Non chiamatele guerre: sono stragi. Degli innocenti

Non chiamatele guerre: sono stragi. Degli innocenti

Guerra-droni

 

di Bruno DELL’ORTO

La guerra è uno strumento arcaico, spietato ed al contempo puerile, eticamente insostenibile e, nei fatti, del tutto inutile.

Al cospetto di tutte le atrocità che essa contempla, pare impossibile, quindi, poter introdurre dei distinguo che consentano di stabilire delle scale di valori all’interno del fenomeno.

Analizzando meglio, però, si può facilmente comprendere quanto sia differente affrontare un nemico armato sul territorio rispetto a bombardare dall’alto, senza poter separare la popolazione civile da chi potrebbe essere nella condizioni non solo di difendersi, ma anche di offendere.

Il fatto che oramai la maggior parte degli stermini di persone inermi (questa definizione mi pare più onesta e vicina alla realtà dei fatti rispetto a quella più asettica e generale di “guerra”) avvenga da lontano, agendo su strumentazioni molto simili a quelle di videogiochi da ragazzini – e da ragazzini compiuti – regala la possibilità di astrarsi dalla realtà, di non realizzare appieno quello che si sta compiendo, evitando di vedere direttamente e da vicino tutto lo strazio che quell’azione comporta.

Ecco, allora io credo che questo sia il tipo di stragismo più efferato, compiuto per calcolo e con fredda, crudele determinazione, tramite modalità perfettamente pulite, senza rischi né insozzamenti di mani.

Tutto ciò, a parer mio, qualifica inesorabilmente questo tipo di guerra come la peggiore per modalità applicata tra tutte quelle possibili, seppure essa stessa risulti assimilata, per definizione, ad un contesto, dal punto di vista concettuale, totalmente ripudiabile.

Uno Stato per la giustizia, non per la vendetta

Uno Stato per la giustizia, non per la vendetta

 

di Antonio CAPUANO

I recenti e drammatici fatti di cronaca, riportano in voga un tema tanto caro anche alla Destra italica, ossia il cosidetto “eccesso di legittima difesa”. A me è caro, invece, il senso di giustizia.

Mi dispiace, ma su questo tema non accetto e non accetterò mai reductio ad absurdum, esempi, eccezioni, distinguo o “ricatti morali di sorta” del tipo “eh, ma vorrei vedere se succedesse a te ad un tuo caro cosa faresti…”.

Intendiamoci, un conto è chiedere uno Stato che garantisca un sistema di  prevenzione e controllo penale dei crimini più efficiente,  che sia quindi in grado di tutelare l’interesse pubblico alla giustizia attraverso: certezza della pena, pene congrue al reato ascritto, tutele ai cittadini e una profonda riforma del sistema giudiziario nonché carcerario, dato che tutto ciò è necessario ormai da tempo e sarebbe assolutamente sacrosanto.

Altro è paventare in maniera a dir poco aberrante un’istituzionalizzazione dell’istinto preistorico e conseguentemente una legalizzazione previo apposito istituto giuridico della vendetta, della faida o della legge del più forte.

Davanti a certe affermazioni che rasentano la follia pura, fatte tra l’altro con vanto anche da politici ricoprenti incarichi istituzionali, resto sinceramente impietrito, spaventato, schifato e senza parole.

Uno Stato deve garantire giustizia, sicurezza e ordine pubblico, non certo assecondare gli istinti primordiali dei propri cittadini che anzi quando necessario, vanno fortemente limitati.

Senza contare che se siamo indiscutibilmente contro la pena di morte, è perché crediamo fermamente nello stato di diritto, nell’inalienabilità del diritto alla vita e nel valore redentivo, rieducativo e riqualificativo del carcere (al netto del fatto ovviamente di potersi servire quando necessario, dell’istituto giuridico dell’ergastolo…).

Un Paese civile monitora, educa, corregge e tutela.

Un Regime reprime senza mezzi termini tutto ciò che non gradisce e se serve lo fa anche versando sangue innocente.

Quindi riflettete seriamente su tutto questo prima di fare certe affermazioni e soprattutto di avanzare certe pretese anche perché la vita è imprevedibile e a volte per passare da accusatore ad imputato, rimpiangendo così le tutele contro cui oggi sbraitate senza lucidità, può bastare davvero un attimo.
Il tempo di uno sparo, mi verrebbe da dire…

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