Per la corsa alla privatizzazione di tutto, i soldi non mancano mai

Per la corsa alla privatizzazione di tutto, i soldi non mancano mai

 
Soldi buttati nelle privatizzazioni
 

di Ivana FABRIS

Il sistema impone che si incrementi incessantemente e progressivamente, ogni forma di privatizzazione.

Qualunque ambito riguardi il pubblico, viene svilito e reso incapace di competere e dare un servizio adeguato alle richieste del bacino di utenza relativa.

Il potere continua a colpire indistintamente quello che appartiene ai cittadini, quello che ogni italiano ha pagato e paga con quanto versa nelle casse dello Stato che, invece di essere reinvestito in servizi, viene subito reindirizzato al mantenimento del profitto di un nucleo ristretto di individui e all’arricchimento del sistema finanziario che ci sta opprimendo e lo fa col consenso della massa.

Tutto ciò che è pubblico viene ulteriormente disorganizzato e reso privo di mezzi economici per effettuare manutenzione e riparazione, per renderlo moderno ed efficiente, così da alimentare il mantra da tempo già presente in questo paese, che SOLO il privato funziona mentre il pubblico va sempre peggio, con un sistema propagandistico che “non fa prigionieri” ed è efficacissimo nel convincere la massa di persone che non conoscono la realtà oggettiva e che si informano solo attraverso i media ufficiali, che privatizzare i servizi sia la soluzione.

La cementificazione selvaggia, poi, la fa da padrona malgrado i territori italiani denuncino il grave stato di depredazione e di impoverimento dell’ambiente, del suo insulto continuativo e le recenti scelte del governo (non ultima l’aver eliminato il Corpo Forestale dello Stato, per giunta militarizzandolo con ciò che significa a livello della sua funzione e della catena di comando a cui rispondere) depongono tutte a SFAVORE dell’ambiente e dell’essere umano che lo abita.

Un caso recente è quello dell’inutile autostrada di 3 chilometri, nel tratto che va da Albano ad Ariccia, nel Lazio.

Costo: 220 milioni di euro.
Costo prelevato dalle tasche dei cittadini e finito in nulla, tra l’altro.

Potenziare invece la linea ferroviaria Roma-Velletri, con un immenso beneficio dell’ambiente e dell’intero quadrante dei Castelli Romani, sarebbe costato tra i 150 e i 180 milioni (dalle cifre stimate dal Comitato per il raddoppio della linea) e i vantaggi sarebbero stati molteplici, tra cui un importante servizio all’utenza oltre che all’ambiente.

Le lobby di costruttori che sono coinvolte, godono naturalmente dell’appoggio incondizionato del partito che siede al governo del Paese e dell’assenza di una risposta POLITICA che da troppo tempo, ormai, si limita ad enunciati e proclami, mancando però di organizzare la cittadinanza che vuole opporsi agli abusi del potere.

L’unica parte politica a farlo, purtroppo, è ancora e solo quella destra becera e xenofoba che non manca mai di essere opportunamente (e opportunisticamente) presente, mentre quella che continua impropriamente a definirsi sinistra, si limita a convegni o a contarsi, salvo poi stracciarsi le vesti per l’aumentato consenso di Lega e altre entità di destra, in molte realtà locali.

Di questo fattore, soprattutto, beneficia chi vuole svuotare di significato e di valore la parola PUBBLICO.

Ai cittadini, quindi, non resta che organizzarsi da sè sulla scorta di Comitati e Liste Civiche, ma al di là delle mere azioni locali mirate all’ottenimento di un dato risultato su un dato problema, poi di fatto nulla cambia e anche gli eventuali risultati raggiunti finiscono col fallire.

Da troppo tempo nascono Comitati e Liste Civiche, con una speranza che diviene subitaneamente illusione, di poter contare e di cambiare la realtà, ma non possiamo più continuare a tacere davanti all’evidenza che dove manca la politica con un programma serio e omnicompensivo di tutti gli ambiti che riguardino il governo di una città o di un territorio, alla fine non cambia mai nulla.

Quindi, di fatto, fa molto comodo al sistema che i cittadini si organizzino ma alla fine non contino.
La ragione è piuttosto semplice: questo modo di agire, restituisce loro la sensazione di essersi impegnati e parecchio e al tempo stesso li frustra e delude nel rendersi conto che il loro impegno non è praticamente servito a nulla, portandoli così ad essere rinunciatari verso qualsivoglia altra azione.

Fino a che tutto continuerà a seguire questo trend, il neoliberismo continuerà a spogliarci di ogni nostro diritto e di quanto, per definizione, ci appartiene.

Per questo noi del MovES non smetteremo MAI di dire e di dimostrare che se oggi non mobiliti e organizzi le persone che potrebbero fare davvero la differenza sull’esito di queste nefandezze, alla fine diventi funzionale al sistema stesso e che, per questa ragione, vogliamo essere e siamo al fianco dei cittadini per far sì che ogni protesta si traduca in un colpo messo a segno contro al sistema.

La libertà di NON poter manifestare

La libertà di NON poter manifestare

Avete letto tutti la notizia che tra i black bloc nel G8 a Genova c’era un poliziotto inglese. E sappiamo cosa stavano lì a fare. A distruggere con la violenza una libera e pacifica manifestazione per poi permettere la più atroce repressione.

E’ questo il livello attuale di infiltrazione del potere, di repressione e di manipolazione delle popolazioni.

C’è la libertà di manifestare, nella nostra Costituzione, ma i Governi non tengono in conto quello che è scritto in Costituzione.

Questa cronaca kafkiana di un manifestante CONTRO i Trattati Europei il 25 Marzo a Roma, dimostra che la libertà di manifestare è ancora rimasta lì, sulla Carta. E il popolo è completamente SOTTO CONTROLLO. E deve liberarsi.

di Simone ZAGAROLO

Li ho fotografati a poche distanza dal corteo, quando ormai era tutto o quasi, terminato.

Erano delusi per non aver avuto l’occasione di poter mettere in pratica la loro “missione” e si vedeva!
Per queste foto che in realtà ritraggono poliziotti in tenuta Black Bloc, sono stato trattenuto per tre ore, isolato, strattonato, sbattuto contro il muro, circondato da quattro o cinque di loro.

“Cinque di voi, palestrati, contro un vecchietto di 65 anni? Qual è il pericolo che rappresento?

Alla richiesta di presentarsi, mi mostravano di sfuggita, velocemente, una placca d’oro. Ma non capisco se è vera o una patacca,
“Ma siete veri o fingete di essere poliziotti?”

Volevano le foto, e sequestrarmi la Memory card.

Al mio rifiuto (“occorre un mandato del giudice”, rispondevo) si sono infuriati, alla fine gli ho dato una copia di una memory card che avevo di riserva, e che avevo velocemente scambiato.
L’hanno distrutta e si sono ritenuti soddisfatti.

“Tesserino di giornalista!” Mi urlavano!
“Ma io sono solo un fotografo e blogger, non ho tesserino! Non è necessario un tesserino”

“E qual è il tuo blog, e dove pubblichi le tue foto, chi ti paga, per chi lavori?” Domande a raffica! Le mie risposte a termine di legge, li faceva infuriare ancora di più!

Hanno trattenuta la mia carta di identità “per l’identificazione”.

Poi la messa in scena del poliziotto “cattivo” e di quello “buono”, quello del dialogo e quello che mi strattonava e mi minacciava di chissà quali conseguenze.

“In fondo facciamo il nostro lavoro” E qual è il vostro lavoro? Il più infuriato era quello che si era presentato come “ispettore”, come se questo fosse stato come il “basta la parola”.

Rosso, paonazzo, con gli occhi rossi, ho presente il suo volto! Pareva “pippato” o “pasticcato”.

Dopo avermi schedato mi hanno “consigliato” di non farmi vedere più in giro a fotografare poliziotti in borghese per chissà per quali missioni segrete.

Questa volta, la loro missione è andata buca!
Ma hanno portato a casa la foto segnaletica di un “sovversivo”.

Che paura!!!!
Suona il cellulare.
Mia moglie.
Tranquilla, tutto normale, sono di ritorno.
NO! Non è successo nulla!
Di straordinario…

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