A coloro che verranno

A coloro che verranno

Veramente, vivo in tempi bui!
La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
indica insensibilità. Colui che ride
probabilmente non ha ancora ricevuto
la terribile notizia.

Che tempi sono questi in cui
un discorso sugli alberi è quasi un reato
perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
forse non è più raggiungibile per i suoi amici
che soffrono?

È vero: mi guadagno ancora da vivere
ma credetemi: è un puro caso. Niente
di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
Per caso sono stato risparmiato. (Quando cessa la mia fortuna sono perso)

Mi dicono: mangia e bevi! Accontentati perché hai!
Ma come posso mangiare e bere se
ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
Eppure mangio e bevo.

Mi piacerebbe anche essere saggio.
Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
tenersi fuori dai guai del mondo e passare
il breve periodo senza paura.

Anche fare a meno della violenza
ripagare il male con il bene
non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
questo è ritenuto saggio.
Tutto questo non mi riesce:
veramente, vivo in tempi bui!

Voi, che emergerete dalla marea
nella quale noi siamo annegati
ricordate
quando parlate delle nostre debolezze
anche i tempi bui
ai quali voi siete scampati.

Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
attraverso le guerre delle classi, disperati
quando c’era solo ingiustizia e nessuna rivolta.

Eppure sappiamo:
anche l’odio verso la bassezza
distorce i tratti del viso.
Anche l’ira per le ingiustizie
rende la voce rauca. Ah, noi
che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
noi non potevamo essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuto il momento
in cui l’uomo è amico dell’uomo
ricordate noi
Con indulgenza.
Bertolt Brecht
da PensieriParole

Bertolt Brecht

Tanti auguri a chi? L’Unione è un enorme “cavallo di Troika”

Tanti auguri a chi? L’Unione è un enorme “cavallo di Troika”

di Antonio CAPUANO

Nel giorno del 60° compleanno vedo e leggo ovunque sfarzose celebrazioni per “l’Europa dei popoli”, assunto senza dubbio meraviglioso.

Una domanda, però, mi sorge spontanea, esattamente dove la vedete?

Mi pare evidente come oggi festeggiate i 60 anni del vostro modo di vedere l’Europa, di una vostra proiezione, spesso permeata di profonda malafede, e non l’UE per come realmente è.

Se infatti lasciaste per un attimo da parte i voli pindarici, realizzereste quanto segue:

    – L’unica cosa realmente unita è la moneta;
    – Germania e Francia tengono i fili;
    – La Grecia è morta;
    – L’Inghilterra è scappata;
    – Italia, Spagna e Portogallo sono in fin di vita;
    – Sul piano politico, imperversano e prendono forza in tutto il continente, estrema destra, fascismo, populismo e xenofobia.

 

Direte: però c’è una grande cooperazione. Sicuri?

 

      -I migranti muoiono mentre i paesi litigano su come dividerli trattandoli da freddi numeri;
      -Il Welfare non esiste;
      – La sussidiarietà non è contemplata, verticale o orizzontale che sia, di orizzontale ci sono solo i cittadini stesi in fin di vita
      – Le banche tengono per il collo i Paesi con accordi soffocanti, il debito pubblico è ormai totalmente figlio dei trattati che oggi celebrate e non più funzionale alla crescita interna degli Stati.
      – La sovranità nazionale si corrode giorno dopo giorno sull’altare di una disattesa e utopica unione sovranazionale.

 
Qualcuno potrebbe obiettare che con la UE, il continente europeo ha trovato una stabilità geopolitica che ha evitato conflitti tra le sue principali potenze. Vero, se guardiamo ai conflitti armati. Ma quelli commerciali e capitalistici continuano spietati a mietere vittime tra i lavoratori e le popolazioni.

E in ogni caso uno splendido punto di partenza, non può divenire un insufficiente punto d’arrivo…
Perché come disse Benjamin Franklin:”Un popolo che sacrifica la propria libertà in nome della sicurezza, non merita nessuna delle due...”.

Non sono antieuropeista: semplicemente l’attuale unione monetaria priva di giustizia sociale, non potrò mai sentirla mia e tantomeno​ festeggiarla. Non me ne vogliate…

Quindi, mentre voi celebrare l’anniversario di un incubo vestito da sogno, noi pensiamo a come aiutare quella enorme fetta d’Europa che oggi non ha davvero nulla da festeggiare e cercheremo di farlo prima che sia troppo tardi.

Tranquilli, sarà nostra premura far sentire la nostra voce pacificamente e senza rovinarvi la giornata di festa.

La festa ipocrita della finanza e del capitalismo globale, di cui l’Europa è la fortezza, non è la nostra.

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