IL NEOLIBERISMO, UN MONDO DI MODELLI CONTRO LE DONNE CHE SCELGONO DI ESSERE MADRI

IL NEOLIBERISMO, UN MONDO DI MODELLI CONTRO LE DONNE CHE SCELGONO DI ESSERE MADRI

Lavoro donna madre

di Patrizia GALLO

Ricordo gli scritti di un noto pediatra, Marcello Bernardi autore di libri come “La maleducazione sessuale -Dalla repressione alla liberazione del piacere come premessa ad una società non autoritaria”.

Lo stesso spirito informava la famosa guida per genitori: “Il nuovo bambino“.

Mi colpivano allora, giovane mamma, l’apertura, il buonsenso, lo humour, e nel contempo il rigore con cui trattava di argomenti pedagogici e di cura, nel porgere i suoi consigli preziosi ai genitori.

Ecco, penso a quanto lontani siano da quei suggerimenti, i modelli ansiogeni e distruttivi e il delicato equilibrio di una donna alle prese con un bambino piccolo e con il lavoro.

Si cerca di stare a galla, al prezzo della rinuncia a prendersi cura di sé nella relazione.

Tutto urge e spinge alla prestazione perfetta, al distinguersi in qualche modo in ogni campo.

Ma i tempi della cura e degli affetti, della maturazione della consapevolezza e dell’alterità nei rapporti, sono lenti e si misurano con l’ascolto e il darsi tempo sufficiente per comprendere chi siamo, e in relazione a chi.

Perché quel bimbo è altro da noi e abbiamo tutto il diritto di conoscerlo e farci conoscere da lui.

Per poterlo amare e proteggere e consentire a lui di farci crescere insieme.

LA DITTATURA “DOLCE”

LA DITTATURA “DOLCE”

Sabbie mobili

di Mario GALLINA

Come ti trasformo una democrazia in dittatura?

La storia ci racconta che questo passaggio è avvenuto spesso con un salto repentino, a volte cruento, oppure con evoluzione del potere che attraverso una modifica del sistema governativo porta ad accentrare, passo passo, i poteri in mano al despota o ad una oligarchia dominante.

Stiamo, oggi, però scoprendo che esiste un sistema nuovo più efficace ed indolore: la dittatura dolce, quella che fa ed impone le stesse cose che una dittatura farebbe con evidenti forzature al sistema democratico, con un metodo indolore, silente, felpato quasi felino.

È la tattica del governo PD, mettere in campo leggi da dittatura, che di fatto ledono i diritti costituzionali di un popolo con fare sornione e subdolo, tranne poi che tornare indietro quando, la Corte Costituzionale, unico baluardo messo a guardia dai costituenti, ogni tanto ad insaputa di tutti, scatta come la molla di una trappola dimenticata!

Solo in quel caso si torna indietro e con fare infastidito si dice che la Costituzione è un arnese vecchio che si frappone alla modernizzazione del sistema!

Queste sono parole, i fatti gli esempi dove sono?

Non dobbiamo andare lontano, proprio da pochi giorni è stato firmato il decreto dei dodici vaccini obbligatori, DICONSI 12, da 4 a 12, un aumento inaudito, indiscriminato ed ingiustificato (e con modalità palesemente incostituzionali) e contro di esso, tranne qui noi che nello sfogatoio dei social urliamo nel deserto, non si è levata una voce, una protesta strutturata contro il potere.

L’Italia sarà l’unica nazione Europea ad avere un obbligo così forzato e pesante!

Mentre dall’altra parte è sempre di questi giorni la notizia che sapevamo, che milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi, perchè costa troppo ed il sistema sanitario non garantisce più la salute agli italiani che pure il diritto alla salute ce l’avevano in Costituzione!

Oppure, ancora per fare un esempio, questa ignobile legge elettorale (che al momento è stata bloccata), che di fatto mantiene intatta la stessa casta che la propone, perpetuandosi in tal modo all’infinito e scippando ai cittadini la possibilità di scegliere il candidato da votare.

Hanno così inventato la partenogenesi della politica furba, con buona pace della democrazia che hanno trasformato sotto i nostri occhi muti in una dolce dittatura, proprio come il sapore di certi…veleni!

LA SINISTRA ORWELLIANA

LA SINISTRA ORWELLIANA

People Orwell

di Fiorenzo MEIOLI

Oggi, la politica e i media puntano molto su parole come riforma, il nuovo, modernizzazione, innovazione e tanto altro ancora.

Sono tutte parole banali se non vengono rapportate alla situazione di profonda crisi e incertezza che viviamo.

Bisogna, dunque, chiedersi: innovazione per andare dove?

Il nuovo ed il vecchio rispetto a che cosa?

Un conto è costruire un programma di modernizzazione basato sulla solidarietà, incentrato sull’uguaglianza e su una più equa distribuzione delle risorse, diverso è intendere il nuovo in sostanziale continuità con il “pensiero unico” dominante.

Difendere i diritti, valorizzare il lavoro, combattere la povertà, lavorare per una società più giusta non è una posizione conservatrice, il vecchio sta, secondo me, in chi vuole riproporre le vecchie ricette liberiste che, a partire dagli anni ottanta, hanno teorizzato la centralità del mercato, del consumismo, l’individualismo più sfrenato e lo sfruttamento delle risorse naturali.

Non può essere oggi considerato il nuovo quel liberismo degli anni ottanta che ha creato i guasti che sono sotto gli occhi di tutti: l’economia di carta che ha sconfitto l’economia reale, la finanza che ha sottomesso la politica, le diseguaglianze mai state così scandalosamente profonde.

Non può essere considerata moderna quella “sinistra” che crede nell’ineluttabilità dell’economia neoliberale, a cui le politiche dei partiti e degli stati devono adattarsi, quella “sinistra” che dà un grande impulso al passaggio alla postdemocrazia descritta da Colin Crouch: un regime in cui contano sempre meno i cittadini, le organizzazioni politiche e i loro iscritti e sempre di più i media e la personalità dei leader.

BEN POCO (O NIENTE) DI NUOVO SUL FRONTE ELETTORALE

BEN POCO (O NIENTE) DI NUOVO SUL FRONTE ELETTORALE

leadership

di Ivana FABRIS

Ormai, a risultati definitivi, possiamo dire che la tendenza generale suggerisce – e conferma – che nel locale gli italiani votino sempre pensando “per casa loro” e quindi considerando con ben altro metro i vari partit

Il voto alle politiche nazionali non li riguarda mai veramente da vicino, segnale che si consolida e struttura di volta in volta.

Più lo Stato è lontano da essi, meno gli italiani si sentono popolo e meno pensano alla cosa pubblica come cosa loro.

Quindi andrei piano a dire che il M5s è sconfitto proprio per le ragioni suddette e alle prossime politiche dubito di venir smentita di quanto sto affermando, dai risultati elettorali.

Nel locale, dopo le esperienze di Parma, Torino ma soprattutto Roma e includerei Pomezia, si può pensare che gli italiani non si siano sentiti di affidare le proprie città ad un movimento che sino ad ora non ha dato riscontri positivi nell’amministrazione dei comuni.

È anche vero che l’attività dei 5 stelle sui territori è presente geograficamente a spot e non è cosa da poco quando si tratta di scegliere, specie perchè gli italiani di chiacchiere e proclami ne hanno accumulato, obtorto collo, una discreta scorta per usare un eufemismo.

Torna dunque la politica dei due schieramenti contrapposti, centrodestra e centrosinistra, almeno sulla carta, visto che sappiamo tutti molto bene che il confine fra le due parti è, come dire, alquanto labile.

Comunque, sarà interessante vedere l’esito dei ballottaggi per capire chi appoggia e dà indicazioni di voto per chi.

Mi riferisco alla nascente sinistra che si dichiara lontana dal Partito Democratico ma che ho il sospetto darà, in molti luoghi, come indicazione di voto ancora il sostegno al PD, naturalmente, tanto per cambiare, per scongiurare un possibile governo locale 5 stelle o di destra.

Come se facesse differenza…

Intanto a nord-est il quadro non cambia mai.

La Lega, munita dei mitici elmi cornuti in stile Pontida, cavalca a pelo le sconfinate praterie politiche di quelle aree, priva com’è di avversari capaci di proporre davvero qualcosa di serio e affidabile più che altrove in Italia.

Ma è il dato sull’astensione quello su cui riflettere a fondo.

Da un lato il non voto è senza dubbio un voto e un voto netto, deciso e per giunta non fraintendibile che dovrebbe suggerire qualcosa ai tanti partiti, ma soprattutto a quelli che si definiscono di sinistra.

Se da un lato il dato è sconfortante, dall’altro viene da dire che è una gran bella risposta a chi propone di continuo sempre e solo il vecchio modello di una sinistra disfatta, malconcia e non più padrona di se stessa che mira solo all’autoconservazione di posti nelle istituzioni, quella che sui territori appare solo in funzione delle elezioni.

È la sinistra dei cartelli elettorali, quella delle ammucchiate dell’ultimo minuto giusto per presentarsi e garantirsi come abbiamo visto accadere in moltissimi piccoli comuni, quella che gli italiani non vogliono più e lo dicono con forza col solo linguaggio che questi politici capiscono: il NON voto.

Intanto, chi si era convinto che il PD fosse finito, come ho sempre sostenuto, nutriva una pia illusione e temo, tra l’altro, che questa si trasformerà pure in una delusione cocente. Un’altra.

D’altro canto ad improbabili accrocchi che non suscitano fiducia e sanno di scelta al buio, l’italiano informato solo dal mainstream e sempre più spaventato dalla crisi, preferisce di sicuro quello che già conosce perché sa in anticipo di che “morte dovrà morire”.

Questo è un paese che per 50 anni ha votato DC sapendo che non era la scelta giusta per la paura dei comunisti mangiabambini prima e del terrorismo colorato di rosso, dopo e che oggi si avvia ad altri 50 di PD per la paura dello spread, del debito pubblico, del perdere quel poco di miseria di cui vive, ignaro del fatto che proprio così la perderà.

Magari se qualcuno insieme a noi del MovES, avesse la buona volontà e la determinazione di dirglielo, magari spiegandogli anche le vere ragioni della pericolosità del PD, non sarebbe una cattiva idea.

Poi, giusto per non ripetere gli errori del passato recente, in vista delle politiche del 2018, se nel frattempo ci dessimo tutti una scrollata e rimettessimo in piedi una sinistra che va a chiedere voti SOLO DOPO esser tornata se stessa ovunque il disagio sociale e il conflitto brucino, forse vedremmo un film ben diverso da quello proiettato dal 1948 ad oggi ad ogni tornata elettorale, invece della solita soap opera che dura da 70 anni.

Soprattutto visto e considerato che persino l’Inghilterra ha cambiato visione, ma che addirittura il famoso (e famigerato) sequel americano “Sentieri” ha chiuso i battenti e che a girare continue puntate infinite di questi ‘drama’ siamo rimasti solo noi italiani.

SINISTRA, UNA SOLA VIA

SINISTRA, UNA SOLA VIA

socialismo

di Fiorenzo MEIOLI

Oggi la “sinistra” della “terza via”, quella che guarda sempre al centro, muove dall’assunto che non vi è democrazia senza capitalismo.

Considera i cardini del neoliberismo addirittura capisaldi costitutivi della democrazia stessa.

La sinistra era nata, invece, dalla consapevolezza del rapporto difficile tra capitalismo e democrazia, era nata nella certezza che il conflitto tra diritti e profitto resta ineliminabile.

Da qui la resa al mercato, alle multinazionali, alle privatizzazioni, alle lobby finanziarie, alla rinuncia ad una società più giusta, alla lotta contro le scandalose diseguaglianze.

Per contrastare questa deriva, a mio parere, è necessario a sinistra riscoprire il conflitto, anche aspro, fra alternative politiche chiaramente distinguibili, mettere in campo un’agenda alternativa al neoliberismo e alle politiche di austerità.

A me piacciono i Corbyn, i Sanders, i Mélenchon perché hanno in comune una cosa: non rinunciano alla parola Socialismo, non rinunciano alla difesa del mondo del lavoro, alla difesa dei più deboli e poveri, non rinunciano a proporre investimenti in educazione, sanità e welfare, e sulla possibilità di una ripresa dell’intervento pubblico in settori strategici.

Si possono ottenere buoni risultati elettorali parlando soprattutto della vita delle persone comuni, di lavoro dignitoso, difendendo in modo convinto i servizi pubblici, dalla sanità all’assistenza sociale, dall’istruzione a tanto altro ancora.

Scrive Wendy Brown: “Difendere la democrazia liberale in termini liberali non vuol dire soltanto rinunciare ad una visione di sinistra.
Vuol dire anche, con questo sacrificio, screditare la sinistra riducendola a un’obiezione permanente al regime in vigore, e nulla più: un partito della lamentela piuttosto che un partito dotato di una visione politica, sociale ed economica alternativa.“.

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