ELEZIONI NELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN

ELEZIONI NELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN

Elezioni Iran

 

di Maria MORIGI

Sono annichilita dalla pervicace banalità dei media per cui tutto è ridotto ad una gara tra turbanti bianchi e turbanti neri.

Si insinua che la Persia non è ancora un paese entrato nella modernità che noi apprezziamo… mentre invece ci sono proprio tutti: Moderati, Riformisti Moderati, Conservatori (cioè Turbanti Neri che sono poi i Rivoluzionari), Conservatori Moderati, Riformisti Conservatori… Pragmatici di ambedue gli schieramenti… l’opzione per le sfumature di grigio non è ammessa, quasi come da noi col maggioritario.

Ci sono sullo sfondo: il problema mai chiarito del nucleare, la sfida ideologica e di sanzioni con gli USA.

L’annunciato ritiro delle famose sanzioni ha segnato un punto a favore del Presidente americano, ma scarsi risultati nella società iraniana, ben al di sotto delle speranze e aspettative cavalcate dalla moderata diplomazia del Presidente uscente Hassan Rouhani.

Aumentata la disoccupazione, la gente è sempre più povera per colpa sua, ha sbagliato a fidarsi degli americani’, dicono di Rouhani molti giovani.

Nei quattro anni dell’attuale presidenza la disoccupazione è passata dal 10,5 a oltre il 12 per cento, alcune fabbriche hanno chiuso, altre hanno smesso di pagare i dipendenti. La crescita riguarda solo il settore petrolifero. Le sanzioni bancarie Usa restano in vigore e i miliardi di investimenti stranieri non si sono materializzati.

L’apertura immaginata e proclamata dai moderati-riformisti è stata infatti poco incisiva e soprattutto poco apprezzata dalla gente comune (chiamiamolo il Popolo) che rimprovera alla classe di governo inconcludenza sulle riforme… mai giunte a compimento le varie promesse di modernizzazione.

Ecco quindi che rispunta -in questa competizione pur democratica- il nero dei Turbanti che poi non se ne era mai andato, come sanno coloro che hanno visto un po’ di Persia e le grandi manifestazioni di popolo a celebrare la Rivoluzione khomeinista del ’79.

Il loro candidato è Ebrahim Raïssi da trent’anni in magistratura, noto più che altro perché nel 1988 sarebbe stato uno dei quattro membri della cosiddetta “Commissione della Morte”, che fece giustiziare migliaia di prigionieri politici.

Su Raissi comunque veglia la Guida Suprema del clero Sciita, l’ Ayatollāh Khamenei.

Dallo stesso Khamenei, un anno fa Raissi è stato messo a capo del più grande santuario sciita dell’Iran e della sua ricca fondazione. E c’è chi crede che Raissi sarà il successore (alla morte di Khamenei ) per la carica di Guida Suprema.

Il popolo, che populista è per definizione, lo segue.

E getta ancora un’ombra lunga sulle vicende iraniane il compianto Akbar Hashem Rafsanjani (Turbante bianco), ex Presidente iraniano e della “Assemblea degli esperti”, cioè l’organo incaricato di eleggere e rimuovere la Guida suprema dell’Iran, ex Presidente anche del cosiddetto “Consiglio per discernimento”, incaricato di risolvere le dispute fra il Parlamento e il Consiglio dei Guardiani della Costituzione, insomma un “conservatore pragmatico”.

E’ mancato nel gennaio 2017 provocando un vuoto, perché i Persiani, specie nei ceti popolari e contadini, continuano a non voler essere abbandonati dall’ autorità dei Guardiani della Rivoluzione e perché nel ceto medio si sente la necessità di un pragmatismo economico competente.

Ideologia democratica e severo conformismo religioso finora sono stati abbondantemente svenduti in Iran.

Ma con qualche variante il sistema funziona così, anche per noi!

Quindi è vietato e inutile fare il tifo.