Razzismo: l’offesa universale

Razzismo: l’offesa universale

Il razzismo ha una funzione nella nostra società: c’impedisce di identificare il nostro vero nemico.

La responsabilità del problema dei senzatetto, della povertà e dello sfruttamento non è delle persone più povere e sfruttate.

Farli diventare il capro espiatorio, perché sono neri o marroni o perché vengono da una cultura diversa, lascia i padroni liberi di agire.

Una classe di lavoratori divisa dal razzismo è perfetta per chi sfrutta.

Questi traggono beneficio dal lavoro a basso costo, mettendo i lavoratori gli uni contro gli altri.

Sia chiaro: coloro che si servono dell’arma razzismo parlano nell’interesse del capitale.

Parafrasando Che Guevara, ricordiamo che l’offesa fatta ad una persona, di qualunque razza sia, è un’offesa fatta a tutti.

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(Grazie a Gius Maggi per la segnalazione)

Vineet Sharma

Riccardo Massole

Questo mondo ci appartiene

Questo mondo ci appartiene

Rania fa parte dei 15 bambini uccisi a Idlib stamattina. Avevamo questa piccola meraviglia tra noi e noi non lo sapevamo. Ora che lei non c’è più, ci manca già. Riposa in pace piccolo angelo, lontano da questo incubo che dura da troppo tempo.

di Bruno DELL’ORTO

Leggo la cara amica Paola Cecilia Corsi che commenta questa foto:
“Questo è un mondo che non mi appartiene”.

Comprendo quello che scrivi, amica mia, capisco lo stato d’animo che lo ha originato e mi è impossibile non condividerlo.

Ma ti do e mi do torto: questo mondo ci appartiene eccome, ci appartiene di diritto, perché noi ci siamo, e lo abitiamo condividendolo, purtroppo, con una ristretta minoranza che, in modo prepotente ed arbitrario, ha imposto delle logiche perverse e scellerate.

Logiche che pospongono il benessere e fin la vita stessa dei più al profitto personale, e questo esercitando intransigentemente potere e dominio.

Ed indipendentemente dalla reità di costoro, che potrebbero rappresentare un campione di studio psichiatricamente interessante se calato in un contesto meno malato, e quindi ordinabile come composto da prime anche se tutt’altro che innocenti vittime, occorre utilizzare tutta l’angoscia che ci pervade adoperandoci per informare prima e contrastare implacabilmente poi il sistema, per sovvertirne le priorità, per ricollocare l’uomo ed i suoi bisogni al centro.

Basta con la rassegnazione.

È fondamentale diffondere un pensiero etico in luogo di quell’unica, “irrinunciabile” dottrina.

È Importante unirsi.

È vitale creare gruppi di pressione per diffondere l’idea condivisibile, tra tutti i sani, che non si può barattare la vita di un bambino, anche di uno solo, con l’accumulo indiscriminato di danaro.

Se così non dovesse essere occorrerà prendere coscienza del fatto che la specie intellettualmente più dotata che abbia mai calpestato il pianeta abbia fallito, che l’evoluzione stessa abbia preso una gran cantonata, e dopo aver saccheggiato e distrutto, secondo la medesima folle logica pure l’ambiente, si ricomincerà da aminoacidi, fotosintesi e batteri…

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Il socialismo borghese

Il socialismo borghese

Il socialismo conservatore o borghese

Una parte della borghesia desidera di portar rimedio agli inconvenienti sociali, per garantire l’esistenza della società borghese.
Rientrano in questa categoria economisti, filantropi, umanitari, miglioratori della situazione delle classi lavoratrici, organizzatori di beneficenze, protettori degli animali, fondatori di società di temperanza e tutta una variopinta genìa di oscuri riformatori.
E in interi sistemi è stato elaborato questo socialismo borghese.
Come esempio citeremo la Philosophie de la misère del Proudhon. I borghesi socialisti vogliono le condizioni di vita della società moderna senza le lotte e i pericoli che necessariamente ne derivano. Vogliono la società attuale sottrazion fatta degli elementi che la rivoluzionano e la dissolvono.
Vogliono la borghesia senza proletariato.
La borghesia si raffigura naturalmente il mondo ov’essa domina come il migliore dei mondi.
Il socialismo borghese elabora questa consolante idea in un semi-sistema o anche in un sistema intero.
Quando invita il proletariato a mettere in atto i suoi sistemi per entrare nella nuova Gerusalemme, il socialismo borghese non fa in sostanza che pretendere dal proletariato che esso rimanga fermo nella società attuale, ma rinunci alle odiose idee che di essa s’è fatto.
Una seconda forma di socialismo meno sistematica e più pratica cercava di far passare alla classe operaia la voglia di qualsiasi movimento rivoluzionario, argomentando che le potrebbe essere utile non l’uno o l’altro cambiamento politico, ma soltanto un cambiamento delle condizioni materiali della esistenza, cioè dei rapporti economici.
Ma questo socialismo non intende affatto, con il termine di cambiamento delle condizioni materiali dell’esistenza, l’abolizione dei rapporti borghesi di produzione, possibile solo in via rivoluzionaria, ma miglioramenti amministrativi svolgentisi sul terreno di quei rapporti di produzione, che dunque non cambiano nulla al rapporto fra capitale e lavoro salariato, ma che, nel migliore dei casi, diminuiscono le spese che la borghesia deve sostenere per il suo dominio e semplificano il suo bilancio statale. Il socialismo borghese giunge alla sua espressione adeguata solo quando diventa semplice figura retorica.
Libero commercio! nell’interesse della classe operaia; dazi protettivi! nell’interesse della classe operaia; carcere cellulare! nell’interesse della classe operaia. Questa è l’ultima parola, l’unica detta seriamente, del socialismo borghese.
Il loro socialismo consiste appunto nell’affermazione che i borghesi sono borghesi – nell’interesse della classe operaia.
Karl Marx – Friedrich Engels

MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA
Karl Marx - Friedrich Engels

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