UTERO IN AFFITTO: QUELL’OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO

UTERO IN AFFITTO: QUELL’OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO

Una riflessione psicologica sull’utero in affitto

 
Il mondo nuovo
 
 
L’immagine è tratta da una delle copertine del libro “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley, che nel suo libro ha descritto una società futura, non troppo lontano per la verità, nella quale la procreazione è completamente sganciata dai rapporti sessuali.
 
di Sergio STAGNITTA

Monica Ricci Sargentini è una giornalista del Corriere della Sera che, volendo capire meglio come viene gestita nei centri specializzati la maternità surrogata, ha deciso di prendere un appuntamento in un Centro Californiano. Nel suo articolo racconta come si è svolto questo primo appuntamento, scoprendo fatti molto importanti (a fine post, vi lascio il link al suo racconto completo).

Nella sua descrizione si presentano scenari ai quali io, e molto probabilmente molti come me, non avevano nemmeno pensato: uno mi ha colpito in particolare… La Sargentini ad un certo punto chiede: “ma se la mamma surrogata dovesse cambiare idea e tenersi il bambino?” La coordinatrice dei pazienti le risponde: “La mamma sei tu, lei è la portatrice. E sei tu che decidi tutto, anche se farla abortire. La legge ha più volte stabilito che lei non ha alcun diritto.

Non commento subito e parto da alcune informazioni tecniche.

Si definisce utero in affitto o meglio, maternità surrogata, la pratica di procreazione nella quale una donna accetta di affrontare la gestazione e il parto per altri.

Ci sono due forme di maternità surrogata o “gestazione per altri” (GPA): la Surrogazione gestazionale, che consiste nel trasferimento nell’utero della madre surrogata di embrioni formati con il seme del padre e della madre (o di donatori nel caso di sterilità di uno dei due). Questa forma viene utilizzata da donne che non possono sostenere una gravidanza. La Surrogazione tradizionale, in cui il seme del padre è utilizzato per fecondare la madre surrogata che è quindi anche la madre biologica del bambino.

Chi può ricorrere a queste forme di maternità? In genere donne prive di utero o ovaie, donne che soffrono di patologie che metterebbero a rischio la vita della gestante e coppie di uomini gay.

Il primo mito da sfatare riguarda il collegamento, ormai praticamente quasi assoluto nei dibattiti pubblici e privati, che chi usufruisce dell’utero in affitto è gay.

Qualche giorno fa ho letto una statistica ripresa dall’Ansa che riporta due dati molto significativi: il primo, che le gravidanze in affitto portate a termine aumentano, negli Stati Uniti, ogni anno del 20%; il secondo dato riguarda gli “utilizzatori finali” di questo metodo di procreazione, secondo la Sai (Surrogate Alternatives Inc.), sette su dieci sono coppie eterosessuali, il resto sono coppie gay e uomini single.

Io ritengo che questo dato sia estremamente importante e significativo perché spesso, soprattutto in Italia, si prova a strumentalizzare i temi legati ai diritti civili e la procreazione, legandoli esclusivamente agli omosessuali, introducendo così una distorsione che spesso rende difficile ragionare in modo produttivo sulle diverse situazioni.

Svincolato quindi l’utero in affitto dalla sola pratica omosessuale possiamo ragionare in libertà sul valore della stessa da un punto di vista psicologico.

Il titolo del mio post “L’oscuro oggetto del desiderio” che riprende il titolo di un famoso film di Luis Buñuel, mette l’accento sull’aggettivo “oscuro”, nel senso che io non riesco a trovare nessun vantaggio nell’uso di questa pratica di procreazione nella ricerca di un desiderio di maternità o paternità.

Proverò di seguito ad argomentare la mia affermazione da tre punti di vista, tre angolazioni differenti ma, come capita spesso, legate le une alle altre: il dono, il mercato e il corpo. 

È solo un dono…

 
Molti affermano, e alcuni paesi tra i quali l’Inghilterra lo inseriscono in modo esclusivo nella propria legislazione, che la sola e giusta modalità per legittimare questa pratica è che sia un dono, ovvero che non ci sia alcun interesse economico. La maternità surrogata è legittima ed eticamente accettabile solo se si trasforma in un atto di generosità.

Rifletto, molto semplicemente, sul senso di un regalo: io posso donare qualcosa di mio, sono libero di regalare ad altri un oggetto, anche molto prezioso, tutti i miei beni, compresa la mia stessa vita, e nessuno può contestare la mia decisione.

Il problema in questo caso è che il dono riguarda un essere umano che per giunta non è neanche nostro.

Sì, perché i figli non sono una nostra proprietà privata, come avveniva nell’antica Roma, e allora come posso donare una cosa che non è mia?

I figli sono affidati ai genitori i quali hanno il diritto/dovere di accudirli ed educarli, cercando di dargli gli strumenti per essere persone più possibile felici, facilitando, nella crescita, soprattutto l’indipendenza e la libertà, l’esatto contrario del possesso che prevede che una cosa comprata è mia per sempre.

Il concetto di dono si basa, quindi, sull’erronea concezione che l’utero sia una sorta di incubatrice, un luogo neutro che produce un prodotto, una proprietà, che si può scambiare, barattare o donare.

È solo libero mercato…

Il secondo aspetto è quello che in assoluto mi fa più rabbia, già la categoria del “dono” è molto ambivalente, figuriamoci quella della compra-vendita.

Vedremo, più avanti, ciò che la psicologia dice rispetto alla relazione madre-bambino e i danni di questa modalità di procreazione, qui però mi soffermo sulla dimensione sociale, quindi politica, dell’utero in affitto.

La maggioranza degli stati che consentono la maternità surrogata, tranne poche eccezioni, come abbiamo visto, permettono anche che quest’ultima si possa quantificare in denaro.

Si definisce un contratto nel quale la donna si impegna a portare avanti una gravidanza e cedere il bambino alla nascita ai “legittimi proprietari” in cambio di un compenso in denaro.

Ma chi può accettare un simile contratto? In generale mi chiedo: quale potrebbe essere la motivazione di una donna che accetta la richiesta di un estraneo a portare nel suo utero per nove mesi il suo bambino?

Sarà un preconcetto, ma è difficile immaginarla benestante, felicemente sposata con prole e con una bella professione e disposta ad accogliere per nove mesi un bambino trascurando magari figli, marito e lavoro!

Io penso, e credo di non discostarmi troppo dalla realtà dei fatti, che le donne disponibili a questa pratica semplicemente sono persone povere che “concedono” il loro utero per soldi.

E allora provo rabbia perché questo legittima la prepotenza dell’uomo ricco sul povero, legittima lo sfruttamento del corpo degli altri (come nella prostituzione) a fini economici; solo perché io sono più fortunato e ricco posso permettermi di pagare una donna che per necessità si deve sottomettere ai miei desideri!

Non importa se la coppia sia composta da omosessuali, un uomo solo, una donna sola o una coppia eterosessuale, qui è in gioco il principio più profondo della dimensione umana: la libertà, che purtroppo molto spesso si perde quando siamo in difficoltà e con essa si perde anche la dignità.

Nel mondo esistono milioni di bambini che vivono in condizioni al limite della sopravvivenza, in orfanotrofi, brefotrofi, bambini sfruttati, violentati, senza cure e molto spesso anche senza cibo, mi chiedo: ma perché mai noi dobbiamo soddisfare a tutti i costi il desiderio di maternità e paternità biologica, anche se questo calpesta l’altro e produce sofferenza?

Qui è in gioco quindi non solo la dimensione psicologica, ma anche e soprattutto quella di classe di appartenenza, la casta che mi legittima la spesa di oltre 100 mila euro per portarmi a casa “l’oggetto, oscuro, del mio desiderio”.

Anni di lotta di classe, comunismo, emancipazione economica e culturale buttati al vento.

Secondo me, prima ancora della destra ancorata ai tradizionali valori della famiglia si dovrebbero indignare gli uomini e le donne di sinistra, le femministe (ed infatti lo hanno fatto con diversi manifesti, come quello pubblicato da Libération e firmato da oltre 160 personalità), chi combatte le ingiustizie salariali, sociali, chi parla di uguaglianza di diritti: ecco perché ritengo che la mia riflessione non è, e non vuole essere, in nessun modo, una riflessione ideologica o di parte. 

È solo un corpo…

 
 

“Noi siamo esseri relazionali”

Arrivo quindi alla terza e ultima riflessione, quella psicologica, sulla pratica dell’utero in affitto.

La caratteristica più importante degli esseri umani, quella per la quale penso che valga veramente la pena vivere è che noi siamo esseri relazionali; fin dal concepimento siamo nati per amare ed essere amati.

Esistono innumerevoli studi che descrivono il profondo legame che si costituisce tra la madre e il bambino, ricerche che hanno dimostrato che il neonato riconosce e preferisce selettivamente la voce della madre rispetto a quella di altre donne; lo stesso per l’odore del suo latte e alcuni tratti comportamentali.

Tutto è programmato affinché il bambino e la madre (in futuro anche il padre), si leghino tra di loro in nome di una protezione e un sano sviluppo.

Ricerche a parte, veramente esiste qualcuno che possa affermare con certezza che durante i nove mesi di gravidanza il bambino non venga fortemente influenzato dalla madre e che, anche se non riconosciuto razionalmente, non si crei tra i due un legame potente?

Come si può pensare che il bambino sottratto a quella madre non produrrà in entrambi (madre e bambino) una ferita difficilmente sanabile, ancora di più quando da grande qualcuno gli dirà com’è nato?

Io, addirittura, mi spingo ancora oltre…

Nel mio lavoro di psicoterapeuta mi occupo anche di coppie e mi è capitato di avere in terapia donne e uomini che provavano ad avere un bambino, e così ho potuto verificare personalmente che la relazione tra genitori e figli nasce ancora prima del concepimento.

Mi ricordo di una giovane donna che aveva deciso con il suo compagno, dopo un periodo di difficoltà, di avere un bambino.

Ho capito che il suo desiderio si stava consolidando dentro di lei quando mi ha iniziato a parlare di come si immaginava sarebbe stato questo bambino, lo prefigurava nella sua mente, si immaginava il suo viso, le serata passate insieme e molto altro.

Questi aspetti – i desideri, le fantasie, i legami, la costruzione di una maternità, la nascita e poi tutto lo sviluppo affettivo – sono solo alcuni degli elementi che ci rendono e ci permettono di rimanere umani nonostante il progresso e i nuovi diritti acquisiti.

Annullare queste spinte profonde vuol dire trasformare le persone in oggetti.

Naturalmente è chiaro che ci sono, come ho affermato prima, bambini che nascono in condizioni di grande disagio, che hanno avuto la fortuna di avere dei genitori adottivi affidabili, che si sono legati a loro con profondo amore, consentendogli di sanare la loro ferita.

La genitorialità si costruisce ed è proprio vero che un bambino si lega alla persona che lo ama, anche se non è il genitore biologico.  

Io però mio chiedo perché farlo nascere già con questa ferita?

Una cosa è sanare una ferita, altra cosa è crearla!

Riferimenti

Se volete approfondire il tema del mercato dell’utero in affitto, vi consiglio di leggere questo breve racconto di una giornalista, Monica Ricci Sargentini, che ha contattato un centro Californiano per la maternità surrogata, ecco il link: “Il mio viaggio nella clinica dove si affittano gli uteri” https://goo.gl/Yiegrm

fonte: http://www.ordinepsicologilazio.it/blog/psicologia-della-vita-quotidiana/utero-in-affitto-quell-oscuro-oggetto-del-desiderio/

ASSISTENZA INFERMIERISTICA E SFRUTTAMENTO DELLE PROFESSIONALITÀ

ASSISTENZA INFERMIERISTICA E SFRUTTAMENTO DELLE PROFESSIONALITÀ

Infermiera in burnout

dal Coordinamento Nazionale MovES

Leggiamo che gli infermieri di una fascia della regione Friuli-Venezia Giulia, hanno indetto dal 4 giugno uno sciopero CONTRO IL DEMANSIONAMENTO che pian piano non solo si estenderà ad altre aree della stessa regione ma è anche destinato ad allargarsi anche sui compiti che impropriamente e inopinatamente, gli stessi infermieri sono obbligati a svolgere.

Turni massacranti, ruoli che non sono previsti, vicariamento di figure mancanti, rendono chi si è laureato o diplomato in Scienze Infermieristiche né più né meno che un manovale dell’assistenza ai malati.

Infermieri adibiti al ruolo di portantini, di amministrativi, di supplenza di ogni posto reso vacante da un sistema che sta ammazzando la sanità pubblica, dopo aver imposto la laurea agli operatori in questo ambito.

Se è vero che in ogni ambito lavorativo che richieda una laurea è in atto uno svilimento delle competenze e delle professionalità, lo è ancora di più se riguarda la salute delle persone, perchè ogni infermiere che venga sottoposto a simili trattamenti, inevitabilmente rischia di dare una peggior assistenza ai nostri congiunti o a ciascuno di noi e, peggio ancora, che sia esposto anche al rischio di errori che, inutile precisarlo, ricadono sulla vita delle persone.

Accade lo stesso anche ai medici, indubbiamente, ed è più che evidente che si miri al disfacimento di tutto ciò che è pubblico in favore del privato ma non si può non rilevare che tutto ciò accade perchè è calato un silenzio tombale da parte di chi dovrebbe difendere questi lavoratori, proprio per ciò che è il loro compito, persino più di come si dovrebbe.

Sindacati di categoria e partiti della sinistra, tacciono o danno risposte esigue ma nel caso dei sindacati di categoria, si assiste annichiliti ad un totale asservimento del sistema.

Il problema comunque non nasce oggi.

Già negli anni ’90, il personale infermieristico aveva rilevato l’estrema pericolosità della trasformazione delle Unità Sanitarie Locali in Aziende e, malgrado la mobilitazione contro il sistema manageriale che prevedeva di mettere al centro delle politiche ospedaliere i numeri anziché la salute, nessuna forza politica ha voluto cogliere l’importanza di questa battaglia fondamentale.

Quindi, allo stato attuale raccogliamo le scelte davvero scellerate di un passato recente da parte di una classe politica di sinistra (come tale si definiva circa 20 anni fa più di come fa oggi) che sin da allora ha abdicato al suo ruolo in virtù di una presunta governabilità che ha comportato solo compromessi al ribasso e su una categoria di lavoratori così essenziali.

Quello dell’infermiere è un lavoro estremamente duro e sacrificante, lo era sin da prima dell’avvento del sistema neoliberista in quanto mai adeguatamente riconosciuto sia in termini di importanza sia in termini economici, ma oggi sta scadendo a livelli intollerabili e nel silenzio generale soprattutto di una certa classe di dirigenti sindacali che continuano a non voler recepire seriamente le istanze dei lavoratori con un danno spaventoso proprio alla sanità pubblica.

Per la prima volta nella storia, dal ‘900 ad oggi, il sindacato, tranne rare eccezioni, continua ad essere la mancante chiave di volta per fermare questo disastro che ricade interamente solo sulle fasce più deboli della popolazione.

Non dobbiamo infatti MAI dimenticare che GIÀ OGGI, ci sono 11 MILIONI di italiani che non riescono ad accedere alle cure sia per i costi sia per le lunghe attese date proprio dal depotenziamento della sanità pubblica in termini di personale impiegato e di incremento delle prestazioni ambulatoriali o laboratoristico-strumentali e che tale situazione è destinata a peggiorare progressivamente.

Il quadro è esattamente sovrapponibile, in materia sanità come per altri settori riguardanti il welfare, a quello greco di prima dell’arrivo della Troika.

Si curerà SOLO chi potrà permettersi esami e visite in regime di libera professione o presso ambulatori e cliniche private convenzionati e non.

All’interno del welfare, come la scuola, anche la sanità è di VITALE importanza e tutto quanto accade ci porta inesorabilmente addosso ad un tempo che fa persino orrore per ciò che ci obbligherà a vedere se non cominciamo a reagire con forza e senza più indugiare su parole e azioni.

Ci preme pertanto dire che siamo al fianco di questi lavoratori e del NurSind, e che la loro lotta ci vedrà sempre e comunque dalla loro parte e al loro fianco nella difesa della tutela del lavoro e della sanità pubblica.

A questo proposito, invitiamo tutte le forze che oggi si dichiarano di sinistra, ad unirsi a noi nel sostegno di questi lavoratori, a mobilitarsi insieme a noi perchè questo e altri scioperi che verranno, non cadano nel nulla.

#IOINFERMIERENONCISTO

I FALLIMENTI DEL MERCATO

I FALLIMENTI DEL MERCATO

Salvatore Settis

Il mercato non stabilisce né giustizia né eguaglianza né democrazia:

al contrario, la cieca fede nel mercato ha eliminato dalla scena ogni dibattito pubblico sull’etica e sulla giustizia sociale, generando crescenti disuguaglianze.

Salvatore Settis

MODERNI SCHIAVI PER FORMARE NOVELLI SUDDITI?

MODERNI SCHIAVI PER FORMARE NOVELLI SUDDITI?

 

contro la buona scuola

di Bruno DELL’ORTO

Se bastasse legiferare stabilendo sanzioni per scoraggiare molti aberranti atteggiamenti presenti nella società di oggi, la soluzione di svariate incongruenze ed ingiustizie che da questi derivano, assumerebbe una connotazione assai più gestibile, e parecchi endemici problemi presenterebbero, in fondo, una semplice soluzione.

Purtroppo non mi pare che così sia, ed anzi, la repressione necessaria per ostacolare comportamenti distonici rispetto al generale interesse, rappresenta a mio avviso una piccola parte, un corollario che, in quanto tale, semplicemente concomita alla soluzione delle criticità.

Un sistema che da sé si autoregoli perché i propri appartenenti si riconoscano in determinati valori comuni e si comportino di conseguenza, potrebbe, ad esempio, rappresentare un perfetto modello a cui tendere.

Per avvicinarsi ad una tale ambiziosa perfezione, lo sosteniamo tutti da tempo, occorre ricominciare dalla scuola, intesa come fucina per i cittadini del domani, nessuno escluso, perché possano, contestualmente al migliore processo formativo e nozionistico, impossessarsi e fare loro le fondamentali norme del corretto vivere in comunità.

Occorrerebbe quindi puntare sulla scuola, come elemento centrale di un percorso di miglioramento sociale.

Questo mi attenderei da un moderno Stato e questo auspicherei per un domani migliore, in termini di qualità della vita per un intero popolo perché composto da cittadini migliori, ben consci dei propri diritti e doveri.

Una disposizione, e vengo finalmente al punto, che assegni un valore preciso anche in termini retributivi ai principali attori di tale funzione formativa, rende perfettamente misurabile l’interesse e l’attenzione che alla stessa viene destinato.

Con il decreto Fedeli, infatti, si stabilisce un emolumento per tirocinanti laureati, trasferibili alla bisogna in luoghi anche di molto distanti dalle proprie sedi, con regolari orari di lavoro, nella misura di 400 euro mensili!

E qui mi fermo, ognuno si faccia la propria idea rispetto a ripercussioni e scopi di un simile modo di agire e quindi all’atteggiamento dell’attuale governo riguardo al tema…

COMPAGNO DEL CAMPO PROGRESSISTA, DOVE CAMPI?

COMPAGNO DEL CAMPO PROGRESSISTA, DOVE CAMPI?

Gouliano Pisapia

di Domenico RIZZO

Ma compagno dove campi?…Ma quale campo progressista?

Quello che non riesce a lasciare le gonnelle di un PD che con Renzi o senza Renzi ha oramai da tempo attraversato il Rubicone che lo divideva dal campo del santo mercato, da un capitalismo più violento e famelico che mai, da un’ideologia liberista, che sta dettando i ritmi della vittoria dei riccastri nella lotta di classe in corso?

Ma quali azioni devi intraprendere con le forze di centro-destra-sinistra, di cui il PD è una tipica espressione, con uno ai suoi più liberal simpatizzanti alla Pisapia?

In più lontano anni-luce dal rendersi conto che la tenaglia di questa pseudo-UE, figlia di Maastricht e dell’euro-marco, ci soffoca anche l’anima, ci ha soggiogati a recitare la parte dei colonizzati, ci ha privati della nostra sovranità e indipendenza facendole gestire da un pugno di burocrati che nessuno ha mai eletto, che calpestano continuamente la nostra Costituzione, oramai azzoppata, nonostante il NO al referendum.

Non esiste più lo stato sociale, la disoccupazione giovanile fa tremare le vene ai polsi; il capitalismo liberista ha risucchiato tutti i diritti e le libertà del mondo del lavoro, conquistati nel secolo scorso.

Ci vuole una SINISTRA alternativa al sistema di potere attuale, che si riappropri della sua “naturale” collocazione nel panorama politico, che ripristini i rapporti col mondo del lavoro, coi giovani, con le classi meno abbienti e combattere questa lotta di classe dalla barricata opposta a quella ove si è venuto collocando il PD e tutto il destrume cui fa riferimento.

La SINISTRA o è alternativa o non è sinistra.

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CONCLUDENDO…

IL CAMPO APERTO (progressista del centrosinistra):

Scotto toglie l’erbacce. Pisapia dissoda. Smeriglio ara. D’Alema semina. Il PD raccoglie.

Fabio Mischi

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