Veramente destra e sinistra non esistono più?

Veramente destra e sinistra non esistono più?

Parlamento

di Quarto Pensiero

La cosa che più fa girare le balle è sentire ripetere che destra e sinistra non esistono più. E si può avere un’idea di quanto girino, dalla frequenza con la quale viene ripetuta.

Da Grillo a Salvini, passando per Marchionne, Briatore a tanti altri politologi della domenica, sono tutti uniti nel sostenere che destra e sinistra sarebbero ormai categorie obsolete, ferri vecchi del Novecento, rottami ideologici.

Quelli che invece la parola “sinistra” riesumano solo in occasione di primarie ed elezioni fanno facce strane, come a dire “ancora con questa storia!”, e con moto di fastidio spiegano che i criteri vanno aggiornati, che siamo entrati in un’epoca nuova, e che ciò che poteva sembrare di destra può essere di sinistra e viceversa.

Insomma, il concetto è chiaro, si va a finire sempre lì, destra e sinistra come le conoscevamo non esistono più.

Quello che invece chiaro non è per niente riguarda le implicazioni che tale scomparsa dovrebbe comportare.

Sembra, infatti, che siccome destra e sinistra non esistono più, non si dovrebbe più lottare contro le diseguaglianze sociali, che invece ci sono ancora.

Chi osa farlo, a meno che non sia il papa, viene immediatamente accusato di resuscitare battaglie ideologiche dei tempi che furono.

In sostanza, difendere i diritti del lavoro denota una patologica incapacità di adattarsi al presente, mentre ridurli o toglierli del tutto significa essere già con un piede nel futuro.

Sono gli effetti della globalizzazione, ti dicono.

Bisogna accettare le sfide che essa pone, non ci puoi fare niente, nessuno può fermarla.

Dall’alto dei loro scranni, autorevoli commentatori e stimati economisti rovesciano dosi massicce di sarcasmo non dico su coloro che tale dogma contestano, ma anche contro quelli che osano soltanto dubitarne.

Ogni critica alla globalizzazione è per loro donchisciottismo di ritorno.

A sentir questi entusiasti del mondo unito in un unico meraviglioso mercato, si direbbe che la globalizzazione sia qualcosa nato fuori dalla storia, piovutoci addosso per volontà dell’Onnipotente, una specie di Pietra Nera della Mecca, verso la quale nessun’altra opzione è possibile se non quella di prostrarsi con religiosa devozione, e che sia finito per gli uomini il tempo in cui potevano lottare per modificare il corso degli eventi.

Siccome però nulla autorizza a credere di trovarci per la prima volta nella storia umana di fronte a un fenomeno che ha avuto un inizio ma non avrà una fine, nonché impossibile da correggere, sostenere che “destra e sinistra non esistono più” sembra piuttosto un refrain studiato per delegittimare – ridicolizzandolo come un soldato giapponese – chi lotta, pensando che per neutralizzarne le ragioni basti cancellare le parole.

fonte: http://www.quartopensiero.it/2017/04/veramente-destra-e-sinistra-non.html

La scuola di Barbiana e la timidezza dei poveri

La scuola di Barbiana e la timidezza dei poveri

scuola di Barbiana

Inizia così, Lettera una professoressa, un testo, scritto da don Lorenzo MIlani e otto ragazzi della scuola di Barbiana che una testimonianza di amore per la scuola, l’insegnamento e gli studenti che avrà enormi influenze, spesso non comprendendo la natura del testo, sullo stesso Movimento del 1968.

Questa testimonianza, affidata ai genitori (ricordiamolo) dopo cinquanta anni dalla sua pubblicazione è ancora attuale, e lo è forse ancora di più vista la deriva autoritaria e neoliberista che sta avendo la scuola pubblica. Pensando di don Milani quello che Alberto Arbasino scriveva su Pier Paolo Pasolini in un articolo pubblicato su Il Giorno nel 1964: “Una larga sezione della nostra cultura gli ha deferito questo incarico, di rischiare a nome di tutti: perché è vero che chi scandalizza i puri di cuore va sacrificato a nome della collettività (che è rimasta a casa a godere a soffrire)”.

don Lorenzo MILANI

Cara signora, lei di me non si ricorderà nemmeno il nome: ne ha bocciati tanti!

Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che respingete.

Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.

la timidezza

Due anni fa, in prima magistrale, lei mi intimidiva.

Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita. Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra.

Strisciavo alle pareti per non esser visto. Sul principio pensavo che fosse una malattia mia o al massimo della mia famiglia. La mamma è di quelle che si intimidiscono davanti a un modulo di telegramma.

Il babbo osserva e ascolta, ma non parla. Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari.

I contadini del piano mi parevano sicuri di sé. Gli operai poi non se ne parla.

Ora ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento.

Dunque son come noi. E la timidezza dei poveri è un mistero più antico. Non glielo so spiegare io che ci son dentro. Forse non è né viltà né eroismo. E’ solo mancanza di prepotenza.

Dedicato alle grandi-madri

Dedicato alle grandi-madri

Madre

Ieri, dopo aver letto l’articolo dedicato alla lotta delle donne a El Salvador, il suo contenuto mi ha fatto ripensare alle “grandi-madri”, uno degli aspetti più importanti dell’archetipo della Donna Saggia.

Una saggezza che non corrisponde ad un’età cronologica o ad una fase della vita delle donne, non arriva all’improvviso e ricade sulle spalle come un mantello; ma è un’opera in divenire, che necessita di grande chiarezza e percezione, grande consapevolezza di sé, profondità e ampiezza, grande pace, espansività, sensualità, creatività, grande amore e immensa magnitudine.

Non conta quanti anni abbia accumulato una donna.

Il fondamento della “grandezza”, contrapposto all’ “ordinarietà”, è spesso conquistato attraverso crolli e ferite devastanti, slanci dello spirito, svolte sbagliate ed eccitanti, partenze e nuovi inizi, subiti precocemente in gioventù, nella mezza o nella tarda età.

Servono doti in apparente paradosso. Occorre acquisire di continuo nuovi insegnamenti e contemporaneamente accudire una tradizione, essere ricolme di spontaneità e affidabilità ma al tempo stesso essere accorte, esercitare l’istinto e il giudizio insieme.

Essere selvaggiamente creative e altrettanto risolute. Essere audaci ma non avventate. 

Queste sono le donne che dalla notte dei tempi proteggono con la loro forza e benevolenza ciò che di più sacro esiste sulla terra…non un Dio, non una religione ma la natura e la vita.

 

Liberamente tratto da “La danza delle grandi madri” di Clarissa Pinkola Estés
e dedicato alle tante piccole-grandi madri che conosco.

Barbara Morleo

Attento Mélenchon. Un’Europa diversa da questa non esiste e non esisterà mai

Attento Mélenchon. Un’Europa diversa da questa non esiste e non esisterà mai

Jean-Luc Mélenchon

Mi spiace dirlo, ma forse Jean-Luc Mélenchon s’è giocato la possibilità di andare al ballottaggio.

Nel suo ultimo discorso ha parlato di poter costruire un’altra Europa. No. Bisogna prima abbattere completamente quella vecchia, e poi fare tutta un’altra cosa. Una cosa completamente diversa. Che comincia dalla Francia, dalla Spagna, dall’Italia, dalla Grecia, dal Portogallo, dagli stati del Sud che stanno per essere colonizzati dall’ordoliberismo tedesco. Ma prima devono potersi relazionare come Stati uguali e sovrani. Che si guardano da pari a pari. Si parte da lì, Mélenchon.

Non da unioni di popoli che al momento non sono più popoli, ma merce.

Quindi, qualunque altra Europa sarebbe solo un ipermercato.

Massimo Ribaudo

Codice etico o codice patetico? Attenzione alla “morale di Stato”

Codice etico o codice patetico? Attenzione alla “morale di Stato”

libri con mela

di Antonio CAPUANO

Sto studiando, leggo fugacemente un virgolettato su Facebook che mi colpisce “L’istruzione pubblica deve garantire per i suoi docenti STANDARD di Moralità“, dice testualmente.

Premessa: gli Standard e i Canoni non mi piacciono già per principio, del resto a Sinistra difficilmente affibbiamo etichette.

Però mi fermo a pensarci, l’istruzione è infatti settore delicato, quindi forse può davvero starci il porre dei forti paletti comportamentali e di pensiero? Il dubbio è svanito con poco: la risposta è assolutamente NO.

Perché un concetto del genere è tanto innocuo all’apparenza quanto pericolosissimo nella sostanza, dato che inverte in maniera inaccettabile quel paradigma inviolabile tale per cui è l’istruzione a dover formare la morale e non viceversa.

Una istruzione libera, forma liberi pensatori e solo questi ultimi divengono liberi cittadini, dotati di una loro morale che deve essere assolutamente soggettiva,

Se si inverte il paradigma invece si fa un balzo indietro lungo un secolo e si formano sudditi, sottoposti, timorati di Dio o peggio, lo dice la storia: orde di gente che non vive sulla base della propria visione del mondo e che non si forma autonomamente, gente che non accetta o rispetta il diverso, gente che non decide per discernimento ma per indottrinamento e che quindi agisce solo per paura o imposizione, mai davvero per libera scelta.

Un processo secolare e inquietante che quando va “bene” forma bigotti ma che, quando va male, forma anche estremisti e terroristi perché un libero pensatore nonché un uomo colto, può certamente essere credente ma che sia Musulmano, Cattolico o altro, non si farebbe mai esplodere o ucciderebbe in nome di alcun dio.

Finché questo processo lo compiono la Chiesa e le religioni con i loro dogmi, precetti e regole morali lo si accetta e lo si fa proprio perché, a fare da contraltare, c’è quel meraviglioso e inviolabile precetto della “laicità dello Stato” pensato proprio per garantire la formazione di liberi cittadini i quali devono sottostare solo al Diritto e mai alla morale di terzi.

Il confine tra un Paese civile, evoluto e democratico, e una comunità medioevale, risiede proprio nella doverosa certezza che lo Stato continui a formare i cittadini e la Chiesa i credenti: anche perché magari si inizia banalmente con le “buone maniere” per arrivare poi a censura, indici dei libri proibiti, razzismo, omofobia, e finanche dittatura del pensiero unico.

Insomma l’unico standard accettabile in uno Stato di Diritto è quello tale per cui come disse qualcuno “senza leggi l’uomo non è libero” e “la mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro“, il resto converrete è e deve restare opinabile e soggettivo.

Gli auguri di Pasqua per dire, non li ho fatti e non li farò, non me ne vogliate, poi se me li fate li accetto ma in linea di massima preferisco l’uovo di cioccolato…

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