OFFRESI SCHIAVITU’

OFFRESI SCHIAVITU’

Ingegnere civile annuncio

di Charlotte MATTEINI

Prendiamo questo “coso”, che mi vergogno a definire annuncio di lavoro, e parliamo un attimo di lavoro. Sfilza di competenze pretese, autonomia, laurea a pieni voti e via dicendo, retribuite con un tozzo di pane.

Seicento euro al mese per un (sembrerebbe) full time con trasferte.

Ho trovato un annuncio simile, dello stesso gruppo, sul loro portale. Pensavo che per quello stipendio cercassero uno stagista, ma la parola stage non è menzionata nell’annuncio e anzi “è richiesta la capacità di interagire con autonomia nei confronti dei progettisti, dei capi-tecnici e dei clienti/fornitori”, dunque pare non si tratti proprio di stage.

Perché io, con tutte queste competenze, dovrei accettare queste condizioni?

La risposta è semplice: perché il mercato è al ribasso e se rimani in Italia – per qualsiasi tipo di motivo – ti trovi con le spalle al muro.

Prendere o lasciare, se ti va bene è così, altrimenti puoi cercare altro, da un’altra parte. Il che, di base, come ragionamento, io lo comprendo anche.

Il problema è che là fuori, in questo Paese, è pieno di annunci al limite della schiavitù e, purtroppo, ci stiamo anche convincendo che rifiutare condizioni inique sia da choosy o fannulloni.

RENZI E D’ALEMA: UNA FACCIA, UNA RAZZA

RENZI E D’ALEMA: UNA FACCIA, UNA RAZZA

Renzi_Dalema

di Ivana FABRIS

“D’Alema: Renzi bugiardo, va sconfitto per rifare il centrosinistra col PD”

Che Massimo D’Alema, oggi ci metta sull’avviso della pericolosità di Renzi e compagnia blaterante, scusate, ma è quantomeno ridicolo.

La prima cosa che viene alla mente leggendolo, è “da che pulpito!”, considerato che fu proprio lui, nell’agosto del 2013 a pochi mesi dalle primarie del PD, a dichiarare in un’intervista* che vedeva “bene Cuperlo a capo del partito, che Letta non aveva futuro e che vedeva bene a Palazzo Chigi Matteo Renzi“, quindi come Presidente del Consiglio.

Qualcuno dirà che anche i migliori sbagliano, ma in questo caso non fu un errore di valutazione ma semplice opportunismo politico.

Il nostro non era al governo, indubbio, ma che il suo ruolo sia sempre stato preminente all’interno del PD è innegabile: D’Alema è potente e conosce bene il mondo in cui vive, sa come si muove e come servirsene, da sempre.

Inoltre è un fine conoscitore di tutto ciò che si muove nel sottobosco della politica, quindi che proprio lui, oggi, ci metta sull’avviso della pericolosità di Renzi se in prima battuta fa ridere, in seconda fa andare letteralmente in bestia.

Lo hanno voluto, sostenuto, appoggiato in ogni modo, Renzi: lui e tutti i dirigenti, onorevoli e senatori del PD, proprio perchè garantiva loro continuità all’interno del sistema politico.

Hanno votato le peggiori leggi contro i lavoratori, contro il welfare, contro la scuola, contro tutto ciò che è Stato e oggi ci mette in guardia?

No, vabbè, dai, scherza…Oppure no, semplicemente ci considera nè più nè meno quello che ci ha sempre considerati: una massa di persone che non meritano niente perchè non capiscono niente: “Io non conosco questa cosa, questa politica che viene fatta dai cittadini e non dalla politica”.
(discorso del 9 marzo 1997 al seminario dell’Ulivo nel Castello di Gargonza)

Parole sue quindi comportamenti, suoi, ovviamente coerenti.

Indubbio che D’Alema sappia di poter contare ancora su una certa percentuale di fidelizzati, ma giova ricordargli che qua nessuno, a parte i pochi soliti aficionados, è fesso al punto di non sapere che la sinistra in Italia da un certo momento in poi, grazie a lui e ad altri suoi esimi colleghi, ha perso OGNI CREDIBILITÀ e FIDUCIA proprio a causa del fatto che la sinistra si è dissolta (nell’acido) del centrosinistra.

E qui arriviamo al punto nodale.

In un paese la cui democrazia era già fortemente pregiudicata dall’assenza della sinistra in opposizione alla destra, in cui oggi il neoliberismo (grazie al suo più o meno ex partito) ha messo le mani e i denti strappandone la carne viva proprio grazie a questa sparizione, in cui la democrazia è in stato di coma profondo, SERVE UN ALTRO CENTROSINISTRA?

D’altro canto perchè stupirsi visto quanto dichiarò nell’intervista a L’Espresso il 19 dicembre 2003: “La sinistra di per sé è un male. Soltanto l’esistenza della destra rende questo male sopportabile.”

La cosa tragica è che in certe testate online si legge che questa posizione è un rinnovato compromesso storico.
No, dico, ma di che parla la gente?

Ma questi che citano il compromesso storico sanno cosa volesse e cosa fosse realmente, secondo come lo concepì Berlinguer?

Viene da dire che prima di scrivere di politica, forse servirebbe STUDIARE e sapere, perché questa continua mistificazione è a dir poco, vergognosa.

Intanto il nostro D’Alema nazionale, continua a pensare che siamo tutti degli sprovveduti che non sanno fare 2+2.

Pensa che non abbiamo capito che la sua operazione mira all’accaparramento di quel 5% (se tale rimarrà la legge elettorale di cui si discute in questi giorni) e che per ottenerlo serve parlare ad un elettorato più ampio della sola sinistra, perchè di sicuro, un D’Alema e compagni, “se li conosci, li eviti”. Come la peste bubbonica.

L’operazione non è solo sporca ma anche rivoltante.

Non bastava aver fatto entrare Renzi dalla porta principale del Nazareno, con Berlusconi al seguito; non bastava aver votato e approvato ogni legge antidemocratica perché contro i lavoratori e contro le classi più disagiate del paese. No no, e perchè mai accontentarsi?

Lui, poi, che non conosce limiti alla sua ambizione, ad un certo momento (giusto per lo scopo che si prefiggeva) si sarà chiesto: perché non arrivare anche alla scissione?

E perchè non vestire i panni del novello oppositore di quel sistema politico che lui stesso e i suoi scherani hanno fortemente voluto?

Così, ecco persino l’avviso che Renzi è pericoloso al pari di Grillo, e il tutto per il fatto che punta solo alla reiterazione e la riconferma in Parlamento di una classe politica che meriterebbe davvero di esser giudicata dal popolo per ciò che ha commesso contro di esso.

Nel mentre, Art.1-MDP dialoga con Pisapia che a sua volta dichiara il suo amour fou per il PD, occhieggia a Sinistra Italiana, apre a Possibile.

E la chiamano pure unità della sinistra.

Sinistra unita - Mauro Biani

RES PUBLICA

RES PUBLICA

art. 3 Costituzione

 

di Massimo RIBAUDO

Non si può fare politica, cultura, azione sociale soltanto resistendo, come una diga, al flusso degli eventi.

Ha ragione Walter Siti: “Resistere non serve a niente“.

Al meccanismo economico e sociale che privatizza le vite umane, che fa delle informazioni, dei servizi alla persona – anche i più essenziali e necessari – e delle capacità relazionali una merce di scambio, che fa dell’esistenza umana una scommessa da vincere o perdere in base alla situazione famigliare e di nascita è inutile opporsi con ragioni e metodi del passato.

“Vogliamo più cultura e più possibilità. Uguali possibilità“.

Ci rispondono, sorridendo beffardi, che abbiamo Internet.
Poco importa che senza le basi del gusto, dell’estetica, del discorso, del ragionamento, della grammatica, della sintassi, della logica – gli elementi di una coscienza e conoscenza umana che i primi anni scolastici e ottimi docenti ti offrono – questa immensa mediateca non sia fruibile.

Lo sarà per chi si può permettere quei docenti, quei metodi, quelle aule, quei tempi che servono ad apprendere, ad “imparare ad imparare”. E poi, per scalare società e guadagnare sui fallimenti in Borsa, non serve cultura e capacità. Basta un buon algoritmo matematico.

Il futuro migliore è per chi già lo possiede: non per chi ha un contratto che scade fra sei mesi ed è prigioniero dei tempi degli altri. Per chi può seguire o far seguire il percorso scolastico e sociale dei propri figli. E’ per l’upper class. Sempre con meno partecipanti, sempre più upper ed invisibile.

La ricchezza di pochi determinerà il benessere di molti, ci hanno detto.

Come abbiamo fatto a crederci, resta un grande mistero, ma ci hanno creduto in molti.

La Sinistra politica in tutto l’Occidente si è solo limitata a limitare i danni, a cercare accordi al ribasso con il modello neoliberista. I leader populisti, invece, sono oggi la più grande stampella, e potremmo dire “il bastone”, del mercantilismo finanziario globale, che ha dimostrato tutta il suo fallimento, eppure si dimostra ancora egemonico nelle politiche governative.

Resistere, non serve a niente. Si deve agire e reagire.

Come si è fatto nel 1946 anni fa quando l’Italia scelse la Repubblica con un referendum al quale partecipò il 90% degli aventi diritto al voto.

Come si è fatto nei giorni del referendum del 12 e 13 giugno 2011, per l’acqua bene comune, per l’ambiente italiano bene comune, per le strategie energetiche bene comune, per la giustizia bene comune e non vantaggio dei singoli.

Come si è fatto il 4 dicembre 2016: salvando la nostra Costituzione che è un bene comunitario e popolare intangibile.

E dobbiamo continuare a chiedere, a pretendere: come fa Carlo Petrini per il suo progetto “Terra Madre“. Il nostro cibo è bene comune, la terra lo è, il sapore e la qualità degli alimenti che non può essere assoggettato a logiche unificanti imposte dai mercati.

La scienza medica, gli psicanalisti, gli epidemiologi affermano che la salute fisica e mentale dipendono dalle condizioni socio-ambientali che determinano la qualità della vita.

Dovremmo ricordarlo al Ministro Beatrice Lorenzin.

E’ stato un concetto che ha creato il welfare moderno e che è stato abbandonato perchè lo Stato italiano non può più gestirlo come ente sovrano, in quanto il suo bilancio viene deciso da organi non democratici quali la Commissione europea e la BCE.

In ogni caso il welfare, lo stato sociale del benessere collettivo è stato lasciato al mero interesse privato, per la felicità di assicurazioni e imprese farmaceutiche.

L’appropriazione continua del bene collettivo a fini mercantili e speculativi elimina ogni possibilità di sviluppo umano, così come il tentativo, (dietro i Trattati CETA e TTIP) di far sparire la biodiversità.

Così si privatizzano e si consegnano alla logica del profitto interi settori di vita umana.

Più Mercato? NO. Più Stato, più Società.

Dobbiamo lavorare tutti per generare modelli di vita non basati su winners e losers, ma su legami sociali solidali, fiduciari, cooperativi: sottraendo, con leggi e pratiche collettive alla disponibilità del mercato quei beni e servizi che la comunità considera indispensabili e funzionali alla realizzazione dei diritti fondamentali delle persone, al buon vivere di ciascuno e di tutti (res communes omnia).

I beni collettivi, come l’ecosistema, la Salute, la cultura, la giustizia sociale, costituiscono quel tessuto primario che consente la rigenerazione della vita: the life’s support system.

Ma non basta, per tutelarli e renderli fruibili nel tempo per noi e le generazioni future la sola spinta, pur fondamentale, “dal basso”.

Vi devono essere un diritto, una politica, un modello economico riconosciuto e valorizzato da classi dirigenti consapevoli e lealmente dedicate al patrimonio dei beni cche tutelino l’azione sociale creativa ed autonoma dei cittadini.

Avendo sempre come punto di riferimento – come fine e non come mezzo – l’umanità intesa in senso reale, visibile, concreto, storico.

Ciò che è interesse di tutti, e non soltanto del singolo, e che è protetto da un’autorità che realizzi emancipazione e progresso umano – e non oppressiva e vorace – in latino ha un nome bellissimo:

“Res Publica“.

2 GIUGNO. UN’ALTRA PARATA, UN’ALTRA REPUBBLICA, UN ALTRO FUTURO

2 GIUGNO. UN’ALTRA PARATA, UN’ALTRA REPUBBLICA, UN ALTRO FUTURO

Forze Disarmate

di autori vari

“Il 2 giugno è la festa della Repubblica. La festa delle forze armate è il 4 novembre”, ricordava Donatella Donati il 2 giugno 2016.

Rosaria Gasparro ha scritto: “La Repubblica siamo noi. Persone comuni. Che non sfilano. Cosa c’entrano i carri armati, le parate, le esibizioni muscolari con questa benedetta cosa pubblica? Che se vuol dire di tutti, vuol dire innanzitutto “civili” prima che militari.

I due milioni di euro per questa parata “sottotono” potevano essere investiti nella scuola, nella sanità.

Serve un nuovo e diverso 2 giugno. Una festa dove sfilano – ognuno con i propri strumenti di vita e di lavoro – i bambini di scuole impoverite, i genitori che non sanno come arrivare alla fine del mese, i giovani senza futuro, gli esodati ignorati, quelli che hanno perso il lavoro, gli anziani soli.

Il mio panettiere, la badante di mia madre, l’operaio, il falegname, la maestra, il contadino, la commessa, l’infermiere, il disabile, l’immigrato, il commerciante e l’artigiano, il prete e il gay, il militare e l’obiettore, il cuoco e il filosofo, la bidella e il poeta.

Insomma tutte le arti e tutti i mestieri, le fragilità e le durezze. Tutti quelli che insieme costituiscono la vera potenza.

Che ogni giorno s’impegnano per costruire pace, giustizia e bellezza nel nostro Paese. Dei loro diritti e dei loro doveri. Una festa della Costituzione senza divisa, quella che ripudia la guerra, che deve ancora svuotare gli arsenali e che i granai non li sa ancora riempire.
Una festa della Repubblica – patrimonio di tutti – che deve ancora venire”.
2 giugno 2013.

E anche Cecilia Strada commentava sognando: “che emozione guardare la parata per la Festa della Repubblica!

in prima fila gli insegnanti, con in mano le matite: sono quelli che educano i cittadini di domani, sono i custodi del futuro della Repubblica.

Subito dopo arrivano gli infermieri, simbolo di tutte le professioni sanitarie, alcuni smontano direttamente dalla notte; poi ci saranno le altre categorie, in testa allo spezzone degli operai ci saranno probabilmente quelli della Lucchini…Chiuderanno il corteo i volontari e i ragazzi del servizio civile.

No, eh? Dite che sto guardando un’altra parata? Sì, forse. un’altra parata, un’altra Repubblica, un altro futuro”
2 giugno 2014

(grazie a Gius Maggi per la segnalazione e la raccolta di queste bellissime testimonianze.
Illustrazione di Mauro Biani).

2 GIUGNO 1946. L’ITALIA E’ MATURA PER LA DEMOCRAZIA

2 GIUGNO 1946. L’ITALIA E’ MATURA PER LA DEMOCRAZIA

Il trapasso avvenuto il due giugno dall’una all’altra forma istituzionale dello Stato fu non solo meraviglioso per la maniera legale e pacifica del suo avveramento, ma anche perché fornì al mondo la prova che il nostro Paese era ormai maturo per la Democrazia.

Che, se è qualcosa, è discussione, è lotta anche viva, anche tenace tra opinioni diverse ed opposte, ed è alla fine, la vittoria di una opinione chiaritasi dominante sulle altre.

(Luigi Einaudi, dal suo discorso di insediamento da Presidente della Repubblica)

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