Contro il femminismo neoliberista (che è un ossimoro)

Contro il femminismo neoliberista (che è un ossimoro)

femminista neoliberista

Questo è un post che sembra parlare di una dinamica personale ma in realtà non è così.

Ci dice invece fino a che punto si arrivi quando si segue il dettato neoliberista e dimostra che C’È UNA VIOLENZA INSITA NELLA SOCIETÀ CHE FA SPAVENTO.

Soprattutto perchè si nasconde dietro sigle o dietro termini davvero impropri.

Il femminismo non può essere mai LIBERISTA. Cosa c’è di femminista nella storia di Hilary Clinton? Cosa c’è di femminista nei gruppi liberal che sovvenzionano e fanno affari con le monarchie del Golfo che permettano di frustare le donne per la minima contravvenzione ai codice patriarcali? E cosa c’è di libero nella prostituzione? Sono domande alle quali il NEOLIBERISMO non può rispondere.

Perchè è schiavitù. E mentalità tipicamente patriarcale e fascista.

 

Lo scontro sulle idee puó essere duro e senza esclusione di colpi.

Ma quando le PILF (pimp inclusive lib. feminist) arrivano a creare o a supportare account fake con il nome di una attivista (non io) che lotta contro la mercificazione degli organi delle donne, per denigrarla, bullizzarla e metterla così a tacere, invitando i propri contatti a raccolta per la pubblica gogna mediatica siamo allo stato fascista della mente.

E la dice lunga sulle spinte neoliberiste in atto (la globalizzazione incarnata).

I nomi comparsi, anche tra chi ha dato “l’amicizia”, quasi tutti stranoti. Tutto documentato.

Abbattere lo stato fascista della mente, individuare al volo le mistificazioni, non fermarsi mai, neanche un secondo.

Silvia Molè

L’altruismo rende felici

L’altruismo rende felici

solidarietà

Non c’è nulla che possiamo comprare che riesca a renderci più felici del far dilagare migliaia e migliaia di gesti come quello ritratto in questa foto.

 

di COORDINAMENTO NAZIONALE MovES

Negli ultimi 15 anni ci hanno inculcato che essere solidali, che provare empatia e dispiacere per la sofferenza degli altri fosse da sfigati.

Hanno promosso una società che esercita l’iper-razionalità e l’ipercontrollo, che nega l’emotività e l’affettività e i risultati sono che o ci si confronta con persone incapaci di dispiacersi e che sanno solo teorizzare sulle sofferenze degli altri ma senza sentirlo e quindi senza mai mettersi nelle pelle altrui o che usano solo la reattività e l’emotività in maniera dilatata, quel meccanismo cioè che il mainstream definisce “la pancia” in senso dispregiativo.

Ed è tutto nella norma, queste sono solo logiche conseguenze: o produciamo tecnocrati dissociati dall’essere umani o per reazione chi ha un approccio estremamente emotivo di base, finisce con l’estremizzarlo.

Il tutto non è avvenuto a caso e le ragioni dovrebbero essere evidenti, ormai.

Se si crea una frattura tra il razionale e l’emotivo, esasperando ed estremizzando il primo, è chiaro che il sistema potrà controllare meglio le reazioni di tutti e potrà gestirle.

Mentre se si forma una parte di società che estremizza il sentire, le si fa perdere di credibilità perché appunto, si dice che ragiona con “la pancia”.

E le fratture si propagano a cascata: tra noi e il nostro interiore, tra le diverse classi e fasce sociali, tra l’ingiustizia e ciò che in termini di diritto all’esistenza è dovuto, tra solidarietà e indifferenza, tra chi sta malissimo e chi sta un po’ meno peggio ma pensa di essere superiore solo perché più privilegiato nel non essere investito pesantemente dalla crisi.

Dobbiamo pensarci a questi aspetti.
Dobbiamo lavorare per ricostruire una società intera anche in questo senso.

Una società che sappia ridare all’essere umano una dimensione equilibrata e che non porti in sé focolai patologici, dato che la sociopatia e lo scollamento da se stessi e quindi anche dagli altri, sono sempre più diffusi come rilevano gli addetti ai lavori.

Ritroviamo noi stessi perchè non c’è nulla di più appagante del dare agli altri.

Il “biennio rosso” in Italia (1919-1920). Una lezione di storia fondamentale

Il “biennio rosso” in Italia (1919-1920). Una lezione di storia fondamentale

partito socialista rivoluzionario

Lezione in video del professor Matteo SAUDINO

Una lezione di storia importante e chiarissima. La fase di lotta popolare denominata “biennio rosso” fu uno dei capitoli fondamentali della storia delle rivolte sociali in Italia. E il suo fallimento può e deve ancora insegnarci molto.

Questi i punti principali da approfondire:

  • Le divisioni tra lotte agrarie e scioperi nel settore industriale.
  • I diversi obiettivi sociali e politici delle “leghe bianche”, cattoliche, e delle “leghe rosse”, socialiste.
  • I gravissimi errori dei governi liberali e democratici totalmente asserviti alle strategie del Capitale globale e nazionale.
  • L’impossibilità del Capitalismo di risolvere politicamente le fasi della sua crisi.

Certamente oggi tutto ci sembra diverso. Ma la crisi che attraversiamo è sempre di natura capitalistica e imperialistica.

Soltanto che gli attori oggi si chiamano neoliberisti e democratici globalisti.
E ci stanno trascinando su due strade altrettanto fatali.

La dittatura europea dell’austerità (e quindi della disoccupazione e della deflazione), oppure la rinascita di nuovi nazionalismi reazionari e fascisti.
Sapremo imparare dagli errori del passato?

 

Luca Lotti: il ministro furbo

Luca Lotti: il ministro furbo

Luca Lotti

di Turi COMITO

Il signor ministro Alopecia Ridens, al secolo Luca Lotti, come da facili previsioni, resterà al suo posto.

La mozione di sfiducia non è passata e, anzi, lui, lo sportivo portavoce di renzifonzi dentro il governo, contrattacca e ribatte agli estensori della mozione di sfiducia con tre argomenti. 
Uno più cretino dell’altro.
Il primo argomento cretino è che il Parlamento non si deve “trasformare in una gogna mediatica”. Il Parlamento però non è mai stato una “gogna mediatica”, lo sono i media e i social media, casomai.

E il confondere il Parlamento con Twitter è tipico di chi non ha la più pallida idea di cosa faccia e dove.

Il punto è la Consip

In definitiva, nel suo caso, si è discusso dell’opportunità – tutta politica, tutta democratica, tutta ragionevole – che un Ministro indagato per rivelazione di segreto d’ufficio (in relazione all’Affaire Consip) si togliesse dalle sue funzioni (volevo dire altro…) che ha espletato in modo non consono agli obblighi costituzionali e lasciasse il posto a qualcun altro che indagato non è. Giusto per una questione di forma visto che la forma, in democrazia, è importante tanto quanto la sostanza. Un “servitore dello Stato”, come lui asserisce di essere, queste cose dovrebbe saperle. E di sicuro le sa. Ma non le capisce. Sta in questo, come dovrebbe essere noto, i dire cretinate: nel sapere le cose ma non capirle.

Il secondo argomento cretino, nell’autodifesa del ministro Alopecia ridens, è quello che dice che la vera ragione della richiesta delle dimissioni è l’attacco politico alla “stagione riformista” renzifonziana di cui lui è uno dei massimi esponenti. 

Non possedere un vocabolario che spieghi cosa fa l’opposizione parlamentare.

L’argomento è idiota perché è di una ovvietà disarmante. E una verità lapalissiana, non si cita nemmeno per semplice buon gusto e per non passare per deficienti. Le opposizioni in uno Stato democratico degno di questo nome contestano – con argomenti fondati, infondati o per principio – quello che la maggioranza fa.

E’ evidente che qualunque opposizione usi ogni strumento in suo possesso per mettere in difficoltà un governo e le sue politiche.

Sarebbe strano, e preoccupante, il contrario. Questo vale in generale.

Nella fattispecie del governo renzifonzi 1 e renzifonzi 2 ( a.k.a. Gentiloni) vale ancora di più, perché il recente risultato del referendum dice proprio questo: la “stagione riformista” renzifonziana (tutta, non solo quella costituzionale) è considerata “una cagata pazzesca” da una sostanziosa maggioranza elettorale.

E’ quindi ancora più ovvio, naturale direi, che le opposizioni più agguerrite tentino ogni strada per liquidare tale “stagione riformista”.

La domanda (retorica) a questo punto è una: che argomento di difesa sarebbe questo se non un argomento idiota?

Il ministro minaccia

Il terzo argomento cretino tirato fuori da Luca Lotti è quello delle minacce.

Ci fa sapere, questo giovane cervello purtroppo non in fuga, che le accuse di rivelazione di segreto d’ufficio sono infondate e che lui querelerà chiunque dica il contrario. Insomma, lui non ha mai passato a nessuno nessun segreto. Bene, se è così la prima querela che dovrebbe presentare in un Tribunale è verso chi lo ha accusato e lo ha fatto indagare (tale Marroni, amministratore delegato della Consip).

Invece niente, querela o è pronto a querelare tutti e non querela il suo accusatore. Roba da pazzi. 
O da cretini.

Per chiudere un’ultima parola.
Benché le considerazioni prima esposte portino dritti verso un solo risultato (il ministro ha evidenti carenze intellettuali), io mi lascio prendere sempre dal dubbio e mi consento una ipotesi di riserva.

E cioè che il ministro sia furbo e non scemo.

E qui le cose peggiorano, perché mi viene in mente quell’episodio del film “Signore e signori, buonanotte” in cui un giornalista intervistando un ministro sotto inchiesta chiede a questi perché non si dimette ricevendo in risposta che lui non lo farà mai perché rimanendo al suo posto potrà difendersi da una posizione di forza.
Ecco, comunque si guardi la cosa il risultato è demoralizzante.

Questa classe politica di “rottamatori” al governo è fatta, nei suoi esponenti più rappresentativi, o da cretini o da furbi.
In entrambi in casi una disgrazia supplementare per questo paese.

Dimensione carattere
Colors