LAVORO, PENSIONI E DIGNITA’

LAVORO, PENSIONI E DIGNITA’

Pensionato

di Bruno DELL’ORTO

Leggo su “Qui Finanza“:

Pensioni, al lavoro fino a 70 anni

Ed ancora:

siamo in presenza della più grande crisi previdenziale della storia

Non proseguo come da abitudine a più profondamente informarmi tramite ricerca sul web, arrestato, a monte di ogni tecnico approfondimento, da una mia ferma concezione a riguardo.

Penso infatti che un trattamento pensionistico debba essere erogato, per entità e decorrenza dei termini, con le modalità consone alla dignità di ogni lavoratore, che prima ancora è un cittadino, e quindi un ESSERE UMANO facente parte di un sistema.

L’istituto della pensione nasce per assicurate appunto una condizione di vita compatibile con una società civile ad ogni membro della stessa.

È proprio per questo che un sistema di tipo contributivo mi fa orrore.

Se in un sistema, in cui mi riconosco sempre meno, la disparità di reddito in età lavorativa abbia raggiunto dei delta difficilmente giustificabili dal punto di vista etico, in attesa e con l’auspicio di radicalmente riformarlo, credo che le parti che da esso traggano il miglior vantaggio, debbano solo accendere un cero per profondamente ringraziare.

Fuori dal sistema vigente, basato sullo sfruttamento del lavoro altrui (si intenda il termine in modo squisitamente letterale, senza accezionarlo come comunemente si usa nella sua parte più negativa) tutto ciò non sarebbe possibile.

Se quindi si accetta che tale discriminazione reddituale si protegga persino oltre l’età lavorativa, si snatura, a mio avviso, lo spirito stesso di tale istituto.

La pensione deve garantire a tutti dignità, e cioè possibilità di abitare, curarsi, alimentarsi in modo corretto.

Tutto ciò che questo esuberi, assume, ai miei occhi, indipendentemente da ciò che si è o non si è versato, la forma di puro privilegio.

MA CHE SIGNIFICA, CENTROSINISTRA?

MA CHE SIGNIFICA, CENTROSINISTRA?

Renzi, Pisapia, D'Alema

di Francesco MAZZUCCOTELLI

Qualsiasi discorso sul “centrosinistra”, il “nuovo” centrosinistra, il centrosinistra “diverso”, il centrosinistra “allargato” rimane vacuo, retorico, inutile se non si chiariscono i due termini:

A. Cosa si intende per sinistra.

B. Cosa si intende per centro.

Sul primo termine qualche ragionamento si è provato a farlo. Il secondo mi pare rimanga una vaga entità metafisica. Di che stiamo parlando oggi? Dei cattolici, dei liberali, o delle cene del Rotary?

Se per centrosinistra si intende “il dialogo tra la sinistra e il mondo cattolico”, non vedo il bisogno di un nuovo soggetto politico.

La (presunta) unità politica dei cattolici italiani dentro un partito confessionale è finita da venticinque anni, e il mondo cattolico è plurale e variegato.

Ci sarebbe piuttosto bisogno di far finire la guerra tra guelfi e ghibellini che sfianca questo paese da ottocento anni e avviare un dialogo tra atei e credenti all’interno della cornice di uno stato sanamente laico.

Per tutto questo serve una vigorosa dialettica intellettuale, sociale e civile. È una dialettica che ritengo necessaria, ma che trascende i limiti partitici.

Se per centrosinistra si intende un’alleanza tra la sinistra e i liberisti, vedo ancor meno il bisogno di un nuovo soggetto politico.

Non si può essere d’accordo con le politiche economiche degli ultimi venticinque anni e allo stesso tempo contrari.

Non si può neanche dire una cosa e poi realizzare il suo contrario. È inevitabile che la gente si incazzi e ti mandi a pescare. Non importa quanto latinorum e quanti paroloni utilizzerai per infarcire i tuoi discorsi e impressionare i gonzi.

Se per centrosinistra, infine, si intende qualcosa di chic, spendibile in una cena elegante con la contessa o con l’avvocato, ecco: niente paura. Non ci sono i Khmer rossi all’orizzonte.

Ci sono parecchie persone che desiderano un paese solidale, moderno, efficiente, senza le arroganze renziane e le inconcludenti caciare pentastellate.

PASTA, OLIO E MANDOLINO CONTRO DIRITTI, SALARIO E PATRIA LIBERA E GRANDE

PASTA, OLIO E MANDOLINO CONTRO DIRITTI, SALARIO E PATRIA LIBERA E GRANDE

Il racconto di Sandro, ospite in Venezuela della comunità italiana

Sandro Pescopagano, Venezuela

di Sandro PESCOPAGANO

Altro che dittatura in Venezuela, altro che regime.

L’opposizione comanda interi stati e municipi e ha uomini inseriti nei corpi dello Stato, come la polizia municipale, che è avversa al popolo. Da non confondere con la GUARDIA NACIONAL, L’ESERCITO BOLIVARIANO, fedeli alla causa della pace e del progetto di inclusione sociale contro decenni di miseria, di abbandono.

La comunità libanese e siriana che ho frequentato mi spiegava come gli autoctoni venezuelani e indios, prima dell’esperienza socialista bolivariana, fossero carne da macello: senza un minimo salariale, senza tutele, senza acqua potabile, senza possibilità di una casa degna.

Abbandonati selvaggiamente alle regole dello schiavismo dei ricchi possidenti e dei neoimmigrati senza scrupoli alla ricerca di facili guadagni sulla pelle dei più poveri.

I miei parenti, che sono venuto a trovare, mi hanno tolto il saluto: avevo “sgarrato” parteggiando apertamente per gli sfruttati, per le leggi di minima tutela sociale, per l’appoggio alla medicina gratuita e alla istruzione bolivariana.

Loro vanno dai privati, non si mischiano con chi come me stava col popolo rozzo, gretto, povero, che grazie a Chavez e Maduro aveva osato alzare la testa, chiedendo dignita’.

Per gli italiani e la borghesia, nel quartiere dove vivevo accanto al noto Hotel Hilton, espropriato da Hugo Chavez ai tempi dell’alluvione, ero un traditore, un autentico nemico dei loro interessi di coloni, padroni, abbienti conquistatori del suolo venezuelano.

Ho chiesto come mai questo odio feroce verso Chavez. Tutti o quasi gli italiani benestanti hanno risposto con questa frase: “da quando è iniziato il potere bolivariano gli indigeni hanno alzato la testa e parlano di salario, di diritti, prima li pagavamo come decidevamo noi.

Odiamo Chavez e Maduro perché sono dei poveracci, dei nessuno che sono arrivati al potere, che paese schifoso è un Venezuela dove dei poveri possono comandare!!!”

E poi arriva il classico :”io ho fatto la mia fortuna facendo arrivare pasta, olio, vino e mozzarelle dall’Italia, poi arrivano ‘sti socialisti indigeni a comandare.”

Io invece lo trovo fantastico, e vedo razzismo e classismo nei discorsi di questi italonegrieri.
Avrei molte altre cose da raccontare dei tre mesi che ho passato lì, ma per ora mi fermo.

VAMOS PA’LANTE, VENEZUELA PATRIA DI PACE E SOCIALISMO BOLIVARIANO PARA TODOS!

 

(Grazie alla pagina: Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana)

FACEBOOK E LA VIA INTERNAZIONALE ALL’IDIOZIA

FACEBOOK E LA VIA INTERNAZIONALE ALL’IDIOZIA

dal Coordinamento Nazionale del MovES

QUANDO SI LEGGONO COSE COME QUESTA, viene solo da dirsi che Facebook è stato un danno.

Poi, per carità, chi ha scritto questo status sarà un troll o quello che preferite, ma resta che nelle menti di tanti questi soggetti di danni ne fanno eccome.
Hai voglia, poi, a controinformare.

Davanti a simili fatti c’è solo da constatare la piena e totale sconfitta di una parte di umanità.

Contro questi sciacalli che volontariamente o meno diffondono simili BESTIALITÀ c’è da vigilare e STRONCARE con fermezza chi vuole generare il caos per poi poterlo gestire con censure di ogni genere e con la repressione del libero pensiero.

Bufale
NO ALL’APPROVAZIONE DEL CETA

NO ALL’APPROVAZIONE DEL CETA

Campagna CETA

di Campagna Stop TTIP Italia

Stop TTIP Italia si mobilita per l’arrivo del presidente Trudeau

Il presidente canadese in questo martedi 30 maggio è a Roma per promuovere il CETA.

La società civile lancia una mobilitazione sul web per chiedere al Parlamento di respingere l’accordo UE-Canada dannoso per l’ambiente e l’economia.

Una valanga di tweet sul Parlamento per chiedere un NO fermo alla ratifica del CETA, l’accordo UE-Canada gemello del TTIP.

È questo il programma di martedì 30 marzo, quando dalle 10 il presidente canadese Justin Trudeau sarà ospite alla Camera di un convegno sulle migrazioni. Per quell’ora gli attivisti della Campagna Stop TTIP Italia, insieme ai sindacati e alle organizzazioni ambientaliste, daranno vita ad un tweetstorm sul web per chiedere a deputati e senatori di prendere una posizione contraria al CETA [Ecco come partecipare].

«Il premier Trudeau viene a vendere ai nostri parlamentari un accordo tossico – dichiara Monica di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP – Chi ne ha letto tutte le 1600 pagine sa bene che al suo interno vi sono gravi rischi per l’agricoltura, il Made in Italy, i servizi pubblici, l’ambiente e l’occupazione. Il CETA, come il TTIP, è un trattato che fa della deregolamentazione obiettivo centrale: un approccio che mette il business di poche grandi imprese davanti ai diritti dei lavoratori e alla qualità dei prodotti».

L’appello è dunque ai parlamentari che, spiega Di Sisto «sono chiamati ad esprimere un giudizio determinante su questo accordo, negoziato nelle segrete stanze e poi venduto come un pacchetto chiuso e non emendabile.

Di fronte alle modalità di negoziazione non trasparenti e ai rischi concreti presenti nel testo, ci aspettiamo che al momento del voto prevalga un chiaro NO al CETA. In caso contrario, le prossime elezioni saranno una Caporetto per chi avrà sostenuto accordi che violano l’interesse pubblico».

«Non sono riusciti con il TTIP, fermato dalla mobilitazione popolare, e ci provano con il CETA – aggiunge Marco Bersani, tra i coordinatori di Stop TTIP Italia – Diritti, beni comuni, servizi pubblici e agricoltura di qualità non sono in vedita. I parlamentari sappiano che il loro compito è rappresentare l’interesse generale e non quello delle multinazionali. Non rinunciamo alla democrazia».

«La visita di Trudeau in Italia poteva essere l’occasione per aprire un dibattito istituzionale sul CETA – dichiara Elena Mazzoni, tra i coordinatori di Stop TTIP Italia – Un dibattito che coinvolgesse gli stakeholders finora esclusi: associazioni, sindacati, movimenti e cittadini. Invece è un’altra occasione mancata e si profila la probabile ratifica del Trattato senza una discussione democratica e plurale. Per questo la Campagna italiana continuerà nel suo costante lavoro di informazione e pressione insieme ai cittadini».

fonte: https://www.pressenza.com/it/2017/05/no-allapprovazione-del-ceta-stop-ttip-italia-si-mobilita-larrivo-del-presidente-trudeau/