DUE PERICOLOSI ROTTAMI

DUE PERICOLOSI ROTTAMI

vittime Idlib

 

di Turi COMITO

INGHILTERRA E FRANCIA: DUE DECADENZE ANCORA MOLTO DEVASTANTI E INQUIETANTI

In questa ultima tragedia mediorientale (i fatti di Idlib del 4 aprile scorso) fatta di notizie orrende le cui responsabilità sono tutte da accertare, c’è un lato che si presta all’amara ironia e che aggiunge all’orrore il ridicolo.

Ci sono infatti un paio di paesi – due ex imperi colonialisti (cioè arricchitisi col ladrocinio sistematico delle risorse altrui, dediti per secoli al razzismo e alla segregazione nonché al tentativo di cancellare le culture dei popoli sottomessi) – che tanto somigliano a quegli aristocratici decaduti e morti di fame che rifiutano la realtà e che circolano negli hard discount col monocolo e col blazer consunto dando ordini (inevasi) a chiunque e guardando dall’alto in basso quelli che alla coda della cassa non gli cedono il turno e che anzi li squadrano infastiditi per i loro borbottii lamentosi.
Sto alludendo alla Gran Bretagna e alla Francia.

Due rottami della storia che tentano con ogni mezzo di continuare a fare danno nel mondo incuranti del fatto che il loro tempo è – grazie agli dei – finalmente concluso e che non c’è nessunissima possibilità che tornino ad essere i padroni che furono.

La prova di questo tentativo, fuori tempo massimo, di imporre il loro punto di vista al pianeta è stata data, per l’ennesima volta, in queste ore.

I rappresentati diplomatici all’Onu dei due succitati rottami hanno promosso una risoluzione di condanna, una specie di ultimatum, alla Russia per l’interposta persona di Assad.

Senonché la Russia che, purtroppo per loro, non è un nobile decaduto ma una potenza militare nel pieno delle forze gli ha detto che farebbero bene ad evitare di sparare altre stupidaggini del genere.

E per il semplice fatto che se è vero che furono proprio Gran Bretagna e Russia a disegnare con la squadretta i confini della Siria e di tutto il Medio oriente (spartendoselo) cento anni fa è anche vero che quello Stato è di competenza russa da un quarantennio e che quindi non c’è trippa per gatti.

D’altra parte, fatti alla mano, il precedente libico in cui Gran Bretagna e Francia usarono la loro residua influenza politica per devastare quel paese e renderlo il nido di vipere che è adesso non depone a favore della loro scaltrezza né della loro potenza.

Visto che un minuto dopo che i “combattenti per la libertà” libici avevano fatto saltare le cervella a Gheddafi, inebriati dall’odore del sangue, incendiarono le ambasciate britanniche e francesi e costrinsero questi ultimi a scappare come vermi per non fare la stessa fine del dittatore.

In realtà questi due rottami continuano ad avere una certa (nefasta) influenza sul resto del mondo per due ordini di motivi.

Il primo è che, purtroppo, sono dotati di armi nucleari.

E il secondo è che hanno interessi coincidenti con un altro impero (vero stavolta, e anche lui nel pieno delle sue forze, almeno militari) che sono gli Stati Uniti.

Il quale impero però, non si capisce bene perché (ma credo sempre che il problema sia sempre il capitalismo), subisce il fascino dei due ex aristocratici aggiungendo agli errori e alle porcherie che gli sono propri, gli errori e le porcherie dei suddetti.
Succede così che prima quel grande bluff di Obama e adesso questo buffone rosso malpelo si accodino alle insistenze guerrafondaie dei due compari.

Lo fecero con la Libia e gli andò bene perché la Russia (e la Cina, il convitato di pietra della partita) alla Libia erano poco interessate.

Lo rifecero nel 2013 con la Siria e gli andò male perché la Russia si mise di traverso. E lo stanno ripetendo in queste ore, ancora con la Siria, nella speranza di una rivincita.

E’ del tutto probabile (e me lo auguro) che anche stavolta gli vada male come nel 2013.

Non c’è da esserne certi, ovviamente, perché il buffone americano è ondivago e lunatico. Ma resta un fatto certo: che questi due rottami della storia, in un modo o nell’altro, continuano a volere farsi passare per padroni del mondo.

E non c’è peggiore (e pericoloso) cretino del cretino deluso, tronfio e armato.

Il capitale umano al tempo del capitalismo

Il capitale umano al tempo del capitalismo

distributore automatico

Lo svilimento di un’energia rinnovabile.

 

di Luigi BRANCATO

 

Il continuo progresso della robotica e la sua grande influenza sulla vita di ogni giorno non può passare inosservato.

Ci interfacciamo costantemente con macchine e macchinari in maniera spontanea e quasi automatica. Come se lo avessimo fatto da sempre.

Pochi mesi fa, in Grecia ho assistito ad una scena che mi è parsa surreale.

Ero in fila in banca ed una signora che doveva fare un versamento, avrà avuto una settantina d’anni, viene invitata dal commesso ad inserire i soldi in una cassa automatica. Ho visto il terrore dipinto negli occhi della donna quando ha visto sparire le banconote in quell’aggeggio infernale. Col bastone ‘esortava’ il marito a controllare dove fossero finiti i suoi soldi, disperandosi a voce alta.

E mi son trovato a pensare che questa fiducia incondizionata che abbiamo nei robot, e nell’informatica che è un tratto acquisito durante le ultime generazioni, si sta trasformando in un caratteristica innata di quelle a venire.

Non cerco di fare del terrorismo antiprogressista o conservatore: è chiaro a tutti che la robotica e l’intelligenza artificiale apportano benefici in termini di efficienza in ambito manifatturiero, nei trasporti, in medicina, l’educazione e l’agricoltura e praticamente in ogni altro campo. Persino Marx vedeva nell’automatizzazione e nell’avvento delle macchine una possibilità di riscatto dei lavoratori: più tempo libero, più tempo per la riflessione sociale e possibile superamento dell’alienazione e del capitalismo (quantomeno quello industriale, che come lui stesso profetizzò era destinato ad evolvere nel capitalismo finanziario…).

Eppure chi tra noi ha avuto modo di leggere una lettera scritta a mano, a chilometri di distanza, è cosciente delle molteplici sfaccettature che questo fenomeno può assumere anche a livello umano.

La depersonalizzazione del lavoro ha enormi conseguenze sociali.

Riduce l’interazione umana. Rende ogni azione meccanica ed efficiente. Finalizzata al solo scopo di acquisire un servizio.

Le chiacchierate dal panettiere in Belgio non esistono. Qui il pane si compra ai distributori. 

Insomma, c’è un valore che va via via perdendosi poiché, non essendo monetizzabile, è irrilevante per la logica capitalista: il valore dell’interazione umana.

Un fenomeno complementare o quantomeno parallelo a quello descritto sopra, è quello del ‘self’. 
Cosa c’è di più intrigante del dire ‘lo faccio da solo’?

Solletica il nostro ego! Ci fa sentire capaci, e anche soddisfatti quando facciamo benzina da soli, o al supermercato passiamo da soli i nostri prodotti allo scanner. Eppure se ci fermiamo a pensare un attimo, quando facciamo benzina da soli, stiamo offrendo forza lavoro non retribuita a chi ci vende un prodotto.

Il principio è semplice: divido il carico di lavoro su un gran numero di individui, addirittura i miei stessi clienti, fino a che diventa trascurabile.

E così facendo risparmio su un paio di impiegati ed aumento i profitti.

Una situazione che vede vincitore solo chi vende, e che riduce la richiesta di forza lavoro. Al supermercato, al ristorante, al bancomat, crediamo di far la nostra parte, ed invece contribuiamo indirettamente al crimine della svalutazione del lavoro.

E non solo. Nel sociale le conseguenze sono le stesse di cui sopra.

Si diventa tutti efficienti, e al contempo ci si rinchiude in piccoli universi indipendenti destinati a sfiorarsi, o intrecciarsi, sempre più di rado. E questo ci ‘inscatola’ e ci porta a pensare ed agire per scompartimenti.

Ci fa perdere l’abilità di fare collegamenti mentali, di pensare in maniera creativa ed indipendente e quindi, alla lunga, ci rende sudditi.

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