IL VIAGGIO DELLA SINISTRA

IL VIAGGIO DELLA SINISTRA

Navigare verso l'alba

di Ivana FABRIS
Mentre i notabili della sedicente sinistra decidono a tavolino con chi imbarcarsi per unirsi in base alla prossima convenienza elettorale, il vero soggetto di quella che dovrebbe essere una proposta politica di sinistra – proposta che in realtà NON c’è – cioè la giustizia sociale e quindi il popolo italiano, continuano a patire ogni genere di sopruso:

– la disoccupazione sempre più grave e grande;
– i giovani che se riescono a trovare un lavoro è solo a condizioni di VERA schiavitù oppure devono andarsene;
– la scuola declassata in ogni suo aspetto e il corpo docente ridotto al ruolo di badante;
– le cure sanitarie ormai non più accessibili a tutti;
– la Sanità pubblica SMANTELLATA nel suo corpo strutturale, il personale medico sfruttato al massimo come quello infermieristico, per giunta quest’ultimo anche demansionato;
– migliaia di persone dormono ormai nelle loro auto perché con il lavoro hanno perso anche la casa e sono FAMIGLIE INTERE, con bimbi piccoli o anziani;
– pensionati al minimo ridotti a vivere del cibo per cani e quelli “privilegiati” costretti ad erodere continuamente le loro piccole sicurezze economiche per fronteggiare ogni necessità legata all’assistenza;
– la condizione delle donne ormai conclamata al livello di schiavitù come mai prima d’ora in un clima di violenze e abusi fisici e psichici in ogni ambito;
– un ambiente deturpato, violentato e saccheggiato a spese di ogni vivente che lo popola;
– condizioni di degrado, disagio e ritiro sociale diffusi che generano sofferenza profonda fino alle estreme conseguenze, tanto che siamo già a 4000 casi di suicidio in pochi mesi;
– le popolazioni del centro Italia abbandonate a se stesse dopo il sisma cui si prospetta la stessa sorte toccata a l’Aquila e agli aquilani.

Tutto questo solo per fare qualche esempio ma ci sarebbe ben altro ancora da elencare.

Se fossero tutti davvero animati di buoni e sani principi, i nostri presunti Capitani Coraggiosi che parlano ai quattro venti di sinistra saprebbero cosa serva fare e la farebbero (!) mentre più che chiudersi nelle loro stanze per decidere chi appoggia chi e chi si unisce con chi, non fanno.

Altro che arrembare il sistema!

Eppure esiste una realtà politica francamente antiliberista che sta crescendo e vuole continuare a farlo stando solo proprio là dove il disagio e il conflitto urlano, cioè tra le persone che non hanno più voce.

Malgrado ciò, ancora troppi preferiscono soluzioni rapide pur di illudere se stessi di essere in salvo salendo precipitosamente su un mezzo tenuto insieme da improbabili coalizioni, inaffidabili personaggi e totale assenza di impegno politico e di programmi seri e chiari.

L’imbarcazione non regge ma ci si sale perchè siamo in pericolo e si vuole il partito unitario e pronto all’uso da VOTARE.

Ci sono voluti TRENT’ANNI per distruggere le conquiste di mezzo secolo e riparare e superare i danni richiede TEMPO ma soprattutto un GRANDE lavoro per portare la Politica ad essere ciò che è realmente e soprattutto a chi ne è il LEGITTIMO destinatario: ogni singolo italiano.

Siamo all’anno zero della politica ma si ragiona SOLO in termini di voto e NON di FARE politica come ha sempre fatto la sinistra che lottava e otteneva.

Ma appunto il pericolo incombe, la tempesta è in arrivo benché questi notabili della sinistra neanche dicono da DOVE arrivi e CHI e COSA l’abbiano generata.

Così, tutti corrono e fremono per imbarcarsi su questa presunta Arca dell’alleanza di sinistra.

Si sale alla rinfusa e senza sapere se effettivamente terrà il mare, senza chiedersi dove sia davvero diretta, convinti che anche senza mani solide al timone e rotte sicure tracciate, si arriverà a destinazione.

Lo scenario sconcerta perché nessuno vuole osservare che questa che appare come un’arca a ben vedere non ha motori, non ha remi e non ha vele.

È solo una zattera di salvataggio per i soliti pochi eletti e per gli amici degli amici che, una volta in mare aperto, alla prima tempesta vedrà quelli in più venire scaricati in mare come inutile zavorra.

Per tutti noi su quella zattera posto non ce ne sarà mai.

Se vogliamo salvarci davvero, dobbiamo occuparci NOI stessi di costruire con mani esperte, sapienti e pazienti come sono le nostre tutte insieme, unite dal progetto COMUNE, dalla volontà e dalla passione di realizzarlo, un’imbarcazione solida che ci permetta di attraversare la tempesta perfetta che la UE sta definendo per noi e di prendere una volta per tutte il mare aperto e navigare sicuri finalmente verso un nuovo orizzonte.

ANNUS STERCORIS

ANNUS STERCORIS

Valeria Fedeli

di Giuseppe FIRINU

Se gli scorsi anni scolastici erano horribilis, beh, che dire di questo, se non che è stato di merda?

Lo schifo chiamato Buona Scuola, trascinatosi per un paio d’anni è finalmente giunto a compimento, come tutte le schifezze che ci sbrighiamo a gettare nella spazzatura, con la differenza che di questa non ci possiamo proprio disfare, e anzi ce la dobbiamo godere, come la pappa che ingoiavamo disgustati da piccolini.

I poveri gonzi che speravano in qualche ripensamento, un aggiustamento, ora potranno contemplare quest’opera d’arte in tutto il suo splendore.

Ora finalmente tutti capiranno cosa sono gli Ambiti Territoriali, i contratti a termine, la Chiamata Diretta, i requisiti per poter essere scelti, ma, badate bene, con l’assenso beffa dei colleghi minchioni, i campioni delle mani alzate ad oltranza, durante gli edificanti Collegi Docenti.

Gli appassionati dell’indolenza, i rassegnati cronici, ma anche i colleghi precisini, quelli abituati ad accettare tutto ringraziando con un bell’”ottimo ed abbondante Signor Ministro!”, potranno persino divertirsi a fare un bel raccoglitore dello sfacelo, aggiungendo la preziosa figurina della Scuola-Azienda, quella della campagna acquisti dei nostri clienti, o li chiamate ancora studenti?

Quella dell’ASL, accolta a braccia aperte dai colleghi che zelantemente hanno accompagnato i loro studenti ai cessi da pulire, o ai gloriosi McDonald’s, realizzati nel vederli distribuire gratis le patatine fritte.

Mi raccomando, cari Colleghi, non dimenticate niente: ce l’avete nel vostro prezioso albo il Bonus Premiale? E il Bonus per comprare il tablet, o pagare i bellissimi e utilissimi corsi obbligatori? E gli aumenti contrattuali di cui si parla?

Dai su, anche pochi euro al mese fanno sempre brodo, no? Ci potete ripagare i pennarelli che vi portate da casa, giusto?

Non scordatevi il 6 di media per l’ammissione agli Esami di Stato, i Potenziatori, i trasferimenti di mille chilometri, le assunzioni a scaglioni, il Concorso finto, le LIM, anche se si sono viste come le mosche bianche, la multimedialità, i Test Invalsi, e metteteci pure la bellissima lettera dei 600 Professori Universitari, profondi conoscitori di didattica, mica dispensatori di banalità da fruttivendoli, con la richiesta di verificare il nostro stato di salute mentale!

Metteteci anche la figurina del PTOF, vicino a quella del POF, a quella dei BES, dei DSA, dell’inclusione, eccetera eccetera.

Non stonerebbe neanche una bella foto del Ministro Fedeli, insieme al suo titolo di studio.

Caspita, ragazzi, a pensarci, ma quante belle novità quest’anno appena concluso!

E non vedo l’ora che inizi il nuovo anno, perché sicuramente ne arriveranno delle altre, magare un bel prolungamento delle ore d’insegnamento a costo zero, che so.

Ma tranquilli, perché la fantasia non manca di certo agli ideatori di questa Scuola diversa, questa bella azienda che insegnerà con quiz e crocette come diventare dei degnissimi sudditi.

Coraggio, Colleghi, godiamoci le vacanze, e ci rivedremo a settembre, per un nuovo anno.

E…tanta merda! Tanto ci siamo abituati, no?

PREFERIRE LE PREFERENZE

PREFERIRE LE PREFERENZE

Previti dorme in aula

di Turi COMITO

Ogni volta che, a proposito delle leggi elettorali parlamentari, sento parlare in tv o altrove qualcuno che dice: “Eh, voti per il sindaco che conosci, per il consigliere che conosci, per il presidente di regione che conosci e per il deputato/senatore voti qualcuno che non conosci. Eh, non va bene” mi appare in automatico in mente questa scenetta.

Vedo il mio salumaio che la domenica mattina, alle sette, si presenta sotto il portone del deputato che ha eletto e comincia a suonare il citofono fino a che il deputato, assonnato, non risponde al che lui gli urla:

– Scendi curnuto! Scendi se hai coraggio!
– Che c’è? Chi è lei? Che vuole?
– Bastardo sdisonorato! Come hai potuto?
– Eh?
– Come hai potuto, miserabile manciapane a tradimento, votare in Commissione Attività produttive la Proposta emendativa in sede referente riferita al C. 101 pubblicata nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 12.02.2016 che all’art. 12 bis comma due dice “Alle imprese commerciali che partecipano alle progettualità di cui al comma 1 è riconosciuto dalla Camera di commercio competente un logo «no slot» valido anche per l’accesso ad ulteriori incentivi ed agevolazioni anche di carattere fiscale.”????????
Come cazzo hai potuto? Scendi bastardo!
Scendi o, per quant’è vero che mi chiamo Jachino Struppiatu detto ‘u pecorino di Modica, salgo io e ti butto dalla finestra!

In effetti conoscere e scegliere il deputato che si vota, allo stesso modo di come si vota il rappresentate dei genitori in consiglio d’Istituto, il sindaco, il consigliere ecc., è fondamentale per il buon funzionamento di una democrazia avanzata dove ogni cittadino, compreso Jachino Struppiatu, è perfettamente consapevole di ogni atto che il suo deputato svolge in Parlamento e non vuole correre il rischio, mai e poi mai, di avere un rappresentante parlamentare che non conosce e a cui non può chiedere, la domenica mattina, conto e ragione del suo operato.

Preferire le preferenze, senza sa e senza ma.

L’ANGELO DELLA MORTE E L’ETEROGENESI DEI FINI

L’ANGELO DELLA MORTE E L’ETEROGENESI DEI FINI

Moschea di Samarra, Iran

di Maria MORIGI

La 53ª sukkah del Talmud Babilonese racconta di come un giorno Re Salomone vide l’Angelo della Morte triste.

«Perché sei così triste?», gli chiese.

«Perché mi hanno ordinato di prendere quei due Etiopi», rispose l’Angelo della Morte, riferendosi a Elihoreph e Ahyah, i due scribi etiopi di Salomone.

Il Re volle salvare i suoi preziosi uomini e li fece scappare fino alla città di Luz, ma appena giunti i due scribi morirono.

Il giorno seguente Salomone incontrò di nuovo l’Angelo della Morte e vide che sorrideva. «Perché sei così felice?» gli chiese. «Hai mandato i due etiopi proprio nel posto in cui li aspettavo!» risposte la Morte.

Fine della parabola della Morte inevitabile.

Le sue molteplici tradizioni in varie culture, da quella arabo-persiana a quelle di scrittori moderni come Borges e Somerset Maugham, ci trasmettono l’inquietudine e la coscienza che ben poco si può calcolare per sottrarsi al disegno della Natura.

Renzi ha voluto il referendum, ma era scritto che il progetto andasse a gambe all’aria, grazie anche al senso civile (seppur ancora modesto) degli elettori italiani.

Renzi, se solo avesse dato ascolto alla gente e agli auspici, se si fosse adeguato al flusso prevedibile degli eventi senza riporre fede nella Leopolda del pensiero unico, non avrebbe dovuto dimettersi (comunque a me va bene anche così, perché non sopporto gli arroganti testardi).

Teresa May ha forzato i tempi delle elezioni e si è visto che cosa ha raccolto: maggior debolezza e ancor più nebbia che incombe sull’Impero britannico

L’Angelo della Morte colpirà anche più in alto…

Donald Trump non è al sicuro su alcun fronte, se non impara a piegarsi. Lo schianto sarà come uno tsunami!

Ma veniamo alla più incongrua delle ‘trovate’ per sfuggire l’Angelo della Morte: il MAGGIORITARIO applicato al presunto BI-POLARISMO

L’ordigno è stato inventato per fare in modo che – tra DUE (2.0) schieramenti /poli distanti di un soffio – uno solo dei due venisse premiato con un fracco di voti in più. La garanzia della GOVERNABILITA’, feticcio/ totem, chiamatelo come volete… a discapito del Diritto Naturale e ad onta della Democrazia.

Come secondo ordigno deterrente inoltre è stato brevettato lo SBARRAMENTO, anzi la soglia di sbarramento, che potrebbe rappresentare un argine, ma in realtà è una furbizia per inetti al dialogo.

Ed ecco confezionate così le ciambelle senza buco e l’eterogenesi dei fini.

Perché ormai, prendiamone atto, il bi-polarismo è finito. Anche in Francia è defunto.

E’ il TRI-POLARISMO che vince, pronto a generare (nella affannata ricerca della governabilità) il BUCO NERO del CENTRO dove tutto viene inghiottito da Poteri Forti. E ormai, per accedere alla governabilità, bisogna avere un pelo sullo stomaco che il Malox è acqua fresca.

Se fossi Macron starei maledettamente attenta: non va bene non avere dibattito e contrasto parlamentare, perché si scateneranno piazze, banlieu, studenti, lavoratori scippati di diritti, ma anche razzisti, xenofobi e intolleranti… e la polizia menerà di santa ragione.

Non va bene potere fare tutto da soli…

Si va a finire dove non si voleva andare a finire.

IL SENSO TRADITO DELLA STORIA

IL SENSO TRADITO DELLA STORIA

Angelo D'Orsi

di Angelo d’ORSI

Angelo d’Orsi, storico e docente dell’Università di Torino, prende commiato dall’attività accademica con una lettera sconsolata: “Oggi, 7 giugno 2017, alle ore 18, circa, ho chiuso la mia attività didattica come professore ordinario di Storia delle dottrine politiche.

La denominazione del corso era Storia delle idee politiche e sociali ed era dedicato ad “Antonio Gramsci: vita opera pensiero”. L’ultima lezione ha avuto ben sette (7) studenti come pubblico.

Quasi un record; in altre lezioni il corpo discente è stato di 3-4 persone.

Un finale inglorioso di una ingloriosa carriera, forse.

Ma anche un segnale del precipizio in cui il sistema accademico italiano è finito, nella complicità dei molti, nell’acquiescenza dei più, in non pochi casi nella complicità di studenti e docenti, nell’indifferenza del mondo esterno.

Le “riforme” che si sono succedute nel corso dell’ultimo quarto di secolo hanno devastato l’università italiana, nel tentativo di renderla “adeguata” al mercato, di aziendalizzarla, di “modernizzarla”, di “internazionalizzarla”.

Il risultato è stato un generale scadimento del livello di discenti e docenti, uno spaventoso impoverimento culturale, la perdita di quella “funzione civile dell’insegnamento universitario” che il mio maestro Norberto Bobbio rivendicava come cifra peculiare del suo docente, il dimenticato (ingiustamente) Gioele Solari, di cui fu erede accademico.

Mi sono collocato, indegnamente, in quel solco, ma preferendo la storia alla filosofia, anche se ho optato per una materia, la Storia delle idee, che in qualche modo è un ponte tra i due ambiti, quello della riflessione teorica e quello della ricostruzione storica.

Ho sempre cercato di dare un senso “politico” al mio lavoro, perché concepisco la figura docente come quella di un intellettuale, ossia di qualcuno che “abbraccia interamente la sua epoca” (Sartre), e che osserva il mondo, “grande terribile e terribilmente complicato” (Gramsci), provando a dare il suo contributo per cambiarlo, in meglio.

E oggi non è difficile accorgersi che il mondo in cui viviamo è orribile, e lo diviene sempre di più.

Chi studia per mestiere, chi è pagato per insegnare, per fare ricerca, non può disdegnare la società e i suoi problemi, non può chiudersi in quella che un tempo si chiamava torre d’avorio; ma d’altro canto non può neppure ridurre il proprio lavoro a tecnica.

Perciò Antonio Gramsci è diventato il “mio” autore.

Anche grazie al bagaglio gramsciano, ho cercato di trasmettere agli studenti nel corso dei tanti anni di insegnamento la mia passione (ricordando loro il significato della parola “studium”, passione, appunto), parlando di temi, autori, problemi, spaziando dall’antichità ai nostri giorni, anche se mi sono dedicato soprattutto all’età contemporanea.

I miei 7 studenti, che ringrazio, sono la prova che forse ho fallito.

Ma lascio anche con sollievo un mondo al quale ormai mi sento profondamente estraneo.

 

(Però non rallegratevi troppo, non smetterò di studiare, scrivere e tentare di suscitare cultura…)”

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