CAOS VACCINI: TRA COMPLOTTISMO E ALLARMISMO. IN MEDIO STAT VIRTUS

CAOS VACCINI: TRA COMPLOTTISMO E ALLARMISMO. IN MEDIO STAT VIRTUS

Vaccini

 

di Antonio CAPUANO

Si è scritto e detto tanto, forse finanche troppo sul tema dei vaccini e ciò ha malauguratamente fatto scattare il tipico meccanismo italico tra il campanilismo e il tifo da stadio, tale per cui esistono due posizioni estreme inconciliabili secondo il quale se sei contro sei “complottista” e se sei a favore sei “allarmista, servo delle case farmaceutiche” etc.

Peccato che nel mezzo ci siano un mare di sfumature e che la vicenda sia giusto un filo meno semplicistica di come la si rende, quindi nel fare un analisi sul tema, il buon senso e la visione di insieme ci impongono di ripartire proprio da quelle, soprattutto se come il sottoscritto fai il politico e non il lancia cori allo stadio, cosa che molti “colleghi” paiono aver dimenticato (mi scuserete se vado lungo, ma più la matassa è intricata e più l’esercizio di scioglierla richiede tempo, argomentazioni valide e pazienza).

Il dibattito ha spaccato in due il Paese:

  • Da una parte ci sono gli antivaccinisti e complottisti ad oltranza, quelli che nelle bustine per il mal di testa ci sono i residui delle scie chimiche e i medici in realtà sperimentano su di noi, per poi confrontarci con gli alieni segregati nella celeberrima “Area 51”.
  • Dall’altra parte ci sono invece quelli che, partititi da una inopinabile e inopinata posizione di ragione (sia chiaro), ma presi da un delirio di onnipotenza e smaniosi di zittire e deridere la controparte, oggi sarebbero disposti a difendere a spada tratta anche il vaccino contro l’allergia al “mostro di Loch Ness”. Guai però a fargli notare che forse stanno smarrendo il senso della misura, altrimenti sei “complottaro”.

Ovviamente una classe politica pressappochista, pasticciona e demagoga va a nozze con il caos, la confusione e la superficialità, ed ecco dunque che in questo marasma si inserisce un decreto quantomeno discutibile a firma della ministra delle salute Lorenzin.

A parere di chi vi scrive il decreto è tutto da buttare e simbolo di collusione con le case farmaceutiche? Assolutamente no e chi lo sostiene aprioristicamente è un folle, perché se nel 2017 si quadruplicano i casi di morbillo, riprendono focolai di epidemie che credevamo debellate e c’è ancora chi si dichiara totalmente antivaccinista (fomentato in parte dal Parlamento perché ricordiamo che i Grilllini, quelli che si astengono sempre e cambiano idea sei volte al dì, erano partiti col dire assolutamente NO ai vaccini per poi redimersi…), è chiaro come un intervento dello Stato in tal senso si fosse reso ormai giusto, necessario e irrimandabile dato che con la salute non si scherza e tanto meno la si usa per fare propaganda politica.

Fatto questo doveroso preambolo, le criticità nel decreto e i motivi per non condividerlo, restano comunque tanti e non hanno assolutamente nulla a che vedere col complottismo:

Ribadisco, i vaccini sono assolutamente indispensabili ed è giusto che siano in parte obbligatori per evitare la diffusione di determinate malattie, tre domande però sorgono spontanee e quindi le giro alla cortese attenzione del Ministro Lorenzin, della nostra classe politica e della comunità scientifica (attendo con piacere eventuali repliche nel merito della questione):

    1. Siamo sicuri che sia prettamente “Costituzionale” e finanche “lecito” legare totalmente la facoltà di frequenza scolastica ai vaccini in modo unilaterale senza mediazioni? Faccio presente che, al pari del diritto alla salute, la Carta tutela e garantisce parimenti anche quello all’istruzione. Può quindi uno Stato usare la scuola come strumento di ricatto? Ci rendiamo conto che se per ipotesi un genitore decidesse nonostante tutto di non vaccinare il figlio, lo Stato si permetterebbe il lusso, in nome di un ostinato scontro con il genitore, di precludere l’istruzione al bambino potenzialmente per anni(la giustizia in Italia è tutto, meno che veloce) compromettendo così la vita e il futuro di un proprio cittadino.
    2. Perché se fino a ieri i vaccini indispensabili erano 4, al momento di forzarne la somministrazione previo decreto statale, si sono triplicati divenendo 12? Non credo che un bambino per restare in salute abbia bisogno di così tanti vaccini in così pochi anni di vita e anche la media europea ci dà l’idea della sproporzione perpetrata in tal senso (2/4 vaccini di media, a fronte dei 12 previsti dal decreto Lorenzin).
    3. Perché ad un decreto di tale portata non si sono accompagnati altrettanti obblighi in materia di informazione e trasparenza? Se devo farmi iniettare, o da padre devo far iniettare a mio figlio 12 vaccini, dovrò sapere bene a cosa vado in contro o no? Dato che ogni farmaco dall’Aspirina in su, ha per sua natura potenziali effetti collaterali.

Su questa terza riflessione voglio soffermarmi in modo particolare, portando alla vostra attenzione un “caso di scuola” e due esperienze dirette.

Ricorderete tutti l’episodio delle sacche di sangue infetto che non molti anni fa scosse l’Italia, le polemiche che anche in quel caso furono furenti, portarono ad un’ univoca interpretazione e cioè che questo settore andava gestito dalle “No-Profit” e patrocinato dallo Stato perché laddove si persegue il profitto, rischia di venire meno la trasparenza e quindi si mette in pericolo la collettività.

Ecco, se questo discorso vale per il sangue perché poi non si è altrettanto ferrei sul tema vaccini e si lascia invece ampio margine di discrezionalità e segretezza alle case farmaceutiche private che li producono?

Non è complottismo ma bensì interesse generale, informare il cittadino dettagliatamente su come lo si cura è un dovere delle istituzioni e lo è a maggior ragione se lo Stato rende tali cure obbligatorie e vincolanti per il soggetto.

Ci sono inoltre due ricordi in tal senso che mi fanno temere la tanta sicumera e superficialità con cui si sentenzia su una questione tanto delicata:

Anni fa ho visto la mamma di un caro amico morire in giovane età e in pochi minuti a causa di un iniezione di “Bentelan”, dato che la sua intolleranza al farmaco era così potente da esserle fatale, eppure i paramedici ignari glielo somministrarono comunque.

Nel 2015 mi sono personalmente rifiutato di fare un operazione invasiva, permanente e che avrebbe sortito effetti ogni giorno della mia vita (evito i dettagli): perché ho potuto scegliere di farlo? Perché il mio ortopedico ebbe la premura, da amico prima che da medico, di fornirmi tutti i dati necessari ad acquisire piena consapevolezza della situazione e ponderare la mia scelta e fu per questo che il giorno stesso dell’intervento, decidemmo alla fine e di comune accordo, di intervenire in altro modo.

Ma è evidente che se non ci fosse stato questo ulteriore, atipico passaggio di confronto e informazione nel rapporto medico-paziente e ci fossimo invece attenuti alla prassi, io oggi avrei fatto un intervento del quale mi sarei amaramente pentito e che invece, con il quadro completo a mia disposizione, mi sono guardato bene dal fare.

Quindi è esattamente questo che si chiede in materia di vaccini: una scelta informata, trasparente e consapevole che si collochi esattamente al centro, tra l’esigenza di non potersi ovviamente esimere dai pochi vaccini davvero indispensabili per l’interesse della comunità, e quella di tutelare e garantire nel modo più trasparente e efficiente possibile tutti i diritti del cittadino, nessuno escluso.

Il tifoso può aizzare e dividere, il politico invece ha il dovere di contemperare il più possibile gli interessi legittimi. Perché nello Sport la posta in palio è al massimo una partita che si chiude al fischio finale, in politica invece ci sono in ballo il futuro e la vita di un intero popolo e nel secondo caso se sbagli, non basta la moviola per evitare il danno e rimediare alle conseguenze.

CARO DARIO, CHI E’ CAUSA DEL SUO MAL…

CARO DARIO, CHI E’ CAUSA DEL SUO MAL…

Dario Franceschini e Matteo Renzi

di Antonio CAPUANO

Premessa:

Dario carissimo, te lo avevamo detto che un tale livello di clientelismo e aziendalismo con nomine così delicate in ballo, non avrebbe portato da nessuna parte e e avrebbe trovato il giusto stop di enti terzi. Quindi ora non fare quello che cade dalle nuvole, su.

Ma entriamo nel merito:

Le suddette nomine dei direttori stranieri per i musei operate dal Ministro Franceschini, sono saltate a causa di una sentenza del TAR fondata su un decreto legislativo del 2001.

Il decreto in questione fu emanato all’epoca “su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro per la funzione pubblica”.
Il Presidente del Consiglio dell’epoca era Giuliano Amato.
Il Ministro per la Funzione Pubblica era Bassanini (dopo D’Alema e Amato, l’uomo con l’ombra più lunga nella storia della seconda Repubblica. Quello del “Titolo V”, bontà sua).

Ma, dulcis in fundo, indovinate chi era nel 2001 il “Sottosegretario di Stato per le Riforme Istituzionali e la Funzione Pubblica”, quindi quello con la competenza in materia? Lo stesso Dario Franceschini.

Quindi il decreto di Franceschini viene bocciato a causa di un decreto emanato da lui stesso 16 anni prima.

Benvenuti in Italia,
È bello perché è vero…(cit.).

GLI ESPERTI IN “VENEZUELANOLOGIA”

GLI ESPERTI IN “VENEZUELANOLOGIA”

Venezuela: il suo popolo

 

di Alfredo Serrano Mancilla, Direttore di CELAG | da blogs.publico.es

Sorvolare sulla realtà è diventato lo sport preferito da molti analisti.

In questa nuova epoca della velocità delle notizie, sono sempre più frequenti le indagini aeree. Sorprende il fatto che chiunque possa scrivere allo stesso tempo di Venezuela, Ecuador, Paraguay o Brasile come se conoscesse ogni caso in profondità.

Ogni volta che si presenta una situazione attrattiva, emergono specialisti di Venezuela, Ecuador, Paraguay, Brasile… Con Google sotto il braccio, si ha il coraggio di pontificare e sentenziare senza conoscere il benché minimo particolare su ogni caso.

Oggi tutto è permesso. Si passa da un paese all’altro solo con un semplice salto di pagina. Tanto semplicistiche quanto superficiali sono le analisi un tanto al chilo che iniziano a proliferare per impartire lezioni su questioni realmente delicate. Così si creano correnti di opinione da parte dei media egemonici conservatori. Un buon titolo, una campagna pubblicitaria, una buona rete mediatica a orchestrare, e in tal modo tutto è lecito. Dittatura in Venezuela; frode in Ecuador; corruzione del kirchnerismo. E’ così facile costruire quella che oggi viene chiamata post-verità.

Tuttavia, ciò non dovrebbe sorprendere nessuno. I media dominanti non hanno bisogno di rigore per ratificare ciò che la loro linea editoriale ha già determinato in precedenza. Ma quello che veramente sorprende è la comparsa, sempre più insistente, di una sorta di neoprogressismo disincantato-risentito che si aggiunge al coro.

Osservano da fuori, da grande distanza, senza sporcarsi minimamente le mani e con scarsa conoscenza di quanto succede dentro. Eppure la loro condizione di intellettuali dà loro la licenza di autoconsiderarsi “gli ispettori delle rivoluzioni degli altri” (come ha scritto Rodolfo Puiggrós).

Hanno il coraggio di scrivere ogni cosa su qualsiasi paese.

Non gli importa né il contesto né la storia; né i rapporti di forza tra forze politiche ed economiche; né le implicazioni giuridiche di ogni conflitto; e neppure importano a costoro gli interessi difesi da quei media sui quali precisamente si informano.

Bonaventura de Sousa Santos considerò l’epistemicidio come la formula della distruzione della conoscenza causata dal colonialismo europeo.

E si potrebbe estendere questo termine anche a ciò che fanno molti analisti con la loro contemplazione dall’alto.

Sicuramente il Venezuela è il paese che più attira l’attenzione di amici ed estranei. E’ esorbitante il numero di testi che ogni giorno vengono scritti su ciò che accade con la Rivoluzione Bolivariana. Maduro si è trasformato nel trending topic permanente. I franchi tiratori dei grandi media fanno il loro lavoro e centrano il bersaglio. E la sinistra infantile cade subito nella trappola, spinta dal bisogno di dedicare comunque alcune righe per salvare l’umanità e pure il proprio ego.

Salvo poche eccezioni, sono convinto che nessuno di costoro sarebbe in grado di disegnare anche in maniera approssimata la mappa del paese caraibico. Se vi sentite chiamati in causa, provatelo. E neppure saprebbero dire quanti stati lo formano né i partiti politici che sono presenti su tutto il territorio. Non conoscono né i CLAP e la GMAS.

Probabilmente, non hanno neppure letto la Costituzione né i suoi articoli 347, 348 e 349 che permettono al presidente di convocare l’Assemblea Nazionale Costituente.

Premono semplicemente il grilletto e cadono in una serie di luoghi comuni che sfiorano il ridicolo.

Parlano del Tribunale Supremo di Giustizia come se avessero studiato le sue sentenze; censurano l’abuso di potere senza distinguere quanti poteri dello Stato esistano.

Solo non dicono nulla sulla violenza di strada fascista, (delle loro realtà), che renderebbe insopportabile il governo quotidiano di qualsiasi paese. Non segnalano minimamente l’elevato rischio paese sofferto, dovendo il Venezuela rispettare tutti gli impegni debitori presi a suo tempo.

Indubbiamente, non tutto è perfetto, ma non tutto può essere catalogato con aggettivi che non servono certo a migliorare.

Le critiche sono benvenute. Il dibattito è fondamentale e l’opinione, libera.

Ma questo non autorizza nessuno a presentarsi come dottore in venezuelanologia senza avere minimamente studiato.

Il Venezuela è epicentro contro-egemonico in chiave geopolitica e ciò la rende più osservata di qualsiasi altro paese del mondo. Il suo schema di cambiamento politico si sottrae agli schemi tradizionali perché è nato da una costituente che ha messo in scacco il passato e ha inteso recuperare la sovranità in tempo record. Anche perché non preso in considerazione le ricette neoliberali e neppure quelle socialdemocratiche.

Queste e molte altre ragioni fanno si che il Venezuela si sia reso appetibile come laboratorio per gli analisti di ogni provenienza ideologica.

Tuttavia, saremmo grati se si scrivesse sulla base di solidi argomenti e con cognizione di causa.

 

Traduzione Marx21.it

fonte: http://www.marx21.it/index.php/internazionale/america-latina-e-caraibi/28084-gli-esperti-in-venezuelanologia

CRISTO SI È FERMATO A EBOLI, LO STATO A ROMA

CRISTO SI È FERMATO A EBOLI, LO STATO A ROMA

Cristo si è fermato a Eboli

del Coordinamento Nazionale MovES

In questo video un passaggio straordinario del film tratto dal libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli” in cui lo stesso Levi parla di una concezione dello Stato che ancora oggi non solo è profetica, ma ancora la sola via per cambiare questo Paese.

Non più uno Stato tiranno o paternalista in senso provvidenziale, ma uno Stato dove Stato e cittadino coincidono.

Una visione che PUÒ ESSERE REALTÀ.
Anzi, DEVE.

APRI LE ORECCHIE, SINISTRA

APRI LE ORECCHIE, SINISTRA

Soldi e prostituzione

 

di Rebecca MOTT

(“Left Unity Talk”, Rebecca Mott, 21 aprile 2017, trad. Maria G. Di Rienzo.
Left Unity è un partito inglese “socialista, femminista, ambientalista e antirazzista” fondato nel 2015).

Grazie per avermi invitata a parlarvi.

Vi sto parlando come una donna uscita dalla prostituzione che lotta per la sua abolizione.

Io mi sono prostituita solo “in interni”, tipo nei clubs, facendo la escort o fingendo di essere una fidanzata (“girlfriend experience”).

Tutto questo è dipinto come “lavoro sessuale sicuro”, o almeno sicuro abbastanza per essere mostrato all’opinione pubblica.

Io sono stata una prostituta da quando avevo 14 anni a quando ne avevo 27. Parlo a partire dalla mia verità e dalle mie molte relazioni a livello internazionale con donne uscite dalla prostituzione.

Per capire che significa essere prostituita, dobbiamo guardare al concetto di scelta con molta chiarezza.

La lobby del “sex work” vuole parlare di scelta solo in relazione alle donne prostituite: di proposito rendono invisibili le scelte dei puttanieri e dei profittatori del commercio di sesso e perciò rendono invisibile tutta la violenza maschile subita dalle prostitute.

A queste ultime è strappato via ogni accesso a scelte libere e complete.

Usualmente le donne entrano nel commercio di sesso dopo o durante abusi sessuali, mentali e/o fisici. Molte donne entrano nel commercio di sesso a causa della povertà o della mancanza di accesso a istruzione e impiego.

La maggioranza delle donne prostituite hanno molteplici vulnerabilità che le spingono entro il commercio di sesso – e nessuna di queste vulnerabilità può essere mistificata come scelta.

Dall’altro lato, i puttanieri possono scegliere e liberamente scelgono se comprare o no un altro essere umano per soddisfare la loro avidità sessuale e il loro senso di possesso.

I puttanieri hanno la libera scelta di essere violenti quanto li hanno resi tali i loro sogni pornografici.

Perché nella mente del puttaniere lui non sta comprando un essere interamente umano con diritti alla sicurezza e alla dignità, sta comprando merci sessuali da possedere, da controllare e da gettare via. I puttanieri pagano per stuprare, per torturare e possono pagare anche per far scomparire le donne prostituite.

Questa è la ragione per cui nessun aspetto della prostituzione può essere reso “sicuro” ed è la ragione per cui le donne uscite dalla prostitute lottano così appassionatamente per l’abolizione del commercio di sesso, non per la riduzione del danno, non per la decriminalizzazione o altri modi di mantenere lo status quo di chi del commercio di sesso profitta.

Ogni puttaniere sa perfettamente di possedere e controllare la prostituta e in tale ambiente può essere violento quanto desidera senza avere conseguenze.

Il commercio di sesso, come istituzione, è assai abile a far svanire tutti i danni subiti dalle prostitute.

E’ la norma, nel commercio di sesso, che donne e ragazze possano semplicemente sparire. Molte sono uccise e i loro corpi sono gettati via.

Molte sono forzate all’interno di altri aspetti del commercio di sesso, spesso nella pornografia, di solito come castigo minaccioso o violento, o come modo per “spezzare” le donne.

Io, come tutte le donne uscite dalla prostituzione che conosco, ho vissuto all’interno di estrema violenza.

Noi sappiamo di tutte le donne e ragazze prostituite che sono state fatta scomparire. Ogni volta in cui parliamo in pubblico teniamo nel cuore queste nostre Sorelle perché abbiamo promesso loro di impedire che altre donne attraversino quell’inferno. Questo è un genocidio invisibile.

E’ reso tale perché per quante donne e ragazze spariscano esse sono rimpiazzate da altre ancora più vulnerabili.

E’ un’emergenza che riguarda i diritti umani, non una questione di “lavoro”.

Quel che rattrista molte donne uscite dalla prostituzione è il vedere che troppi appartenenti alla Sinistra si sono bevuti la propaganda della lobby del “sex work”.

La prostituzione è capitalismo nella sua forma più cruda.

Lo scopo della prostituzione è ottenere enormi profitti trasformando principalmente donne e ragazze in merci sessuali subumane.

Queste merci sono vendute ai puttanieri che hanno il diritto di possederle, controllarle e danneggiarle per quanto possono economicamente permettersi. Non c’è alcun interesse al benessere fisico o mentale chi si prostituisce.

Come potete dire di essere contro il capitalismo e spalleggiare la lobby del commercio di sesso?

Questo è tradire profondamente le donne prostituite.

Le donne uscite dalla prostituzione vedono il “modello nordico” come il primo passo per ottenere pieni diritti umani e dignità per chiunque si prostituisca.

Puttanieri e magnaccia devono essere ritenuti responsabili per la distruzione delle prostitute.

Le decriminalizzazione deve riguardare le prostitute, nel mentre si creano programmi olistici a lungo termine per quelle che vogliono uscire dalla prostituzione.

Sarebbe bello se multassimo i puttanieri di una somma che corrisponda almeno al 10% del loro reddito. Se uno può permettersi di pagare per il sesso, dovrebbe potersi permettere di pagare la multa.

I puttanieri recidivi o che usano violenza dovrebbero essere imprigionati, così come chi profitta dal commercio di sesso.

Sarebbe bello se le multe fossero usate per finanziare i programmi di uscita e per i risarcimenti relativi a tutti i danni mentali e fisici inflitti alle prostitute.

Tutti i programmi di uscita dovrebbero avere la consulenza di donne uscite dalla prostituzione e magari essere diretti da esse.

I programmi dovrebbero fornire di più dell’aiuto economico e dei consigli, di più degli avvisi sulla riduzione del danno, di più del solo accesso ad alloggi, impieghi o istruzione: tutto ciò è vitale, ma senza terapia specialistica per i traumi complessi, stiamo solo rammendando le prostitute e non stiamo restituendo loro la piena umanità che a loro appartiene.

Dobbiamo lottare per costruire una società e una cultura che non riescano nemmeno a immaginare come la prostituzione possa essere mai stata considerata una buona idea.

Ascoltate le donne uscite dalla prostituzione, e pensate in modo più radicale.

 

fonte: https://lunanuvola.wordpress.com/2017/05/22/apri-le-orecchie-sinistra/