tutta la società.

È il sistema che impone il patriarcato e non riguarda solo le donne, ma TUTTI, indistintamente TUTTI.

Il patriarcato vive e prospera nelle pieghe di ogni ambito e contesto sociale: dal linguaggio sempre più aggressivo e privo di comunicazione empatica, alla concezione di ciò che sono i figli e quindi la loro formazione e lo sviluppo psichico e umano delle donne e degli uomini che comporranno la società di domani, alla scuola, al mondo del lavoro dove ormai vige solo la regola della sopraffazione.

Eppure crediamo che la violenza contro le donne sia qualcosa di individuale, isolato e legato al genere.

Invece no, non lo è.

Il dominio che attua il patriarcato, si esplica verticalmente a livello sociale e si riverbera in ogni espressione, esternazione e azione che si compie.

L’assenza di solidarietà, l’incapacità di empatia, l’esprimere qualunque tipo di supremazia, appartengono alla cultura del dominio patriarcale.

In ogni ambito ci si esprima, la violenza e la repressione o la costrizione ad un modello socio-famigliare, sono continui e reiterati.

Pensiamo tutti che la violenza contro le donne non riguardi tutta la società ma è il più grande inganno che questo sistema abbia creato.

Una società che vede le donne soggiogate da un simile dominio, genera TUTTA una società schiava dei suoi violenti e abusanti ricatti e dettami.

Dalla mancata indipendenza economica, alle cure parentali senza alcun riconoscimento economico e sociale, all’abuso dell’immagine del corpo, al ricatto verso cui sono esposte di continuo le donne quando si parla di figli e di famiglia, al ruolo sociale e professionale mai sancito per diritto ma solo per il genere di appartenenza, la violenza è continuativa e anche se il prezzo più alto lo pagano le donne, produce conseguenze che ricadono su ogni singolo, donna o uomo che sia.

Non ce ne rendiamo nemmeno conto, non ci accorgiamo di quanta violenza una donna debba sopportare quotidianamente.

Crediamo che le botte, i roghi e le coltellate siano solo quelli materiali.

In realtà ci sono roghi che vengono accesi silenziosamente, ci sono coltellate e botte che sono nascosti allo sguardo e distanti dall’essere individuati anche quando tutti li hanno sotto agli occhi.

C’è una violenza sottile che viene quotidianamente perpetrata ai danni delle donne senza clamori, senza riti purificatori e quasi ancestrali e istintuali da mostrare al mondo come esaltazione della propria potenza.

C’è una violenza in cui poter proiettare, trasfigurare e appagare la propria sadica voglia di sopraffazione, la propria vendetta contro la libertà di una donna e, di fatto, contro le libertà di tutti.

Ogni repressione della libertà di UN solo individuo, è la repressione di TUTTE le libertà.

È la violenza psicologica il VERO FLAGELLO, la vera arma di distruzione contro milioni di donne e milioni di donne che non sono libere generano società di schiavi.

Ma è una violenza di cui nessuno parla mai abbastanza e non a caso.

Nell’era in cui si uccide una democrazia senza armi, altresì si distruggono le donne NON con l’esternazione plateale della violenza che incontrerebbe la messa al bando di tutti, così come vediamo accadere, ma in modo subdolo, in modo strisciante, senza mai farlo apparire e addirittura isolando anche di più chi ne è vittima.

Infatti c’è altro di ancor più distruttivo in questa dinamica.

Quando una donna parla di violenza psicologica, non solo troppe volte non viene creduta ma, peggio, si assiste ad una sorta di ulteriore violenza anche da parte di altre donne che rifiutano a priori la violenza cui è esposta l’altra per non accettare di esserne vittime loro stesse.

Basterebbe declinare al maschile questo concetto e non si faticherebbe a riconoscere la violenza dell’intero sistema contro ciascuno di noi che trova la sua massima espressione proprio attraverso la violenza psicologica contro le donne.

Ma se in un simile sistema un uomo è in difficoltà, una donna diventa addirittura invisibile.

La famiglia o gli amici stessi faticano a credere a quanto la donna racconta perchè tutta la società partecipa più o meno consapevolmente al dettato patriarcale e non sa riconoscere la gravità e la pericolosità di gesti e parole.

È proprio nelle famiglie che si consumano i peggiori drammi in un silenzio ovattato permeato dal conformismo e dalla falsa morale che ancora vige, famiglie che tramandano il patriarcato ai figli proprio attraverso il modello che praticano e il tutto finisce col diventare società.

Infatti, in famiglia come nel lavoro, quasi sempre il dominio ha un volto benevole e bonario, mantiene un profilo accattivante con tutto ciò che gravita attorno alla relazione di qualunque natura essa sia.

Il risultato finale, per una donna, è il totale isolamento, è introiettare la sensazione di assoluta impotenza e di profondo disvalore.
Tutte le donne subiscono abusi psicologici, chi più chi meno, sin dalla più tenera età da parte di un sistema di dominio che sfrutta il bisogno di affermazione e riconoscimento in quanto persone e il bisogno di amore di ogni essere umano.

Non esiste abuso peggiore di questo, per assurdo nemmeno la violenza fisica lo è.

Un dominio attuato abusando della richiesta d’amore, è il più devastante e il più vile che esista in quanto dominio che crea una sudditanza totale perchè arriva all’annichilimento assoluto della sfera emotiva della persona, è un dominio che agisce deteriorando la percezione di se stessi, delle proprie sicurezze, la propria autostima e quindi minando la propria capacità di ribellione.

Come si possa costruire una società rispettosa di tutti e di tutte le diversità, una società che diventa nucleo protettivo verso i disagi e la sofferenza di chiunque, con un simile modello, non è dato sapersi.

Il fatto, poi, che non esista sufficiente consapevolezza in ciascuno di noi, impedisce anche di ricostruirsi, di proteggersi ma soprattutto di ribellarsi.

Non dovremmo dimenticare neanche un solo giorno della nostra esistenza che la cancellazione di te come individuo fa parte di un sistema di potere che, poco o tanto, annienta le donne ma che, proprio per questo, di fatto non risparmia gli uomini.

Dovremmo riflettere attentamente su ciò che genera la violenza contro le donne e cominciare davvero a pensare che ogni donna abusata, coercita, ricattata psicologicamente significa abuso e negazione della libertà di TUTTI.

GLI STRANI PARALLELISMI TRA IL 2007 E IL 2017

GLI STRANI PARALLELISMI TRA IL 2007 E IL 2017

Fallimento Lehman Brothers

di Giuseppe MASALA

Nel 2007 ci furono le prime devastanti ripercussioni finanziarie dell’esplosione della bolla immobiliare (in realtà il crollo del prezzo degli immobili in Usa iniziò nel 2005).

Chiusero i primi hedge found (i più importanti furono due della banca d’affari Bear Stern) e altri generi di fondi (i più importanti furono 3 di BNP Paribas).

Tutto dipese dai titoli che cartolarizzavano mutui immobiliari garantiti da ipoteca.

Da lì fu una reazione a catena che ormai è storia.

Da notare che questi primi crack furono dei veri e propri fulmini a ciel sereno di cui molti sottovalutarono l’importanza tanto è vero che la BCE portò i tassi al 4% evidentemente aspettandosi di raffreddare una fase espansiva che non esisteva se non nei loro modelli econometrici che funzionano evidentemente come i fondi di caffè di una fattucchiera.

Ora, a distanza di 10 anni, sembra che qualcosa non torni.

O meglio, sappiamo bene che alcune nazioni sono sull’orlo del baratro sia per quanto riguarda il debito pubblico sia per quanto riguarda le banche (leggi Italia) ma questa situazione sembra uno sgradevole strascico della vecchia crisi ormai passata.

Ma c’è dell’altro: la settimana scorsa come un fulmine a ciel sereno è fallita Banco Popular una banca apparentemente solida con un CET 1 al 10%. Oltretutto la Spagna cresce al 3%.

Cosa è successo a Popular (fateci caso) nessuno lo ha detto. Sappiamo solo che dalla sera alla mattina è passata da un CET 1 al10% ad esser pagata 1 euro da Santander nel ruolo di cavaliere bianco.

Ovviamente dopo l’azzeramento degli azionisti e dei detentori di bond jr. Strano…

Non basta, le autorità spagnole vietano lo Short selling su Lendbank, un altra grossa banca evidentemente in difficoltà. Dunque il caso Popular non è isolato.

Nel frattempo la FED alza i tassi come la BCE nel 2007.

Strane similitudini.

Ma cosa potrebbe essere il sottostante che rischia di esplodere e si riprecipitarci in una nuova grande crisi? Nel 2007 fu il mercato immobiliare americano a dar la stura alla crisi. Noto però che molti economisti lanciano l’allarme sulla sovravalutazione dei titoli tecnologici. Potrebbe essere un indizio.

Poi c’è il problema dell’allargamento del differenziale tra tassi USA e tassi europei che presto o tardi creerà problemi in Europa.

Infine faccio notare che il prezzo del petrolio scende nonostante l’accordo tra Russia e Arabia Saudita.

Per tenere i prezzi alti e nonostante la crisi nel volo persico tra Qatar e paesi del Golfo che dovrebbe aiutare a tenere i prezzi alti. Il prezzo del petrolio che scende è indice di attività economica in rallentamento, inutile dirlo.

Insomma, noto che ci sono tutti gli ingredienti per l’esplosione di una nuova grande crisi.

O forse è già esplosa (come indicherebbe la crisi bancaria spagnola, improvvisa come un infarto).

PS. Ovviamente non mi riferisco all’Italia. Noi abbiamo comunque problemi anche se non ci fosse una ulteriore crisi internazionale.

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