LA CRIPTA E I SOLONI

LA CRIPTA E I SOLONI

Cimitero

di Jacob FOGGIA

 

Un fantasma s’aggira per l’Europa: il fantasma del populismo.

E dinanzi a questo ectoplasma indefinito, a gambe levate fuggono analisti, politici di professione e intellettuali dal pedigree socialista.
Spaventati, sconcertati, inorriditi. Emmanuel Macron, ex-Ministro francese dell’Economia, dell’Industria e del Digitale, leader di En Marche!, candidato per il centro alla Presidenza della Repubblica francese, è stato fischiato ad Amiens, sua città natale, dai lavoratori della Whirlpool.
Gli stessi che, in sciopero contro la delocalizzazione della fabbrica in Polonia, hanno applaudito Marine Le Pen.
Nello stesso distretto industriale in cui altri lavoratori rischiano dai dieci ai trenta anni di galera per aver sequestrato due manager nel 2014, all’apice della vertenza sulla dismissione della Goodyear.
E la Francia non è il Congo belga.
La Francia è la Francia.
Romantico riferimento della nostra raffinata socialdemocrazia dai tempi della Gauloises blu, delle Renault e di tutto quello che suscita invidia.
Pare di sentirli, i “nostri”.
Hanno toppato, stavolta, ‘sti operai francesi.
E i renziani non glielo mandano a dire. Hanno spalancato – reazionari che non sono altro! – le porte alla politica dell’insulto, della paura, del pregiudizio. Si sono concessi ai mezzucci della destra triviale, volgare e offensiva. Antieuropeista e xenofoba. Vergogna, operai!
E noi che vi abbiamo sempre trattato come persone normali! Interessante. Il punto di vista dei nostri democratici, sulla Francia e non solo. Un paradosso pieno di sfaccettature divertenti e tragiche. Le chiavi di lettura per accedere ad una distopia dei parametri, ad un rovesciamento dei riferimenti, che gela le ossa.
C’era un libro-inchiesta qualche tempo fa. Parlava delle reazioni dei cittadini statunitensi all’11 settembre. Si intitolava “Perché ci odiano”?
Beh, diciamo che il rapporto tra la “sinistra” e la cosiddetta “gente comune” segue la stessa falsariga.
La stessa trama del libro.

Partiamo da principio. Quando la “sinistra” parla di populismo non si rende conto – o non vuole rendersi conto – che indirettamente la destra, parlando delle stesse cose, parla di “bisogni”.

Reali o percepiti, autentici o indotti che siano, è quello il focus.
La preoccupazione per il salario differisce dall’ansia di un eventuale licenziamento, e questi dalla sicurezza dei quartieri solo per l’apparente immaterialità o non immanenza di due parametri su tre.
Ma il bisogno resta intatto.
E non c’è classe sociale – o, ancor peggio, non c’è individuo – incapace di valutare ciò di cui necessita, di pesare i benefici e i malefici di ogni azione.
La supponente sinistra intellettuale, stampella di una sinistra politica antipopolare al limite dell’oltraggioso, potrà tranquillamente scaricare sulle consuete categorie dell’impreparazione culturale della plebaglia le conseguenze di un agire economicamente delinquenziale.
Ma noi, che siamo d’altra scuola, non possiamo liquidarla così, la faccenda.
La sconfitta epocale dei progressisti, quella definitiva, almeno da noi, risiede nel non essere riusciti a mostrarsi alla “gente comune” neppure col volto del più blando, retrivo e molliccio welfare state.
Nessuno che dica: la Svezia.
Ma, cazzo, manco niente!
La celebrata ascesa al governo della prima coalizione di Centro-sinistra del dopo Tangentopoli, nel 1996, salutata con fuochi d’artificio e proclami degni di una seconda liberazione, ha di fatto collimato con la più massiccia e invasiva campagna di ristrutturazione del mercato del lavoro e di privatizzazioni del secolo scorso.
Una pioggia di interventi, di pacchetti, di leggi e decreti legge, atti a segmentare e smantellare il mondo dei ceti subalterni così come lo si conosceva e a favorire l’ingresso del padronato nella “new economy” da meravigliarsi di quanto le piazze fossero vuote e silenti.
Roba da applausi a scena aperta alla triplice.
Roba da pensare che non abbiano fatto altro.
Il tutto accompagnato dallo scollamento con quella base di cui per anni si è favoleggiata l’esistenza.
Apprendistato, interinale, tirocinio formativo sono termini introdotti nel giugno del 1997.
L’epoca della flessibilità.
Il precariato sancito per legge delega. Poco prima di spellarci le mani per il Nobel a Dario Fo.

La sinistra, specie quella d’alto bordo, ripugna gli appetiti popolari.

Prova istintivo disgusto per le passioni del volgo. Inorridisce dinanzi a quelle che ritiene forme di isteria, modelli dell’irrazionale, superstizioni fanatiche.
Tanto quando si parla di masse in festa per un successo sportivo quanto per l’accanimento con cui certe categorie in bilico difendono il proprio fottuto posto di lavoro o la fermata di un autobus.
Forti delle loro infarinature positiviste, razionaliste, illuministe, del loro citazionismo da fumoso jazz club di un romanzo sudamericano, da distanze siderali si scandalizzano: della paura per la concorrenza straniera che scuote i lavoratori precarizzati, per il vortice liberista che spinge al ribasso il valore del proprio tempo, per gli affitti alle stelle in quartieri popolari gentrificati che spingono verso le cinture urbane della “guerra fra poveri”.

La loro politica di tolleranza e pacificazione si basa sui chilometri di spazio che li separano dalle contraddizioni del reale.

E chiosano con una scrollata di spalle e con un giudizio tranchant ogni timore che dal basso lambisce le finestre delle loro torri d’avorio.
Ma pensiamoci un attimo. Davvero questa plebaglia è la stessa che da secoli invoca il sabba e poi brucia la strega?
Davvero queste fogne metropolitane sputano ancora orde di volontari ai pifferai magici di turno?
Davvero è solo questione di “cultura”, di “analfabetismo di ritorno”, di “ignoranza funzionale”?
Davvero, come spesso capita, alla prossima sconfitta elettorale delle coalizioni di centro-sinistra bisognerà invocare il cambio del popolo? O c’è dell’altro?
Questi della Whirlpool sapevano chi era ‘sto Macron? A occhio e croce, sì. Non foss’altro che a lui, a Emmanuel, è intitolata una legge.
La “Loi Macron”, per l’appunto.
Una legge sul lavoro – nello specifico, sui trasporti e il trattamento dei lavoratori impiegati temporaneamente sul suolo di Francia – che faceva da corollario, o da “cespuglio”, alla ben più celebre “Loi travail”. Il disegno di legge, approvato dal governo Valls (di cui Macron era Ministro dell’Economia) nel luglio del 2016, che – tra le altre cose – semplifica i licenziamenti, riduce il diritto al riposo per le prestazioni occasionali, trasforma la reperibilità in riposo non retribuito, limita le indennità per ingiusto licenziamento, aumenta la giornata lavorativa per gli apprendisti (fino a 40 ore settimanali) e modifica al ribasso gli straordinari.
Un disegno di legge che incendiò la Francia e sulla quale il Macron si disse persino possibilista rispetto ad un ulteriore aumento delle ore lavorative anche per i dipendenti non apprendisti.
Sarà una nostra malevola impressione ma, ehm, sì. Quelli della Whirlpool sapevano chi stavano fischiando.
La sdegnosa sinistra, a questo punto, lascerà il suo calice di cognac sul comodino Luigi XVI ed esclamerà, con fiero disappunto, che la collusione del soggetto con le politiche anti-popolari di Valls e Hollande (tutti rigorosamente espressione del socialismo europeo) non è elemento sufficiente per parteggiare per una fascista come la Le Pen.
Che poi, detto da quelli che propagandano il superamento delle ideologie ogni due per uno, fa pure sorridere.
Ma tant’è.

Il guaio, e siamo sempre lì, non è chi cavalca il malcontento. Il guaio è chi il malcontento lo crea.

I mesi di Matteo Renzi da Presidente del Consiglio sono stati mesi di scudisciate all’orgoglio di intere categorie di lavoratori, a cominciare dalle maestre per finire agli infermieri. Mesi di vuoti progetti da piccolo Cesare finiti spedendo ragazzini di sedici anni a pulire i cessi dei McDonald’s nel nome della “Buona Scuola” e di un’alternanza scuola-lavoro che prepara allo sfruttamento intensivo come Hogwarts ha preparato Herry Potter.
Il Jobs Act non era e non è affatto meglio della legge sul lavoro francese.
E anche in quel caso, da noi, le piazze hanno riecheggiato uno strano silenzio confederale.
La mancanza di garanzie, l’impossibilità di una progettazione domestica degna di questo nome, la frenesia da conquista di un posto qualunque e il successivo parossistico bisogno di mantenerlo, spezza in due il morale della classe.
Che si frammenta in comunità sempre più slegate, sempre più isolate.
Fino alla monade che lotta con la monade concorrente.
Il precariato esistenziale – amministrato dalle sinistre di governo nell’arco di un doppio decennio – ha frantumato ogni solidarietà, ridotto in pezzi ogni appartenenza, acuito la competizione tra straccioni, messo sul lastrico migliaia di donne e di uomini disposti a tutto pur di riconquistare un posto al sole. O di non perdere quel che ancora si trattiene.
In questa situazione – perché questa è la situazione, signori, capiamoci! – chi è più colpevole? Chi genera afflizione sociale e derelitti pronti a battersi, come i barboni in un noir, tra le vie di una Gotham city, per un posto letto o un pasto alla Caritas?
O coloro che a costoro offrono la più becera, oscena, irritante soluzione?
I secondi sono il frutto marcio delle politiche dei primi.

No, noi non stiamo con la Le Pen. Come non stiamo con Salvini. Se questa è la domanda.

Ma troviamo disgustoso al limite dell’offensivo l’atteggiamento di certi saccenti e boriosi intellettuali, che dall’alto delle loro conoscenze accademiche, sputano sentenze su quella fascia di popolazione ormai disorientata e pronta ad azzannare.
Per bisogno, non certo per odio.
Offensivo il giudizio sugli operai “reazionari”, dopo che a questi ultimi è stato tolto persino il beneficio del dubbio su certe “immacolate” figure politiche.
“Lo vuole l’Europa!”, si è urlato per lustri. Come una formula salvifica.
La gente, quella comune, quella che poi fa i serbatoi di voti, ha atteso pazientemente. Si è sacrificata, nell’attesa della venuta della dea.
Ma Europa è un mostro che divora i suoi figli triturandoli negli ingranaggi di una burocrazia invisibile e impalpabile.
La “gente comune” potrà anche non sapere nulla dei meccanismi di palazzo. Ma sa da che parte sta il nemico.
E chi glielo indica, ahinoi, vince. E tirar fuori la storiella dei “fascisti” cattivi ogni tot probabilmente non servirà ad evitarlo.
Un fantasma s’aggira per l’Europa: il fantasma del populismo.
Ad autorappresentarsi come unico argine: coloro che lo hanno evocato.
Coloro che lo hanno liberato dalle cripte.
LE FINANZE PUBBLICHE SECONDO MACRON

LE FINANZE PUBBLICHE SECONDO MACRON

Emanuel Macron

Traduzione italiana di Serena CORTI del programma del candidato alla Presidenza francese Emmanuel MACRON – articolo originale https://en-marche.fr/emmanuel-macron/le-programme/finances-publiques

 

Responsabilità fiscale e preparazione per il futuro

PRIORITA ‘

Avremo due priorità: investimenti pubblici e privati ​​per il futuro, e il bilancio rigoroso, per non lasciare in eredità un debito insostenibile per i nostri figli.

A differenza di quelli che ritengono lo Stato la causa di tutti i nostri problemi, noi facciamo della qualità dei servizi pubblici un pilastro della nuova crescita. Ma a differenza dei sostenitori della spesa pubblica senza limiti, riteniamo anche che il debito eccessivo e la pressione fiscale ostacolino lo sviluppo economico. Affrontare le sfide della nuova crescita presuppone di riformare il settore pubblico per ottenere una maggiore efficienza e maggiori investimenti.

  • Obiettivo numero 1: investite per preparare il futuro

I cambiamenti sono più efficaci quando sono portati avanti in un contesto di crescita. Sono più promettenti se sono associati con investimenti umani e istituzionali. Ora beneficiamo di condizioni eccezionalmente favorevoli per gli investimenti, con tassi di interesse che restano storicamente bassi. Il governo può ora prendere in prestito a un tasso significativamente più basso di crescita economica (1% per debiti a 10 anni, contro una crescita nominale comunque superiore al 2%, e che dovrebbe superare il 3% in cinque anni), il che significa che noi non rischiamo il circolo vizioso del debito. E’ nostro dovere approfittare di questa opportunità.

Questo è l’obiettivo del piano di investimenti di 50 miliardi di euro per la durata di cinque anni. Gli investimenti finanziati nell’ambito del programma dovranno avere carattere temporaneo – nessuna misura continuativa sarà finanziata in questo quadro. E dovranno rientrare in almeno uno dei seguenti tre obiettivi:

  • Aumentare il potenziale di occupazione e di produzione

Formare i francesi per tutta la vita, favorire l’accesso all’occupazione e aumentare il tasso di partecipazione al mercato del lavoro; stimolare l’innovazione e accelerare il potenziamento per migliorare la nostra competitività nei costi, in particolare nell’agricoltura e nell’industria

  • Ridurre la nostra impronta ambientale

Accelerare la transizione energetica e creare nuovi modelli di mobilità

  • Promuovere tagli sostenibili alla spesa pubblica

Investimenti per riorganizzare i nostri servizi pubblici e il nostro sistema sanitario.

Il piano di investimenti 2018-2022

15 miliardi di euro per la transizione ecologica

15 miliardi di euro per le competenze

5 miliardi di euro per la trasformazione dell’agricoltura

5 miliardi di euro al servizio trasporti locali

5 miliardi di euro per la salute.

5 miliardi per la modernizzazione della pubblica amministrazione

Totale. 50 miliardi di euro per la durata quinquennale

Di questi 50 miliardi di euro, circa 10 saranno a disposizione delle autorità locali per le azioni di trasformazione

GOVERNANCE

La governance sarà organizzata in modo molto rigoroso. I progetti saranno studiati caso per caso in base agli obiettivi fissati. Ognuno di loro dovrà effettivamente servire a scopi definiti (potenziale produttivo, qualità della crescita, modernizzazione della pubblica amministrazione) in vista di una crescita sostenibile e di tagli sostenibili alla spesa pubblica. Per sottolineare che questo piano è un contributo alla ripresa europea e mira a far parte di una strategia comune, la supervisione sarà affidata ad una personalità europea indipendente.

Dopo 5 anni, il piano si spegnerà per sé: non creeremo alcuna spesa permanente

Piano di investimento

Importo speso ogni anno (Md€)

2017

2018

2019

2020

2021

2022

Total

00 55 1010 1515 1515 55 5050

 

  • Obiettivo 2: Non lasciare un debito insostenibile per i nostri figli.

“La fonte del problema è il debito pubblico. Tutto il resto segue a ruota. Regolare questo problema migliorerà il resto molto più facilmente. “

Alan, Proprietario a Paimpol – La Grande Marche

Perché ridurre il deficit pubblico e la quota del debito pubblico della ricchezza nazionale? Perché fare sforzi di risparmio e far abbassare la quota di spesa pubblica sul PIL? Né l’uno né l’altro sono un progetto politico o un fine a sé. Il nostro approccio è guidato da quattro obiettivi:

  • una spesa pubblica più efficiente : in un forte modello di solidarietà, di servizi pubblici sviluppati, quello a cui teniamo, il requisito indispensabile è l’efficacia della spesa. Noi ridurremo quindi ridurre la quota di spesa della ricchezza nazionale, al 52% nel 2022: il divario tra il livello di spesa in Francia e il livello medio della zona euro (48,5%) verrà quindi ridotto della metà;
  • La stimolazione dell’attività economica e il rinforzare la competitività delle imprese attraverso una riduzione mirata dei prelievi obbligatori di circa 1 punto percentuale (dal 44,5% del PIL nel 2017 al 43,6% di fine 2022), ingaggiata fin da inizio mandato e distribuito equamente tra famiglie e imprese.
  • Preparare il futuro: non ridurre le nostre spese correnti e il nostro debito sarebbe irresponsabile nei confronti delle generazioni a venire; non investire per il loro futuro lo sarebbe altrettanto. In un contesto di bassi tassi di interesse, di uscita dalla crisi e fuori dalla logica puramente contabile del piano di consolidamento, noi dobbiamo investire.
  • il ripristino della fiducia con i nostri partner europei: rispettare i nostri impegni (deficit non superiore al 3% nel 2017 e l’aggiunta, nel 2022, dell’obiettivo a medio termine del saldo strutturale – 0,5 per cento del PIL). Questa è la condizione per una discussione costruttiva sulle nostre priorità per l’Europa.

Questi obiettivi sono cauti, a differenza di quelli degli altri candidati che hanno intenzione, alcuni, di aumentare la spesa in maniera irresponsabile, gli altri, di praticare tagli eccessivi e non realistici. Promettiamo Quello che sappiamo di poter ottenere.

Bisogna liberare i francesi dalla pressione fiscale grazie ad una spesa pubblica più efficace”

Marie, insegnante, Hennebont – La Grande Marche

Per realizzare questa traiettoria, sarà attuato nel corso del periodo di cinque anni un piano di risparmio: questo permetterà, alla scadenza dei cinque anni (2022), di risparmiare 60 miliardi ogni anno rispetto alla traiettoria spontanea (chiamata “tendenziale”) delle spese, traiettoria che si verificherebbe se non facessimo niente.

Questi 60 miliardi di risparmio non devono ovviamente essere paragonati con i 50 miliardi di investimenti. Nel primo caso si tratta di una riduzione permanente della spesa annuale. Nel secondo di un programma che copre l’intero quinquennio ed è limitato nel tempo

Lo sforzo per il risparmio sarà condiviso tra i diversi attori pubblici: le amministrazioni sociali, lo Stato e le agenzie statali e le autorità locali.

Ovunque si tratterà di modernizzare il sistema per renderlo più efficiente e non di tagliare alla cieca la spesa

Tre strumenti saranno utilizzati a questo scopo:

  • gli Investimenti – tutti i manager sanno che è così che si fanno i migliori risparmi;
  • l’autonomia – una maggiore flessibilità per i diversi tipi di amministrazioni e dei vari servizi
  • la responsabilità – i dirigenti pubblici e i politici saranno responsabili per la loro capacità di controllare le spese

AMMINISTRAZIONI SOCIALI. Una modernizzazione intelligente

Per quanto riguarda l’assicurazione sanitaria, manterremo l’obiettivo nazionale di spesa del 2,3% nel 2018-2022, che aumenterebbe due volte più velocemente se non facessimo nulla! L’investimento nella salute (5 miliardi di euro) finanzierà lo sviluppo accelerato della tecnologia digitale e delle riorganizzazioni che genereranno economie sostenibili. La tariffazione ospedaliera ridurrà il ruolo dei prezzi in favore di tariffe che incoraggiano lo sviluppo di percorsi di cura.

Per quanto riguarda l’assicurazione sulla disoccupazione, risparmieremo 10 miliardi.

  • Nuove spese interamente finanziate

L’apertura agli autonomi (1 miliardo) e ai dimissionari (1,5 miliardi di euro) sarà finanziata interamente, e non solo, riducendo le indennità legate ad una precarietà eccessiva, ad una maggiore applicazione dei controlli della ricerca di lavoro (1 miliardi di euro), della riforma del settore di alto livello (0,5 miliardi), e grazie al bonus-malus (1 miliardo). (L’accordo del 28 Marzo 2017 tra le parti sociali sulla riforma contro la disoccupazione modifica alcune impostazioni di sistema in modo coerente con i nostri sensi. L’esistenza di questo accordo e la sua eventuale approvazione da parte del governo non influenzano la direzione e l’ambizione delle riforme proposte nel programma di Macron)

  • Un ritorno al 7% del tasso di disoccupazione (1,3 milioni di posti di lavoro) completamente documentato

Ripresa dell’economia (550.000 posti di lavoro), formazione, come parte del piano di investimenti, diun milione di giovani privi di qualifiche e disoccupati e un milione di disoccupati di lunga data senza qualifiche (550 000 posti di lavoro) , trasformazione del CICE (Crédit d’Impôt pour la Compétitivité et l’Emploi la misura cioè di  credito d’imposta per la competitività e l’occupazione) in riduzioni permanenti di contributi sociali e intensificazione sui salari bassi (150.000 posti di lavoro), le imprese e l’emersione del lavoro nero (50.000 posti di lavoro)

Nessuna misura di risparmio è proposta sulle politiche della famiglia, che è stata pesantemente vessata dal 2013.

  • Nessuna misura di risparmio è prevista per le pensioni

Le Proiezioni del Conseil d’Orientation des Retraites, che fanno fede, evidenziano un graduale ritorno all’equilibrio del sistema fino alla riforma 2020. La riforma delle pensioni sarà quindi a costo zero. Oltre a ciò, la nostra riforma favorisce l’equilibrio del sistema a ripartizione perché il sistema si regolerà gradualmente ai cambiamenti della speranza di vita.

IL GOVERNO LOCALE: la scelta di fiducia attraverso un patto di cinque anni

Abbiamo bisogno di cambiare la logica del controllo della spesa locale e fare la scommessa sulla fiducia piuttosto che fare affidamento, come in passato, sulle riduzioni unilaterali delle allocazioni. Un patto di fiducia quinquennale si concluderà in autunno 2017 tra lo Stato e le associazioni che rappresentano le comunità.

Lo Stato farà la sua parte.

  • Investendo nei territori – le comunità avranno accesso a 50 miliardi di piano di investimenti per finanziare i loro progetti nell’ambito delle priorità definite dal piano, fino a una cifra stimata di 10 miliardi.
  • Dando maggiore leva agli attori pubblici locali (evoluzione degli stipendi scollegati da quelli dello stato, la gestione facilitando, ad es. Via la revisione delle esenzioni all’orario di lavoro).

In cambio, le comunità dovranno fare la loro parte: essi saranno portate a controllare la spesa, per un risparmio annuo di 2 miliardi di euro all’anno; questa traiettoria sarà fissata dall’inizio della legislatura.

Ogni 6 mesi sarà convocata intorno al Primo Ministro una conferenza nazionale dei territori, riunendo le associazioni elette per fare il punto sugli obiettivi e sui risultati in termini di risparmio sui costi, in termini di riduzione dei costi imposti (norme…), in termini di misure di accompagnamento

Stato: cambiare gli incentivi, trasformare la gestione

Due importanti sviluppi dovranno essere l’occasione per una profonda revisione delle missioni e dell’organizzazione dello Stato:

  • Il passaggio al digitale: in tutte le istituzioni, c’è la possibilità di notevoli aumenti di produttività e ancor di più di ristrutturazione delle organizzazioni. Questo dovrebbe anche essere il caso dello Stato. Gli esperti crittografano il potenziale risparmio da 5 a 10 miliardi di euro
  • La nuova ripartizione delle competenze: lo Stato deve tener conto delle competenze economiche date alle regioni ed eliminare gradualmente i numeri che gestiscono queste attività a livello locale (ad esempio, in termini di sviluppo economico e di occupazione, il ritiro dello Stato dalle aree di profitto permetterebbe di risparmiare circa 1.000 posti di lavoro)

Riforma della funzione pubblica

  • Strumenti economici saranno lasciati a ministri e dirigenti pubblici per premiare le prestazioni

Niente è più demotivante per un dipendente pubblico che il constatare che qualunque sia il suo investimento personale egli guadagnerà lo stesso importo. Noi premieremo prima di tutto le équipes e le persone attraverso una paga più individualizzato piuttosto che attraverso una gestione uniforme al punto percentuale di riferimento.

  • Bisognerà ritornare alla rimozione del giorno di attesa, la cui introduzione ha consentito di abbattere l’assenteismo nel 2012 e 2013, prima che aumenti dopo la sua rimozione (risparmio annuo di 170 milioni di euro all’anno per le 3 funzioni pubbliche); ci sarà una revisione del sistema degli incarichi sindacali
  • E’ possibile ridimensionare l’organico in modo differenziato, senza degradazione del servizio pubblico

È programmato una diminuzione di forza lavoro nel settore pubblico di circa 120.000 unità alla fine dei cinque anni, per un risparmio totale di oltre 3 miliardi di euro:

  • L’eliminazione di 50.000 posizioni in 5 anni al servizio civile è un obiettivo realistico, tenendo fedealle nostre priorità di sicurezza e di istruzione. Questo rappresenta un risparmio di circa 1,5 miliardi di euro. Le assunzioni saranno effettuate in caso di necessità (10 000 poliziotti e gendarmi); una conferma del posto lavoro sarà fornita quando necessario (Difesa, Education), con alcune ridistribuzioni per andare incontro alle nuove priorità
  • Anche le comunità locali dovranno sforzarsi nell’ambito delle loro iniziative economiche per un totale stimato di 70.000 posti di lavoro soppressi in 5 anni

Il metodo di bilancio dovrà essere radicalmente rivisto, per uscire dal gioco di sfiducia e di risparmio a breve termine

  • Responsabilità

Ogni ministro si vedrà assegnato l’obiettivo di ridurre le spese, fissate in termini di durata; dovrà rispettarlo, ma sarà libero di determinarne la composizione (tra riduzione dei costi operativi, risparmi sull’approvvigionamento, riforma benefici …) a stretto contatto conle politiche strutturali delle quali sarà responsabile. Entro la fine del 2017, tutti i funzionari pubblici (dirigenti dell’amministrazione centrale, direttori di agenzia), che avranno attuato il programma di riforma verranno rinominati o rinnovati.

  • Visibilità

Sulla base degli obiettivi del programma, una legge di programmazione finanziaria pubblica per 5 anni fisserà gli obiettivi e le traiettorie per ciascun settore (Governo e le agenzie, sicurezza sociale e le autorità locali).

  • Incentivi

I ministeri si vedranno riversare una parte dei guadagni (finanziamento di un nuovo dispositivo, un programma di digitalizzazione, di bonus eccezionali per gli agenti …), in base a quanto effettivamente le riforme abbiano generato reali risparmi.

  • Vigilanza parlamentare

I Deputati, tema per tema, saranno coinvolti nell’identificazione e nell’attuazione di risparmi.

  • Trasparenza

Valutazioni indipendenti saranno effettuate e pubblicate; piani di risparmio saranno messi on line così come il loro sviluppo e i loro risultati.

L’attuale difficoltà risparmio di denaro viene spesso da un’incapacità di investire inizialmente per garantire la trasformazione che poi ridurrà le spese correnti. Ciò è particolarmente vero per l’energia: così, per esempio la ristrutturazione di 40 milioni di metri quadrati di edifici pubblici (circa il 20% della flotta totale) in 5 anni, ad un costo di 4 miliardi in totale, ridurrebbe la bolletta energetica di € 400 milioni all’anno alla fine del mandato.

Un bilancio di 5 miliardi di euro nel piano di investimenti sarà riservato per finanziare la trasformazione dell’azione pubblica. Essa finanzierà azioni di riorganizzazione e investimenti in attrezzature.

In totale, entro il 2022 il risparmio netto della spesa pubblica saranno:

  • 10 milliards pour l’assurance-chômage ; 10 miliardi per l’assicurazione disoccupazione
  • 15 milliards pour l’assurance-maladie ; 15 miliardi per l’assicurazione malattia
  • 10 milliards pour les collectivités territoriales ; 10 miliardi per le autorità locali
  • 25 milliards pour l’État. 25 miliardi per lo Stato

Obiettivo 3: una politica fiscale equilibrata

Operiamo una serie di riforme per rendere il nostro sistema fiscale più equo, più efficiente, più semplice e con più incentivi.

  • Più semplice

La trasformazione del CICE in permanente declino dei contributi del lavoratore (6 punti), con l’amplificazione delle riduzioni generali del salario minimo (fino a zero spese generali, 10 punti percentuali di esonero) sarà fatto a costo zero, riciclando la crescita dei ricavi del IS (imposta sulle società) e consentito dalla flessione dei contributi

  • Più efficiente

La riforma della tassazione dei capitali, con la trasformazione dell’ ISF in “imposta sul patrimonio ” e la creazione del prelievo singolo forfettario sui redditi da risparmio, potrà anch’esso essere fatto a costo zero: non si tratta di aumentare né ridurre l’imposta sul capitale, ma di renderla più semplice, più trasparente e più favorevole agli investimenti produttivi

  • Più equo

La protezione sociale non dipenderà più tanto dagli stipendi e sarà finanziato più equamente. La diminuzione dei contributi per l’autonomi, i dipendenti e funzionari (21,5 miliardi di euro) sarà finanziata da un aumento del CSG (contribuzione sociale generalizzata) di circa 1,7 punti percentuali (21,5 miliardi di euro), che non peserà né sui pensionati soggetti al CSG a tariffa ridotta né su coloro che sono esenti, né sull’indennità di disoccupazione

  • Più incentivi

Per favorire la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e di porre fine al vantaggio fiscale concesso al diesel, la tassa ecologica sarà aumentata di 12,5 miliardi di euro (7,5 sulla componente di carbonio, 5 su quella gasolio / benzina)

La diminuzione del prelievo obbligatorio (32 miliardi di decremento lordo indicativamente per una riduzione netta di 20 miliardi quindi) sarà distribuito equamente tra imprese e famiglie

  • circa 15 miliardi di euro per le imprese: l’imposta sulle società più bassa (10,8 miliardi), misure per lavoratori autonomi (1 miliardo), l’eliminazione della tassa al 3% sui dividendi (2 miliardi)
  • circa 15 miliardi di euro per le famiglie: esenzione fiscale per la tassa sulla casa per l’80% dei francesi (10 miliardi), il ripristino delle esenzioni sugli straordinari ($ 3 miliardi), l’opzione per l’individuazione dell’IR (imposta sui redditi) (1,5 miliardi)

In totale, il carico fiscale sarà quindi ridotto di 20 miliardi di euro. Ciò significa che sui 60 miliardi di euro risparmiati, 40 miliardi saranno utilizzati per ridurre il deficit e 20 miliardi per ridurre i prelievi. Raggiungeremo così un deficit dell’1% del PIL nel 2022 (contro il 3% nel 2017).

LA LEGGE SULLA DIFESA NOTTURNA, ALBA DELLA DESTRA LEGHISTA

LA LEGGE SULLA DIFESA NOTTURNA, ALBA DELLA DESTRA LEGHISTA

sparare

 

di Giuseppe MASALA

Scopro che oggi (4 maggio, ndr) approderà in Parlamento una legge di riforma sulla legittima difesa che tenderà ad aumentare la possibilità di usare le armi da fuoco da parte di chi si sente minacciato all’interno del proprio domicilio.

Una legge che sarà foriera di molte disgrazie, non ci vuole un profeta per capirlo.

Ma questa è la deriva securitaria di stampo americano che l’Italia sta seguendo da qualche anno.
Mi ha colpito a tale proposito la manifestazione indetta dalla Lega – che secondo me colpevolmente – cavalca la tigre dove l’avvocata Bongiorno chiedeva una speciale indulgenza per le cazzate immonde che verranno fatte verso le donne “in quanto madri”.

Ovviamente essendo avvocata sa benissimo dove stiamo andando a parare con questa cosa: gente che spara e poi si scopre che il rumore che udiva dietro il cespuglio del muretto del cortile della palazzina sua era un barbone che rovistava nel cassonetto ecc, e lascio a voi tutta la possibile casistica dei futuri “errori” (in realtà omicidi legalizzati).

Sarò abbastanza stronzo ma l’oration piccola della Bongiorno (con mascheratura da Madonna dei sette dolori, una prece) mi conferma che si può essere nazi-femminista da posizioni di estrema destra o partendo da posizione di estrema sinistra (non marxiste, ma borghesi, post-moderne e libertarie, sia chiaro).

Che casino che stanno facendo i politici per uno sporco pugno di voti.

P.S.: Aggiungo per evitare fraintendimenti di sorta: ho fatto l’esempio dell’oration piccola della Bongiorno perché davvero mi ha colpito molto, ma sappiate che questa legge sarà la legalizzazione anche dell’erezione ai massimi livelli della ego-minchia maschile (così ben descritta dall’Ingegner Gadda nel suo “Eros e Priapo”).
Insomma, si darà il peggio del peggio, indipendentemente dal sesso.

 

Queste sono le argomentazioni dell’avvocato Giulia Bongiorno