Il nulla da celebrare

Il nulla da celebrare

trattati di Roma

Il 25 marzo 1957 venne firmato a Roma il trattato che istituiva la Comunità Economica Europea.

Oggi l’UE, erede della CEE con l’accordo di Maastricht (1992) e l’Euro (2001), è centrata esclusivamente sugli interessi del grande capitale, sull’imposizione di un mercato unico e sul tentativo di costruire “campioni continentali” contrapposti con altri poli mondiali.

Un’ Europa che, in nome della competitività e dei margini di profitto, comprime il salario incentivando lo sfruttamento, destrutturando i contratti collettivi, riducendo le pensioni, archiviando welfare e diritti sociali.

E’ l’Europa del fiscal compact, delle politiche di austerità, della precarizzazione, oramai sottomessa alla Banca Centrale Europea.
E nessuno ci provi a convincermi del contrario, perché ho poche verità in tasca. Ma questa c’è.

Maria Morigi

Perchè la UE e l’Euro sono un pericolo per la democrazia e la sovranità degli Stati

Perchè la UE e l’Euro sono un pericolo per la democrazia e la sovranità degli Stati

terremotoeuropeo

Una lezione davvero molto importante di Vladimiro Giacchè, autore di volumi fondamentali per capire la crisi economica e politica in Europa, quali La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea, ANSCHLUSS. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa e Titanic-Europa. La crisi che non ci hanno raccontato.

Con molta chiarezza Giacchè ci illustra come all’interno della UE si sia creata la più grave crisi economica dall’Unità d’Italia a oggi. Non è una crisi di debito pubblico, ma di bilancia commerciale, dovute alle profonde asimettrie esistenti tra paesi europei. Asimettrie che il tasso di cambio fisso, quindi uguale per tutti ha acuito.
Tra le affermazioni oggettivamente rilevabili delineate da Giacchè ve ne sono alcune particolarmente gravi nei confronti di coloro che ancora difendono l’eurozona e i trattati europei.

Per stessa ammissione di Mario Monti stiamo distruggendo la domanda interna tramite il consolidamento fiscale.

Questo è stato imposto. Un ricatto per far sì che la BCE raggiungesse il suo compito fondamentale di garantire la stabilità dei prezzi. Un compito che contrasta totalmente con i principi del nostro ordinamento costituzionale, impostati sulla tutela del lavoro e dei salari. Per garantire la stabilità dei prezzi, invece, è necessario un forte abbassamento dei salari e la creazione di maggiore disoccupazione.

Il dumping sociale e fiscale è nei Trattati europei.

Questo aumenta quello che in inglese viene denominato “blame game”: la rivalità tra I Paesi. Non è un beneficio per la pace. E’ il contrario.

Tutta la nostra Costituzione collide completamente contro i principi della BCE in relazione al governo delle banche e della finanza.

La verità è che l’unica sovranità nazionale che viene rispettata dai trattati UE è quella della Germania, perchè i Trattati hanno una forte impronta ordoliberista, esattamente come il modello politico tedesco. In più, le violazioni della Germania in relazione al disavanzo di bilancio eccessivo non sono mai state sanzionate dalla Commissione europea.

C’è poi da ricordare che il controllo sulle banche da parte della BCE lascia fuori, completamente il controllo sull’acquisto e la vendita di “derivati”. Se si controllasse il RISCHIO DI MERCATO, oltre il RISCHIO DI CREDITO, molte banche tedesche non supererebbero i controlli delle autorità europee.

Un’altra Unione Europea, oppure un altro Euro è impossibile.

La Germania ha detto di NO su tutto.

La sinistra deve tornare a fare un bagno di realtà e di umiltà e riconoscere che il luogo autentico della sovranità è lo Stato nazionale.

Quello che sta distruggendo le economie occidentali è il modello di globalizzazione neoliberista. L’Unione europea è l’alfiere, la maggiore rappresentante della globalizzazione.

Quindi bisogna uscirne. Con responsabilità e fermezza. E al più presto.

ASCOLTIAMOLO!

Assistenzialismo? No, welfare!

Assistenzialismo? No, welfare!

Quando un retaggio impedisce di fare rete

di Antonio CAPUANO

Con la crisi dirompente che dilaga da anni, l’indice di povertà che cresce a dismisura e le nuove problematiche che si presentano ogni giorno, il tema welfare che da anni viene colpevolmente trascurato.

Deve assolutamente tornare a essere centrale all’interno dell’agenda politica del governo di un Paese, soprattutto se di Sinistra.

Questo settore attualmente versa innegabilmente in uno stato di abbandono e inefficienza, ma se si vuole effettivamente uscirne, bisogna cercare di risalire all’origine del problema.

Capisco che parlare di massimi sistemi e accezioni teoriche, possa apparire come una mancanza di concretezza in un ambito così “vivo” come il sociale, ma la visione d’insieme è un requisito vitale per poter arrivare ad una giusta conclusione in merito.

Recentemente, mi sono personalmente imbattuto in tante bellissime testimonianze di progetti concreti che funzionano sui territori e consentono di tappare varie falle e buchi del sistema statale.

Paradossalmente, però, è proprio questa concezione emergenziale e di “tappabuchi”, a togliere risorse economiche ed umane nonché potenziale a tutte queste iniziative e a questo settore.

Il problema di fondo risiede nel confondere l’economia sociale con l’assistenzialismo, retaggio culturale purtroppo assolutamente tipico dell’Italia.

Se si parte infatti da un assunto tale per cui si istituzionalizza l’emergenza e quindi il terzo settore altro non deve fare se non “metterci una pezza”, con un’azione contingente e del tutto priva di progettualità a medio/lungo termine, ci si infila in un circolo vizioso nel quale risorse economiche e umane si esauriscono.

I problemi, allora, restano in tutta la loro forza e capacità estensiva e distruttiva.

Appare dunque chiaro come la tanto agognata rate, non solo esista già, ma come in linea con la grande umanità e intraprendenza del popolo italiano funzioni nei singoli progetti davvero alla grande.

Quello che in realtà manca è il collante, che può essere solo PUBBLICO, che consenta di riconoscere, tenere insieme ed istituzionalizzare sul piano normativo il rapporto tra lo Stato e i soggetti del terzo settore.

Trovare soluzioni in questo caso non è facile ovviamente, ma mi sembrerebbe utile partire da due basi:

  • Superare certi stereotipi e cominciare sul piano politico e normativo un opera di regolamentazione e legittimazione di questo settore.
  • Cominciare a ragionare in termini non più emergenziali o contingenti ma bensì prospettici, rendendoci conto che nel PIL e nello sviluppo di uno Stato, il Welfare non è appunto solo un “peso” o “assistenza” ma rappresenta anzi un lungimirante investimento sul tenore di vita e la salute presente e futura della comunità (emblematico è in tal senso l’esempio dei terremoti, costerebbe molto meno e renderebbe molto di più infatti avviare un preventivo piano d’azione infrastrutturale e invece inspiegabilmente si preferisce aspettare l’emergenza e spendere il doppio per risolverla, il tutto ben sapendo che quella spesa a differenza di quella preventiva, non porta con sé un’eredità futura divenendo “fine a se stessa”).

Evidentemente, termini come “no profit”, “terzo settore” e soprattutto “assistenzialismo” traggono in inganno e affossano lo straordinario potenziale dello stesso, sotto il peso di un lessico e di un retaggio economico/culturale figlio del neoliberismo, che da sempre confonde volutamente il concetto di assistenza con quelli di dignità, benessere e sviluppo.

Dobbiamo abbattere il retaggio per costruire la rete: bisogna farlo bene e farlo presto.

Anche perché è fondamentale ricordarsi sempre che in fondo la vita è tutto un gioco d’equilibrio e se sotto non c’è una rete efficiente, organizzata e solida, prima o poi l’equilibrista purtroppo muore…

Europa: il gioco dei 4 cortei

Europa: il gioco dei 4 cortei

Quattro cantoni

La sintesi sui cortei a Roma sabato.

1) c’è un immancabile corteo di fascisti, bene o male loro cercano di infilarsi in tutte le contraddizioni. A conti fatti basterebbe non curarsene e avere una proposta più credibile. Basterebbe poco, tipo volerlo.

2) C’è la manifestazione statica del PCI. Un po’ naif, un certo orgoglio demodè, ma almeno hanno capito.
Non condivido l’impostazione culturale francamente polverosa, ma compagni: respect.

3) c’è il corteo di Eurostop: ultimamente sto limitato a tempo e a soldi ma in cuor mio sto li, con l’invito di quagliare una qualche cacchio di forma organizzativa perché stiamo perdendo il treno della storia. ( sbrigarsi un po’ magari…. ).

4) C’è il corteo dei federalisti europei con in cima al corteo gli oligarchi ( a ben vedere l’unico che non è stato almeno consulente di Goldman Sachs è Guy Verhofstad….. ) che ha il medesimo punto di raccolta del corteo degli altereuropeisti (quelli della nostra europa, n.d.r.). Sono in effetti gli unici due cortei che si incontrano, anzi, tecnicamente convergono.
Il che, converrete, anche sul piano simbolico è assolutamente perfetto, perché dopo aver seguito due percorsi diversi si ritroveranno ad essere la coda del corteo capeggiato dagli oligarchi, della gente “pagata” in voucher mossa dal terrore di poter essere degnamente salariati in lire.
E gli oligarchi vi abbracciano forte forte.

In ogni caso c’è poco da ridere.

Enea Boria

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