CHI VOTA IL MENO PEGGIO PRODUCE IL PEGGIO

CHI VOTA IL MENO PEGGIO PRODUCE IL PEGGIO

Marcon - Le Pen

Si sentiranno dire parecchie puttanate o ignoranti o in malafede tra secondo turno francese e legislative italiane. Mi preme dire una sola cosa chiarificatrice.

L’universo mondo parlerà di fascismo a sproposito.

Non che non esistano partiti apertamente neofascisti, ma senza organicismo, senza idea di gerarchia su basi spirituali, mitopoiesi del passato e partito organizzato in milizia, non ha senso parlarne.
Chi lo fa dimostra ignoranza.

FN non è né Jobbik né Alba Dorata, pur riciclando soggetti fascistoidi.
Idem, la Lega.
Destre radicali, ma non PNF redivivi.

Dobbiamo piuttosto comprendere che esistono partiti fascistizzanti, perché inducono un certo tipo di polarizzazione.

Questi sono tanto i partiti sbirresco xenofobi, tanto i partiti liberisti che disintegrando il tessuto sociale creano enormi sacche di emarginazione e esclusione sociale.

La mia idea è che non esiste il meno peggio tra partiti fascistizzanti, non si gioca a quel gioco, fine.

I menopeggisti per tornaconto, quelli sono peggiori di tutto.

Enea Boria

BALLOTAGGIO: LE COSE CHE ANDREBBERO RICORDATE

BALLOTAGGIO: LE COSE CHE ANDREBBERO RICORDATE

Ballotaggio francese

Selezione non è sinonimo di Astensione: occhio alle “rime ingannevoli”.

Le lezioni e gli studi di Scienze Politiche sono sempre belli, ma diventano utili solo quando sai accompagnarle alla lettura e all’analisi dell’esistente.

In un sistema elettorale a doppio turno chiuso come quello francese, non votare al secondo turno non è chiaramente una forma di astensione, come semplicisticamente affermano in troppi:

Il cittadino/elettore si informa e individua il proprio candidato di riferimento, es: Melénchon, mentre ritiene gli altri non rappresentativi.

Va a votare al primo turno, prende parte al processo democratico e vede il proprio candidato non accedere al ballottaggio, dopodiché preso atto dell’esito e non riconoscendosi in chi resta, non si esprime al ballottaggio.

Cioè compie una scelta consapevole e figlia dello sviluppo del processo democratico a cui ha preso parte (condivisibile o meno) e non è quindi certamente paragonabile a chi si è invece limitato a non scegliere fin dall’inizio, ignorando il processo stesso.

Il doppio turno prevede per sua natura una selezione che è cosa ben diversa dall’astensione.

Del resto un conto è perdere e ben altro è non partecipare.

Antonio Capuano

MARCE, FIACCOLATE, POPULISMI E INUTILI UTOPIE

MARCE, FIACCOLATE, POPULISMI E INUTILI UTOPIE

Burattinaio

 

di Maria MORIGI

1: Non dimentichiamo il rogo di Giordano Bruno, Robespierre giustiziato in nome (e per conto) del suo Terzo Stato, lo sfortunato Pisacane di “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti”, il sogno della non violenza di Gandhi, il Dream di Martin Luther King…

2: Non dimentichiamo i cannoni di Bava Beccaris sulla folla che chiedeva il pane, “Gorizia tu sei maledetta” e le imprese di Cadorna, il massacro di Debre Libanos (Etiopia) di Graziani, Bolzaneto, Cucchi…

3: Non dimentichiamo chi ha coltivato -in silenzio e senza proclami- la Scienza rendendosi utile al genere umano. Cito a caso Karl Landsteiner che scoprì nel 1901 l’esistenza dei gruppi sanguigni (un miliardo di persone hanno evitato la morte, cioè tutti coloro che hanno subito trasfusioni) e Edward Jenner, che alla fine del Settecento arrivò all’ invenzione del primo vaccino contro il vaiolo (altri 122 milioni di esseri umani salvati) dopo aver osservato che i contadini a contatto con le mucche venivano quasi sempre risparmiati dalle epidemie.

E adesso dirò delle cose antipatiche, perché io – di persona personalmente – ormai non sopporto più, appunto, le marce per i Diritti, le marce delle Donne, le marce della Scienza, le Rivoluzioni colorate e quelle imbiancate, i Giorni dedicati alle Memorie, alla Terra, all’Acqua, all’Eutanasia, al Femminicidio, alla Violenza, alla Libertà di Informazione, ai Bambini abbandonati, ai Migranti, ai Disabili, ai Poveri Cristi… e chi più ne ha più ne metta.

Anche perché le marce A FAVORE di un Principio sacrosanto sono, sempre e inevitabilmente, CONTRO uno stato di fatto, contro un dittatore, contro un Potere che fugge dalle sue necessarie responsabilità pubbliche.

Se avessimo in nostro saldo possesso ‘La Democrazia’ + ‘La Libertà’, si potrebbe fare a meno di questi inutili sforzi da vetrina collettiva.

Ma non è così: l’evidenza dimostra che la nostra è una DEMOCRAZIA SVUOTATA, un contenitore pronto ad essere riempito a seconda del giro di vento e di come decidono banche e potenti lobbies economico-finanziarie.

Una Democrazia implementata in modo utile al consenso, infatti, scatena l’odio e la divisione CONTRO l’Altro e CONTRO chi trova superfluo questo esercizio di retorica democratica.

In USA mancano i finanziamenti privati e pubblici per la ricerca scientifica? Bene si mobiliti il Popolo e le Università per una Grande Marcia della Scienza, anziché dare un lavoro stabile ai ricercatori!.
Trump è un disturbo e un antipatico antifemminista? OK si mobiliti a livello mondiale un fiume di donne incazzate!

Muoiono troppe donne ammazzate dai conviventi? Ed ecco fiaccolate e manifestazioni, dopo le quali si continua a uccidere donne.

Troppi attentati terroristici in Europa? Via libera all’insofferenza razziale, al mantra anti-islamico e all’idea di ‘nemico globale’ e al ‘dittatore sanguinario’!

La grandiosità conclamata dei fini rivela in realtà la pochezza delle motivazioni personali.

Ispirate ad un sano e romantico protagonismo, le motivazioni di partecipazione a questi eventi sono costruite da una regìa ben addestrata. La regìa fa credere che il comune cittadino possa esprimere la propria opinione.

Fa credere che l’opinione pubblica si fondi sul ‘Buon Senso’e su una presunta legittimità della protesta.

Fa credere che la conoscenza e l’informazione siano accessori inutili, perché basta la rete a soddisfare ogni curiosità/esigenza etica.

E d’altronde per le informazioni sulla salute… sulla rete c’è tutto quello che non sappiamo, anzi di più, come per i diritti umani e l’assistenza e la pensione.

Potendomi permettere di essere nostalgica, invidio un po’ l’assenza di un’opinione pubblica in Cina (tutti quelli che ho conosciuto non pare ne sentano affatto la mancanza) anche perché se gli effetti delle campagne mediatiche di disinformazione fossero quelli che vediamo in Occidente, sarebbe un disastro.

E’ che i cinesi hanno alcuni vantaggi: non dubitano del loro sistema, si fidano delle linee guida del Governo, non esiste populismo rivendicativo e sanno che i famelici corrotti prima o poi saranno implacabilmente distrutti dalla Giustizia del Cielo.

Noi queste certezze le abbiamo perse nel corso della Democrazia, della Demagogia coatta e del populismo artificioso e artefatto…

ITALIA, TURCHIA E DEMOCRAZIA

ITALIA, TURCHIA E DEMOCRAZIA

Napolitano e Mattarella

di Ivana FABRIS

In questi ultimi giorni si parla della distruzione della democrazia in Turchia, di Erdogan che concentra su di sé i massimi poteri, giustamente, e in generale, guardando a ciò che accade in quel paese, ci sentiamo tutti garantiti e protetti nel nostro, soprattutto dopo il 4 dicembre.

Ma siamo davvero sicuri che il sistema democratico sia in salvo, in Italia?

Perché se è vero che il No alla riforma costituzionale ha impedito la legittimazione del dettato del neoliberismo e di quello che i Trattati europei impongono in termini di abuso del nostro dettato costituzionale, è altresì vero che la nostra Costituzione viene sistematicamente violata da una condizione che di fatto esiste, che è attualmente in essere.

Proprio nel periodo che ha preceduto il Referendum del 4 dicembre, alcuni si ponevano queste domande:
“Com’è possibile che un Parlamento dichiarato Incostituzionale dalla Corte Costituzionale ha potuto legiferare una Riforma Costituzionale?”
“Il Presidente della Repubblica non avrebbe dovuto dare seguito alla Corte Costituzionale e quindi sciogliere le Camere, dopo aver completato la nuova legge elettorale?”

Domande non solo lecite, ma addirittura corrette.
Le ragioni? Eccole.

L’attacco alla Costituzione è passato proprio attraverso gli interventi che quegli interrogativi evidenziano e nessuno li ha rilevati dando loro la giusta e grave valenza che avevano.

Non è un caso, infatti, che il governo si sia buttato subito sulla riforma costituzionale appena insediato.

Il neoliberismo e chi lo rappresenta ed esercita, aveva bisogno di legittimazione di quanto già avveniva e avviene ancora e fino a che la Costituzione fosse rimasta così com’era e com’è, l’esecutivo e i criminali neoliberisti che ci hanno imposto questo governo, non sarebbero mai stati e non saranno mai al sicuro nel compiere le peggiori nefandezze a danno del popolo italiano.

Si potrebbe ipotizzare quindi e senza esagerare, che quanto avvenuto sia stato un vero e proprio attentato alla Costituzione anche se tutto è stato molto nascosto, perché tutto formalmente appare nella norma.

Noi abbiamo un Presidente della Repubblica legittimamente eletto e lo stesso vale per il Parlamento che però di fatto è delegittimato da una sentenza della Corte Costituzionale che ha definito la legge elettorale con cui è stato eletto, incostituzionale e addirittura legifera su una nuova legge elettorale e ha abusivamente voluto e tentato in ogni modo e con ogni mezzo, di cambiare la stessa la Costituzione.

Ed ecco in che modo un Presidente come Sergio Mattarella evidenzia come la sua mancata funzione politica, è stata quella di garante degli assetti di potere e non della democrazia e della Costituzione.

Per giunta la responsabilità di questo Presidente della Repubblica è stata particolarmente grave perché come ex giudice costituzionale sapeva bene di cosa si parlasse.

A riprova di questo basta ricordare quali posizioni assunse durante il governo Berlusconi* e per molto ma molto meno rispetto a quello che le modifiche costituzionali proposte dall’esecutivo di Renzi, proponevano.

Quindi sì, se Mattarella si fosse mosso nel solco della Costituzione, avrebbe dovuto sciogliere le Camere, esattamente come recita la sentenza della Corte Costituzionale.

Davanti a questa mancata decisione, non resta che una sola conclusione: se Renzi lo ha voluto alla Presidenza della Repubblica, lo ha fatto sapendo che dovendo manomettere la Costituzione gli serviva da un lato un Presidente che non lo avrebbe intralciato e dall’altro sapeva che proprio per il ruolo che Mattarella ha rivestito e per il suo essersi opposto a Berlusconi era la figura giusta per rassicurare una massa di persone in questo paese che la sua riforma non sarebbe andata contro il volere dei padri e delle madri costituenti.

Non per nulla ancora oggi tantissima gente o si stupisce per il fatto che Mattarella non sia mai intervenuto – dimostrando di aver avuto fiducia in lui proprio per il suo passato – o addirittura rifiuta di credere che un giudice della Corte Costituzionale potesse transigere nei confronti di una riforma e una legge elettorale, anch’essa dichiarata incostituzionale – ricordiamolo -, che avrebbero devastato la sovranità popolare e quindi la democrazia, andando ad accentrare il potere verso il Presidente del Consiglio.

Pertanto, noi sì, abbiamo vinto il Referendum Costituzionale ma in realtà, quel pericolo che volevamo scongiurare lo abbiamo solo parzialmente arginato, perché a rappresentare tutte le Istituzioni, è ancora quel Sergio Mattarella che ha avallato ogni spregiudicata aggressione alla Costituzione.

Certo, se avessero vinto i “sì” sarebbe stato tutto molto peggio, ma nella sostanza non si può negare che quel che appare è che il ruolo e le funzioni del Presidente della Repubblica sono già alquanto dipendenti dalla volontà dell’esecutivo.

Alla luce di quanto avvenuto, quindi, non si può non concludere che il Presidente della Repubblica non è più organo super partes nel mero interesse della democrazia e del rispetto della Costituzione.

Aggiungiamo pure che neanche i parlamentari del Movimento 5 stelle a suo tempo hanno dato il legittimo rilievo a questo aspetto, come non lo ha dato nessuno perché in Parlamento nessuno aveva interesse a tornare alle urne.

Il rischio di non venire più rieletti, a dispetto dei tanti proclami, ha pesato e pesa sempre molto di più della democrazia e del rispetto della Costituzione, in questo paese di cui tutti si ergono a paladini e difensori.

Concludendo, merita fare un’ulteriore considerazione.

Diamo sempre tutte le responsabilità solo a Napolitano ma Mattarella NON È MENO RESPONSABILE del Presidente emerito.

Anzi, soprattutto considerando che Mattarella era ed è a capo di tutte le più alte cariche dello Stato ed è a capo di tutti i massimi organi rappresentativi dello Stato, tenuto conto del suo operato, in un Paese che applica integralmente e sostanzialmente la Costituzione, si sarebbe potuto parlare, in termini di ipotesi, di alto tradimento e pertanto agire di conseguenza.

Ricordiamoci sempre, dunque, che definire Il Presidente della Repubblica come incolore, dormiente e con ogni scherno mirante a definirlo come ininfluente, non lo rappresenta perché la sua responsabilità nel merito è stata ed è, a tutti gli effetti, molto più decisiva e soprattutto molto più grave.

LA NOTTE DEL SILENZIO

LA NOTTE DEL SILENZIO

Trovo la storia raccontata da quest’uomo commovente, ma soprattutto vicina
Ragazzi senza esperienza, uomini che non sanno ancora nulla del COME, ma improvvisamente si fanno una ben precisa idea del COSA.

Tutto il resto poi viene da sé…

Nota dovuta : ovviamente ogni epoca e situazione richiede modalità di lotta specifiche.

La lotta armata oggi sarebbe inutile, obsoleta ed eticamente insostenibile.

Bruno Dell'Orto

Dimensione carattere
Colors