TERRORISMI, ARMI DI CONTROLLO E MANIPOLAZIONE DI MASSA

TERRORISMI, ARMI DI CONTROLLO E MANIPOLAZIONE DI MASSA

 

di Giulio AMBROSONE

Ed ecco come una coazione a ripetere il trito ritualismo dei media post attentato:
individuato l’attentatore, radicalizzato islamico, spargitore di odio fanatico, rivendicazione dell’atto da parte dell’ISIS, solidarietà all’Inghilterra, alla Francia, alla Germania (ma mai alla Russia, all’Iraq, alla Siria, per carità) o al governo neoliberista di turno, invio del messaggio e ricezione di chi lo doveva ricevere, non ultimo l’elettorato in procinto di esprimere un voto importante.

Allerta nelle città europee, diffusione a piene mani di una sensazione di precarietà e pericolo, irrigidimento delle misure di sicurezza, giro di vite su cellule presunte o realmente terroristiche.

Limitazione della libertà.
Limitazione del diritto a manifestare. Discredito della protesta.

Questo è l’iter, questo il protocollo che il sistema persegue e lo fa con successo.

Dato recente. Alla prima grande manifestazione in Europa dopo un attentato in Inghilterra (quella del 25 marzo a Roma) controlli rafforzati, potenziamento della videosorveglianza, difficoltà enormi nell’utilizzo di mezzi pubblici e nella mobilità in generale.

Nel luogo dove avvengono gli eventi importanti (il centro di una metropoli) prevale da parte dell’apparato dello Stato la logica del panopticon, un sistema orwelliano inespugnabile, con un gruppo di potenti asserragliati sul colle simbolico dell’antica città imperiale e i paria sudditi tenuti a bada dai pretoriani dell’autorità.

Con la fastidiosa aggiunta dei man in black incappucciati, fantasmi da oramai quasi un ventennio che fanno il proprio piacere giusto per dare discredito al contesto protestatario, in una desolante sineddoche per cui poche decine di balordi vengono assimilati disonestamente alla massa informe dei rivendicatori.

Niente discussione nel merito della manifestazione, niente declinazioni di contenuti, progetti e proposte di chi scende in piazza. Nessun corpo a corpo dialettico nei mezzi di informazioni contrapponendo il pro e il contro all’euro e a questa UE.

Il dato Europa posto come principio regolatore e arbitrario delle nostre vite.

Il corpo del cittadino richiedente istanze ridotto a oggetto da respingere, da tener lontano dal Monte Olimpo, afferente ad un concetto di marmaglia vociante e instabile.

Noi tutti, solo poveri spettatori inermi di questo rito e di questa rappresentazione.

EGO

EGO

Il cortometraggio EGO, di Bruno Bozzetto, del 1969, è un condensato di concetti validissimi ancor oggi.

Segno purtroppo negativo di come la cultura e la politica non abbiano mai inciso perché l’essere umano evolvesse realmente.

Anche nell’uomo più mite albergano istinti primordiali, aggressività e ferocia e specialmente se è alienato nel e dal sistema, nulla può impedire che questi riemergano prepotentemente.

Un esempio lampante è la violenza contro le donne che non smette di aumentare perché potenziata al massimo da una cultura come quella patriarcale che nel corso dei millenni non ha fatto unicamente che modificarsi in base al contesto storico per dominare una forza di reale cambiamento quale può essere il femminile di tutto il mondo.

Un altro esempio è quanto avviene nei confronti di profughi e migranti che sono oggetto non solo di una forma terrificante di schiavitù da parte di un pugno di uomini, ma proprio dell’isolamento e dell’emarginazione e del rifiuto, da parte di una massa di persone che li pensano come minaccia illudendosi di essere al sicuro.

Il sistema non fa che giocare con le vite di milioni di persone, non fa che distruggere migliaia e migliaia di vite di disperati da un lato e manipolare e usare le paure di centinaia di migliaia d’altre, solo a proprio vantaggio, potenziando al massimo la possibilità che quegli istinti più nefasti riemergano violentemente in una larga massa di persone.

In mano a questa gente animata solo da una precisa volontà di dominio o meramente utilitaristica, diventiamo solo strumenti di offesa, diventiamo armi che loro impugnano contro altri come noi, solo per puri scopi miranti al profitto.

Riconquistare la proprio dimensione, riacquisire lucidità, è il solo obbligo che abbiamo se davvero vogliamo che dell’esistenza civile e solidale di tutti non resti che un lontanissimo e nebuloso ricordo.

Ivana Fabris

GRECIA: COME SI INVADE UN PAESE. COME SI SOTTOMETTE UN POPOLO

GRECIA: COME SI INVADE UN PAESE. COME SI SOTTOMETTE UN POPOLO

Pasqua in Grecia

 

di Luigi BRANCATO

Nel corso degli ultimi anni, durante le mie frequenti visite in Grecia, ho avuto modo di constatare come la situazione economica del paese stia costantemente peggiorando. A causa di questioni personali, non avuto modo di visitare la bella penisola negli ultimi sei mesi.

Al mio arrivo qui, durante le vacanze pasquali ho avuto modo di percepire meglio il cambiamento ed il dramma causato dalla crisi su tanti livelli, primo fra tutti quello sociale.

Ed è proprio da questo livello che vorrei partire, per condividere alcune osservazioni con i membri del MovES, sperando nasca una discussione che aiuti a comprendere come il modello economico neoliberista sia stato in grado di distruggere ed assoggettare una nazione ed un popolo, e sperando che la discussione metta in luce i punti critici di questa progressiva e spietata colonizzazione, dandoci gli strumenti per resistere.

Una Pasqua senza rompere piatti.

Si sente spesso parlare di come la situazione economica della Grecia sia il risultato di eccessive spese, di uno stile di vita smodato e di una cattiva gestione delle finanze nel PRIVATO.

Chiunque abbia un minimo di spirito critico, saprà riconoscere che il progressivo impoverimento del paese è in effetti imputabile ad un’orrenda gestione del denaro PUBBLICO, alla forte corruzione della classe politica e soprattutto ad uno spietato piano di indebitamento con le banche centrali europee.

Passare il messaggio che i Greci sono degli spreconi, tuttavia, è funzionale al sistema.

Addirittura agenzie pubbliche europee hanno recentemente pubblicato studi faziosi che quantificano in termini economici quanto costa ogni cittadino greco ad altri cittadini europei.

Questi studi, sono chiaramente finalizzati a creare nei vari popoli europei un sentimento di ostilità verso la Grecia, che possa in qualche modo giustificare le manovre economiche a danno del paese, o quantomeno pulire qualche coscienza…

Il popolo Greco é, per chi non abbia avuto modo di visitare questo magnifico paese, un popolo ospitale e gentile, ma soprattutto orgoglioso e fiero.

Mi son trovato spesso a riflettere che, pochi altri paesi avrebbero saputo resistere alla violenza europea come la Grecia, compensando con tanta gioia e voglia di vivere le continue privazioni che hanno dovuto affrontare.

Pochi altri popoli avrebbero trovato il modo di allietare le interminabili attese al bancomat​, per ritirare 50 euro al giorno, durante i primi mesi del capital control con scherzi e risate.

Il popolo greco ha resistito per anni questa orrenda etichetta di ‘spreconi’ difendendo il proprio stile di vita, e le proprie tradizioni.

Eppure quest’anno mi son reso conto di come anche questo stia cambiando.

Lentamente, ma irrevocabilmente tutti si stanno convincendo che forse forse i padroni europei hanno ragione.

E questo soprattutto grazie al meticoloso lavoro di propaganda delle televisioni e delle testate nazionali che alimentano costantemente il terrore di una possibile uscita della Grecia dall’Unione Europea.

Il risultato è che lentamente stanno morendo anche tante tradizioni, perché semplicemente non sono più alla portata di tutti.

Chiunque abbia celebrato la Pasqua in Grecia avrà notato la strana usanza di rompere piatti e bicchieri vecchi durante le celebrazioni, mentre si parla, balla e canta attorno alla brace.

Questa tradizione contribuisce alla creazione del cosiddetto “kefi”, un’irrefrenabile espressione di emozione e gioia tipicamente greca.

Bene, ogni anno son sempre meno le famiglie che possono​ permettersi questo lusso.

Sono meno le persone che hanno voglia di ballare. E son sempre meno le famiglie che possono festeggiare con una brace. Son sempre meno le persone che hanno voglia di festeggiare. Sempre meno sono quelli che hanno da mangiare.

Noi quest’anno non abbiamo rotto piatti.

Potrebbe sembrare poco importante, o una privazione stupida o di poco conto.

Eppure,dobbiamo renderci conto che distruggere le tradizioni, e le usanze, con sensi di colpa o di vergogna contribuisce alla spersonalizzazione di un popolo. Lo rende inetto e debole. Ed è stato da sempre uno degli strumenti storici adoperati durante le guerre coloniali per assoggettare e distruggere il senso di ‘popolo’ e di conseguenza ammorbidire l’imposizione di usi e costumi degli invasori.

Credete sia così diverso da quello che sta accadendo in Grecia?

Gli ingranaggi

Gli ingranaggi

Alekos Panagulis

Che tristezza per coloro che accettarono
Di essere gli ingranaggi di una macchina
Credendo che fosse la loro voce
I monotoni rumori della macchina

Che orrore quando vedo
mani senza testa muovere la macchina
con movimenti ritmici, gli stessi,
che una voce di altri comanda

Che inaudito schifo
osservare occhi e bocca
di chi per conto di altri parla e guarda
anche loro ingranaggi della macchina

Che odio infinito
per chi uccide con mani altrui
quando con carne costruisce ingranaggi
scavando una fossa per la vita

Che amore, culto, ammirazione
verso coloro che si battono sempre
perché scoprano voce gli ingranaggi
e nella vita trovino uno scopo.

Alekos Panagulis

BIOTESTAMENTO: IL PRIVILEGIO DI MORIRE

BIOTESTAMENTO: IL PRIVILEGIO DI MORIRE

di Ivana FABRIS

Per un pugno di ore abbiamo creduto che l’Italia di questa era, di questo governo, di questa classe dominante, fosse persino capace di leggi che ogni tanto si ricordano che gli italiani hanno anche dei diritti, da sani, ma soprattutto da malati.

Effettivamente pareva alquanto strano, visto come le leggi di questo esecutivo (semplice estensione del precedente) stanno devastando le nostre esistenze.

Infatti, subito dopo si è scoperto che se decidi di rifiutare le cure, di non farti rianimare o di “far staccare la spina”, non è detto che la tua volontà verrà tenuta in considerazione perché è stata introdotta anche su queste procedure, l’OBIEZIONE di COSCIENZA.

Ma non solo.

Se dovesse venire approvata così, questa legge sarà uno sfacelo sia per quello che riguarda i diritti sia in termini etici.

Praticamente pare non vogliano neanche determinare i parametri di un’eventuale obiezione e pure come possa un malato, destreggiarsi per riuscire a vedere soddisfatte le sue richieste. Per giunta contravvenendo al parere abbastanza diffuso di una certa componente della classe medica che mette al centro il diritto del paziente ad autodeterminarsi.

Lo ha dichiarato appunto il Dott. Luigi Conte (Presidente dell’Ordine dei Medici-Chirurghi di Udine) che, qualche tempo fa, ha affermato che “l’autodeterminazione è un dovere etico della moderna professione medica, è un diritto del moderno cittadino che chiede di essere soggetto di scelte consapevoli”.

Ancora una volta il governo dichiara, di fatto, che invece di portare questo paese a progredire anche in tal senso, lo fa regredire a grandi passi (come in ogni altro ambito del resto) e che ad essere tutelati sono sempre e solo gli interessi di parte, solo gli interessi di una certa classe.

Infatti, se la legge porterà alle conseguenze che l’obiezione ha causato con la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e i diritti non verranno garantiti a tutti, saranno ancora i centri esteri privati a consentire simili pratiche.

Questo aspetto delinea definitivamente anche in tal senso che SOLO chi ha denaro potrà scegliere, ribadendo a tutti noi una volta di più, che i diritti sono né più né meno privilegi.

Inoltre è abbastanza lecito pensare che una legge con un impianto simile, andrà nuovamente a tutelare tutti quegli istituti religiosi che si occupano delle persone ormai ridotte allo stato di vita vegetativa o i malati terminali.

Il giro d’affari di simili istituti, la cui maggioranza è appunto legato al clero, è notevole e gode in molti casi di sovvenzioni dallo Stato, quindi la legge sul fine vita di sicuro andrebbe anche a ledere simili interessi che, in una certa parte, rappresentano comunque un esborso e quindi una perdita a danno del SSN.

Se poi il governo deciderà ancora una volta sulla pelle della gente e in particolar modo sui malati e le loro famiglie di cui, come censito, almeno il 34% perde il lavoro per assistere il proprio congiunto in quella condizione, poco conta. Anzi, non conta per niente, non interessa proprio a nessuno.

In questo infinito gioco dell’oca, si paga sempre pegno e si torna un’altra volta al punto di partenza: chi non ha denaro o potere, è solo merce. Si può svendere al miglior offerente o utilizzarla come scambio di favori e di profitti.

La cosa che però fa davvero senso, se ci si riflette attentamente, è che continuano a passarci un solo messaggio: noi non siamo padroni nemmeno delle nostre vite.

Non illudiamoci che questo sia un aspetto marginale perché quando non puoi decidere della tua esistenza conservando dignità, quella stessa magari con la quale sei vissuto e che hai sempre difeso con forza, alla fine interiorizzi che vali davvero poco e pertanto ti meriti qualunque abuso il sistema decida di mettere in atto a tue spese, specialmente nella condizione della malattia, quindi un abuso nell’abuso di potere.

Questa sorta di comunicazione indiretta, significa continuare a veicolare impotenza e di conseguenza anche rassegnazione, significa controllo e gestione delle masse.

Non è un pensiero da complottisti. Sono semplicemente le armi che quel potere dell’1% usa per dominare il restante 99%.

Perciò, se tutto andrà come sembra, a noi poveracci e comuni mortali, non rimarrà che confidare nel fattore C, ossia nel colpo di fortuna di imbatterci, nel momento del bisogno, in un medico che rispetti la volontà del paziente.
Una bella lotteria, non c’è che dire, se la legge verrà approvata così.

Oppure, come spesso succede, ove possibile ci dovremo riservare con grande dignità, l’opzione balcone se la si pratica con annesso salto.

Chi è che ha detto che davanti alla malattia e alla morte siamo tutti uguali?
Nella fattoria degli animali, anche nel terzo millennio persino più che nel precedente, la regola continua ad essere sempre la stessa.

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